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* Come...quando...fuori...piove...*
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Messaggio * Come...quando...fuori...piove...* 
 
Camminavo sotto la pioggia, lentamente, lasciando che le gocce mi entrassero addirittura nelle orecchie, infastidendomi ovattando il suono delle auto
"...Dov' la saggezza oggi? La serenit?..."
Le orecchie mi fischiavano come quel treno che partiva.
Non passer mai pi quel treno.
Era la mia vita senza quel treno che vedevo allontanarsi.
Nessun passeggero. Neanche una tinta.
Solo odore di ferro, di falce, di unto, che si allontanavano per sempre.
Non era nostalgia che sentivo, n rimpianto.
Era qualcosa di pi crudele, secco.
Camminavo in quella stazione come su alti trampoli e il viso bianco da clown. Guardavo beffandomi con un sorriso disperato.
La testa: un'ape che ronza.
La carcassa metallica si staccava con lentezza.
Vedevo e riconoscevo una parte di me  sui sedili.
Mi guardava senza sguardo, espressione, vita.
Volteggiava, toccando tutt'intorno, spingendo per uscire.
Cercava di esistere, sopravvivere, tornare da me.
Ho sempre amato quel ritaglio di me: inebriante, un mio talento autentico.
Ma il treno si allontanava e non sapevo correre con quei trampoli e non sapevo camminare senza.
Potevo solo ridere con un ghigno da pagliaccio orrendo, sprezzando le mie lacrime che non potevano lavare il trucco sgraziato, ma lo cementavano.
Lacrime che corrodono la pelle.
Donna rettile, scorticata.
Con la mia pelle, ho rivestito quel vagone di treno che si allontanava lentamente. Lo guardavo sparire. Esso, evaporando nella pioggia, si colorava.
Ogni volta che mi trovo in una stazione, quel treno, quelle stesse sensazioni, come oggi qui, stessi pensieri di allora, stesse emozioni.
E pioveodio la pioggia!
Quella sensazione di umido che ti si appiccica alla pelle, destate dopo solo unora di pioggia, o il freddo che ti penetra nelle ossa, dinverno quando fa troppo freddo per nevicare.
La malinconia che ti prende, quando guardi fuori dalla finestra e vedi gocce e fumo rimbalzare sullasfalto; solo gli idioti e i poeti traggono ispirazione da gocce dacqua.
Dacqua poi, tutta la porcheria che liberiamo nellaria si racchiude in quelle particelle di H2O.
Mi sento particolarmente cinica stamattina, seduta in questo bar, in questa piccola stazione, ad attendere che quella nuvola fantozziana si levi dai piedi.
Devo per forza andare in quello studio legale, in una citt che nemmeno conosco, lo devo a me stessa.
E non accenna a smettere.
Osservo la strada: tutti che corrono verso i taxi e le fermate degli autobus.
<< Aiutooo, la pioggia >> mormoro, con ironia.
E quella chi ?
Che strana donna! Rimane immobile, ferma, in mezzo alla strada.
Ma che stordita? La osservo bene, almeno cerco, la mia miopia mimpedisce di focalizzare i volti.
Accidenti, ma giovanissima, avr al massimo dodici anni.
E tutta bagnata poverina.
Che avr da fissarmi?
Non sono fatti miei, e poi piove non ho voglia di uscire da questo buco-riparo.
Eppure c qualcosa in lei, mi pare quasi di conoscerla.
Non possibile, assomiglia tanto a mia mamma da giovane, in una di quelle fotografie in bianco e nero che ogni tanto guarda con malinconia.
E incredibile.
Se solo smettesse di fissarmi.
E poi
Accidenti a me, perch sento questo bisogno di raggiungerla?
Meglio andare a vedere, magari sta male, ha bisogno d aiuto.
Uscir, nonostante la pioggiapago il cappuccino ed esco dal bar.
La ragazza non c pi; ecco, lo sapevo!
Raggiungo il marciapiede, mi guardo intornomaledetta pioggia!
Dove sono? In ospedale? Che succede? Non ricordo nulla.
O forse siricordo che camminavo sotto la pioggia,  lentamente, lasciando che le gocce mi entrassero addirittura nelle orecchie, infastidendomi, ovattando il suono delle auto...!
Capelli appiattiti sulle guance, senza pi traccia della massa dei miei ricci, il trucco sciolto su tutto il viso, lo sguardo fisso davanti a me.
Avanzavo a fatica, come un automa, ogni passo pi pesante del precedente, sembrava che il mio impermeabile bagnato mi ancorasse al marciapiede. Avvertivo vagamente, oltre la nebbia che avvolgeva i miei pensieri, i passanti che mi sfioravano, che mi urtavano con i loro ombrelli, tutti diretti verso le loro mete, le loro case, le loro famiglie, ma non li vedevo.
Un ragazzo che passava al mio fianco mi urt con il suo zaino, distogliendomi dal mio torpore.
Adesso ero l, ferma su quel marciapiede, bagnata all'inverosimile, senza n la voglia, n la forza di muovermi.
Sola, negli occhi l'immagine di un documento legale vecchio e sgualcito che  l'inserviente della casa di riposo, dove mio padre era morto aveva provveduto a spedirmi, insieme alle sue poche cose.
In testa una sola parola, che mi martellava dentro, tanto da farmi male: ADOTTATA!
Adesso comincio a ricordare.......
Poco prima ero seduta al tavolino del bar della stazione aspettando che smettesse di piovere e cercando, per un poco, di concentrare la mia attenzione su qualcosa d'altro che non fosse l'appuntamento con il notaio, che da sempre aveva curato gli affari di mio padre e, vista l'amicizia che li legava, avrebbe saputo darmi spiegazioni.
Piano piano, i ricordi diventano pi nitidi, mi era sembrato di vedere una ragazzina sotto la pioggia che mi fissava, sembrava avesse bisogno d'aiuto, ricordo di avere pensato che assomigliasse a mia mamma da adolescente. Mia mamma, no la donna che mi ha cresciuto, che sicuramente mi ha voluto bene come una madre.....ma adesso lo so, non era la mia vera madre.
No, non assomigliava a mia madre, ma allora perch mi sembrava di conoscerla, di averla gi vista? Dove l'ho vista? Che fosse un ricordo legato al periodo prima della mia adozione? Dovevo essere piccola, quando mi hanno adottato, ma quanti anni avevo?
Si dice che una madre sia colei che ti cresce, principio fondamentale dell'educazione, ma dell'etica?
Scoprire cos tardi che mamma ha un senso piuttosto che un altro?
Vedo ovunque donne incinte, mi reca quasi fastidio vederle, perch mi rendo conto che la donna che ho guardato per anni negli occhi, a cui ho affidato la mia vita non mi ha mai portato dentro di , ma solo con s.
La differenza, a parte linguistica certamente di concetto e pragmatica.
Gicome lessi da qualche parte mamma di pancia e mamma di cuore.
Lavevo sentito una sera, quando i miei genitori adottivi stavano litigando, per lennesima volta, dopo chero andata di l a dormire.
Non avevo resistito oltre e mero messa ad origliarecos, scoprii la verit!
Sapere davere un qualche parte nel mondo una mamma di pancia non serviva, a questo punto, a placare la strana sensazione dirrequietezza che mi portavo addosso da una vita, perci fu facile addentrarmi in un guazzabuglio di strade contorte, sudice, forsanche scomode, in cui il mio inconscio savventurava ogni giorno.
Fu cos che la stazione divent il punto strategico dosservazione: donne bianche, dogni colore e dogni foggia abbigliate, donne in carriera, donne smunte, donne isteriche, donne
Un rumore forte, metallico, inaspettato si trasforma in un bagliore che poi lentamente si attenua ed appaiono i contorni di ci che mi circonda: un giardino, il mio giardino, le piante, un tavolino in rattan, il mio cuore batte forte per lo spavento e, disorientata, capisco che stavo dormendo e sognando.
Un altro colpo, come il precedente, ma ora mi pi familiare, Lapo, il figlio dei vicini che uccide la noia, calciando la palla sulla porta del garage; accidenti a lui, per, cosi dolce e cos solo, e poi cos simpatico, quando passa sotto la siepe e viene a giocare con me, facendomi dimenticare gli acciacchi delle mie stanche ossa.
Una figura in controluce, seduta su una poltroncina parzialmente nascosta da un gran foglio di carta, un giornale, ma la riconosco facilmente dalla solita gonna plissettata, mia madre, o meglio, per precisione, colei che nella mia vita si proposta come tale.
Espiro lentamente, tranquillizzando il battito del cuore, e cerco di recuperare le immagini del sogno che stanno evaporando, ma non mi difficile, poich il sogno spesso quello: la stazione, il treno, la bimba, le madri, il rutilare delle sensazioni.
Ma, come sempre, qualcosa stona: non il mio linguaggio, non sono i miei colori e le figure non mi assomigliano, io mi sento diversa ed, inoltre, c' una sorta di ricordo confuso che sfocato mi appare, come unindecifrabile sensazione, in cui mi pare che colei che mi allattava non desiderasse separarsi da me.
Bah! tanti anni in questa famiglia devono aver confuso i miei riferimenti istintivi.
Mi stiro con un rumoroso sbadiglio, allungandomi sino a toccare entrambi i braccioli del divanetto in midollino su cui stavo dormendo ed il mio movimento attrae l'attenzione della figura leggente, che esordisce con un ampio sorriso ed un tono cantilenante ed acuto: << Finalmente ti sei svegliata bambolina. Hai sete? Ti ho versato poco fa dell'acqua fresca, dai vieni dalla mamma a farti fare le coccole >>.
Terminato il lungo sbadiglio, torno a rannicchiarmi, e lei: << Dai pigrona, levati da l, che stanno arrivando alcuni amici >>.
So che insister, perci mi muovo e, con un goffo balzo, atterro sul prato e mi avvio verso la mia piccola dependance.
Lungo il percorso, tengo il naso basso, per meglio cogliere il fresco piacere dell'erba tagliata di fresco, ma con gli occhi fisso, come sempre, quegli strani segni vergati sopra l'entrata della mia casetta, che non so leggere, ma di cui, negli anni ho imparato il significato.
Prima di entrare, risollevo la testa e le mie lunghe orecchie dal pelo fulvo smettono di trascinarsi nell'erba umida e penso alla scritta sulla porta: Dolly, ma che cazzo di nome.
<< Dolly, Dolly>>
La voce della mia bambina allegra e tintinnante, mentre chiama la sua fedele compagna, non pi cucciola.
Anche lei non pi esattamente una bambina, e piano piano sta uscendo dal goffo bozzolo dell'infanzia, per trasformarsi in una giovane creatura che, scommetto, far battere forte il cuore di tanti suoi coetanei.
Cerco di non pensare al giorno, in cui mi porter a casa il primo "morosino", o addirittura il fidanzato ufficiale.
Dio, che rabbia!
Non tanto per freudiane compensazioni, secondo le quali per un maschio impossibile diventare davvero amico di uno che va a letto con tua figlia, quanto per una realt ben pi fredda e crudele: se mia figlia sta diventando grande, io, per contro, sto invecchiando!
Me ne accorgo quasi in ogni momento, in ogni movimento.
Praticare il Tai-Chi mi d qualche sollievo, ma mi rendo benissimo conto del leggero sforzo che mi costa restare in equilibrio su una gamba, durante certi esercizi o del mimimo tremito della mano che regge la spada in altri.
Solo due anni fa non lo percepivo, al contrario di adesso.
Guarda il filo della lama, come trema.
Impercettibilmente, dirai tu.
A me pare il tremito dun ubriaco, invece.
Tutti sintomi tipici, di un'unica diagnosi, che gi mi fece il barbiere del mio paesino, quando mi trov il primo capello bianco, qualche anno fa.
<< Ragazzo, non sei fatto di ferro nemmeno tu >> mi aveva detto, con un sorriso ingenuo, ignaro di come sarebbe cambiata la mia vita nell'arco di due anni e delle tragedie che avrei dovuto affrontare.
La spada si muove decisa e sibila fendendo l'aria e, mentre le mie gambe cercano di adeguarsi alla velocit delle mie braccia, rivedo il carabiniere che mi suona alla porta e che mi d la notizia che lui non avrebbe mai voluto dare e che io non avrei mai voluto sentire.
<< Sono desolato, ma c' stato un incidente sulla A21. Sua moglie>>.
Un ringhio mi esce dalla bocca, mentre la spada disegna arabeschi, destinati a tenere a bada i fantasmi che gi si affollano alla mia mente.
<< Dolly, Dolly! >>: la voce di mia figlia, spezza lincantesimo.
La mia bambina, leggera e fresca, come la schiuma del mare o le nuvole del cielo, lunica che i ha dato e continua a darmi la forza.
Vorrei che ci fosse ancora mia moglie, al mio fianco, per aiutarmi nel difficile compito di educarla, in questo mondo che sembra trasudare odio e violenza da tutti i pori.
Per dirmi che s, un mondo nuovo ancora possibile; che possiamo fregare il tempo.
Affondo la spada in un nemico invisibile, poi la ritraggo e, secondo uno schema vecchio ormai di secoli, inverto la presa e laffondo alle mie spalle.
Mia figlia ha Dolly in braccio e mi guarda divertita e anche un po' perplessa, come fa sempre, quando mi vede praticare questi esercizi.
Le sorrido e lei mi sorride di rimando.
<< Cristo, quanto mi ricorda mia moglie >> penso
Mi asciugo il sudore dalla fronte e interrompo l'esercizio.
Aveva ragione mia moglie, eh sipi guardo mia figlia, pi penso: << S, insieme possiamo fregarlo, quel bastardo di tempo! >>.
Lapo irrompe, correndo; quasi inciampa nel tubo di gomma che utilizzo per innaffiare le rose bianche, cos tanto amate da mia moglie.
<< Ciao Anna. Ti va di venire con me a pescare? Ti ho procurato la canna di bamb identica a quella che hai visto ieri nel negozio>>.
Mia figlia si gira lanciandomi uno sguardo dipinto: irresistibile fregio.
Impossibile resisterle.
Camminano vicini, ridono e chiacchierano ed io sento che gi mi hanno precluso il loro mondo barocco e sospeso.
Per loro facile vivere con entusiasmo.
Trasudano gioia per un insetto insolito o un'esca dal piumino arancio.
Il loro rumore si attutisce, man mano si allontanano, fin quando il colore intenso del prato si gonfia e li inghiotte.
La mia mente torbida fino a quel momento, si fa pi leggera.
Anna abita nella mia pelle, ogni giorno sceglie in quale poro.
Mi ha salvato!
Ero diventato come una bottiglia di plastica, imprigionata in un gorgo naturale a lato di un torrente impetuoso, imbrigliato da lunghe dita scheletriche che mi tiravano sotto, mi liberavano, poi, ancora gi.
Anna, mia figliala bimba che, con occhi tramortiti, mi dice sorridendo << Fortuna che ho te >>, mi ha resuscitato.
Dolly abbaia......
 << Tesoro, eccomi >> mi precipito << Tutto bene? >>.
 <<Pap, pap, abbracciami, ho fatto un sogno terribile
"Mio miele sono qui accanto a te, non avere paura." L'uomo con un gesto morbido spost i capelli grigi e capricciosi che lasciavano trasparire la dolorosa incontrollabilit del tempo, liberando la bella fronte alta, inequivocabile segno di un DNA profondo e complesso e con voce rassicurante le parl come solo un padre pu fare: <<Ti ho mai parlato di Dolly? Per un attimo ho creduto...piccola, io sono accorso perch tu....non so come dirtelo..Tu stavi abbaiando >>.
Da quando sei nata registro ogni tuo movimento, ogni tuo gemito, ogni tuo risolino perch tu sei la mia musica, la mia letteratura, la mia arte...Poco fa, sentendoti abbaiare per ho capito! Tu sei molto di pi e del tuo bau bau m'illumino. Tu figlia adorata sei Dolly, la mia cagnolina morta sotto le rotaie di un treno ad alta velocit. Oh mia amata, persa e ritrovata.
Adesso tutto chiaro, eccetto...sono assalito da un pensiero intruso: se tu sei un cane, io chi sono?
Dal corridoio arrivano i rumori di gente che corre, che coordina e che ordina. Il rumore si avvicina, una chiave gira, una volta, due, tre e la porta si spalanca.
Tre uomini vestiti di bianco irrompono senza chiedere permesso e da l a poco comincia un nuovo sogno.
Elettroshock..
Ancora i muscoli infuriati per l'affronto, l'abuso terapeutico:elettroshock...
Camici bianchi mi afferrano, mi leganosghignazzo, temporali nelle venela carne si arriccia, i pensieri cuociono, mulinellano.
Rivedo la macchina accartocciata in autostrada....l'inutilit del risveglio all'interno del mio oscuro e fetido pozzo....la carrozza del treno, dentro la ragione, la passione la voglia di vivere che lievitando si allontanano...
......mia madre che mi accarezza e mi abbandona regalandomi per sempre la paura di essere amatofiumi di persone estranee mi sorridono.
Tutto gira, turbinante tornado dissonante.
Mi sento ardere, non oppongo resistenzanebbia, poi alba.
Qualcosa si rifugia nella mia mano: ciniglia soffice, delicata, fresca, ma caldalimpida, dissetante.
Spalanca la sia fronte al mio sguardo.
<< Ciao Anna >>tutto torna a scorrere.
Squilla il telefono; il sussulto notturno anticipa di pochi secondi la corsa affannata verso la cornetta: << Pronto>>
Anna avanza goffamente lungo il corridoio dellospedale.
Non la prima volta che unemergenza la rovescia gi dal letto, ma la pancia informe si ingrossata a dismisura dallultima volta.
Un mese, manca soltanto un mese alla nascita della loro bambina e non era cos che aveva immaginato lattesa.
A dire il vero aveva immaginato tutto diversamente o forse non aveva immaginato abbastanza, altrimenti si sarebbe fermata prima.
Quanto prima?
La risposta appena abbozzata si ferma bruscamente davanti al piccolo specchio accanto alla porta di servizio antistante le scale di sicurezza.
I solchi scuri sotto gli occhi lasciano intravedere le tracce inequivocabili di una bellezza che non si lascer sopraffare facilmente.
Non aveva mai preso troppo sul serio il suo aspetto fisico.
Aveva giocato di tanto in tanto godendo, divertita e sorpresa, delleffetto che provocavano sugli uomini quelle fattezze imperfette ma abilmente assemblate. Nulla di pi: non era mai stata disposta a puntare su qualcosa che non poteva controllare.
La mente disegna un sorriso ironico e  lavrebbe condotta chiss dove se la voce di un giovane uomo non si fosse frapposta, un po inopportuna:
<< Venga signora, da questa parte, ..quando nascer, maschio o femmina?>>  chiese linfermiere, facendole segno di entrare nella seconda stanza sulla sinistra.
Non aveva voluto vederla, nemmeno quando quel piccolo capino riccioluto era uscito dal suo ventre..., cos lavevano portata via in tutta fretta, alla nursery, dove unaddetta del Tribunale dei minori, gi allertata da giorni, compilava una serie di moduli, per laffido.
Perch quella strana sensazione di ansia, nel raggiungere lo studio legale?
Tutto sommato si trattava di sbrigare una pratica burocratica, almeno cos le aveva detto al telefono il notaio, il Dottor De Magistris.
Lapo De Magistris, brillante cinquantenne romano, sedeva dietro la sua scrivania di ciliegio, immerso nella lettura dun atto di compravendita, quando il cicalino dellinterfono lo interruppe: << La signorina che stava aspettando, in sala dattesa, la faccio accomodare? >> gli disse la sua segretaria.
<< Certo, due minuti e la faccia entrare >> rispose lui, quasi seccato.
Quando la ragazza entr nello studio, lui era girato di spalle, intento a rimettere a posto alcune carte nel mobile dietro la scrivania.
Impallid improvvisamente: stessi lineamenti, duna intensit sconcertante.
Lei dovette accorgersene, dal momento che rimase in piedi sulla porta, senza osare avvicinarsi alle due morbide poltroncine in pelle scura.
Lapo si ricompose, sebbene, quello che le si parava dinanzi agli occhi sembrava il fotogramma duna pellicola in bianco e nero, come un film gi visto.
Rivedeva con la mente Anna, le sue corse al fiume, suo padre, i versi di Dollyquanti anni erano passati? Ventino, forse venticinque
<< Che stupido, ho la data di nascita dinanzi, sul testamento >> pens, cercando di dare il giusto tono alla voce, frammezzata duna emozione vibrante ed inequivocabile.
Le lesse il testamento, spiegandole i passi da fare, per entrare in possesso delleredit, nonch tutti gli adempimenti da assolvere, in caso di accettazione.
La ragazza sembrava non ascoltarlo affatto, presa comera a guardare il suo sguardo e i suoi capelli e, in verit, il notaio pareva anche averlo notato.
<< Sa, signorina, che conoscevo la sua famiglia? >> disse lui, tentando di sviare il discorso, che pareva non interessarla affatto.
Non aveva bisogno dascoltare altroaveva detto al De Magistris, che intendeva rinunciare allereditche sciocca eh? Eppure quella cifra le avrebbe garantito un futuro dignitoso per il resto della vita e, di fronte alla sequela di leggi e norme che lui le aveva sciorinato, aveva frettolosamente liquidato la situazione, manifestando la sua volont di devolvere lintera somma, in beneficenza.
Uscii fuori e piovevacamminavo sotto la pioggia, lentamente, lasciando che le gocce mi entrassero addirittura nelle orecchie, infastidendomi ovattando il suono delle auto
Gli autori:
Ceci1959- Cleo-Fedro-Ishtar-Mitla-Odrey-Parsifal
Brescia 1 ottobre ( ricordateuna volta era il primo giorno di scuola ) 2006



Ultima modifica di carmencafaro il 02 Ott 2006 12:05, modificato 3 volte in totale 






* Le poesie si scrivono sulle pietre, con le ginocchia piagate * ( Alda merini )
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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
Evvivaaaaaaaaaaaaaaa...........

Eccolo....il nostro racconto....il primo racconto di vivicentro.
Ha visto la luce alle ore 19,51 di oggi 1 ottobre 2006...
Ora a voi i commenti....
Carmen

  





* Le poesie si scrivono sulle pietre, con le ginocchia piagate * ( Alda merini )
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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
*_*

ma siamo davvero bravi.... ^_______________^

Bellissimo congratulazioni a tutti.

Grazie a Carmen e Luca per il lavoro di sarti e orlatori... magistrale
  





Mitla
vivo di emozioni, scrivo di emozioni.
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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
No, cara Mitla... nulla di magistrale da parte mia... ho fatto il geometri... per, davanti alle magistrali ci passavamo spesso!     
  



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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
Beh pure io son ragioniera e di tanto in tanto faccio i ponti  
  





Mitla
vivo di emozioni, scrivo di emozioni.
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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
carmencafaro ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Evvivaaaaaaaaaaaaaaa...........

Eccolo....il nostro racconto....il primo racconto di vivicentro.
Ha visto la luce alle ore 19,51 di oggi 1 ottobre 2006...
Ora a voi i commenti....
Carmen


Image



Image * Come...quando...fuori...piove...*



Image Annuncio la nascita del primo racconto telematico scritto a pi mani e realizzato grazie alla collaborazione di "amici del web" in ViviCentro.

Devo dire che stata un'esperienza stimolante ed il risultato invoglia a continuare l'esperienza.

Non appena i "padrini", gli ideatori ed i curatori dell'iniziativa (gli autori e scrittori Carmen Cafaro e Luca Balducci) se la sentiranno ed avranno tempo da dedicarci sono certo che si riprender l'esperienza con altra iniziativa.

Per ora godetevi il risultato del primo "pargolo" di Vivicentro che qui ha visto la luce grazie alla compartecipazione di:

"Gli autori:
Cecil1959- Cleo-Fedro-Ishtar-Mitla-Odrey
Brescia 1 ottobre ( ricordateuna volta era il primo giorno di scuola ) 2006"


e ringraziamo Carmen e Luca per la splendida iniziativa e l'ottimo lavoro di stimolo prima e di raccordo alla fine.

A tutti un grazie,
  





Image Giornalismo diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto propaganda
- Horacio Verbitsky
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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
Ma bellissimo!!!!!!! Complimenti a tutti e soprattutto a Carmen e Luca per l'iniziativa e per il lavoro di assemblaggio e di rifinitura.
  



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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
Al ladro ... al ladro ...!

E s miei cari amici, mentre voi vi gloriate e gongolate per l'ottimo racconto nato a pi  mani ... il ladro sempre in agguato e profitta ignobilmente della vostra euforica distrazione.

Non vi siete accorti che il racconto stato rubato?

Infatti ... il ladro sono io e lo rubo per immetterlo nella mia testata (Voci dal Sud)!

Apparir (non so se intero o diviso in due tranches a causa della lunghezza) nel prossimo numero di Novembre.

Franz


Rubare un'arte antica che spesso ... porta alle alte vette!
  





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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
Bravi ragazzi!!!
Assemblare tutto quel malloppo di stili e trovare un finale sensato non dev'essere stato facile,ma si sa:siete due scrittori VERI e blasonati...   
Grazie Fromor per la pubblicazione che ci onora fesssss....mi vanter con gli amici  
Permettetemi per di farvi aggiungere un autore che vi sar sfuggito per la stanchezza....Parsifal.......
BACI e rifacciamolo in futuro
  



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Messaggio Re: * Come...quando...fuori...piove...* 
 
ceci1959 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Bravi ragazzi!!!
Assemblare tutto quel malloppo di stili e trovare un finale sensato non dev'essere stato facile,ma si sa:siete due scrittori VERI e blasonati...   
Grazie Fromor per la pubblicazione che ci onora fesssss....mi vanter con gli amici  
Permettetemi per di farvi aggiungere un autore che vi sar sfuggito per la stanchezza....Parsifal.......
BACI e rifacciamolo in futuro




Ok Ceci, nessun ringraziamento perch sono io che debbo ringraziare voi!

Ho provveduto ad aggiungere fra gli autori Parsifal ed a correggere il tuo nick che risultava "Cecil" in luogo di "Ceci".
Carmen provveder ad operare la correzione aggiungendo anche Parsifal.

Ho immesso l'intero brano non avendo avuto il coraggio di arrogarmi il diritto di interromperlo, magari falsando lo scorrere degli eventi.

Lo vedrete nel prossimo numero di novembre di Voci dal Sud (non prima ... altrimenti poi nessuno va a spulciare la mia testata! ... un poco di egoismo non guasta, no? ... faccio tutto gratis, ma un piccolo ricarico morale me lo volete concedere?   )

Franz

  





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