IL CONSIGLIO COMUNALE. Si è protratto fino a tarda ora il dibattito in aula sull’ipotesi di taglio degli organismi decentrati da 9 a 5. Aspre critiche dall’opposizione
Meno circoscrizioni, voto nella notte
di Natalia Danesi
La riforma delle circoscrizioni divide ancora la Loggia. Le polemiche che hanno accompagnato il dibattito nelle ultime settimane erano solo il preludio al confronto che ha animato la seduta - fiume del consiglio comunale convocata ieri dalla presidente Laura Castelletti. Solo a tarda ora i consiglieri hanno deciso se dare il via libera alla riduzione degli organismi decentrati da 9 a 5.
L'ASSESSORE alla Partecipazione Claudio Bragaglio, in un intervento di 52 minuti e con i banchi della minoranza semi - vuoti, ha definito questa una «nuova fase della partecipazione», che ad un rafforzamento politico degli organismi decentrati accompagna la valorizzazione del ruolo dei quartieri. Una dimensione che, ha detto rivolgendosi alla Lega assente, va in un'ottica di «federalismo amministrativo», oltre che di «riequilibrio demografico».
Secondo Bragaglio, «la scelta di ridurre a 5 le circoscrizioni era ed è una scelta unanime», così come valida gli pare l'ipotesi di riassetto proposta al consiglio, su cui ancora fervono le polemiche. «Mi chiedo che senso avrebbe collegare il quartiere di porta Milano con Urago Mella. Sostenere che il centro storico debba chiudersi entro le Mura Venete, mi pare una visione arretrata». Ha annunciato che a voto effettuato bisognerà iniziare subito, ribadendo che non ci sarà taglio dei servizi. Ha poi definito la «retromarcia dell’opposizione un gesto di paura». E ha attaccato Adriano Paroli, chiamandolo da candidato sindaco a «prendersi le responsabilità del cambio di posizione politica del centrodestra, anziché scaricarla sui colleghi Arcai e Di Mezza».
SULLA RIDUZIONE delle circoscrizioni i consiglieri di minoranza sono schierati, ancor più dopo che il regolamento ha impedito alla presidente di accogliere due loro richieste: sentire in aula i presidenti e prendere in esame subito l'ordine del giorno della Quarta sulla revisione dei confini.
Secondo Mario Pellicanò (An), la riforma viene portata a termine «a pochi mesi dalle elezioni e senza un percorso partecipato». Giovanni Petriccione (Liberaldemocratici) lo definisce un «lavoro incompleto, che ridisegna i confini ma non stabilisce le deleghe». Solo ricorrendo al referendum si legittimerebbe la scelta presso i cittadini. Simona Bordonali spiega che «la Lega è da sempre a favore al taglio, ma ha posto delle criticità». A partire delle competenze delle nuove circoscrizioni, su cui «il Carrocio ha presentato varie proposte, ma di fatto ha percepito "totale chiusura"». Il taglio poi non è la panacea di tutti i mali. «Anche se i consigli diventano 5 i problemi della città sono gli stessi: verranno solo convocati più spesso». Senza risparmio. Secondo Andrea Arcai (An), «i cittadini vorrebbero piuttosto ora sapere il parere della giunta sulla parte della Finanziaria» che abolisce l’obbligatorietà dei consigli di circoscrizione per i comuni sopra i 100 mila abitanti. «Non mi spiego perché tanta fretta di votare il taglio così, senza dialogo», incalza Nicola Orto (Udc). E Fausto Di Mezza (Fi): «Una delibera contenitore senza contenuti, una presa in giro dei cittadini in chiave elettorale». È un «precedente vincolante: si cambiano le regole a colpi di maggioranza». A favore della riduzione Manlio Vicini (Prc), secondo cui è «l’inizio di un percorso che razionalizza l’amministrare e apre uno spazio da riempire con la partecipazione dei cittadini».
L'ASSESSORE alla Partecipazione Claudio Bragaglio, in un intervento di 52 minuti e con i banchi della minoranza semi - vuoti, ha definito questa una «nuova fase della partecipazione», che ad un rafforzamento politico degli organismi decentrati accompagna la valorizzazione del ruolo dei quartieri. Una dimensione che, ha detto rivolgendosi alla Lega assente, va in un'ottica di «federalismo amministrativo», oltre che di «riequilibrio demografico».
Secondo Bragaglio, «la scelta di ridurre a 5 le circoscrizioni era ed è una scelta unanime», così come valida gli pare l'ipotesi di riassetto proposta al consiglio, su cui ancora fervono le polemiche. «Mi chiedo che senso avrebbe collegare il quartiere di porta Milano con Urago Mella. Sostenere che il centro storico debba chiudersi entro le Mura Venete, mi pare una visione arretrata». Ha annunciato che a voto effettuato bisognerà iniziare subito, ribadendo che non ci sarà taglio dei servizi. Ha poi definito la «retromarcia dell’opposizione un gesto di paura». E ha attaccato Adriano Paroli, chiamandolo da candidato sindaco a «prendersi le responsabilità del cambio di posizione politica del centrodestra, anziché scaricarla sui colleghi Arcai e Di Mezza».
SULLA RIDUZIONE delle circoscrizioni i consiglieri di minoranza sono schierati, ancor più dopo che il regolamento ha impedito alla presidente di accogliere due loro richieste: sentire in aula i presidenti e prendere in esame subito l'ordine del giorno della Quarta sulla revisione dei confini.
Secondo Mario Pellicanò (An), la riforma viene portata a termine «a pochi mesi dalle elezioni e senza un percorso partecipato». Giovanni Petriccione (Liberaldemocratici) lo definisce un «lavoro incompleto, che ridisegna i confini ma non stabilisce le deleghe». Solo ricorrendo al referendum si legittimerebbe la scelta presso i cittadini. Simona Bordonali spiega che «la Lega è da sempre a favore al taglio, ma ha posto delle criticità». A partire delle competenze delle nuove circoscrizioni, su cui «il Carrocio ha presentato varie proposte, ma di fatto ha percepito "totale chiusura"». Il taglio poi non è la panacea di tutti i mali. «Anche se i consigli diventano 5 i problemi della città sono gli stessi: verranno solo convocati più spesso». Senza risparmio. Secondo Andrea Arcai (An), «i cittadini vorrebbero piuttosto ora sapere il parere della giunta sulla parte della Finanziaria» che abolisce l’obbligatorietà dei consigli di circoscrizione per i comuni sopra i 100 mila abitanti. «Non mi spiego perché tanta fretta di votare il taglio così, senza dialogo», incalza Nicola Orto (Udc). E Fausto Di Mezza (Fi): «Una delibera contenitore senza contenuti, una presa in giro dei cittadini in chiave elettorale». È un «precedente vincolante: si cambiano le regole a colpi di maggioranza». A favore della riduzione Manlio Vicini (Prc), secondo cui è «l’inizio di un percorso che razionalizza l’amministrare e apre uno spazio da riempire con la partecipazione dei cittadini».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).




















