di Chiara Scalise
ROMA - A Palazzo Madama va in scena una nuova battaglia con al centro i numeri. Ma questa volta anziché contare e ricontare i senatori, la maggioranza ha dovuto passare la giornata a mettere in fila gli emendamenti alla finanziaria. I primi dati non lasciano spazio ai dubbi: per la prima volta a memoria d'uomo la maggioranza batte la Cdl con 967 proposte di modifica contro 820. Troppo anche per il presidente del Senato Franco Marini. Ma l'Unione non ci sta e in serata è pronta a ribattere sostenendo il contrario: se si contano anche gli emendamenti al bilancio il risultato si rovescia, con la Cdl che supera quota 1000. Tabelle e conti che si inseguono e si intrecciano per quasi 24 ore (il primo dato arriva infatti nella serata di ieri) e che fanno traballare l'immagine di rigore che il centrosinistra si attribuisce. A peggiorare le cose, il fatto che gli avversari giocano d'astuzia: niente ostruzionismo e pacchetti di emendamenti contenuti.
La prima cifra si aggira intorno ai 500 e anche se poi viene aggiornata, salendo a quota 800, poco conta. Il risultato politico è ormai incassato e sta alla maggioranza trovare una via d'uscita. Certo, non è questo l'ostacolo principale e l'Unione a Palazzo Madama è abituata a ben altre guerre. E forse è proprio cercando di parare i colpi in vista della prossime settimane (martedì il voto sul decreto, ai primi di novembre quello sulla manovra) si è un po' distratta e non ha monitorato fino in fondo questo capitolo del dossier finanziaria. Ma c'é anche chi legge questo come un segnale delle difficoltà della maggioranza alle prese con la legge più importante dell'anno ma anche con le acrobazie necessarie per far tornare i numeri a Palazzo Madama. A fine giornata, oltre a un po' di nervosismo, arriva però anche un impegno solenne: entro lunedì il numero degli emendamenti alla finanziaria scenderanno a quota 500. La metà di quelli dell'opposizione. L'accordo viene siglato in una riunione di maggioranza, convocata proprio per trovare la quadra. Anche perché la maggioranza non dimentica l'appello del Capo dello Stato, come sottolinea il relatore al provvedimento Giovanni Legnini, a far procedere i lavori parlamentari in modo spedito evitando di andare avanti a colpi di fiducia. L'eco della guerra degli emendamenti arriva alle orecchie ovviamente anche del numero uno del Senato Franco Marini che da Arezzo lancia un monito agli alleati: "Il numero degli emendamenti è troppo alto".
Opinione condivisa dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti che invita anche il governo a fare uno sforzo per una sforbiciata, ma non dal vicepremier Massimo D'Alema che minimizza l'accaduto: "Avviene - dice - tutti gli anni ed è normale". L'occasione è chiaramente ghiotta per l'opposizione che stigmatizza il comportamento dei colleghi. Il segretario dell'Udc alza le braccia: "E' un caso anomalo, solo in questo paese capita che la maggioranza presenti più emendamenti della minoranza". Fa del sarcasmo invece Alleanza Nazionale: "Si tratta della dimostrazione che la maggioranza - dice il presidente dei senatori di An Altero Matteoli - non apprezza il documento presentato dal consiglio dei Ministri".
La prima cifra si aggira intorno ai 500 e anche se poi viene aggiornata, salendo a quota 800, poco conta. Il risultato politico è ormai incassato e sta alla maggioranza trovare una via d'uscita. Certo, non è questo l'ostacolo principale e l'Unione a Palazzo Madama è abituata a ben altre guerre. E forse è proprio cercando di parare i colpi in vista della prossime settimane (martedì il voto sul decreto, ai primi di novembre quello sulla manovra) si è un po' distratta e non ha monitorato fino in fondo questo capitolo del dossier finanziaria. Ma c'é anche chi legge questo come un segnale delle difficoltà della maggioranza alle prese con la legge più importante dell'anno ma anche con le acrobazie necessarie per far tornare i numeri a Palazzo Madama. A fine giornata, oltre a un po' di nervosismo, arriva però anche un impegno solenne: entro lunedì il numero degli emendamenti alla finanziaria scenderanno a quota 500. La metà di quelli dell'opposizione. L'accordo viene siglato in una riunione di maggioranza, convocata proprio per trovare la quadra. Anche perché la maggioranza non dimentica l'appello del Capo dello Stato, come sottolinea il relatore al provvedimento Giovanni Legnini, a far procedere i lavori parlamentari in modo spedito evitando di andare avanti a colpi di fiducia. L'eco della guerra degli emendamenti arriva alle orecchie ovviamente anche del numero uno del Senato Franco Marini che da Arezzo lancia un monito agli alleati: "Il numero degli emendamenti è troppo alto".
Opinione condivisa dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti che invita anche il governo a fare uno sforzo per una sforbiciata, ma non dal vicepremier Massimo D'Alema che minimizza l'accaduto: "Avviene - dice - tutti gli anni ed è normale". L'occasione è chiaramente ghiotta per l'opposizione che stigmatizza il comportamento dei colleghi. Il segretario dell'Udc alza le braccia: "E' un caso anomalo, solo in questo paese capita che la maggioranza presenti più emendamenti della minoranza". Fa del sarcasmo invece Alleanza Nazionale: "Si tratta della dimostrazione che la maggioranza - dice il presidente dei senatori di An Altero Matteoli - non apprezza il documento presentato dal consiglio dei Ministri".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















