La Mafia è la prima azienda italiana: 90 miliardi di fatturato
I maggiori introiti dall'usura che realizza 30 miliardi. Commercianti e imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 all'ora. Aumenta la collusione delle grandi imprese: pagano perché conviene. In Venezuela, catturato il boss latitante Francesco Termine
Roma, 22 ott. (Adnkronos/Ign) - Fattura novanta miliardi di euro e la 'Mafia Spa' è la prima azienda italiana. A fornire il dato è Confesercenti nel decimo rapporto 'Le mani della criminalità sulle imprese' realizzato da 'Sos impresa'. Con estorsioni, usura, furti, rapine, contraffazione e controllo degli appalti, l'organizzazione mafiosa realizza guadagni pari al 7% del Pil, come dire "cinque manovre finanziarie e otto volte il mitico 'tesoretto'".
L'usura rappresenta con 30 miliardi la principale fonte di business criminale per la Mafia. Il racket frutta ai clan 10 miliardi, 7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall'abusivismo, 7,5 dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e 2,5 dai giochi e dalle scommesse.
In particolare, il racket delle estorsioni coinvolge 160 mila commercianti italiani, con una quota di oltre il 20% dei negozi e con punte dell'80% negli esercizi di Catania e di Palermo. I commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 all'ora, e "poiché ciascuno si indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono essere ragionevolmente stimate in oltre 450mila, di cui almeno 50mila con associazioni di tipo mafioso finalizzate all'usura".
Si estende inoltre l'area della collusione partecipata con le organizzazioni criminali. "Il 'Gotha' della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici - spiega Confesercenti - preferisce venire a patti con la Mafia piuttosto che denunciarne i ricatti". Le imprese insomma pagano perché conviene così, "quasi a sottoscrivere una polizza preventiva, perché la connivenza rende più forti rispetto alla concorrenza o perché per stare dentro certi mercati bisogna fare così".
Il pizzo determina quindi una sorta di nuovo sistema di relazioni economiche che coinvolge anche società quotate in Borsa, in cui il pagamento dell'estorsione "surroga la tangente, la collusione rimpiazza la corruzione". Quello che in tangentopoli era un sistema di arricchimento personale oggi diventa un "sistema di potere tout court" che produce, denuncia l'associazione, una "distorsione ancora più grande non solo del mercato ma di ogni ambiente della vita sociale".
Nel '91 era scampato a un agguato in Sicilia
Esponente di primo piano della famiglia mafiosa Capizzi di Ribera, era ricercato dal 1992. E' stato sorpreso la scorsa notte dagli uomini della Dac e dall'Interpol in una villa supersorvegliata di Valencia. Deve scontare una pena a 21 anni di carcere per traffico internazionale di droga che faceva viaggiare in confezioni di succhi di frutta
Roma, 22 ott. (Adnkronos/Ign) - E' stato catturato in Venezuela il boss agrigentino Francesco Termine, 53 anni, ricercato dal 1992. L'uomo, arrestato dagli uomini del Servizio centrale operativo della Dac e dall'Interpol di Roma, ha finito la sua latitanza la scorsa notte nella cittadina di Valencia.
Termine, esponente di primo piano della famiglia mafiosa Capizzi di Ribera, è stato sorpreso in una villa in una zona esclusiva della città, sorvegliata tra l'altro da numerosi vigilantes.
Al momento della cattura ha tentato di eludere l'identificazione esibendo un documento falso, intestato a una persona defunta da anni. Il boss deve scontare una pena a 21 anni di carcere ed era ricercato per traffico internazionale di stupefacenti. Verranno immediatamente avviate le procedure di estradizione per riportarlo in Italia.
A quanto si apprende, la droga che doveva 'trasferire' dal Venezuela alla Sicilia viaggiava nascosta in confezioni di succhi di frutta. In particolare, Termine in Venezuela aveva messo su una florida attività imprenditoriale creando una serie di società di copertura. Proprio attraverso una di queste società, appositamente costituita, il boss, che aveva il compito di gestire per conto della cosca l'approvviggionamento della droga sul territorio venezuelano e colombiano, inviava in Sicilia ingenti quantità di stupefacente nascoste in quelle che sembravano confezioni di succhi di frutta tropicale.
Francesco Termine era miracolosamente scampato a un agguato in Sicilia nel 1991. In quell'occasione rimase ferito alla gola. L'anno successivo si persero le sue tracce.
A 'tradirlo' è stata la sua voce rauca. Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche, avviate dal servizio centrale operativo e dall'Interpol di Roma e dalle squadre mobili di Palermo e Trapani, Termine è stato riconosciuto proprio grazie ai problemi alle corde vocali avuti dopo le lesioni subite nel '91. In quell'occasione i sicari gli spararono due scariche di lupara a seguito delle quali Termine fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico per il recupero delle corde vocali e costretto a utilizzare un apparecchio elettronico che rendeva 'metallica' la voce.
L'usura rappresenta con 30 miliardi la principale fonte di business criminale per la Mafia. Il racket frutta ai clan 10 miliardi, 7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall'abusivismo, 7,5 dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e 2,5 dai giochi e dalle scommesse.
In particolare, il racket delle estorsioni coinvolge 160 mila commercianti italiani, con una quota di oltre il 20% dei negozi e con punte dell'80% negli esercizi di Catania e di Palermo. I commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 all'ora, e "poiché ciascuno si indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono essere ragionevolmente stimate in oltre 450mila, di cui almeno 50mila con associazioni di tipo mafioso finalizzate all'usura".
Si estende inoltre l'area della collusione partecipata con le organizzazioni criminali. "Il 'Gotha' della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici - spiega Confesercenti - preferisce venire a patti con la Mafia piuttosto che denunciarne i ricatti". Le imprese insomma pagano perché conviene così, "quasi a sottoscrivere una polizza preventiva, perché la connivenza rende più forti rispetto alla concorrenza o perché per stare dentro certi mercati bisogna fare così".
Il pizzo determina quindi una sorta di nuovo sistema di relazioni economiche che coinvolge anche società quotate in Borsa, in cui il pagamento dell'estorsione "surroga la tangente, la collusione rimpiazza la corruzione". Quello che in tangentopoli era un sistema di arricchimento personale oggi diventa un "sistema di potere tout court" che produce, denuncia l'associazione, una "distorsione ancora più grande non solo del mercato ma di ogni ambiente della vita sociale".
Nel '91 era scampato a un agguato in Sicilia
Catturato in Venezuela boss latitante Francesco Termine
Esponente di primo piano della famiglia mafiosa Capizzi di Ribera, era ricercato dal 1992. E' stato sorpreso la scorsa notte dagli uomini della Dac e dall'Interpol in una villa supersorvegliata di Valencia. Deve scontare una pena a 21 anni di carcere per traffico internazionale di droga che faceva viaggiare in confezioni di succhi di frutta
Termine, esponente di primo piano della famiglia mafiosa Capizzi di Ribera, è stato sorpreso in una villa in una zona esclusiva della città, sorvegliata tra l'altro da numerosi vigilantes.
Al momento della cattura ha tentato di eludere l'identificazione esibendo un documento falso, intestato a una persona defunta da anni. Il boss deve scontare una pena a 21 anni di carcere ed era ricercato per traffico internazionale di stupefacenti. Verranno immediatamente avviate le procedure di estradizione per riportarlo in Italia.
A quanto si apprende, la droga che doveva 'trasferire' dal Venezuela alla Sicilia viaggiava nascosta in confezioni di succhi di frutta. In particolare, Termine in Venezuela aveva messo su una florida attività imprenditoriale creando una serie di società di copertura. Proprio attraverso una di queste società, appositamente costituita, il boss, che aveva il compito di gestire per conto della cosca l'approvviggionamento della droga sul territorio venezuelano e colombiano, inviava in Sicilia ingenti quantità di stupefacente nascoste in quelle che sembravano confezioni di succhi di frutta tropicale.
Francesco Termine era miracolosamente scampato a un agguato in Sicilia nel 1991. In quell'occasione rimase ferito alla gola. L'anno successivo si persero le sue tracce.
A 'tradirlo' è stata la sua voce rauca. Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche, avviate dal servizio centrale operativo e dall'Interpol di Roma e dalle squadre mobili di Palermo e Trapani, Termine è stato riconosciuto proprio grazie ai problemi alle corde vocali avuti dopo le lesioni subite nel '91. In quell'occasione i sicari gli spararono due scariche di lupara a seguito delle quali Termine fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico per il recupero delle corde vocali e costretto a utilizzare un apparecchio elettronico che rendeva 'metallica' la voce.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















