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"Quattro ragazze tradite dalle leggi"
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Messaggio "Quattro ragazze tradite dalle leggi" 
 
Sabato, 24 Novembre 2007

 
4 ragazze rischiano l'espulsione


L'analisi di Magdi Allam

Testata: Corriere della Sera
Data: 24 novembre 2007
Pagina: 1
Autore: Magdi Allam
Titolo: «Quattro ragazze tradite dalle leggi»
 
  
"Quattro ragazze tradite dalle leggi", è il titolo dell'analisi di Magdi Allam sul CORRIERE della SERA di oggi, 24/11/2007, a pag.1-19.

Sabrina, Fatema, Amal e Sarah sono 4 ragazze «italiane», nate in Italia o arrivate quando erano ancora piccine, che sono cresciute e hanno studiato qui da noi, che considerano l'Italia come la loro unica vera patria.Ma rischiano di essere allontanate da un momento all'altro nel loro Paese d'origine — che non conoscono affatto e di cui non parlano la lingua — perché prive del permesso di soggiorno. A causa della cattiveria di padri violenti e poligami che fanno ricadere sulle figlie la loro vendetta contro mogli fragili ma non del tutto sottomesse, ma anche dell'insensibilità delle nostre leggi e delle lungaggini burocratiche.

Sabrina Kacemi, oggi diciottenne, è arrivata dall'Algeria a un anno di vita mentre la sorellina Yamina aveva appena venti giorni. Un padre che picchiava troppo spesso la madre e il matrimonio che va a rotoli nel giro di tre anni. A riprova della sua brutalità, il padre rifiuta di apporre la sua firma per consentire alle figlie di essere registrate nel passaporto insieme alla madre o di averne uno autonomo. «È così che io non ho mai avuto un passaporto algerino e senza di esso non ho mai potuto avere un regolare permesso di soggiorno in Italia», racconta Sabrina in un italiano perfetto con una leggera cadenza romana. «Fino alla seconda superiore non ho avuto problemi con gli studi, perché trattandosi di scuola dell'obbligo non mi richiedono il permesso di soggiorno — spiega illustrando il suo problema principale, — ma quest'anno rischio di non poter dare l'esame di maturità perché non ho i documenti in regola ». Ci spiega che «due anni fa l'ambasciata algerina mi rilasciò un "attestato di nazionalità", tramite il quale i servizi sociali sono riusciti a farmi ottenere un permesso di soggiorno che è di fatto fasullo perché vi compare la scritta "Valido solo in presenza del passaporto", e io il passaporto non l'ho mai avuto». Sabrina è profondamente amareggiata: «Senza documenti non posso fare nulla. Non posso fare lavoretti per mantenermi. Né seguire i miei compagni all'estero per corsi di lingua che sono importanti, dato che frequento un istituto alberghiero ». Ed è soprattutto preoccupata e delusa per l'atteggiamento dell'Italia: «Io voglio avere la cittadinanza italiana. Io e mia sorella è come se fossimo nate qui. Quando abbiamo cominciato a parlare, parlavamo l'italiano. Non sappiamo parlare l'algerino e là non siamo mai tornate. Non rinnego le mie origini, però non trovo giusto continuare a vivere con la paura di poter essere allontanata dall'Italia perché priva di documenti. Sarebbe nell'interesse di tutti metterci nella condizione di vivere dignitosamente, noi possiamo e vogliamo contribuire per il progresso e il bene dell'Italia».

Fatema Keshk è nata proprio in Italia il 3 aprile 1989. Quest'anno, al compimento della maggiore età, ha scoperto amaramente di avere un passaporto del Paese del padre Abdel Ati Ali Keshk, l'Egitto, che scadrà nel gennaio 2008 e che difficilmente potrà essere rinnovato perché il padre è fuggito dall'Italia sequestrando i suoi due fratellini minori, dopo aver ripetutamente spedito al pronto soccorso con le ossa rotte la madre e aver ingannato anche la seconda moglie sposata segretamente e con cui conviveva nel nostro Paese. Non ha alcun documento valido del Paese della madre Najat Hadi, il Marocco, né del suo Paese d'adozione, l'Italia. Grazie all'interessamento di Souad Sbai, presidente dell'Acmid- Donne (Associazione delle donne marocchine in Italia), Fatema è riuscita a ottenere un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie valido un anno. Si è iscritta a Studi orientali alla Sapienza e ha un unico vero sogno: «Voglio avere la cittadinanza italiana. Mi sento più italiana che araba. Ho sempre vissuto in Italia. Vorrei finire i miei studi e lavorare».

Amal Brahim arrivò in Italia dalla Tunisia a due anni e ora che ne ha 15 e frequenta la terza media, rischia di non poter dare gli esami perché sulla madre, Zohra Khaldi Ep Saada, grava un ordine di espulsione (nonostante gravi problemi cardiaci che necessitano controlli periodici) emesso dalla prefettura di Roma il 13 novembre, dopo essere stata trovata senza permesso di soggiorno mentre si accingeva a rimpatriare. Zohra paga l'efferatezza di un marito egiziano, Nachat Ben Iwad Ibrahim, da lei abbandonato dopo che lui si era dato allo spaccio e al consumo di droga, e che per vendetta non ha mai voluto apporre la sua firma per permettere alla figlia di avere un documento valido. Amal non ha mai avuto un permesso di soggiorno in Italia. «A scuola vado così così — confessa — ma tutti i miei compagni sono bravi con me. Io mi sento italiana. Qui ho vissuto sempre e voglio continuare a vivere a Roma, la mia città».

«Zio Magdi, aiutami a far avere il permesso di soggiorno alla mamma», implora al telefono Sarah, anche lei 15 anni, figlia della tunisina Sallouha Khalfallah. Sarah mi chiama «zio» perché mi ero prodigato, insieme a Souad Sbai, all'avvocato Paolo Liberati e grazie alla disponibilità del sindaco di Roma, Walter Veltroni, a far celebrare in extremis il 31 luglio 2004 il matrimonio con Luigi Del Marro, malato di tumore in fase terminale ( Corriere della Sera, «Sposo la donna che amo. Senza conversione all'islam »). Sono due anni che Sallouha ha presentato richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno senza avere risposta, nonostante sia vedova di un cittadino italiano.

Storie di quattro ragazze «italiane» che aspirano a diventare italiane senza virgolette. Questo è l'appello di Souad Sbai: «Bisogna aiutare queste ragazze e queste madri. Sono italiane come tutti gli altri italiani. Diamo loro una Carta di soggiorno a tempo indeterminato nell'attesa che possano ottenere la cittadinanza. Liberiamole dall'angoscia di un documento che sta per scadere o che non hanno mai avuto. Facciamolo prima che la disperazione prenda il sopravvento e comincino a odiarci per la nostra insensibilità».


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