Lettere ai cari Gesù Bambino
di Luciano Scateni
“Caro Gesù Bambino…” : è tutta qui la letterina di Natale dei bambini che per loro fortuna abitano luoghi privilegiati della Terra e sono sepolti da montagne di giochi tradizionali e tecnologici, da pile di scatoli ancora avvolti dal cellofan, ignorati per saturazione.
“Caro Gesù Bambino, ho sete e fame, sono malato e non ho una gamba, portata via da una mina antiuomo. Mio padre è stato ucciso dalla guerra, mia madre non ha lavoro, ho cinque tra fratelli e sorelle. Nessuno di noi può andare a scuola. Per favore non ci abbandonare. Grazie, Ahmed”.
“Caro Gesù Bambino, ti sottoponiamo le due condizioni di vita e ti ricordiamo che sono antitetiche in misura offensiva se letti rispettando i principi di parità tra abitanti dello stesso pianeta. Per dirla con totale semplicità…a chi tanto e a chi niente”. E allora?
Allora c’è l’obbligo etico di riflettere, indagare i perché di quel venti percento di umanità opulenta che assorbe risorse in modo lecito o illegale in danno dell’ottanta percento di diseredati, privati di molto o di ogni cosa e soprattutto è urgente il tentativo francescano di ridimensionare gli eccessi nello spreco delle risorse.
In un negozio di livello medio-alto, della Napoli teoricamente esente dai drammatici disagi della povertà, in questi giorni di buio dell’economia per troppe famiglie, sono le 19 e 15 minuti. Il registratore di cassa emette lo scontrino numero 5 (proprio così, il quinto) della giornata. E’ per la quinta vendita in un giorno che nel mondo brulica esseri umani a caccia di doni.
La folla è tutta attorno alle cianfrusaglie da poche lire, pardon euro. Il pensiero dominante: “Quest’anno niente regali, l’importante è volersi bene".
“Caro Gesù Bambino, ho sete e fame, sono malato e non ho una gamba, portata via da una mina antiuomo. Mio padre è stato ucciso dalla guerra, mia madre non ha lavoro, ho cinque tra fratelli e sorelle. Nessuno di noi può andare a scuola. Per favore non ci abbandonare. Grazie, Ahmed”.
“Caro Gesù Bambino, ti sottoponiamo le due condizioni di vita e ti ricordiamo che sono antitetiche in misura offensiva se letti rispettando i principi di parità tra abitanti dello stesso pianeta. Per dirla con totale semplicità…a chi tanto e a chi niente”. E allora?
Allora c’è l’obbligo etico di riflettere, indagare i perché di quel venti percento di umanità opulenta che assorbe risorse in modo lecito o illegale in danno dell’ottanta percento di diseredati, privati di molto o di ogni cosa e soprattutto è urgente il tentativo francescano di ridimensionare gli eccessi nello spreco delle risorse.
In un negozio di livello medio-alto, della Napoli teoricamente esente dai drammatici disagi della povertà, in questi giorni di buio dell’economia per troppe famiglie, sono le 19 e 15 minuti. Il registratore di cassa emette lo scontrino numero 5 (proprio così, il quinto) della giornata. E’ per la quinta vendita in un giorno che nel mondo brulica esseri umani a caccia di doni.
La folla è tutta attorno alle cianfrusaglie da poche lire, pardon euro. Il pensiero dominante: “Quest’anno niente regali, l’importante è volersi bene".
dalla collaboirazione con:
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















