KENYA: ALMENO 50 PERSONE
ARSE VIVE IN UNA CHIESA
ARSE VIVE IN UNA CHIESA
NAIROBI - Sono ormai piu' di 300 i morti in Kenya nelle sanguinose violenze che stanno sconvolgendo il Paese. L'orrore ha raggiunto limiti estremi: una cinquantina di persone, tra cui sembra numerosi bimbi, sono stati arsi vivi in un attacco a una chiesa in cui avevano cercato rifugio. Situazioni analoghe si stanno profilando in altri luoghi di culto. E cosi', seppur con numeri molto minori, almeno per ora, lo spettro del genocidio del Ruanda si aggira sul Kenya fino a ieri Paese faro dell'Africa per tranquillita' e stabilita'' e dove quasi 3.000 italiani felici a mezzanotte hanno brindato, ignari ed al sicuro - fuochi d'artificio, luminarie, ostriche, aragoste e champagne - a Malindi, sulla Costa. La Farnesina, comunque, fin da ieri ha ''sconsigliato'' i viaggi in Kenya.
Lo scontro ormai e' squisitamente etnico, e la politica non ne e' che un paralume stinto. Protagonisti i Kikuyo, etnia maggioritaria del Paese, da sempre di fatto al potere in Kenya: occupando dai vertici ai posti di umile capufficio. Potere andato accentuandosi con Mwai Kibaki, anche lui kikuyo, eletto presidente cinque anni fa, e confermato domenica scorsa tra denunce di enormi brogli elettorali avvenuti soprattutto nella fase finale degli scrutini. Una denuncia immediatamente cavalcata con determinazione dal leader dell'opposizione, Raila Odinga, che subito detto che l' inaccettabile vittoria-truffa di Kibaki ha buttato il Paese nel caos; ma poi raccolta anche dalla stragrande maggioranza delle cancellerie del mondo, tra cui quelle di Usa, Gran Bretagna e dell'Ue compatta, che invitano alla calma ed alla riconciliazione, ma al contempo denunciano gravi irregolarita' nello scrutinio presidenziale. Odinga, peraltro, e' di etnia Luo, la terza del Kenya. Ma dietro di lui ha raccolto oltre che la gran massa dei diseredati, anche numerosi altri gruppi etnici (il Kenya ne conta una quarantina, tra grandi e piccoli), stanchi dello strapotere dei kikuyo. Ecco la chiave di lettura.
Ormai nessuno parla piu' di politica. Anche slogan frusti come la lotta alla corruzione ed alla poverta' (accentuatesi negli ultimi anni, anche se gli indicatori macroeconomici sono fortemente migliorati) sono stati dimenticati. Kikuyo contro tutti, senza concessioni, come se volessero dire: ci avete provato, adesso pagherete. E in effetti la polizia sta facendo stragi (Odinga ha detto: ''Prima ci hanno truffato elettoralmente, ora ci ammazzano''). Ma, al altresi' i Luo -razza durissima di guerrieri- rispondono colpo su colpo. Quasi certamente, a esempio, gli arsi vivi nella Chiesa (e' avvenuto ad Eldoret, nell'ovest del Paese) erano kikuyo e gli attaccanti Luo. La notte scorsa, dopo i due giorni piu' drammatici che sono stati domenica e lunedi', la situazione e' andata calmandosi, ma poi una decisione ha rimesso tutto in gioco: Odinga, che aveva invitato alla calma i suoi e fermato gli orrori (decine di morti, enormi devastazioni) negli slum di Nairobi, quasi tutti suoi 'feudi', puntava molto su una manifestazione, da lui definita ''pacifica'', da tenersi dopodomani nel grande Uhuro (vuol dire liberta') Park, a Nairobi. L'aveva indetta ieri, e vi si attendevano un milione di persone. Ma la polizia l'ha proibita ''per motivi di sicurezza'': difficile che questa scelta resti senza risposta. E cosi' la deriva assassina riprende lena, senza sosta.
Nell'obitorio di Kisumu, ovest del Paese, sul Lago Vittoria, il cuore dell'etnia Luo, erano allineati almeno 100 cadaveri, quasi tutti uccisi a colpi d'arma da fuoco. In larghissima misura, vittime della repressione poliziesca. Morti anche in altre zone dell'Ovest, orrori ad Eldoret, testimoni sul posto parlano di una ripresa (per ora lenta) delle violenza negli slum di Nairobi, dove si teme una nuova notte di fuochi. Per ora, piu' calma a Mombasa (seconda citta' del Kenya, sede di un grande porto strategico e di uno dei due soli aeroporti internazionali del Paese), dove pero' ieri i morti erano stati comunque decine. Un quadro drammatico, e non si vede come possa andare a finire. Kibaki e' ufficialmente presidente, ma oltre 20 dei suoi ministri sono stati trombati alle elezioni, e in Parlamento l'opposizione gode di un'ampia maggioranza. Ma le parti, intanto, malgrado gli inviti non si parlano, anzi si insultano. E la gente muore come mosche, e in modo orribile.
ELEZIONI, L'UE DUBITA E CHIEDE UN'INDAGINE INDIPENDENTE
L'Ue chiede che una commissione indipendente riesamini i risultati delle elezioni presidenziali svoltesi (insieme a quelle politiche ed amministrative) in Kenya il 27 dicembre scorso. Lo ha dichiarato a Nairobi, incontrando la stampa, il capo delle missione degli osservatori comunitari Alexandre Graf Lambsdorff, secondo il quale ci sono forti dubbi sulla correttezza dello scrutinio, comunque svoltosi in assoluta mancanza di trasparenza.
Dubbi sulla correttezza dello scrutinio, ma anche invito alla riappacificazione nazionale e sgomento per le violenze avvenute, sono stati espressi anche -tra gli altri- dagli Usa e dalla Gran Bretagna. La Commissione elettorale domenica pomeriggio ha proclamato la vittoria del presidente uscente Mwai Kibaki con circa 231.000 voti di vantaggio, con un improvviso forte sorpasso sul rivale Raila Odinga, che ha rifiutato la sconfitta definendola frutto di gravi brogli. Oggi peraltro si è avuta notizia che cinque dei 21 membri della commissione elettorale hanno dichiarato che probabilmente sarebbe necessario rivedere alcune parti dello scrutinio, in particolare quelle che nelle ultime ore hanno portato al sorpasso di Kibaki.
L'Ue chiede che una commissione indipendente riesamini i risultati delle elezioni presidenziali svoltesi (insieme a quelle politiche ed amministrative) in Kenya il 27 dicembre scorso. Lo ha dichiarato a Nairobi, incontrando la stampa, il capo delle missione degli osservatori comunitari Alexandre Graf Lambsdorff, secondo il quale ci sono forti dubbi sulla correttezza dello scrutinio, comunque svoltosi in assoluta mancanza di trasparenza.
Dubbi sulla correttezza dello scrutinio, ma anche invito alla riappacificazione nazionale e sgomento per le violenze avvenute, sono stati espressi anche -tra gli altri- dagli Usa e dalla Gran Bretagna. La Commissione elettorale domenica pomeriggio ha proclamato la vittoria del presidente uscente Mwai Kibaki con circa 231.000 voti di vantaggio, con un improvviso forte sorpasso sul rivale Raila Odinga, che ha rifiutato la sconfitta definendola frutto di gravi brogli. Oggi peraltro si è avuta notizia che cinque dei 21 membri della commissione elettorale hanno dichiarato che probabilmente sarebbe necessario rivedere alcune parti dello scrutinio, in particolare quelle che nelle ultime ore hanno portato al sorpasso di Kibaki.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















