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Addio a Loi, pugile dal cuore buono
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Messaggio Addio a Loi, pugile dal cuore buono 
 
Domenica, 20 Gennaio : 2008 18:45

Addio a Loi,
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pugile dal cuore buono


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MILANO - Duilio Loi fu il primo, in Italia, a riempire uno stadio di oltre 50mila persone entusiaste di assistere ad un incontro di pugilato, come avvenne nella magica notte di San Siro, il primo settembre del '60, per la sfida, vinta, con il portoricano Carlos Ortiz cui strappo' la corona iridata dei welter. E non è il solo record di un campione che, come ha ricordato stamane la figlia Bonaria, ha affrontato il ring e la vita da gladiatore ma con il cuore buono. Triestino di nascita e milanese d'adozione Duilio Loi, classe 1929, morto stamattina alle 6.30 a Tarzo (Treviso) dopo una estenuante e dignitosissima battaglia contro l'Alzheimer, è stato uno dei più grandi pugili del dopoguerra e, tra il '49 e il '62, nella sequenza di 126 incontri (115 vittorie, 8 pareggi, 3 sconfitte ai punti, tutte riscattate) segnò una svolta nel modo di interpretare il ruolo del pugile. Erano gli anni in cui le palestre milanesi assomigliavano a quelle mirabilmente fotografate da Luchino Visconti in 'Rocco e i suoi fratelli' e la gente di pugilato e di campioni parlava al bar e per strada e anche il pubblico femminile sapeva tutto della vita privata e sportiva dei campioni del ring.

Loi, come ha ricordato Nino Benvenuti, ebbe la capacità di "fare scuola" grazie alla bellezza tecnica del suo gesto. E uno che con i pugni di Loi ebbe a che fare, finendo battuto dopo un incontro epico deciso ai punti, Giancarlo Garbelli, ricorda che "Duilio dette una svolta al nostro sport, gli offrì visibilità, avendone in cambio la gloria". Una eleganza che non tutti comprendevano, così che il campione, una volta battuto Ortiz nelle rivincita di San Siro, urlò liberatoriamente dal ring, come ricordava Dino Buzzati in una cronaca del match "Dicono che non ho cuore! Dicono che non so combattere!" mostrando la mano ferita. In tredici anni Loi mise in carniere i titoli di campione d'Italia, d'Europa e del mondo. Passò dai pesi leggeri ai welter, vinse il mondiale, lo perse, lo riconquistò, concludendo la carriera in bellezza nel '63. Dopo quelle del ring Loi affronto' le insidie e i dolori della vita, con la vicenda del figlio Vittorio, estremista di destra, coinvolto nella morte dell'agente di polizia Antonio Marino, durante scontri studenteschi di piazza a Milano nel '73 e per questo condannato a 19 anni di reclusione.

La gloria e i successi sul ring, come per quasi tutti i pugili, non gli avevano evitato la difficolta' economiche in età avanzata: fino al 2000 aveva percepito una pensione di appena 600mila lire. Ma, dopo una richiesta dei familiari, era arrivato un vitalizio dal Governo che aveva consentito a Loi, diventato nel frattempo presidente della Fap (il sindacato degli ex pugili), di affrontare con meno problemi anche la grave malattia che lo aveva allontanato dalla quotidianità. La figlia Bonaria stamani ha scritto sull'onda delle emozioni una breve lettera al babbo, piena di ringraziamenti e di dolcezza per quel gladiatore dal cuore buono. "Il male ha voluto violentare il tuo corpo e la tua volontà - ha scritto Bonaria - ma tu sei stato e sei rimasto un gladiatore". Poi ha sottolineato che ciò che la colpiva di più del padre erano non tanto i titoli sportivi e il ricordo che del campione ha la gente "ma il fatto che tutti quelli che l'hanno conosciuto mi dicono che 'era una gran brava persona'. E' la cosa che mi inorgoglisce di più". Da domani la salma di Duilio Loi sarà esposta nella Casa funeraria San Siro di via Amantea a Milano, mentre i funerali sono previsti per mercoledì pomeriggio nella chiesa di S. Eufemia in corso Italia a Milano.
  

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