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LA GIORNATA POLITICA di venerdì, 1 Gennaio 2008 [Download Discussione]
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Messaggio LA GIORNATA POLITICA di venerdì, 1 Gennaio 2008 
 


Venerdì, 1 Febbraio : 2008 20:21

LA GIORNATA POLITICA


DI

Franco Marini è sicuro che esista ancora un "piccolo margine" per evitare le urne. Lunedì sarà la giornata decisiva: l'incontro con Silvio Berlusconi dirà se la fitta diplomazia parallela (che ha visto impegnato anche Gianni Letta) è riuscita ad aprire un varco nella posizione del Cavaliere.

C'é da chiedersi quale possa essere questo "piccolo margine" se anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti e Lamberto Dini (favorevole alle larghe intese) si dicono apertamente pessimisti. Il presidente del Senato fa sapere di contare sul fatto che un grande partito radicato nella società come Forza Italia non può ignorare i tanti sì che giungono alla riforma elettorale dalle parti sociali e perfino dal Vaticano. Domani Marini incontrerà imprenditori e sindacati e sembra sperare molto nella moral suasion che potranno esercitare personaggi come Montezemolo, Bonanni, Epifani, Angeletti e Polverini. Si capisce che il tentativo è in realtà quello di svelenire il clima tra i due poli, un impegno di cui Pier Ferdinando Casini gli dà pubblicamente atto: si tratta di guardare ben al di là del momento contingente, anche ai rapporti che si dovranno instaurare nella prossima legislatura, per evitare il ripetersi della rissa continua che ha caratterizzato gli ultimi anni della politica italiana. Non a caso il segretario Udc Lorenzo Cesa, al termine del colloquio odierno con il presidente incaricato, ha preannunciato che il suo partito in caso di vittoria del centrodestra chiederà agli alleati di affidare la presidenza di una Camera e di alcune commissioni parlamentari all'opposizione. L'interrogativo è se la spiegazione del maggiore ottimismo mostrato oggi da Marini sia tutta qui o se ci sia qualcosa di più. Un fatto è certo: il presidente del Senato ha avuto in questi giorni contatti costanti con Gianni Letta, discreto e ascoltato consigliere di Berlusconi. E proprio Letta, solitamente allergico ai riflettori, ha invitato i giornalisti a non meravigliarsi.

 "Con Franco siamo amici", ha spiegato allusivo. Il che significa che i negoziati proseguono. Per preparare l'appuntamento di lunedì, certo, e magari per disinnescare possibili e devastanti polemiche (Forza Italia protesta per la mancanza di senso di responsabilità che gli viene rimproverata da Walter Veltroni), ma anche per discutere di legge elettorale. Marini, per esempio, secondo alcune voci avrebbe proposto di esaminare una bozza Bianco rafforzata in senso maggioritario. E Veltroni non segue Massimo D'Alema sulla via del referendum, anzi ritiene che la Grande coalizione avrebbe senso adesso, prima del voto.

Ma è probabile che Berlusconi diffidi di tutte queste mosse, a volte contraddittorie tra di loro. Il ministro degli Esteri e i suoi fedelissimi, per esempio, hanno messo in guardia contro una legislatura che nasca all'insegna della precarietà: a loro avviso il referendum sarà una bomba a tempo capace di far esplodere una nuova crisi se qualcuno chiederà alla Consulta di dichiarare l'incostituzionalità del Porcellum. Un timore o una minaccia? Nel campo della Cdl si ribatte che si tratta di un singolare rovesciamento dei ruoli, di un tentativo di attribuire all'ex opposizione responsabilità che non ha perché l'Unione é implosa da sola. L'azzurro Fabrizio Cicchitto insiste sulle elezioni perché solo un governo nella pienezza dei suoi poteri può affrontare la crisi economica internazionale. Marini si muove più in sintonia con Veltroni: sostiene che se i due poli fossero capaci in questo momento di cambiare insieme la legge elettorale darebbero un grande segnale di novità politica e potrebbero preparare una campagna elettorale più costruttiva, mutando in senso positivo il clima come richiedono i cittadini. Il limite di questo ragionamento è che un cammino del genere presupporrebbe un'intesa bipartita Pd-Fi di cui sembrano mancare completamente i presupposti.

  





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