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LA PRINCIPESSA DELLA CZARDA - Teatro Sociale di Brescia
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Messaggio LA PRINCIPESSA DELLA CZARDA - Teatro Sociale di Brescia 
 
TEATRO SOCIALE

LUNEDI’ 3 MARZO 2008 ore 15.30 e ore 20.30


In occasione della
Giornata Internazionale della Donna
promossa dal Coordinamento Donne Pensionate
SPI CGIL – FNP CISL – UILP UIL
in collaborazione con il CTB Teatro Stabile di Brescia
con il patrocinio del Comune e della Provincia di Brescia
e il sostegno della Fondazione ASM


inScena s.r.l.
Compagnia Corrado Abbati
presenta

LA PRINCIPESSA DELLA CZARDA
Operetta di Léo Stein e Bela Jenbach
Musica di Emmeric Kálmán
adattamento e regia di Corrado Abbati
scene Alfredo Troisi
 costumi Artemio Cabassi – coreografie Giada Bardelli
direzione musicale: Marco Fiorini-Roger Catino
con

Antonella Degasperi, Fabrizio Macciantelli, Nerile Januskaite
Francesca Dulio, Domingo Stasi, Giovanni Coletta, Barbara Bertoni
Mattia Lanteri, Gabriele Bonsignori, Salvatore Loritto, Andrea Roccella
Roberto Riganello, Lucia Antinori, Francesca Araldi, Silvia Chizzolini
Roberta Cosentino, Elisa Mazzoli, Clara Scavazzini



LA PRINCIPESSA DELLA CZARDA


- Argomento        
La “Principessa della Czarda” è Silva Varescu una celebre cantante della quale festeggia, al cabaret Orpheum di Budapest, l’imminente partenza per una tournée americana. Innamorato di lei e da lei ricambiato è il nobile principe Edvino che tuttavia deve sottostare alla volontà del padre che, disapprovando la sua unione con un’artista, l’obbliga a tornare a Vienna per sposare sua cugina Stasi. Ad imporre il ritorno al giovane arriva a Budapest la principessa Cecilia, la seconda moglie di suo padre.
Edvino ubbidirà ma prima firmerà davanti a un notaio un contratto che lo impegna a sposare Silva entro il termine di otto settimane. Silva è felice ma la sua gioia dura poco: sarà il suo più caro amico, il conte Boni, a rivelare il fidanzamento già fissato fra Edvino e la cugina Stasi. Trascorrono diverse settimane e a Vienna è in corso un altro festeggiamento: il fidanzamento tra Edvino e Stasi ma giunge a palazzo il conte Boni con Silva che si finge sua moglie.
Edvino, appena la vede, trasale. Qualcuno vuol riconoscerla come la famosa “principessa della czarda” ma Silva sa reagire con astuzia. E intanto i più felici sembrano Boni e Stasi che, da quando si sono conosciuti, non si lasciano un solo momento.
Ad Edvino intanto si apre una nuova prospettiva: ora che Silva è diventata contessa potrà sposarla in seconde nozze ma prima si sarebbe vergognato a sposarla come semplice canzonettista. Silva è offesa e si ribella, per questo rivela a tutti di non essere titolata e di non essere la moglie di Boni ma solo Silva Varescu, una canzonettista. Le cose sembrano precipitare ma tutto si appianerà con l’arrivo di Feri, un altro amico di Silva. Feri si intrattiene con il principe Leopoldo Maria, il padre di Edvino, ed ha pronto il colpo finale: perché scandalizzarsi tanto se un nobile corre dietro ad una canzonettista? E’ già successo! E rivela che anche Cecilia, l’attuale moglie del vecchio principe padre è stata una canzonettista. Ed allora niente scandali ma doppio matrimonio: se Silvia ed Edvino, subito riconciliati, coroneranno il loro sogno d’amore, Stasi non resterà certo sola: Boni è già pronto a sposarla!

- Note di Regia
E’ sicuramente una delle operette più rappresentate nel mondo, seconda solo alla Vedova Allegra. Un successo che si deve al meraviglioso spartito composto da Kalman dove gli spunti della musica tzigana si fondono a splendidi valzer. Tra l’energia e la forza trascinante degli accenti ungheresi e l’eleganza dei valzer viennesi si dipana un intreccio godibile ed elegante dove il sentimento degli innamorati si stempera in quella speciale predisposizione di Kalman per le parti brillanti. Abbati torna dopo dieci anni a “prendersi cura” del capolavoro magiaro e lo fa con una nuova scrittura evitando le secche (e l’equivoco) di un’operetta “serieuse” per trattarla con quel tipico “coté” brillante tale da coniugare insieme le suggestioni del testo e le emozioni della musica perché operetta non è solo musica, perché operetta non è solo prosa.
Il I atto dell’opera di Kalman è giocato sul tema dell’addio: l’addio a quei tipici locali di inizio Novecento dove nobili e nuovi ricchi trascorrevano le serate, l’addio a tutto quello che c’era stato fino ad allora nel bene e nel male.
In questa ottica anche le macchiette dei viveurs Boni e Feri hanno un risvolto meno superficiale, così come il patetismo degli innamorati Sylva ed Edvino non è solo la stucchevole storia fra tenore e soprano ma un sussulto, l’ultimo di un mondo che appartiene ormai al passato. Cecilia, l’ex canzonettista divenuta principessa, tratteggia ora sul filo della nostalgia ora con l’impeto della nuova “arrivata” il profilo di chi ha conosciuto fasti ottocenteschi e che, con il nuovo secolo, si arrampica ad una vacillante nobiltà per assaporarne gli ultimi soavi sapori.
La Principessa della Czarda firmata da Abbati è dunque bella musica, grandi quadri coreografici, ritmo, slanci melodici al servizio di un sentimento vero.
  



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