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Lunedì, 14 Aprile : 2008 Adnkronos
La donna dovrà essere mantenuta dall'ex marito con oltre 400 euro
Angela D. L. aveva abbandonato il tetto coniugale, trasferendosi a Napoli, per incomunicabilità con il marito. Secondo la Suprema Corte ''non può esserci nessun addebito quando tra i coniugi ci sono troppe diversità di vedute''
Si può abbandonare il tetto coniugale, senza vedersi addebitare la colpa in caso di separazione, se in casa regna la pià totalte incomunicabilità. Lo sottolinea la Cassazione nel confermare la separazione personale, senza addebiti, di una coppia di ultra 70enni di Trani arrivata alla separazione in tarda età dopo che la moglie, Angela D. L. aveva abbandonato il tetto coniugale, trasferendosi a Napoli, per incomunicabilità con il marito Vincenzo P. Secondo la Suprema Corte legittimamente la Corte d'Appello di Bari ha escluso la colpa di uno dei coniugi in quanto ''l'allontanamento della moglie dalla casa famigliare'' trovava ''ragione in una situazione di profonda crisi nel rapporto tra i coniugi, anche in relazione ad un difetto di reciproca comunicazione, sino a portare i coniugi ad una estraneità affettiva e relazionale''. L'abbandono del tetto coniugale, dunque, secondo la Suprema Corte non si pone ''come causa determinante del venire meno dell'unione, ma come mero effetto e presa d'atto di una situazione di intollerabilita' della convivenza da tempo maturata''. La stessa decisione era già stata emessa dal Tribunale di Trani e successivamente, nell'aprile 2004, dalla Corte d'Appello di Bari imponendo al marito rimasto solo a casa di versare alla ex ultra 70enne 414 euro mensili come assegno di mantenimento. Angela D. L., dunque oltre a non vedersi attribuire la colpa per aver abbandonato il tetto coniugale, dovrà essere mantenuta dall'ex marito con oltre 400 euro al mese viste anche le ''numerose patologie'' di cui soffriva.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















