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Lunedì, 21 Aprile : 2008 Il Brescia
L'ULTIMA FRONTIERA. Tra shopping e svago, un giro per i negozi con il carrello pieno.
Un pomeriggio nel centro commerciale Parco Leonardo di Roma, dove Virzì ha scelto di girare alcune scene del film "Tutta la vita davanti"
Carlotta Mismetti Capua
Nei centri commerciali non ci sono più pesci.
Ai bambini piacerebbero, peccato.
E di bambini nei centri commerciali ce ne sono tantissimi.
Questa idea dei pesci l'aveva avuta Victor Gruen, un ebreo viennese emigrato negli Stati Uniti nel 1938. Fu lui a costruire il primo centro commerciale che la storia ricordi, a Minneapolis, nel 1954. Victor pensò di mettere insieme cose che fino a quel momento nessuno aveva mai messo insieme: i pesci, i negozi, l'aria condizionata e i parcheggi.
Concepì questa strana idea di mettere tutti i negozi al coperto, sotto un grande tetto, come fosse una casa.
Con l'aria condizionata, perché ci si potesse andare sempre.
E con in mezzo una piazza, una piazza sotto un lucernaio.
Nel centro della piazza mise, appunto, una enorme vasca di pesci tropicali.
I pesci forse non vi sembreranno importanti: ma danno l'idea di come questa nuova cosa, - che poi si sarebbe chiamata "Mall", agglomerato di negozi con un tetto sopra volesse assomigliare ad un giardino, un Eden dello shopping. Il settimanale americano "Time", che all'epoca spedì un giornalista all'inaugurazione, scrisse entusiasta che il centro commerciale Southdale di Minneapolis era "un parco, sotto una cupola, con un parcheggio".
Victor Gruen aveva inventato un prototipo.
I libri di architettura non lo celebrano a dovere, ma è l'architetto più significativo del Novecento, non c'è dubbio. Cinquanta e rotti anni dopo i centri commerciali si sono diffusi in ogni angolo del mondo, da Dubai a Tokyo, da Caserta a Castefranco Veneto.
E sono diventati un luogo dove:
- la gente va a passeggiare,
- organizza le feste di compleanno dei figli,
- passa la domenica con gli amici.
Ma i pesci non ci sono più. Nemmeno qui al Parco Leonardo di Roma, 160 ettari di negozi e divertimenti e parcheggi e panchine al coperto.
Qui Paolo Virzì ha girato un pezzo del suo film <<Tutta la vita davanti>> la scena in cui, con un'improvvisa ora libera dal lavoro, i ragazzi del call center vanno a mangiare una cosa e a svagarsi un po'.
Perché al centro commerciale si va più spesso per svagarsi che comprare.
"Shopping window" lo chiamano gli americani, lo sport di guardare le vetrine.
MA PIU' CHE LE VETRINE guardare gli altri e vedere se ti somigliano. La somiglianza è molto importante. Miriam e Veronica vengono da Colonia, i genitori sono Siciliani, emigrati in Germania trent'anni fa e le cose non sono andate male: tre ristoranti, una casa di proprietà e l'unicersità per i figli.
Miriam e Veronica son a Roma per sei mesi, a fare l'Erasmus, ma oggi è domenica e non c'è da studiare. Il Colosseo lo hanno già visto, il Vaticano anche, a Fontana di Trevi sono andate la scorsa settimana, hanno mangiato il gelato e comprato le cartoline. Dopo aver assolto ai loro doveri di turiste oggi sono venute a fare quello che veramente le diverte: lo shopping al centro commerciale.
Per arrivare fin qui hanno consultato Internet e studiato l'orario dei treni. Ce n'era uno ogni venti minuti che portava all'aeroporto e hanno guardato la città allontanarsi dai finestrini. Prima le case attaccate alla ferrovia, poi gli svincoli, i cancelli dei quartieri residenziali, i cavalcavia, mentre la città si esauriva e diventava un'altra cosa.
Capannoni della zona industriale, la centrale elettrica, la marrana, scampoli di campagna, e poi, nel bel mezzo di questa non-città, un pezzo vero di nuova-città: il centro commerciale. Meta e gioia di una domenica nuvolosa. Perché al centro commerciale due cose sono importanti: il clima e le partite. Quando piove si riempie, quando c'è una parita si svuota.
A Parco Leonardo Miriam e Veronica sperano di trovare H&M, una catena di vestiti a poco prezzo dove vanno sempre anche a Colonia. "Magari qui c'è una collezione diversa", dicono. Se ne deduce che uno non viene da Colonia a Roma per vedere una cosa diversa da quella che conosce, ma per vedere l'esatta identica cosa. In effetti il centro commerciale è un posto rassicurante.
C'è anche la piantina che ti dice, negozio per negozio, cosa troverai. Nessuna sorpresa, nessuno scorcio improvviso, nessun bar chiuso, nessun barbone che ti chiede50 centesimi, nessun ingorgo.
QUI A PARCO LEONARDO, come in ogni centro commerciale del mondo, si replica la città: ci sono i lampioni, le strade, le piazze dedicate a Brunelleschi, i bar. Qui poi, a Parco Leonardo, ci sono anche le case, dove la gente ci vive: 7mila appartamenti con tanto di balconcini, che costano 230 mila euro per 50 metri quadri. Rifiniture eleganti, dice però il cartello, anche se a guardare bene sono già caduti gli intonaci. Negli appartamenti ci abitano molti di quelli che al Parco Leonardo ci lavorano.
Come Michele, di Afragola, provincia di Napoli, che con la sua ragazza si è trasferito un mese fa e da quando è qui non è mai uscito oltre i muri del centro commerciale, perché al centro commerciale ci sono i muri. Come una fortezza.
<<Facevo il carabiniere , ma non ho superato degli esami e ho dovuto smettere. Ho portato cento curriculum, a tutti i negozi del centro commerciale: e poi mi ha chiamato il propietario del fast-food, che è napoletano pure lui>>, spiega con l'aria di chi comunque è di passaggio. <<Non è il mio mestiere questo,sa. Non è che uno gli puoi togliere l'arma e mettere il panzerorro in mano>>.
Il sogno di Michele è entrare nella vigilanza , sempre al centro commerciale. Ma non per lo stipendio, che è lo stesso: 800 euro. Ma per l'arma. Nel senso della pistola. (ndr, Stan: ?? bah, mi sa che è "per questo" che è stato messo fuori dai carabinieri. Questa è preoccupante "mania") Davanti al fast-food c'è una pedana per gli spettacoli. Michele dice che il sabato vengono i vigili del fuoco a fare le esercitazioni.
Sulla pedana si danno appuntamento i ragazzi e le comitive che qui ci vengono a passsare il pomeriggio. Che la domenica poi, si sa - lo cantava anche Venditti -è un giorno da buttare. <<Che down, mi sono dimenticato il cellulare nel giubbotto>>, dice un giovane che deve avere meno di vent'anni, fatto indiscutibilmente segnalato dagli accessori, tutti, compreso un cappellino, marchiati Gucci. Ha anche, il ragazzino, le sopracciglia depilate e una decisa dose di autoabbronzante. Le due cose, sopracciglia e abbronzatura, devono essere la moda, perché ce l'hanno tutti quelli della comitiva.
SEMBRANO LE COMPARSE di un film con Cleopatra, gli manca solo il gonnellino: ma loro invece si sentono modernissimi perché assomigliano alla pubblicità che sta in tv che poi assomiglia a loro che stanno sulla pedana.
"Che facciamo?", dice uno. "Boh", risponde l'altro. Passano dieci minuti, la conversazione langue. "Andiamo in sala giochi?"... "Vabbè" fanno in coro delle ragazze, che tanto le opzioni sono solo tre: negozi, pedana e sala giochi. Coppie e famiglie invece popolano i corridoi infiniti dei negozi, che sono gli stessi identici negozi che troverebbero in una via qualunque della città, perché se il centro commerciale assomiglia alla città anche la città, ormai, assomiglia al centro commerciale. Però qui entrano ed escono dai negozi con i carrelli della spesa, che anche dentro Prada ci si può andare col carrello della spesa.
Dentro i carrelli non c'è molto, poche le buste, molti, invece, i bambini. Se ne stanno accovacciati nei carrelli come in una macchina dell'auto-scontro, alcuni addormentati addirittura, e sognano tra Zara e L'Erbolario.
La signora Daniela qui ci viene una settimana sì e una no <<anche se non devo comprare niente>>, dice, <<anche se alla fine qualcosa la compro sempre>>, dice.
Oggi ha comprato un orologio per la cucina e una confezione di Coccolino.
Si è fatta quaranta minuti di macchina per un orologio e un Coccolino, ma dice che del centro commerciale di Parco Leonardo le piace l'atmosfera.
"A me piace tanto camminare". Il figlio della signora Daniela ha otto anni, e sta spiegando a suo cugino, che è venuto da fuori, che qui, al centro commerciale, sono tutti "franchising". Sì, ha otto anni e usa proprio questa parola: "franchising", che poi sarebbe questo: "tu hai il tuo negozio, però devi vendere le cose che ti dice un altro, che ha un negozio uguale al tuo, dall'altra parte del mondo".
Se c'erano i pesci magari parlavano dei pesci.
<<Nell'agorà del nuovo millennio
la vita scorre davanti alle vetrine>>
la vita scorre davanti alle vetrine>>
Un pomeriggio nel centro commerciale Parco Leonardo di Roma, dove Virzì ha scelto di girare alcune scene del film "Tutta la vita davanti"
Carlotta Mismetti Capua
Nei centri commerciali non ci sono più pesci.
Ai bambini piacerebbero, peccato.
E di bambini nei centri commerciali ce ne sono tantissimi.
Questa idea dei pesci l'aveva avuta Victor Gruen, un ebreo viennese emigrato negli Stati Uniti nel 1938. Fu lui a costruire il primo centro commerciale che la storia ricordi, a Minneapolis, nel 1954. Victor pensò di mettere insieme cose che fino a quel momento nessuno aveva mai messo insieme: i pesci, i negozi, l'aria condizionata e i parcheggi.
Concepì questa strana idea di mettere tutti i negozi al coperto, sotto un grande tetto, come fosse una casa.
Con l'aria condizionata, perché ci si potesse andare sempre.
E con in mezzo una piazza, una piazza sotto un lucernaio.
Nel centro della piazza mise, appunto, una enorme vasca di pesci tropicali.
I pesci forse non vi sembreranno importanti: ma danno l'idea di come questa nuova cosa, - che poi si sarebbe chiamata "Mall", agglomerato di negozi con un tetto sopra volesse assomigliare ad un giardino, un Eden dello shopping. Il settimanale americano "Time", che all'epoca spedì un giornalista all'inaugurazione, scrisse entusiasta che il centro commerciale Southdale di Minneapolis era "un parco, sotto una cupola, con un parcheggio".
Victor Gruen aveva inventato un prototipo.
I libri di architettura non lo celebrano a dovere, ma è l'architetto più significativo del Novecento, non c'è dubbio. Cinquanta e rotti anni dopo i centri commerciali si sono diffusi in ogni angolo del mondo, da Dubai a Tokyo, da Caserta a Castefranco Veneto.
E sono diventati un luogo dove:
- la gente va a passeggiare,
- organizza le feste di compleanno dei figli,
- passa la domenica con gli amici.
Ma i pesci non ci sono più. Nemmeno qui al Parco Leonardo di Roma, 160 ettari di negozi e divertimenti e parcheggi e panchine al coperto.
Qui Paolo Virzì ha girato un pezzo del suo film <<Tutta la vita davanti>> la scena in cui, con un'improvvisa ora libera dal lavoro, i ragazzi del call center vanno a mangiare una cosa e a svagarsi un po'.
Perché al centro commerciale si va più spesso per svagarsi che comprare.
"Shopping window" lo chiamano gli americani, lo sport di guardare le vetrine.
MA PIU' CHE LE VETRINE guardare gli altri e vedere se ti somigliano. La somiglianza è molto importante. Miriam e Veronica vengono da Colonia, i genitori sono Siciliani, emigrati in Germania trent'anni fa e le cose non sono andate male: tre ristoranti, una casa di proprietà e l'unicersità per i figli.
Miriam e Veronica son a Roma per sei mesi, a fare l'Erasmus, ma oggi è domenica e non c'è da studiare. Il Colosseo lo hanno già visto, il Vaticano anche, a Fontana di Trevi sono andate la scorsa settimana, hanno mangiato il gelato e comprato le cartoline. Dopo aver assolto ai loro doveri di turiste oggi sono venute a fare quello che veramente le diverte: lo shopping al centro commerciale.
Per arrivare fin qui hanno consultato Internet e studiato l'orario dei treni. Ce n'era uno ogni venti minuti che portava all'aeroporto e hanno guardato la città allontanarsi dai finestrini. Prima le case attaccate alla ferrovia, poi gli svincoli, i cancelli dei quartieri residenziali, i cavalcavia, mentre la città si esauriva e diventava un'altra cosa.
Capannoni della zona industriale, la centrale elettrica, la marrana, scampoli di campagna, e poi, nel bel mezzo di questa non-città, un pezzo vero di nuova-città: il centro commerciale. Meta e gioia di una domenica nuvolosa. Perché al centro commerciale due cose sono importanti: il clima e le partite. Quando piove si riempie, quando c'è una parita si svuota.
A Parco Leonardo Miriam e Veronica sperano di trovare H&M, una catena di vestiti a poco prezzo dove vanno sempre anche a Colonia. "Magari qui c'è una collezione diversa", dicono. Se ne deduce che uno non viene da Colonia a Roma per vedere una cosa diversa da quella che conosce, ma per vedere l'esatta identica cosa. In effetti il centro commerciale è un posto rassicurante.
C'è anche la piantina che ti dice, negozio per negozio, cosa troverai. Nessuna sorpresa, nessuno scorcio improvviso, nessun bar chiuso, nessun barbone che ti chiede50 centesimi, nessun ingorgo.
QUI A PARCO LEONARDO, come in ogni centro commerciale del mondo, si replica la città: ci sono i lampioni, le strade, le piazze dedicate a Brunelleschi, i bar. Qui poi, a Parco Leonardo, ci sono anche le case, dove la gente ci vive: 7mila appartamenti con tanto di balconcini, che costano 230 mila euro per 50 metri quadri. Rifiniture eleganti, dice però il cartello, anche se a guardare bene sono già caduti gli intonaci. Negli appartamenti ci abitano molti di quelli che al Parco Leonardo ci lavorano.
Come Michele, di Afragola, provincia di Napoli, che con la sua ragazza si è trasferito un mese fa e da quando è qui non è mai uscito oltre i muri del centro commerciale, perché al centro commerciale ci sono i muri. Come una fortezza.
<<Facevo il carabiniere , ma non ho superato degli esami e ho dovuto smettere. Ho portato cento curriculum, a tutti i negozi del centro commerciale: e poi mi ha chiamato il propietario del fast-food, che è napoletano pure lui>>, spiega con l'aria di chi comunque è di passaggio. <<Non è il mio mestiere questo,sa. Non è che uno gli puoi togliere l'arma e mettere il panzerorro in mano>>.
Il sogno di Michele è entrare nella vigilanza , sempre al centro commerciale. Ma non per lo stipendio, che è lo stesso: 800 euro. Ma per l'arma. Nel senso della pistola. (ndr, Stan: ?? bah, mi sa che è "per questo" che è stato messo fuori dai carabinieri. Questa è preoccupante "mania") Davanti al fast-food c'è una pedana per gli spettacoli. Michele dice che il sabato vengono i vigili del fuoco a fare le esercitazioni.
Sulla pedana si danno appuntamento i ragazzi e le comitive che qui ci vengono a passsare il pomeriggio. Che la domenica poi, si sa - lo cantava anche Venditti -è un giorno da buttare. <<Che down, mi sono dimenticato il cellulare nel giubbotto>>, dice un giovane che deve avere meno di vent'anni, fatto indiscutibilmente segnalato dagli accessori, tutti, compreso un cappellino, marchiati Gucci. Ha anche, il ragazzino, le sopracciglia depilate e una decisa dose di autoabbronzante. Le due cose, sopracciglia e abbronzatura, devono essere la moda, perché ce l'hanno tutti quelli della comitiva.
SEMBRANO LE COMPARSE di un film con Cleopatra, gli manca solo il gonnellino: ma loro invece si sentono modernissimi perché assomigliano alla pubblicità che sta in tv che poi assomiglia a loro che stanno sulla pedana.
"Che facciamo?", dice uno. "Boh", risponde l'altro. Passano dieci minuti, la conversazione langue. "Andiamo in sala giochi?"... "Vabbè" fanno in coro delle ragazze, che tanto le opzioni sono solo tre: negozi, pedana e sala giochi. Coppie e famiglie invece popolano i corridoi infiniti dei negozi, che sono gli stessi identici negozi che troverebbero in una via qualunque della città, perché se il centro commerciale assomiglia alla città anche la città, ormai, assomiglia al centro commerciale. Però qui entrano ed escono dai negozi con i carrelli della spesa, che anche dentro Prada ci si può andare col carrello della spesa.
Dentro i carrelli non c'è molto, poche le buste, molti, invece, i bambini. Se ne stanno accovacciati nei carrelli come in una macchina dell'auto-scontro, alcuni addormentati addirittura, e sognano tra Zara e L'Erbolario.
La signora Daniela qui ci viene una settimana sì e una no <<anche se non devo comprare niente>>, dice, <<anche se alla fine qualcosa la compro sempre>>, dice.
Oggi ha comprato un orologio per la cucina e una confezione di Coccolino.
Si è fatta quaranta minuti di macchina per un orologio e un Coccolino, ma dice che del centro commerciale di Parco Leonardo le piace l'atmosfera.
"A me piace tanto camminare". Il figlio della signora Daniela ha otto anni, e sta spiegando a suo cugino, che è venuto da fuori, che qui, al centro commerciale, sono tutti "franchising". Sì, ha otto anni e usa proprio questa parola: "franchising", che poi sarebbe questo: "tu hai il tuo negozio, però devi vendere le cose che ti dice un altro, che ha un negozio uguale al tuo, dall'altra parte del mondo".
Se c'erano i pesci magari parlavano dei pesci.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















