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Giovedì, 1 Maggio : 2008 Brescia Oggi
DECENTRAMENTO. La riforma le ha ridotte di numero, ma non ha evitato che il centrodestra facesse il pieno, conquistando la maggioranza in tutte e cinque
di Eugenio Barboglio
Le circoscrizioni aspettano la Giunta. È solo aver stabilito gli assessorati che Adriano Parolimetterà mano agli organismi decentrati. In poche parole, deciderà i presidenti di circoscrizione. Tutti e cinque, dal momento che il centrodestra ha fatto strike, prendendosele tutte, le circoscrizioni, benchè avesse alla vigilia del voto indicato nella riforma, che le ha portate da nove a cinque, un escamotage dell’amministrazione uscente per limitare sul territorio l’annunciata vittoria del Pdl. Un obiettivo che se davvero era implicito nella riforma, è stato disinnescato dal voto del 13 e 14 aprile. Voto che ha regalato al centrodestra le cinque aree della città, riscrivendo la mappa del potere più prossimo ai cittadini, prima diviso più o meno equamente: cinque a quattro per il centrodestra.
PAROLI risolto il rebus della Giunta - ieri sera al ritorno da Roma ha incontrato i fedelissimi per chiudere il cerchio prima di festeggiare con una cena il successo elettorale - affronterà oggi il nodo dei presidenti. In linea formale li elegge il consiglio circoscrizionale, convocato dal sindaco stesso, ma di fatto l’elezione si muove su una partitura di nomi predefinita dal gruppo dirigente della coalizione. Che, dal canto suo, non ha mai fatto mistero di voler partire dai risultati elettorali, fatti salvi però gli equilibri tra le componenti politiche del centrodestra, la cui salvaguardia è probabilmente l’asse principale delle scelte. Detto questo, la nomina effettiva, a quel punto viene da sè: la maggioranza di 12 a 8 di cui gode il Pdl con la Lega Nord nei consigli è di garanzia assoluta.
Da capire a che mappa condurrà la «giustizia distributiva» parolinana. Difficile che si realizzi lo schema 2-2-1, ossia due presidenti a testa per Pdl e Lega e uno per l’Udc. Più probabile che tre siano del Pdl, più un leghista e un cristiano democratico. Le archimie però sono complesse.
Sulla carta tre circoscrizioni dovrebbero essere quasi blindate.
Nella Centro appare scontato il passaggio del testimone tra Mario Labolani (che va in Giunta) e il suo vice Flavio Bonardi.
Nella Nord se Marco Toma non avrà un incarico di prestigio in Comune, farà il presidente della Nord, altrimenti lo farà Marco Rossi, secondo per preferenze nel Pdl, e di osservanza gelminiana.
Non è un mistero che la Lega Nord reclami la Sud, un po’ per via delle continuità con il governo della Sesta, per l’altro verso per aver conquistato qui il 22 per cento. Rolfi il più preferenziato è in Loggia e potrebbe toccare a Massimo Tacconi, impegnato in comitati di cittadini, poco importa se in un’altra circoscrizione, quella del centro storico.
I GIOCHI SI complicano se il ragionamento si completa con le altre due circoscrizioni.
La Ovest per la verità pare prenotata dal Pdl, non fosse altro che per i 667 voti raccolti da Mattia Margaroli, figlio di Maurizio, ex numero uno della Terza. Se vale qualcosa il principio delle preferenze, non ci sarebbe discussione. Ma è vero che qualcuno storce il naso davanti ad un padre assessore, come sarà Maurizio, e un figlio presidente circoscrizionale. A quel punto dovrebbe spuntare un’altrenativa. Ma non ce n’è una che si impoga.
Infine, la Est. Se si deciderà che spetti all’Udc - che lì ha ottenuto la percentuale maggiore (4,80%) -, allora l’uomo sarà Vincenzo Celano, impegnato nel volontariato nella ex rossa Sant’Eufemia. Ma non è così limpido il quadro. Un paio di variabili lo complicano: la prima è che non tutti nel centrodestra ritengono "obbligatorio" che l’Udc debba avere una presidenza, alla luce di risultati elettorali non esaltanti; la seconda è che in quel quadro mancherebbe un presidente di An. Se questo è il nodo, però, sarebbe anche pronta la soluzione. E senza rispolverare quel disegno partorito quando Labolani si candidò per la Regione. Allora sembrava possibile che Bonardi per non turbare i rapporti di forza tra i partiti sarebbe passato da Fi a An, diventando presidente, ma per Alleanza Nazionale. Probabilmente stavolta bastano i buoni rapporti che regnano nel gruppo dirigente del Pdl per battezzare Bonardi, senza mettere in moto l’intera operazione. E senza dimenticare il predecessore di Labolani, Giulio Arzenton che potrebbe avere qualche aspirazione.
PAROLI risolto il rebus della Giunta - ieri sera al ritorno da Roma ha incontrato i fedelissimi per chiudere il cerchio prima di festeggiare con una cena il successo elettorale - affronterà oggi il nodo dei presidenti. In linea formale li elegge il consiglio circoscrizionale, convocato dal sindaco stesso, ma di fatto l’elezione si muove su una partitura di nomi predefinita dal gruppo dirigente della coalizione. Che, dal canto suo, non ha mai fatto mistero di voler partire dai risultati elettorali, fatti salvi però gli equilibri tra le componenti politiche del centrodestra, la cui salvaguardia è probabilmente l’asse principale delle scelte. Detto questo, la nomina effettiva, a quel punto viene da sè: la maggioranza di 12 a 8 di cui gode il Pdl con la Lega Nord nei consigli è di garanzia assoluta.
Da capire a che mappa condurrà la «giustizia distributiva» parolinana. Difficile che si realizzi lo schema 2-2-1, ossia due presidenti a testa per Pdl e Lega e uno per l’Udc. Più probabile che tre siano del Pdl, più un leghista e un cristiano democratico. Le archimie però sono complesse.
Sulla carta tre circoscrizioni dovrebbero essere quasi blindate.
Nella Centro appare scontato il passaggio del testimone tra Mario Labolani (che va in Giunta) e il suo vice Flavio Bonardi.
Nella Nord se Marco Toma non avrà un incarico di prestigio in Comune, farà il presidente della Nord, altrimenti lo farà Marco Rossi, secondo per preferenze nel Pdl, e di osservanza gelminiana.
Non è un mistero che la Lega Nord reclami la Sud, un po’ per via delle continuità con il governo della Sesta, per l’altro verso per aver conquistato qui il 22 per cento. Rolfi il più preferenziato è in Loggia e potrebbe toccare a Massimo Tacconi, impegnato in comitati di cittadini, poco importa se in un’altra circoscrizione, quella del centro storico.
I GIOCHI SI complicano se il ragionamento si completa con le altre due circoscrizioni.
La Ovest per la verità pare prenotata dal Pdl, non fosse altro che per i 667 voti raccolti da Mattia Margaroli, figlio di Maurizio, ex numero uno della Terza. Se vale qualcosa il principio delle preferenze, non ci sarebbe discussione. Ma è vero che qualcuno storce il naso davanti ad un padre assessore, come sarà Maurizio, e un figlio presidente circoscrizionale. A quel punto dovrebbe spuntare un’altrenativa. Ma non ce n’è una che si impoga.
Infine, la Est. Se si deciderà che spetti all’Udc - che lì ha ottenuto la percentuale maggiore (4,80%) -, allora l’uomo sarà Vincenzo Celano, impegnato nel volontariato nella ex rossa Sant’Eufemia. Ma non è così limpido il quadro. Un paio di variabili lo complicano: la prima è che non tutti nel centrodestra ritengono "obbligatorio" che l’Udc debba avere una presidenza, alla luce di risultati elettorali non esaltanti; la seconda è che in quel quadro mancherebbe un presidente di An. Se questo è il nodo, però, sarebbe anche pronta la soluzione. E senza rispolverare quel disegno partorito quando Labolani si candidò per la Regione. Allora sembrava possibile che Bonardi per non turbare i rapporti di forza tra i partiti sarebbe passato da Fi a An, diventando presidente, ma per Alleanza Nazionale. Probabilmente stavolta bastano i buoni rapporti che regnano nel gruppo dirigente del Pdl per battezzare Bonardi, senza mettere in moto l’intera operazione. E senza dimenticare il predecessore di Labolani, Giulio Arzenton che potrebbe avere qualche aspirazione.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).













