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Pensieri 1: Rolfi, “ronde” e controlli a tutto campo.
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Messaggio Pensieri 1: Rolfi, “ronde” e controlli a tutto campo. 
 



Lunedì, 5 Maggio : 2008  

Pensieri 1:
Rolfi, “ronde” e controlli a tutto campo.

ovvero


Come rendere “ disdicevoli ”
iniziative altrimenti plaudibili.


Per dimostrarlo prendiamo in prestito l’articolo su Il Brescia di oggi e ne estraiamo, evidenziandoli, alcuni passi significativi che, secondo noi, ovviamente, sono motivo di “preoccupazione ed indignazione”

Li riportiamo sotto evidenziando in rosso alcuni punti “salienti” e quindi “indicativi” di un modo di ragionare, operare (forse) e porsi del tutto errato e forse unicamente propagandistico. Di sicuro non utile ad un sereno e “corretto” operare in nome di quelle che si vorrebbero gabellare per “legalità e correttezza di azioni”.

MA ECCOVI i punti salienti e giudicate anche voi con noi:

Il Brescia / Rolfi ha scritto: 
Sicurezza.Il vicesindaco è già al lavoro sulle soluzioni per rendere più vivibili via Solferino e dintorni.

Stazione pulita, la ricetta di Rolfi
“ronde” e controlli a tutto campo


Le iniziative: vigili sempre presenti, verifiche su residenze e negozi gestiti da stranieri


Pensionati, e carabinieri, normali cittadini “armati” di cellulare comunale e pronti a segnalare alle forze dell'ordine qualsiasi anomalia.

[…]

Con due punti di particolare attenzione: <<le attività commerciali rivolte a una clientela esclusivamente straniera, che spesso ospitano attività illecite>> e <<l'eccessiva presenza di immigrazione extracomunitaria, che porta con sé fenomeni delinquenziali evidenti>>, a partire dallo spaccio.

[…]

E una linea di massimo rigore per quanto riguarda <<i negozi gestiti da stranieri che non rispettano le regole sanitarie, amministrative e legislative.
Su questo fronte, nelle prossime settimane, il neo assessore alla Sicurezza lavorerà a stretto contatto con la collega di giunta Paola Vilardi (Urbanistica). Perché uno degli obiettivi è quello di <<evitare che la Stazione diventi, o rimanga, un ghetto e dunque oltre a intensificare i controlli mirate bisogna trovare dei meccanismi con cui favorire la ripresa di attività gestite da italiani>>. Solo così, conclude Rolfi, <<si potrà rilanciare anche dal punto di vista commerciale una zona dalle grandi potenzialità economiche che sta gradualmente perdendo attrattiva tra i bresciani>>.  


RIMARCHIAMO, anzitutto, il quanto traspare dall’insieme di tutto il neo pensiero della Loggia:

- GRATUITO ed INUTILE RAZZISMO che traspare dal continuo rapportare il tutto SOLO agli stranieri: controlli sugli stranieri; verifica negli esercizi, ma di stranieri; … attività commerciali unicamente per gli stranieri (quali sarebbero poi?) come se tutto il male fosse insito solo in essi.
Il promettere un’efficace azione di controllo sul territorio, cosa non disdicevole ed anzi utile – laddove non addirittura necessaria – per essi non è bastevole anzi, sembra quasi cosa lontana dal loro vero interesse.
Ad essi infatti, a quanto appare, basta solo titillare la diffidenza per il diverso che è già insita nell’animo umano ben sapendo che a molti, il solo fatto che ci sia chi minaccia fuoco e fiamme contro determinati soggetti che per essi sono “diversi” li fa già sentire appagati. Magari anche a prescindere da azioni reali. Un dagli all’untore insomma; pratica non del tutto sconosciuta in Italia.

Dobbiamo noi, ad esempio, ricordare quanto marciume – e quindi illegalità - ci sia anche tra italianissimi, anzi “brescianissimi”, esercenti? Dobbiamo proprio andare a tirar fuori i molteplici casi di locali chiusi, o comunque di gestori arrestati, per prostituzione, spaccio di droga ecc? Dobbiamo essere noi a rivangare, finanche - o soprattutto (?) - nella cosiddetta Brescia bene, casi ed azioni non proprio “esemplari” riscontrabili poi finanche, ad esempio, nel caso del “barista della Brescia bene” oltretutto NON in stazione ma … in adiacenze della centralissima P.za Vittoria, dove droga e prostituzione minorile erano, praticamente, alla base del “menù tipico” del locale?

Ed allora. Controllo del territorio e verifica del rispetto delle regole PER E DA TUTTI. Punto.
Questo sì sarebbe corretto ed onesto parlare.
Controllo e verifiche, a prescindere quindi da prefissi bersagli basati su distinzioni di razza, colore, lingua e magari anche fede nonché di tipologie di “reati”, perché, carissimi, se delinquente è chi ci deruba della borsa (e ce ne sono di ogni tipo, inclusi baldi nostrani) non meno “delinquente” è chi ci DERUBA della nostra Tranquillità, del nostro Riposo (finanche in casa nostra) e della nostra Sicurezza a girare per le strade. Sicurezza che NON è unicamente quella del pericolo di essere scippati ma anche (e molto più frequentemente) quella di essere investiti. Di sicuro: sempre gassificati.
PARIMENTI (sempre parallelamente parlando), “delinquente” è anche chi ciò favorisce a qualsiasi titolo e per qualsiasi scopo ed anzi, proseguendo, chi trae beneficio da tali comportamenti, di fatto delnquenziali, è quindi tranquillamente equiparabile a “sfruttatori” vari o, quantomeno, a “ricettatori” o “pacchettisti” che vendono quanto non è propriamente nella loro “proprietà: la nostra Salute, appunto, e la nostra tranquillità.

Speriamo di essere riusciti a dare un’idea (in parallelo forzato) sul tutto e quindi di aver giustificato il nostro dire iniziale:

Come rendere “ disdicevoli ”
iniziative altrimenti plaudibili


Di questo errato modo di pensare e quindi di porre le cose - a nome e per conto dell’associazione vivicentro - ebbi, tempo fa, modo di parlarne e confrontarmi – ad esempio – con il neo assessore Labolani (allora presidente della Nona) in un incontro che fu, nel suo complesso, anche interessante e che “sembrò” poter sfociare in qualcosa in più e di utile per tutti. Purtroppo, anche in questo caso, non si andò oltre un semplice parlare senza poi compiere, realmente, il passo importante del fare (ovviamente NON per nostra colpa o volontà). Lo evidenziamo, ricordiamo e precisiamo onde evitare eventuali “strumentalizzazioni” tendenti a far passare il concetto che diciamo ed annotiamo certe cose solo ora e magari solo per “preconcetto”.

CIO’ PREMESSO passiamo ora a ulteriormente evidenziare quei punti “neri” all’interno di un contesto già di per se stesso poco corretto laddove non diventa addirittura, ripetiamo,: gratuitamente ed unicamente razzistico.

I “punti sono:

1)A prescindere dal “vizietto per le ronde” che ora, con la sempre più stretta commistione ed unione di due pensieri non proprio scevri da alcun “preconcetto” riporta alla memoria “antiche ferite” di [url=][color=blue]“antiche ronde”[/blue] che REALMENTE e DOLOROSAMENTE si sono abbattute sul popolo italiano ci chiediamo:

“… palmare comunale …”: PERCHE’' ?.

Perché “comunale” e perché poi, quindi, addirittura magari “palmare”? (in comune, ormai, quelli usano). Ormai un cellulare (e per il quanto si proclama che dovrebbero fare sarebbe più che sufficiente) lo hanno anche i loro tanto malvisti “altri”; vuoi quindi che non l’abbia un “nobile” padaglodita?. Perché quindi dovercene far carico noi?
INOLTRE poi le chiamate alle forze dell’ordine, se proprio e solo a quello dovrebbero servire, sono assolutamente gratuite e quindi non c’è nemmeno la scusante dell’eventuale spesa per le “migliaia” (si suppone) di telefonate che indefessamente dovranno fare.

CIO’ chiarito, ripetiamo la domanda: perché “comunale”?  - perché a spese di tutti si dovrebbe dotarne “anche questi nuovi soggetti” oltretutto affini solo ad una certa ideologia e con una sola visuale?.
Ricordiamo inoltre e per inciso, che quando ne fu dotato il “personale politico” – nella passata amministrazione – ci fu, se non erriamo, anche una qualche punta di “polemica” proprio da parte di chi ora vorrebbe farne “gratuita donazione” a dei signor-nessuno che non hanno nemmeno lo scudo dell’essere stati eletti (e quello di “Giussano” non è, ci spiace, sufficiente).

Cellulari e loro gestione sono cose che costano.

Perché dovrebbero pagare tutti per le “fregole” di alcuni?

E poi: sarebbe cosa “regolare e legale”?
Non parliamo delle “ronde” ma della spesa e della dazione!

NON crediamo proprio per cui, al caso, ne faremo verifica con nostri legali e, ove la nostra impressione non fosse errata, ne trarremo dovute azioni a tutela del “patrimonio” comune ad essi affidato e che dovrebbero oculatamente spendere nel reale interesse di tutti, e per cose consentite dalla legge.

2)Saltiamo altri passaggi che, per il solo averli evidenziati ed anche sottolineati in alcuni passaggi, si lasciano commentare e considerare da soli. Chiaramente, ognuno sarà libero di farlo secondo il suo modo di pensare e di sentire alcune cose. A noi basta già averli evidenziati come “punti da considerare”.

3)Giungiamo allora, per finire, al quanto si può, al momento, intravedere tra le righe e cioè:

PROFILARSI di FINANZIAMENTI più o meno a fondo perduto a quanti (chiaramente di comprovata razza pura) volessero usare la cortesia alla cittadinanza tutta di sacrificarsi aprendo una qualche attività in zona stazione con promessa poi di continuare a “soccorrerli” ad ogni loro richiesta sia essa di lavori, rimborsi, finanziamenti ecc. In breve: COME QUELLI DEL CENTRO.
Ovviamente, gi utili che saranno chiaramente sempre pochi, anzi nulli, a prescindere, sarebbero -  logicamente e giustamente – degli esercenti.
Ribadiamo, praticamente, la solita premessa per: “Spese pubbliche ed Utili Privati”.
Un affare, insomma, per la comunità tutta (o forse solo per i “soliti” noti?)

Anche qui, in questo e per questo, ci permettiamo di ricordare, sommessamente, che essi amministrano soldi pubblici che andrebbero gestiti nell’interesse di tutti ed lo spendere soldi di tutti per far “tornare” – come dicono – esercenti nostrani in determinate zone, non ci sembra proprio di “interesse generale”, tanto meno primario. Al cittadino normale, siamo certi, poco interessa il colore ecc dell’esercente. Gli interessa che sia corretto e non esageratamente esoso. Se poi ci scappa anche qualche sorriso e qualche “chiacchierata” poco male anzi, a dirla tutta, e qui mi esprimo per sensazione personale anche se credo “facilmente comune”, quando in tali esercizi mi servo (e me ne servo) mi sento anche, non so, più “felice” perché mi rendo conto di aver fornito un piccolo granellino alla costruzione del castello della convivenza. Di sicuro di aver contribuito a far si che chi qui è venuto abbandonando propri familiari, amici, usi e costumi – nonché lingua (e pensare che, tra i nostrani, c’è chi ancora non va oltre il dialetto ed al massimo è sceso in “città” o è andato nel comune accanto – di sicuro non lasciano la mammina ed il papino - e, ciò non toglie, si permettono di … ma lasciamo stare) – possa “onestamente” vivere e portare avanti la propria famiglia.

QUESTO è tutto, per oggi.

Queste le nostre riflessioni. Vi lasciamo alle vostre e, al solito, se vi scappasse di farcele conoscere …

  





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