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Redditi online: aggiornamento
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Messaggio Redditi online: aggiornamento 
 



Mercoledì, 30 Aprile : 2008 il Velino

Redditi online: Grillo s’infuria,
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i “grillini”: Che ca... dici?


 
“Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere”. Non l’ha proprio digerita Beppe Grillo la decisione dell’Agenzia delle entrate di mettere online le dichiarazioni dei redditi 2005 di tutti i contribuenti italiani. Secondo il comico genovese (la cui dichiarazione è stata pubblicata nell'articolo del Corriere della Sera sull'iniziativa dell'Agenzia delle Entrate), che lancia un duro attacco dal suo blog, questa è una misura “suggerita dalla ‘Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita. Padoa-Schioppa e Visco, con la benedizione di Prodi e del centrosinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito”. Non solo. Per l’organizzatore dei V-Day, a causa di questa iniziativa dell’Agenzia delle entrate, adesso “i rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato”. La criminalità organizzata, continua, “non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate. I nullatenetenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato. Le rapine in villa si faranno finalmente in tutta Italia e non saranno concentrate nel Lombardo Veneto. Gli odi familiari troveranno libere manifestazioni, chi non ha concesso un prestito in famiglia e ha un alto reddito sarà finalmente smascherato”.

E attacca: “Follia, questa è follia. Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento. Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere”. Grillo sprona quindi gli internauti a inviare una e-mail “al prossimo ministro dell’Economia Giulio Tremonti” perché “ristabilisca le regole della convivenza civile e blocchi l’accesso a chiunque di dati sensibili privati. Nei prossimi giorni cercherò di capire chi è l’ispiratore di questa schifezza. È giusto che tutti lo vengano a sapere e che risponda delle eventuali conseguenze”.

Un attacco, quello di Grillo, che però viene fortemente criticato dal suo popolo, quei “grillini” che riempiono le piazze durante i suoi show-comizi. A commento del suo post, infatti, una serie di risposte non proprio in linea con l'invettiva del comico genovese: “Grillo, questa è una cazzata – scrive Davide R. –. Tanto la mafia già sa tutto senza bisogno di elenchi pubblici. Al massimo NOI possiamo sapere qualche cosa di più. Forse ti dà fastidio che ora si sappia che hai dichiarato quattro milioni di euro?”. Stesso tono viene usato anche da Meri C. : “Grillo, ma che ca... dici? Sul sito dell'agenzia delle entrate si possono vedere le dichiarazioni dei redditi di tutti; gente comune, vip, società di persone e di capitali. Il più grande atto di democrazia mai visto in Italia. In altri stati la cosa è assolutamente pacifica. Da noi le associazioni dei consumatori strillano che è ‘enorme violazione della privacy’. Mi vergogno per l'associazione dei consumatori e anche per te Grillo. Credi che per individuare le loro vittime i rapitori vadano a consultare il sito dell'Agenzia? Ma che cazzate spari? Se arrivate a questo punto siete proprio una fogna a ciel sereno”. Critico con il post del comico anche Claudio M.: “Mi dispiace Beppe, non sono d’accordo ed è la prima volta! Se negli altri paesi si fa deve essere fatto pure qui. Forse una della poche cose buone fatte fin ora”. E il numero di voci contrarie continua ad aumentare...

Redditi on line: bufera su Visco,
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duro stop dal Garante


L’Autorità Garante per la privacy ha messo la parola fine a una vicenda che nel corso della giornata aveva continuamente sconfinato nel tragicomico: gli elenchi delle dichiarazioni dei redditi 2005 di tutti gli italiani vanno subito tolti dal sito web dell’Agenzia delle Entrate, dove erano stati messi questa mattina. Ci sono volute oltre due ore di riunione del Consiglio per emettere la sentenza, durissima: il Garante, si legge in una breve nota, “anche richiamando le sue diverse pronunce in materia” rileva che “per tale forma di diffusione sussistono allo stato evidenti e rilevanti problemi di conformità con il quadro normativo in materia”. Ma non solo. L’Autorità precisa infatti che ha deciso di “chiedere formalmente e con urgenza ulteriori delucidazioni all'Agenzia” invitandola “a sospendere nel frattempo la diffusione dei dati in Internet”. Arriva solo in serata la nota del viceministro Vincenzo Visco: "Abbiamo dato disposizione di sospendere la pubblicazione in rete delle dichiarazioni dei redditi - vi si legge - in attesa di avere dall’Agenzia delle Entrate i dovuti chiarimenti sulla corretta applicazione delle procedure e delle norme di legge soprattutto riguardo alle osservazioni mosse dall’Autorità Garante della Privacy".

E dire che fino a poche ore fa, lo stesso Visco, “mente e regia” dell’iniziativa di questa mattina, si difendeva con sicurezza affermando che “è un fatto in uso in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano”. Il finale, in effetti, è da telefilm. A smentirlo, poi, molto prima della decisione del Garante, erano stati anche gli esperti. “All’estero non funziona affatto come dice Visco – aveva commentato l’avvocato Paolo Di Capitani, dello studio Uckmar – soprattutto negli Stati Uniti, dove le dichiarazioni dei redditi non sono on line e possono essere divulgati solo pochi dati specifici e a condizioni particolari”. “La pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi è storia antica – commenta col VELINO un affermato tributarista – risale alla riforma del 1973 e anche allora se ne fece poco perché divampò subito la polemica: sembrava una ‘lista della spesa’ per l’anonima sequestri”. Mutatis mutandis, i destinatari della ‘lista della spesa’ oggi potrebbero essere gli organizzatori delle rapine in villa: non male come trovata, da parte di Visco, in un momento in cui il “tema sicurezza” si dimostra in cima alle preoccupazioni degli italiani.

La ‘sentenza’ del Garante è comunque arrivata quando gli elenchi on line non erano più accessibili già da ore: il sito internet dell’Agenzia delle Entrate, sommerso da un flusso di accessi che non era in grado di gestire, è infatti andato subito in tilt. Non appena si è diffusa la notizia dell’accessibilità on line, gli italiani si sono precipitati in massa a spiare i conti di parenti, amici, capoufficio, vip e vicini di casa. Tanto che a un certo punto la stessa agenzia ha bloccato gli accessi, unico modo per rimettere sul web il sito. Nel frattempo Visco aveva avuto modo di ricevere le durissime critiche non solo di buona parte dell’arco parlamentare, ma anche di personaggi come Beppe Grillo e di quasi tutte le associazioni dei consumatori. “Adusbef e Federconsumatori – si legge in un comunicato delle due organizzazioni - oltre a chiedere l’oscuramento immediato di tali elenchi, che non servono certo a combattere l’evasione e l’elusione fiscale, ma ad attivare la morbosa curiosità di vicini e parenti verso i redditi onestamente guadagnati, chiedono la tempestiva rimozione di quei funzionari dell’agenzia delle Entrate che hanno autorizzato la pubblicazione della ‘colonna infame’ che espone i contribuenti ad atti ritorsivi, mentre lascia indisturbati i soliti evasori”.
 
(Massimo Bongiorno)



Ultima modifica di Redazione il 05 Maggio 2008 14:01, modificato 2 volte in totale 






ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Messaggio Re: Redditi online: Grillo s’infuria, i “grillini”: Che ca.. 
 



Giovedì, 1 Maggio : 2008  

Claudio Sabelli Fioretti

LE TASSE E LA PRIVACY


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Il patto sociale per eccellenza è il pagamento delle tasse. Pagare le tasse è come quando si va al ristorante e ognuno paga la sua quota. Se uno non paga non è un dritto, è uno scroccone. Quindi non pagare le tasse è una furbata illegittima dal momento che chi non le paga usufruisce degli stessi servizi di quelli che le pagano. E tutto, ovviamente, deve avvenire nella massima trasparenza. Perché si invoca la privacy per un atto che per definizione è pubblico? Grillo dice una sciocchezza quando dice che così si aiutano i rapitori. I rapitori sanno tutto benissimo a prescindere dalla pubblicizzazione dei dati.

  





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Messaggio I dati fiscali sono ancora in rete E il Codacons denuncia Vi 
 



Venerdì, 2 Maggio : 2008  Quotidiano.net
 
REDDITI ON LINE

I dati fiscali sono ancora in rete
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E il Codacons denuncia Visco


E' possibile farsi risarcire
Raggirato il divieto di pubblicazione, i file sono stati copiati grazie al peer to peer. Monta la protesta contro Visco. Commenta


Basta collegarsi su e-Mule e il gioco è fatto. Su questo sito, come su tanti altri simili di 'peer to peer', tra canzoni e film, è possibile trovare la dichiarazione dei redditi del 2005 di tutti gli italiani. Non è quindi bastato l'intervento del Garante della Privacy per bloccare la diffusione dei contestatissimi elenchi fiscali messi on line mercoledì scorso dal sito dell'Agenzia delle Entrate.
 
È risultato dunque tardivo l'intervento del Garante, almeno per gli esperti della rete, per i quali è stato un gioco da ragazzi copiare le liste per poi ripubblicarle su altri siti o blog dove ora chiunque può collegarsi e dare sfogo alla propria curiosità. Intanto Mauro Paissan, dell'Autorità Garante per la privacy, ha ribadito che l'Authority non sapeva "assolutamente nulla" dell'iniziativa dell'Agenzia delle Entrate. "Il problema - ha spiegato - è di legitimità perchè nel web salta il limite temporale indicato dalle norme" per la consultazione.

Monta, intanto, l'onda della protesta contro Vincenzo Visco, il vice ministro uscente dell'Economia considerato l'ispiratore dell'operazione. Roberto Speciale, l'ex comandante della Guardia di Finanza già protagonista di un aspro braccio di ferro con Visco e ora eletto alla Camera nelle fila del Pdl, ha sottolineato che il nuovo governo dovrà intervenire per rimediare alla pubblicazione delle denunce dei redditi, in modo che simili fatti non si possano ripetere.

"Il viceministro Visco o chi per lui - ha affermato il generale - facendo un'interpretazione molto estensiva, diciamo ad usum delphini, di un dpr del 1973, che disponeva la pubblicazione dei dati però con determinate garanzie sempre presso le agenzie delle entrate, ha avuto questa bellissima pensata mettendo praticamente in piazza i redditi di tutti gli italiani". Speciale paventa anche il rischio che le informazioni possano essere usate da male intenzionati per richieste di "pizzo, ricatti e sequestri di persona" e considera tutta la vicenda una "vendetta".
 
LA DENUNCIA DEL CODACONS

Il Codacons ha deciso di presentare in 104 Procure una denuncia penale contro il viceministro uscente dell'Economia, Vincenzo Visco, "affinchè anche la magistratura apra delle indagini nell'interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell'Autorità garante". Lo afferma il presidente dell'associazione dei consumatori, Carlo Rienzi, spiegando che la decisione è stata presa "a seguito dell'irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005".

L'articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, "prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90". Nella denuncia l'associazione chiede anche "il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio, come previsto dal secondo comma dell'articolo 167 del codice penale".

 "Non solo - aggiunge il presidente del Codacons - perchè in base all'articolo 28 della Costituzione anche i consiglieri del viceministro Visco potranno essere citati in giudizio e, supponiamo per assurdo il caso di un ricco contribuente rapito dopo la pubblicazione della sua denuncia dei redditi, in tal caso Visco e i suoi consiglieri potrebbero addirittura essere chiamati a rispondere dell'intero riscatto pagato in relazione al danno prodotto".

 IL GARANTE DELLA PRIVACY

La diffusione in Internet delle dichiarazioni dei redditi "anche per poche ore, rende infatti ingovernabile la circolazione e l'uso di questi dati così come la loro stessa protezione". Lo afferma il Garante della privacy in una nota, in riferimento alla circostanza che le dichiarazioni degli italiani sono ancora circolanti in rete grazie a sistemi che consentono la condivisione di file. "Ciò che sta avvenendo -sottolinea l'Autorità- conferma quanto paventato dal Garante privacy e l'opportunità del suo intervento volto a far sospendere la pubblicazione sul sito dell'Agenzia delle entrate dei dati delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti italiani". L'Autorità precisa quindi che l'accessibilità dei dati in rete "non significa che essi siano di per sè liberamente diffondibili da qualunque utente della rete; la loro ulteriore diffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche".

  





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Messaggio Re: Redditi online: cartella con aggiornamenti 
 



Domenica, 4 Maggio : 2008 La Repubblica

IL RETROSCENA Il provvedimento della Procura di Roma arriverà dopo l'acquisizione di tutte le informazione. Nel mirino anche il viceministro

"Così la privacy è stata violata"
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Pronta l'iscrizione di Visco


di CARLO BONINI

QUESTIONE di ore e di forma. Non di sostanza. Quindi, come riferiscono qualificate fonti della procura della Repubblica, il viceministro uscente dell'Economia Visco e, verosimilmente, il direttore generale dell'Agenzia delle Entrate Romano saranno iscritti al registro degli indagati.

L'accusa è trattamento illecito di dati personali (articolo 167 della legge sulla privacy). L'intestazione "ignoti" con cui il fascicolo istruttorio è stato aperto di iniziativa dal procuratore aggiunto Franco Ionta durerà infatti soltanto il tempo necessario a dare un nome o dei nomi a un'ipotesi di reato. Il che significa consentire alla polizia postale (che ha cominciato a procedere già nel pomeriggio di ieri) di assumere la testimonianza dello stesso direttore generale, di acquisire il decreto da lui firmato il 5 marzo scorso che autorizzava la diffusione online delle dichiarazioni dei redditi per l'anno di imposta 2005, nonché di raccogliere "ogni altra documentazione utile" a ricostruire quando e come allo stesso Romano è stata data disposizione di procedere da parte del viceministro Visco.

Del resto, almeno per quel che è dato raccogliere in Procura in queste ore, il quadro istruttorio, quantomeno nelle sue premesse, appare sufficientemente delineato. La Procura della Repubblica è convinta che violazione della legge sulla privacy vi sia stata (non avrebbe altrimenti proceduto d'ufficio) e che il discrimine non sia stato e non sia (come inizialmente pure si era discusso) la natura pubblica degli elenchi dei contribuenti (prevista oltretutto da una legge del '73), ma il modo "anonimo" e "indistinto" con cui ne è stato consentito l'accesso.

Insomma, non il "se", ma il "come". Da questo punto di vista, la magistratura si fa forte del provvedimento a posteriori con cui il Garante ha bloccato la diffusione degli elenchi, ma anche del testo della legge sulla privacy lì dove prevede che la diffusione di dati personali e la loro modalità sia, nei casi teoricamente controversi (come quello in questione), soggetta comunque ad un parere preventivo dello stesso Garante. Un passaggio che, come sembra ormai certo, l'Amministrazione delle Finanze ha omesso.

Sin qui il merito. Quanto alle responsabilità, come si accennava, la posizione di Romano e Visco è legata all'accertamento documentale della loro ruolo nella decisione di diffondere gli elenchi online. Il direttore generale delle Entrate, nel suo decreto del 5 marzo scorso, sembra rivendicarne formalmente la piena ed esclusiva responsabilità. Scrive: "Con l'approvazione dell'articolo 13 della legge 8 maggio 1998, numero 146, sono stati individuati gli ambiti di competenza per l'emanazione di provvedimenti di natura ministeriale, riservando al ministro esclusivamente i provvedimenti che sono espressione di indirizzo politico-amministrativo e, quindi, delegando all'organo amministrativo di adottare quelli di natura tecnico-gestionale. Rivestendo il provvedimento in oggetto carattere tipicamente tecnico-gestionale, l'emanazione è demandata al Direttore dell'Agenzia delle Entrate".

E tuttavia, è stato lo stesso Visco, in un'intervista a Repubblica pubblicata il primo maggio scorso, a rivendicare a sé un ruolo di indirizzo in tutta la vicenda ("L'accesso ai dati era già pronto per gennaio, ma per evitare polemiche in campagna elettorale, ho chiesto di avviarlo più tardi. Ripeto comunque che il principio andava applicato").

I prossimi giorni diranno dove finiscano in questo affare le responsabilità di Massimo Romano e comincino quelle di Vincenzo Visco. E, verosimilmente, apriranno anche l'aspetto più scivoloso dell'istruttoria. Accertare o meno il dolo di chi ha disposto la pubblicazione online degli elenchi, nel momento in cui quella decisione è stata presa. Vale a dire la piena consapevolezza del problema che avrebbe aperto non tanto la piena pubblicità data agli elenchi dei contribuenti, ma la loro diffusione e accessibilità anonima in rete (senza cioè alcun filtro che consentisse di conservare traccia di chi aveva proceduto alla consultazione e della sua identità), con le ricadute che per altro questa ha avuto anche dopo lo stop imposto dal Garante.

Anche su questo punto, Visco, sempre nella sua intervista a Repubblica, si era detto nei giorni scorsi tranquillo: "Francamente, il fatto che oggi, con il progresso tecnico, abbiamo sostituito gli elenchi cartacei con internet, non mi sembra sposti di molto la questione, che è e rimane quella della massima trasparenza". Ma, ora, evidentemente, le cose potrebbero cambiare. Soprattutto quando l'istruttoria affronterà il problema di dati che, sebbene al momento formalmente inibiti dal Garante, proprio in ragione della scelta dell'Amministrazione delle Finanze di fatto continuano e continueranno ad essere liberamente accessibili attraverso tutti quei siti che sono stati in grado di scaricarli nel tempo in cui gli elenchi sono rimasti a disposizione.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Messaggio Re: Redditi online: cartella con aggiornamenti 
 
Aggiungo il mio modesto monologo a quanto sopra detto

Non so dire se la pubblicazione degli elenchi on line possa essere considerato un reato. Ribadisco che se non si teme di essere scoperti (quanti medici specialisti, dentisti, avvocati, artigiani ecc. dichiarano redditi che ci farebbero supporre che vivano sotto i ponti contendendosi le baracche con i rumeni) non ci si dovrebbe adombrare per la pubblicazione. Aria chiara non ha paura di tuoni.

Tuttavia voglio solamente dire che quanto dichiarato pubblicamente da Visco ad una testata nazionale il primo maggio scorso ("L'accesso ai dati era già pronto per gennaio, ma per evitare polemiche in campagna elettorale, ho chiesto di avviarlo più tardi. Ripeto comunque che il principio andava applicato" )configura già un reato perchè se si è rilevata la necessità ai fini antievasivi di pubblicare gli elenchi il fatto che fosse tutto pronto da gennaio e lo si sia fatto SOLO dopo avvenute le elezioni, ci fa trovare al cospetto di interesse privato in atti d'ufficio e di pubblica utilità (necessità di non scontentare gli elettori: quindi azione di scambio silenzio contro voto).-

Fromor

  





Un popolo che non gode di una stampa libera è un popolo di ectoplasmi
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Messaggio Visco sfida il garante della Privacy "Basta ipocrisie,  
 



Lunedì, 5 Maggio : 2008 La Repubblica

Per l'Agenzia delle Entrate non c'è differenza tra diffusione web o sui giornali
"L'Autorità si era già pronunciata, inutile consultarla di nuovo"


Visco sfida il garante della Privacy
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"Basta ipocrisie, dati non segreti"


di CARLO BONINI

ROMA - In un deja-vu che evidentemente non conosce tempo, all'ultima curva della loro seconda esperienza alle Finanze, Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia uscente, e Massimo Romano, direttore generale dell'Agenzia delle Entrate, la testa e il braccio di un decennio di politiche fiscali del centro-sinistra, si ritrovano soli nel palazzo della politica. "Con qualche inatteso compagno di strada - osserva con deliberato sarcasmo un amico di Romano - e molti amici di ieri improvvisamente e singolarmente silenti". I due sono convinti di riuscire a dimostrare le loro ragioni. Davanti al Garante, prima. Di fronte al pubblico ministero, poi. "Con argomenti - spiega Guido Calvi, che di Visco è il legale - capaci di svelare una certa ipocrisia con cui tutta questa vicenda è stata affrontata e la pelosa indignazione che l'ha accompagnata. Visco è tranquillo e non potrebbe essere diversamente, visto che riteniamo che il reato che viene ipotizzato, il trattamento illecito di dati personali, non può conoscere destino diverso che non un'archiviazione. Va da sé che rispettiamo il lavoro di un magistrato responsabile e capace come il procuratore aggiunto Franco Ionta, ma è altrettanto chiaro che in questa storia le procedure sono state rispettate e che chi oggi le contesta nel dibattito pubblico dovrebbe avere almeno l'onestà intellettuale non di cavillare, ma di dire con chiarezza agli italiani che non vuole che un principio di trasparenza fissato per legge nel lontano 1973 venga applicato. Si abbia insomma il coraggio di riconoscere che quelle norme non vanno più bene e che, negli anni scorsi, quando pure sono state applicate qualcuno dormiva".

Libero da fronzoli e tecnicalità, Calvi anticipa un canovaccio che Massimo Romano, oggi, proporrà al Garante in un documento di controdeduzioni che sarà oggetto, domani, di una pronuncia definitiva. Gli argomenti cardine sono due, per altro già in qualche modo resi espliciti nel decreto del 5 marzo 2008 con cui è stata disposta la pubblicazione online degli elenchi dei contribuenti per l'anno di imposta 2005. Il primo argomento insiste sul "principio di trasparenza e l'obbligo di pubblicazione" dei dati fissato dalla legge del 1973. Il secondo sulla "assoluta equivalenza tra lo strumento della carta stampata e Internet". E' questo il punto evidentemente controverso dell'intera vicenda e, all'osso, il ragionamento dell'Agenzia suona così. Negli anni passati, i quotidiani, in più occasioni (il Resto del Carlino a Bologna, la Nazione a Firenze, per citare qualche esempio) hanno pubblicato elenchi completi di contribuenti e gli stessi quotidiani, da anni, diffondono i propri contenuti non solo su carta, ma anche online. In occasione di questi precedenti, il Garante non ebbe nulla su cui eccepire, escludendo sia la natura "sensibile" del dato nudo e crudo degli importi delle dichiarazioni, sia del modo con cui veniva diffuso (in quel caso dai giornali), fosse la carta o la rete.

L'argomento delle Entrate, buono oggi per il Garante e domani per la procura della Repubblica, ha due obiettivi. Difendersi dall'accusa di non aver consultato il Garante prima della diffusione degli elenchi online (sarebbe stato pleonastico, perché si era già pronunciato), rintuzzare l'obiezione di chi individua proprio nella scelta di consentire un accesso senza filtri attraverso Internet una macroscopica violazione della privacy, perché in grado di spalancare la porta a un vouyerismo senza confini, senza volto e ripetibile nel tempo. In altri termini, l'Agenzia si prepara a sostenere che si volesse accogliere come argomento "la censura di Grillo" (soggetti anonimi e potenzialmente mossi da pessime intenzioni hanno avuto accesso a informazioni riservate senza dover lasciare traccia del loro passaggio), allora anche le pubblicazioni degli anni scorsi sarebbero state illegittime, a meno di non voler sostenere che tutti i lettori potenziali di un quotidiano possano o debbano essere rintracciati con nome e cognome.

Un fatto appare certo. Per Vincenzo Visco e Massimo Romano, quest'ultima battaglia di opinione dalla ridotta delle Finanze ha assunto un carattere che va bene al di là di un conflitto amministrativo o di una disputa sull'interpretazione della legge. E' diventato una sorta di testamento politico al Paese. E questa volta, senza la mediazione e le alchimie di un governo che non c'è più. "Chi come Visco e Romano non ha nulla da perdere - confida una fonte vicina al direttore dell'Agenzia - ha la forza e la serenità oggi di poter sostenere le proprie ragioni con argomenti semplici che, non a caso, chi ha qualcosa da perdere finge di non vedere. E' la vecchia storia del dito e la luna".

  





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Messaggio Re: Redditi online: aggiornamento 
 



Lunedì, 5 Maggio : 2008

Image Caro Franz,

apprezzo il tuo non aver abbandonato la tua solita verve nel riuscire a "sentire" il famoso pisello sotto una pila di materassi ne trascurato l'istinto a comunque esprimerti e, di fatto, qualcosina che m'era (c'era?) sfuggita l'hai posta in evidenza ma il punto saliente è e resta, secondo me, l'annotare ed il ricercare la "correttezza" dell'azione sia in rapporto alla nostra giurisdizione che a quella di altre nazioni che spesso sono portate ad esempio, da alcuni, quando ad essi conviene ma del tutto ignorate, o sottaciute, laddove si evince che - ad esempio - un evasore fiscale (e, alla fin fine, questo è il quanto "potrebbe" evidenziarsi, oltre al già supposto, al comune cittadino) altrove è posto all'indice , considerato praticamente un ladro e come tale trattato e condannato, pesantemente, alla galera e non, come da noi, magari guardato con ammirazione, invidiato finanche, e con il rischio di essere condannato, una volta scoperto, finanche alla dura e pesante pena massima, come detto da qualcuno, di andare in parlamento.
ImageOra, stante all'articolo precedente, sembra che il tutto fosse "normale" anche in Italia.  Staremo a vedere. Nel frattempo però non posso evitare di chiedermi come, una grossa associazione, che oltretutto dovrebbe difendere il "cittadino debole ed onesto" (mi riferisco all' associazione dei consumatori), piena di legali ecc - non ne fosse non solo a conoscenza ma che, ad ogni modo - promuova anche un'azione di rivalsa legale.
Una volta, Totò mi sembra, parodiava dicendo: Lavoratori di tutto il mondo, unitevi. Così vi colpisco meglio!

Ora sembra che si sia avuta una mutazione genetica ed il grido, se così è, potrebbe essere: Ladri di tutto il mondo, unitevi... così rubate meglio!.

In attesa di ulteriori sviluppi, qui mi fermo, e quindi ti saluto, al solito, con grata amicizia.

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Messaggio Redditi online, il Fisco al Garante "Una questione di t