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Mercoledì, 21 Maggio : 2008
Adrano (Ct): truffavano l'Inps
e con i soldi compravano la droga
e con i soldi compravano la droga
Chiara Ferraù
Prima truffavano l'Inps e poi, con i soldi ricavati, compravano cocaina. Lo ha scoperto la Guardia di finanza di Catania che ieri ha arrestato ventidue persone. Nel dicembre del 2005 l'operazione "BRA" (braccia rubate all'agricoltura), sempre condotta dalla Guardia di finanza, aveva portato alla luce una truffa ai danni dell'Inps per dieci milioni di euro. Finti braccianti agricoli con inesistenti cooperative senza terra percepivano dei soldi dall'Inps e poi li usavano per comprare la droga. Quest'ultimo particolare, però, è stato scoperto soltanto ieri, in quella denominata operazione "Timoleonte". La guardia di finanza ha così scoperto che i soldi frodati all'Inps servivano alla cosca mafiosa di Adrano per foraggiaure un cospicuo traffico di cocaina. Il gruppo criminale, legato al clan dei Santapaola, si riforniva di droga dalle cosche calabresi di Rosarno e San Luca.
Due i nomi che compaiono in entrambe le ordinanze dei giudici. Si tratta di Vito Di Stefano e Ignazio Vinciguerra. Quest'ultimo è ancora irreperibile. I due rappresentano il collegamento fra le cosche mafiose siciliane e quelle calabresi. Sarebbero stati loro ad intascare i contributi e poi acquistare la droga, tramite una rete di 25 persone tra spacciatori, fornitori e corrieri. Ventidue di loro sono stati raggiunti ieri da ordinanze di custodia cautelare.
Secondo le indagini, la mafia di Adrano ogni mese acquistava la droga dai calabresi: almeno 4 chili a 25 mila euro al chilo. La cocaina, però, avrebbe fruttato loro almeno un milione e 200 mila euro mensili. Praticamente guadagni enormi. Soprattutto per dei braccianti agricoli che, invece di tirare la cinghia, potevano permettersi auto di lusso, viaggi e quant'altro.
Nell'ambito dell'operazione "Timoleonte", inoltre, sono state sequestrate 4 Bmw e Mercedes intestate ad alcuni degli indagati, un motociclo e numerosi cellulari. Nel blitz di ieri sera, le Fiamme gialle, con l'ausilio degli elicotteri, hno accerchii luoghi in cui si nascondevano i ricercati. Tra gli irreperibili, oltre a Vinciguerra, anche Francesco Pesce, dell'omonima cosca calabrese, già latitante da qualche anno.
Due i nomi che compaiono in entrambe le ordinanze dei giudici. Si tratta di Vito Di Stefano e Ignazio Vinciguerra. Quest'ultimo è ancora irreperibile. I due rappresentano il collegamento fra le cosche mafiose siciliane e quelle calabresi. Sarebbero stati loro ad intascare i contributi e poi acquistare la droga, tramite una rete di 25 persone tra spacciatori, fornitori e corrieri. Ventidue di loro sono stati raggiunti ieri da ordinanze di custodia cautelare.
Secondo le indagini, la mafia di Adrano ogni mese acquistava la droga dai calabresi: almeno 4 chili a 25 mila euro al chilo. La cocaina, però, avrebbe fruttato loro almeno un milione e 200 mila euro mensili. Praticamente guadagni enormi. Soprattutto per dei braccianti agricoli che, invece di tirare la cinghia, potevano permettersi auto di lusso, viaggi e quant'altro.
Nell'ambito dell'operazione "Timoleonte", inoltre, sono state sequestrate 4 Bmw e Mercedes intestate ad alcuni degli indagati, un motociclo e numerosi cellulari. Nel blitz di ieri sera, le Fiamme gialle, con l'ausilio degli elicotteri, hno accerchii luoghi in cui si nascondevano i ricercati. Tra gli irreperibili, oltre a Vinciguerra, anche Francesco Pesce, dell'omonima cosca calabrese, già latitante da qualche anno.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















