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Artigiani, Commercianti, Automobilisti e il parcheggio
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Messaggio Artigiani, Commercianti, Automobilisti e il parcheggio 
 

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Sabato, 24 Maggio : 2008 La Repubblica

Image C'è poco da fare. L' ACA (la confraternita tra Artigiani, Commercianti, Automobilisti) è lo stesso coacervo di strafottenti ovunque e TUTTI sembrano fare a gara tra loro per superarsi, anche nella faccia tosta ed in chi racconta, a giustificazione,la più "esilarante barzelletta".

L'alternativa?, unica, ovunque!

"Visto che comunque, sui marciapiedi ci si mettono "loro" e, a prescindere, pretendono di circolare, indi "camminare", l'alternativa "giusta" sarebbe quella di invertire le parti e "scendere sulle strade" ed OCCUPARLE con noi pedoni così come capita: a piedi, con / in carrozzella o come "ci pare" (una volta tanto anche a noi)".

Badate bene, dico "SULLA strada" e non "in strada" perché, "per strada" comunque già ci si ritrova ... e pericolosamente perché, spesso, in "solitaria".
Questo sarebbe il giusto contrappasso se si avesse, nel reagire, e quindi nel fare, almeno un decimo di quella rabbia e determinazione che si ha "nella lingua" e nel solo lamentarsi. Magari chiedendo ad altri di "fare qualcosa". Dirò di più ..... se ognuno da noi fosse, da pedone, l'esatto alter ego di quello che è al volante e da automobilista si ricordasse di quando è pedone TUTTO SI RISOLVEREBBE ALLA SVELTA IN UN MODO O NELL'ALTRO perché, non dimentichiamolo, ormai ognuno di noi è ANCHE automobilista e sempre in maggior numero e, una volta messe le chiappette sul sediolino dell'auto, in sempre più, ci si sente un onnipotente ed "omni-dovente avere".
Se poi è un SUV ... è fatta. Il padreterno è, al massimo, un apprendista.
Così la penso e così la dico anche perché ho "riposato male" visto che "male" ho finito, ieri sera, la serata .... anche e soprattutto per le lamentele "di altri". Altri che poi, al dunque, e chissà perché, magari, hanno poi sempre qualcosa di "urgente o improrogabile" da fare (ed è questo che mi ha fatto e mi fa incavolare ancora di più).
Ad ogni modo, eccovi un quadretto da Milano ma, in qualsiasi altra città, non è difficile trovarne replica (e figuriamoci se Brescia poi si fa fare "la barba" da Milano)
Buona giornata a tutti e ..... divertitevi almeno a leggere nella speranza però che non prevalga in voi il senso del "mal comune, mezzo gaudio" ma che monti l'indignazione, quella vera ed anche dovuta, perché non è affatto vero che "tanto non si può fare niente". Vero invece è che se ci si limita solamente ad usare la lingua ed a lamentarsi, di sicuro "altro" non accade e nulla cambia. Semmai peggiora perché è tutta una catena: Visto che fin qui è andata bene ... diamo un altro strappo, e poi altro, e poi ..."


Franco Vanni, La Repubblica ha scritto: 
Da Paolo Sarpi a Papiniano,
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sfida continua per mamme e pedoni


Anna non si arrabbia neanche più. Per lei ormai è come un gioco: scendi dal marciapiede per schivare l´auto in sosta, controlla che in strada non passi nessuno, spingi il passeggino in carreggiata e risali il gradino appena trovi un buco fra due vetture ferme.

La mette sul ridere: «Arrivata al quarto figlio ho capito che a Milano i marciapiedi sono fatti per ospitare le auto, io e i miei bambini siamo di troppo, dobbiamo adeguarci».

Alle 16.40 Anna Minniti, 42 anni, porta a spasso il figlio di otto mesi nella giungla di auto di via Crispi. Sotto i pneumatici delle auto si nasconde un marciapiede. Lo si intuisce dai cartelli di divieto, lo spiegano con voce sommessa gli ausiliari della sosta agli automobilisti inferociti per le multe prese. L´anno scorso i vigili hanno firmato oltre un milione di verbali per sosta vietata, e a Milano i marciapiedi usati come posteggio sono centinaia. Una mappa disegnata dall´inciviltà degli automobilisti: via Crispi, via Pietro Calvi, via Bocconi, via Valtellina, passando per le traverse di via dei Mille e per Paolo Sarpi.

A mezzogiorno in via Monteverdi, zona Buenos Aires, il marciapiedi è tutto un movimento, fra auto che vanno e che vengono. Gianfranco Benato, residente al 16, racconta: «Abbiamo fatto esposti al Comune, a dicembre siamo scesi in piazza per protesta, ma non c´è nulla da fare, il malcostume è radicato».

Un´ora dopo, lato opposto di Milano, identica situazione.

In via Ghisleri, fra viale Coni Zugna e viale Papiniano, ai pedoni restano 40 centimetri fra gli specchietti delle auto e il muro. Claudia ha lasciato sul marciapiede una Clio grigia e si difende:

«Ci sono i camion in doppia fila, trovare posto è impossibile».

Nella classifica dei marciapiedi più trafficati di Milano, il primato spetta forse a via Carlo D´Adda, traversa di Ripa di Porta Ticinese. Da novembre i vigili fanno ronde due giorni a settimana, ma non basta a scardinare una tradizione decennale: le auto sul marciapiede sono fitte come nella stiva di un traghetto, dove c´è spazio sono addirittura affiancate.

Alberto Taverna, 56 anni, residente all´1, lamenta:

«La sera i clienti del discobar Club 33 parcheggiano in terza fila. La scena è tragicomica: doppia fila sul marciapiede, una fila di auto in regola, due in carreggiata».

Alle 14 il marciapiede è un brulicare di attività:

- il meccanico lo usa come dependance dell´officina,
- il carrozziere lucida lì le vetture dei clienti,
- l´elettrauto posteggia le macchine che altrimenti non potrebbe accogliere.

Il carrozziere Franco Tirone, 53 anni, propone l´ingombro dell´asfalto pedonale come modello da seguire:

«Lasciamo le macchine sul marciapiede, ma almeno lo teniamo pulito».


In viale Monteceneri alle 14.45 le auto in fila sono 40.
Alcune tanto vicine al muro da non consentire il passaggio ai pedoni.

Una è di Francesco, 50 anni, al volante con sigaretta e cellulare in mano (la stessa).

«Sono venuto a giocare a tennis - argomenta - . Perché posteggio vicino al muro? Per paura che qualcuno passando mi prenda dentro lo specchietto».

In via Valtellina angolo Jenner la piazzola del distributore Agip è un posteggio (alle 15.15 le vetture ferme arrivano a tre metri dalle pompe), ma il vero inferno del pedone rimane la zona Paolo Sarpi. In via Giordano Bruno alle 16.15 il marciapiedi non esiste: tante auto, furgoncini, furgoni belli grossi.

Katia Cipriani, residente, attacca:

«È colpa dei cinesi, trequarti delle macchine sono loro». Molte auto in realtà sono di italiani, ma il risentimento è generale.

Emilio Riscassi, 68 anni, ha una teoria:

«I cinesi hanno vedette agli angoli delle strade, quando c´è il vigile per un´ora spostano le auto, poi tornano».

Marilena Margotti, del comitato Vivisarpi, dice di avere segnalato tutto al Comune: «La sera in via Rosmini come in via Niccolini si deve camminare in fila indiana», dice.

Se in Paolo Sarpi gli italiani imputano la sosta selvaggia agli stranieri, sui marciapiedi di via Pietro Calvi - parcheggio abusivo in zona Cinque Giornate - l´inglese Kate Smith punta il dito contro l´inciviltà indigena, a testimoniare che il malcostume è trasversale.

«Ho una nonna di 90 anni in carrozzella - racconta - portarla in giro è un incubo, fra auto sul marciapiede e sui passi carrai. Non vi accorgete che certe cose succedono solo qui? Altrove in Europa è diverso, c´è rispetto per chi non può camminare».

Per Fulvio Santagostini, presidente della rete Leda che riunisce 30 associazioni di persone con disabilità, la battaglia è difficile: «Noi chiediamo, con qualche successo, alle istituzioni di rimuovere le barriere architettoniche. Ma contro l´inciviltà degli automobilisti sembra non ci siano soluzioni».

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