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ACCOLTELLA IL FIGLIO PERCHE' E' GAY
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Martedì, 27 Maggio : 2008

ACCOLTELLA IL FIGLIO PERCHE' E' GAY


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PALERMO - I carabinieri hanno arrestato un uomo di 53 anni perché accusato di avere accoltellato il figlio di 18 anni, ferendolo in vari punti del corpo, perché "non sopportava che fosse gay". L'aggressione è avvenuta in via Messina Marine, alla periferia della città, dove i militari sono intervenuti in un appartamento in cui era in corso una furibonda lite scoppiata perché l'uomo mal sopportava la condizione di omosessualità del figlio. Ai carabinieri l'arrestato, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni, ha detto che ha aggredito il figlio per una "questione di onore e vergogna". Il giovane è stato ferito all'avambraccio e alla mano destra ed ha subito un trauma cranico facciale. Il diciottenne è stato medicato in ospedale.

IL RAGAZZO, NON MI HA MAI ACCETTATO - "Mio padre non mi hai mai accettato. Non ha voluto rassegnarsi al fatto che io sono gay. Ho cercato di convincerlo che la mia non è una malattia, né una cosa sporca, ma è stato tutto inutile". E' il racconto, fatto all'ANSA, da Alessandro (il nome è di fantasia), 18 anni compiuti nel gennaio scorso, omosessuale, accoltellato dal padre la notte tra sabato e domenica dopo una lite furiosa. Il giovane è stato soccorso dai carabinieri, intervenuti su segnalazione dei vicini, e portato in ospedale.

Il padre, 53 anni, che è stato arrestato lo ha colpito alle braccia e gli ha procurato un trauma cranico. "Mi sono reso conto di essere gay un anno fa - ha raccontato - e l'ho confessato a mio madre. Lei mi ha capito, ha cercato di aiutarmi, di starmi vicina e di convincere mio padre a rassegnarsi ma l'ultimo anno, in casa, è stato un inferno".

Alessandro, che ha lasciato la scuola - era iscritto all'istituto alberghiero - e non lavora, ha un sogno: fare il modello. "Da mesi mando le mie foto a varie agenzie, ma ancora non ho avuto risposta". Un'aspirazione, quella del ragazzo, che in famiglia hanno sempre ostacolato. "Mio padre diceva che ero pazzo e che lo disonoravo - racconta, affacciato al balcone del palazzo in cui vive con la famiglia, nel quartiere Brancaccio, all'estrema periferia di Palermo - Pensava anche che mi prostituissi perché uscivo di sera, ma non è vero, andavo solo in giro con gli amici, con quelli come me".

Durante la conversazione la madre si affaccia più volte, inveendo. "Mio marito è in carcere - dice gridando - ma è una brava persona. In fondo voleva solo che suo figlio lavorasse e non sprecasse soldi e tempo con cattive compagnie".E' la donna a raccontare l'aggressione di sabato notte. "E' stata l'ennesima lite - dice - Alessandro si preparava ad uscire e lui non voleva. Quando è uscito dalla doccia si è messo a gridare, poi l'ha picchiato". Il ragazzo, però, mostra anche i segni dell'accoltellamento: ha i polsi fasciati.

  





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