In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante" e comunque "serio".
Se poi questi stessi o altro, avranno "pretese" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scritto.
Adesso che tutto è finito, adesso che la suprema Corte, la corsa settimana, ha respinto anche l’ultimo ricorso contro la sentenza assolutoria, adesso che dopo sette anni di tribolazioni, sospetti, accuse, patimenti, rabbie e dolori un’intera città è definitivamente liberata dalla infamante accusa di nascondere pedofili nelle scuole pubbliche cittadine, adesso un eroe positivo bisogna pur renderlo pubblico. E il nostro eroe è don Mario Neva, parroco, ma soprattutto assistente universitario in Cattolica, il quale, contro tutto e tutti, dentro queta vicenda ha speso energie e solitudini, battaglie convinte e radicate convinzioni per dire ad alta voce, fin da subito che quella storia era frutto di fantasie, di paure interiori. Quei fatti giurava e dimostrava con scritti, ricostruzioni, volantini, cortei e banchetti sono un’assurdità dimostrabile, un cumulo di velenose mitizzazioni.
La vicenda è nota. Nel 2001 prima nella materna Abba e poi nella vicina Sorelli, due fra le cuole primarie storiche della città, si denunciano casi di pedofilia.
La notizia ammorba i comportamenti individuali e collettivi. Si formano comitati, si aprono cacce alle streghe, si politicizza il fatto.
Dodici imputati vengono mesi alla sbarra. Anche due tra i più stimati preti della città saranno coinvolti. Questa ultima posizione si smonterà preto, dopo tuttavia danni morali irreparabili. Per gli altri occorrerà arrivare all’appello e poi in cassazione. Tutti assolti per non aver commesso il fatto. I giudici supremi parlano di “contagio emotivo e sociale che ha doto origine ad abbagli, falsi allarmi, comportamenti devastanti”. Lo dimostra la olitudine con cui don Mario Neva ha dovuto battersi, raccogliendo anche insulti, richiami, aspre contestazioni.
Il prete, un uomo tenace alto e fiero delle ue convinzioni, aprì perfino un sito interbet. Lo chiamò “Falsi abusi”.
La giustizia ha dato ragione piena ed inconfutabile alle sue incertezze. Contro ogni dubbio che ancora serpeggia in quanti alla giustizia credono solo se questa da ragione alle loro tesi.
Ma il teorema di una città pedofila è definitivamente montato, laciando certo per strada sentimenti e rancori che hanno avvelenato per tanti anni la comunità. Della quale don Neva è stato olitario e meritevole campione.
Tino Bino. Docente di Organizzazione delle imprese di cultura e spettacolo all’università Cattolica.
Ultima modifica di Redazione il 12 Giu 2008 20:23, modificato 1 volta in totale
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Ci risiamo. Cos’è questa voglia di intervenire sempre e a sproposito su casi di pedofilia? Cos’è il sentire “infamante” un’accusa - per la scuola materna Sorelli - che è ancora al vaglio della magistratura con gli altri due gradi di giudizio: l’Appello e la Cassazione?
Ci risiamo. E spunta ancora don Mario Neva, con dichiarazioni al Corriere della Sera, e sulle pagine de Il Brescia (11 giugno 2008) portato sugli altari da Tno Bino come “eroe” e “campione” in una “battaglia” nata da “fantasie e paure interiori”. Ecco, ci risiamo! Ritornano certezze che creano divisioni. Ci sono mamme a Brescia, infatti, che ancora sono in attesa di sapere cosa è accaduto alla Sorelli, mentre Tino Bino pontifica da quella stessa Università - la Cattolica di Brescia - da cui l’evidentemente amico don Neva è stato allontanato lo scorso anno verso altro incarico in una parrocchia. E allora come oggi riteniamo che l’unica pratica possibile in questi casi è il silenzio, doveroso e dovuto soprattutto quando le accuse e le innocenze sono ancora tutte da provare. E riteniamo che sia deplorevole usare la soluzione del caso Abba in associazione con il caso Sorelli in modo tale da lasciare intendere che entrambi sono risolti, tanto che la città, scrive Bino, “è definitivamente liberata dalla infamante accusa di nascondere pedofili nelle scuole pubbliche”.
Non riusciamo a capire perché una città, qualsiasi città o paese, debba sentirsi nella sua interezza colpevole di eventuali casi di pedofilia. Perché negare che ci possono essere mele marce in un cesto di frutta sana. Non capiamo questa sorta di partecipazione a fatti, contribuendo a creare isterismi e giustizialismi (è quanto l’operato di don Neva ha creato) senza spendere parole di assistenza alle famiglie coinvolte, mentre l’unica voce possibile è quella di invitare a indagini precise. a un’attenzione che non deve mai mancare tra genitori e il “prossimo”, alla scuola come in qualsiasi altro ambiente lavorativo e non, compreso quello familiare. Non capiamo perché la pedofilia, per alcuni, come don Neva e ora per Tino Bino, debba essere un qualcosa che non deve riguardare il nostro tessuto sociale più vicino, come nella propria città. Certo, siamo d’accordo, “falsi abusi” possono esserci, ma per questo la pedofilia non esiste? Per questo bisogna entrare in “battaglie” demagogiche sui valori di una città? Brescia ha valori secolari di cultura e di vere “battaglie” compiute nel nome della libertà e non basta un possibile caso di pedofilia a scalfirli. Questo, egregi signori, è l’errore commesso: il dare adito a propagande e a strumentalizzazioni, piuttosto che scegliere equilibrio e compostezza di atteggiamenti. Ma la politica, proprio nel caso Sorelli è entrata prepotentemente e quindi Tino Bino dice la sua giacché è un personaggio che ha fatto della politica, fin dal 1962, la sua seconda casa e fonte di reddito, prima nella Democrazia Cristiana, vicino a Mino Martinazzoli, poi nella Margherita e anni dopo lo ritroviamo coordinatore dell’Ulivo bresciano. Infine, sconfitto nel 2004 quale candidato del centrosinistra alla Provincia di Brescia restando come consigliere provinciale.
Così si continua a commettere errori. Quelli di non dire che bisogna difendere i bambini, sempre e a prescindere, colpendo anche i siti pedofili e i loro visitatori, ma anche i vasti interessi economici che stanno dietro questa gravissima minaccia. Di non farlo neppure in questi giorni in cui i pedofili si preparano al loro giorno di “orgoglio” Quelli di non affermare che un pedofilo è un bastardo, che chi tocca un bambino è un essere immondo, e chi lo fa va perseguito ovunque sia, e ce ne freghiamo se questo può succedere a Brescia o a Milano o a Roma o in Vaticano o al Seminario Vescovile di Brescia o in una scuola qualsiasi. E ci sembra strano - e ci dispiace da cristiani - che queste sentenze assolutorie pervengano ancora una volta dal mondo cattolico, dall’Università cattolica di Brescia dove Tino Bino è docente di Organizzazione delle imprese di cultura e spettacolo. Ecco, di spettacolo. Appunto!
Le “mamme ansiose di vivicentro” ora anche inquiete!
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
È esattamente come dici tu ed è per questo che ho scritto la lettera di protesta di cui sopra.
Purtroppo, e non solo nel testo di quanto scritto da Tino Bino su Il Brescia, si scrive con tanta (come minimo, per non dir di peggio) "leggerezza" e/o "insinuante dire/non dire" tale da far apparire, appunto, che NON vi sia più alcun altro processo in corso e così per Brescia, nel caso specifico, ma anche per Rignano ed altri, cosa, di fatto, assolutamente non vera.
NON vera, ad esempio, per Brescia, dove il processo Sorelli che nell'articolo è accomunato - anche come esito - a quello dell'ABBA - deve ancora riprendere, nel secondo grado di giudizio, cosa che accadrà a partire dal 6 Ottobre prossimo (e non solo su ricorso dei genitori dei bambini).
E ciò senza considerare poi che, sempre a Brescia, tanto per ricordare, c'è anche un altro "processo" appena iniziato sul vicerettore del seminario di Brescia.
E ciò senza contare poi che, nel passato anche recente, di condanne ce ne sono state a testimoniare che poi, alla fin fine, non è che la pedofilia sia, purtroppo, un "morbo" tanto estraneo a questa parte della nostra nazione.
Come vedi NON è poi vero che si debba festeggiare per una "pestilenza" evitata e mai esistita. Purtroppo c'è stata - vedi casi ACCERTATI e già passati in condanna definitiva - ed altre "epidemie" sono ancora al vaglio delle "analisi".
Esprimersi come ha fatto Tino Bino (soprattutto dall'alto dei podi sui quali si è posto, ed anche altri si pongono su altre fonti) è semplicemente "criminogeno" in quanto tendono a, come minimo, disinformare (perché loro stessi disinformati? - grave ma, alla fin fine, lo si deve ANCHE sperare perché, altrimenti, sarebbe cosa ben più grave - come ho già avuto modo di esprimere in "lettere private" DOVUTE - per stima e rispetto - a chi di dovere) e, comunque, portano all'allentamento dell'attenzione dovuta al problema IN TUTTE LE SEDI (come esrimo in mia /nostra lettera) alimentando il più "facile" sentire (sperare) che "sono solo impressioni" magari di "mamme ansiose" ... come piace dire al nostro don Neva, l'eroe nostrano del nostro altrettanto nostrano Tino Bino.
QUESTO è tutto. Questa è la realtà dei fatti e della situazione ad oggi. Altro, ripeto, è solo disinformazione.... o altro.
Cordialità,
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
La data di oggi è Ven 05 Set, 2008 11:33 | Tutti i fusi orari sono UTC + 1 ora [Ora Legale]
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