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TRATTATO UE,: sviluppi
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Venerdì, 13 Giugno : 2008

TRATTATO UE, NAPOLITANO:
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LASCIARE FUORI CHI BLOCCA


Il No ha vinto il referendum irlandese sul Trattato di Lisbona con il 53,4% dei voti, contro il 46,6 del Sì. Lo ha annunciato la rete pubblica Rte. Per il No hanno votato in 862.415, per il Sì 752.451. L'affluenza è stata del 51,26% degli aventi diritto.

Il Sì ha vinto in sole sette circoscrizioni elettorali, quattro delle quali a Dublino, dove ha superato in tre casi il 60%. Le altre 36 sono andate al No.


NAPOLITANO: LASCIARE FUORI CHI BLOCCA -  "E' l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi - nonostante impegni solennemente sottoscritti - minaccia di bloccarla". E' quanto afferma il Capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo il no al referendum Irlandese. "Se non si supera la regola dell'unanimità per la ratifica dei trattati, l'Unione europea è condannata alla paralisi e alla dissoluzione. Le forze politiche e i governi di tradizione europeista hanno la responsabilità storica - nei confronti delle future generazioni - di impegnarsi a scongiurare un simile rischio, a preservare il patrimonio di cinquant'anni di inestimabili conquiste".

NON RIPARTIRE DA ZERO - "Per ben sei anni, i governi di tutti gli Stati attualmente membri dell'Unione si sono confrontati e hanno condotto negoziati su un nuovo Trattato: quello costituzionale, di cui non si completò il processo di ratifica, e poi quello di Lisbona. Entrambi i Trattati furono sottoscritti dai Capi di governo di tutti gli Stati membri. Non si può ora neppure immaginare di ripartire da zero. Né si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Unione possa arrestare l'indispensabile, ed oramai non più procrastinabile, processo di riforma". Lo afferma il presidente della Repubblica.

FRATTINI,GRAVE COLPO A COSTRUZIONE EUROPEA - "Si tratta di un grave colpo alla costruzione europea, che per ora non consente l'adozione di decisioni essenziali sulla sicurezza, la gestione dell'immigrazione, la politica energetica o la protezione dell'ambiente". Così il ministro degli Esteri Franco Frattini commenta la bocciatura irlandese di oggi del Trattato di Lisbona.

COWEN, ORA NON C'E' SOLUZIONE RAPIDA
"Non c'é una soluzione rapida" dopo il 'No' irlandese al Trattato di Lisbona: lo ha detto il premier irlandese Brian Cowen, ammonendo che ora c'é il rischio di un "potenziale disastro" per l'Ue.

VINCE MR.GANLEY, IL 'SIGNOR NO' D'IRLANDA
(di Patrizio Nissirio)
LONDRA - Si chiama Declan Ganley, e fino a poco tempo fa era solo un ricco uomo d'affari, totalmente sconosciuto fuori dal suo ambiente, che trattava soprattutto con l'estero. Oggi, da leader della campagna referendaria, è il vincitore indiscusso del referendum col quale l'Irlanda ha bocciato il Trattato di Lisbona. Il 'Signor No', com'é ormai viene chiamato in Irlanda, è stato la forza propulsiva dietro l'aggressiva campagna che ha chiesto agli irlandesi di votare No. Il suo movimento, Libertas, ha tappezzato le strade di poster e ha noleggiato elicotteri che hanno trascinano enormi striscioni chiedendo di votare contro il Trattato. "Tenete l'Europa fuori dal campo - Votate No", recitava uno che sorvolava lo stadio di Croke Park nei giorni scorsi durante una partita. Ganley, 39 anni, vive in una lussuosa villa a Galway, gira in Rolls Royce, in Mercedes e in elicottero. La sua tesi è: "L'Irlanda è un paese pro-Europa. Vogliamo che l'Irlanda sia al centro dell'Europa, ma vogliamo un'Europa democratica e che si prenda le sue responsabilità. Il Trattato è l'esatto opposto di questo". Per Ganley, il documento danneggia l'economia nazionale, minacciando di alzare le tasse per le imprese. E col Trattato, Dublino avrà meno peso a Bruxelles. Il 'pasionario' del No ha creato la sua fortuna facendo affari con gli Usa e la Russia. E poi in Bulgaria e Lettonia, dove è stato anche consulente del governo. Ma, ha osservato l'Independent, Ganley ha stretti rapporti d'affari con il complesso militare-industriale statunitense: alcuni, nel Fronte del Sì, lo dipingono come una figura poco chiara con connessioni con i neoconservatori Usa, che accoglie soldi di dubbia provenienza dall'estero per la sua campagna. Una fonte citata dal giornale, nei giorni scorsi, diceva: "Li prendono dalla Cia, dal Partito britannico per l'Indipendenza (Ukip, euroscettico), o dai loro amici nelle forze armate americane?". Ganley, in una campagna in cui i più dicono di non aver letto il corposo Trattato (persino il premier Brian Cowen ha ammesso di non averlo finito), si è fregiato del motto: "L'uomo che ha letto il Trattato". Grazie a questa sua asserita, profonda conoscenza, i manifesti anti-Lisbona di Libertas hanno urlato slogan che vanno da "Non vogliamo l'espansione militare dell'Ue" (si è arrivati a dire che ci sarà una leva europea), a "Non vogliamo la tassazione Ue" a "C'é chi è morto per la tua libertà, vota No".

  





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Messaggio Un killer piccolo piccolo per la grande Europa 
 

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Sabato, 14 Giugno : 2008 Il Tempo

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il voto di dublino

Un killer piccolo piccolo
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per la grande Europa


Esattamente come nel 2005, quando gli elettori francesi e olandesi bocciarono il progetto di Costituzione europea, un voto popolare ha affossato anche quel Trattato di Lisbona che i 27 governi dell'Unione avevano elaborato per sostituirla.


Stavolta la parte del killer è toccata agli irlandesi, che rappresentano meno dell'1 per cento della popolazione della Ue e più di tutti gli altri popoli ne hanno tratto beneficio. La partecipazione al voto è stata di poco superiore al 50%, il no è piuttosto lo specchio di un generico malessere e di molti pregiudizi che di insoddisfazione per un Trattato che comunque non contiene elementi particolarmente negativi per l'Isola di smeraldo. Ma tant'è, le conseguenze sono egualmente devastanti. Dal momento che, per entrare in vigore il prossimo 1 gennaio, il Trattato aveva bisogno della ratifica di tutti i Paesi membri, esso deve essere considerato se non decaduto, almeno congelato e, per chissà quanto tempo ancora, l'Ue dovrà continuare a funzionare secondo le regole del vecchio e ormai inadeguato Trattato di Nizza: quindi niente personalità giuridica, niente presidente del Consiglio eletto per due anni e mezzo, niente Alto rappresentante per la politica estera, niente voto a maggioranza allargato a nuove materie, niente Commissione più agile che rifletta gli orientamenti del Parlamento di Strasburgo. "Avevamo revisionato la macchina - ha commentato un desolato deputato europeo - Gli irlandesi ci hanno bucato tutte quattro le gomme".
In teoria, il Trattato potrebbe essere ancora recuperato se, dopo avere ottenuto alcune deroghe, Dublino lo sottoponesse a un nuovo referendum in autunno. È già accaduto per il Trattato di Nizza, ma stavolta è più difficile. Anzitutto, i tempi sono strettissimi; secondariamente, gli umori degli irlandesi non lasciano molte speranze; infine il "no" dell'unico Paese che ha sottoposto Lisbona a referendum potrebbe indurre i nove Paesi che ancora non hanno proceduto alla ratifica parlamentare (in particolare, l'euroscettica Gran Bretagna) a una pausa di riflessione.
Mentre Francia e Germania si apprestano a una qualche forma di rilancio comune, mentre il presidente della Commissione Barroso invita a proseguire comunque con le ratifiche, c'è anche chi non nasconde la propria soddisfazione per quella che considera una vittoria della democrazia. Alcuni ritenevano inopportuno riproporre così presto, e senza modifiche sostanziali, il contenuto della Costituzione bocciata, altri - come la Lega in Italia - sono convinti che, se ne avessero avuta l'opportunità, anche altri popoli avrebbero votato "no".
L'argomentazione, tuttavia, fa acqua. Che piaccia o non piaccia, l'Unione Europea esiste, e bisogna cercare di farla funzionare. Dopo il passaggio da 15 a 27 membri, le regole vanno cambiate e due fallimenti di seguito possono risultare esiziali, facendo perdere fiducia anche a chi nell'Europa crede davvero. Comunque, andiamo incontro a un periodo di grande confusione.

  





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Messaggio UE: DOPO NO A TRATTATO, IRLANDA TEME GELO EUROPA 
 

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Sabato, 14 Giugno : 2008

UE: DOPO NO A TRATTATO,
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IRLANDA TEME GELO EUROPA


(dall'inviato Patrizio Nissirio)

DUBLINO - E' come un incubo per Brian Cowen, premier irlandese da poche settimane: in un sol colpo deve affrontare le critiche in casa per la sua campagna fallimentare per il Sì al Trattato di Lisbona, e vedersela con i partner europei che gli riserveranno un'accoglienza probabilmente glaciale al prossimo vertice di Bruxelles. A Dublino e in tutta l'Irlanda, la vita non è cambiata di un millimetro, dopo che il referendum ha respinto l'adozione di Lisbona con il 53,4%: ieri, i pub e i ristoranti erano stracolmi di gente vociante con la pinta di birra in mano, come ogni venerdì sera. Oggi, la solita partenza lenta dei sabato mattina dopo la baldoria alcolica. Ma qualcosa potrebbe essere cambiato, e in peggio: il rapporto tra l'Europa unita e l'Irlanda, forse il paese che più di ogni altro ha beneficiato dell'appartenenza comunitaria.

Cowen, commentando il risultato referendario, ha detto che ora ci si trova in "acque sconosciute": è vero per le sorti del Trattato e della riforma comunitaria, ma lo è anche per quel che riguarda il posto dell'Irlanda nell'Europa unita dopo quello che l'Irish Independent definisce oggi "il risultato più imbarazzante nella storia dell'Irlanda nell'Ue". Il Taoiseach (questo il nome del premier in gaelico) teme l'isolamento: dopo i risultati si è lanciato in una fitta serie di telefonate con il presidente della Commissione José Manuel Durao Barroso, con quello francese Nicholas Sarkozy, con il cancelliere tedesco Angela Merkel, con il premier britannico Gordon Brown e con quello del Lussemburgo Jean Claude Juncker. Il No irlandese può aver fatto gioire gli irlandesi che temevano la sovranità limitata se il Trattato fosse stato adottato ma, come ha detto Barroso "non risolve i problemi che il trattato per la cui soluzione era stato disegnato il Trattato". Anzi, il voto di meno dell'1% della popolazione comunitaria complica la vita agli altri 26 governi che procedevano con le ratifiche.

E questo potrebbe risultare in un atteggiamento decisamente meno amichevole verso le richieste di Dublino, da ora in poi. Il primo a farne le spese potrebbe essere il ministro delle Finanze Brian Lenihan. Se l'aumento dell'indebitamento continuerà, e si supererà la fatidica soglia del 3% quest'anno o il prossimo, l'Ue potrebbe non essere accomodante con l'Eire ed imporre al governo tagli dolorosi nella spesa pubblica. Ma Cowen affronta anche la tempesta domestica: la colpa della sconfitta, in queste ore, sta ricadendo tutta su di lui e sul suo partito, il Fianna Fail, per aver iniziato la campagna referendaria troppo tardi e aver dato per scontata per troppe settimane la vittoria del Sì. Quando il governo si è finalmente mosso Libertas, il gruppo dell'imprenditore Declan Ganley che ha guidato il No alla vittoria, aveva già seminato le sue paure di dominazione straniera, di imposizione dell'aborto, e persino di una fantomatica leva militare europea. E proprio Ganley, sospettato da alcuni di collegamenti con ambienti ultraconservatori americani, potrebbe emergere negli anni a venire anche come un protagonista politico. Il referendum promette conseguenze inattese fuori e dentro l'Isola di Smeraldo.

STEINMEIER, PROCEDERE SENZA L'IRLANDA - All'indomani del 'no' irlandese al Trattato di Lisbona, il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, pensa a un eventuale cammino europeo verso l'integrazione senza Dublino. La questione è se "l'Irlanda, per un certo periodo, può sgombrare la strada per un'integrazione dei rimanenti ventisei" Paesi membri, ha detto il ministro tedesco da Pechino, sottolineando comunque che una simile questione legale sarebbe di non poco conto. Steinmeier, che ieri ha definito il risultato del referendum irlandese un "duro colpo", ha inoltre detto alla stampa a Pechino che i ministri degli Esteri dell'Ue affronteranno questo tema insieme a Dublino. Ieri, in un comunicato congiunto da Berlino e Parigi, la Germania e la Francia hanno ricordato che 18 stati membri hanno già ratificato il Trattato, auspicando che il processo continui: "Noi ci aspettiamo, quindi, che gli altri stati membri portino avanti il loro processo di ratifica interno", hanno indicato i due Paesi nella nota.

  





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Messaggio Bastardi irlandesi! 
 

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Domenica, 15 Giugno : 2008

Bastardi irlandesi!
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di Gennaro Carotenuto

Per trent’anni gli irlandesi hanno avuto il meglio dall’Unione Europea. Hanno saputo prendere a piene mani decine di miliardi di Euro in fondi di coesione che sono serviti per modernizzare e rendere ricco il paese più povero d’Europa, dal quale tutti fuggivano.

Adesso hanno deciso che a loro non conviene più e bloccano tutto nel più antidemocratico dei referendum.

Le conseguenze, come per tutti i No all’Europa, sono esiziali. Resta infatti intatta l’impalcatura burocratica che a parole i contrari (di destra e di sinistra) aborrono.

Ma per la destra antieuropea, come la nostra Lega Nord, quella irlandese è una vittoria vera, mentre per la sinistra antieuropea si tratta di una vittoria di Pirro.

Salta infatti ogni prospettiva di Europa politica, ovvero l’unica possibilità di “un altro Occidente possibile” che possa avere la massa critica per tener testa, in quanto Europa, agli Stati Uniti e alle altre grandi aggregazioni, Cina in testa.

Oltretutto il referendum irlandese rappresenta davvero il contrario della democrazia: lo 0,5% della popolazione dell’Unione (tanti sono gli irlandesi che hanno votato) si arrogano il diritto per decidere per tutti.

E si arrogano questo diritto impunemente perché vantaggi e svantaggi dati dall’Unione Europa non sono messi in discussione dal loro voto. Solo si impedisce, e probabilmente per sempre per la nostra generazione, all’Europa di divenire finalmente un soggetto politico.

Ha ragione allora il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: chi vota contro l’Europa esca dall’Unione e ne paghi le conseguenze. Ma a troppi conviene che dell’Europa resti solo il libero mercato. Non foss’altro per potersene lamentare.

  





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