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 Brescia: muore fulminato a 14 anni
Venerdi, 20 Giugno : 2008
Brescia: muore fulminato a 14 anni
Da una prima ricostruzione, stava lavando trattore nonno
 GOTTOLENGO (Brescia), 20 GIU - Un ragazzo di 14 anni e' morto a Gottolengo, colpito da una scarica elettrica mentre lavava il trattore del nonno. Il ragazzo, secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Verolanuova stava lavando il trattore e probabilmente era con i piedi nell'acqua dove e' finito anche un cavo elettrico dell'idropulitrice che ha sprigionato la scarica elettrica. A nulla sono valsi i soccorsi portati dal 118.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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 Muore a 14 anni, folgorato in cascina
Domenica, 22 Giugno : 2008 Brescia Oggi
TRAGEDIA A GOTTOLENGO.
Un incidente dalla dinamica ancora da chiarire all’origine di un dramma che nel pomeriggio di ieri ha sconvolto la vita di una famiglia
Muore a 14 anni, folgorato in cascina
di Milena Moneta
Un paio di scarpe da ginnastica blu abbandonate sull’aia, poco più in là il trattore e il tubo del «pulivapor» assassino. E intorno un silenzio attonito, occhi arrossati, una ragione inutilmente cercata: Andrea Redana non c’è più, morto a 14 anni fulminato da una scarica di corrente mentre lavava il trattore nella cascina del nonno Renzo a Gottolengo.
Era lì davanti alla casa nel tardo pomeriggio di ieri, tra il verde della bassa ingentilito da campanule arancione che scendono lungo le pareti della grande cascina. Poco più in là un cane che abbaia, e lui a godersi la fine della scuola, l’estate finalmente arrivata e le vacanze da vivere all’aria aperta.
E poi la cascina del nonno dove divertirsi e rendersi utile, magari lavando il trattore con uno strumento che quasi ogni casalinga maneggia una volta alla settimana. Invece improvvisa la tragedia. Forse Andrea era a piedi scalzi e il selciato bagnato ha scatenato quella scarica di elettricità che gli è stata fatale. Lo zio Ernesto si era appena allontanato e quel ragazzone vivace e allegro che giocava nel Rugby Calvisano è rimasto steso per terra senza vita, senza un perché. Tutto finito: le mete, le mischie, gli amici, la bici, la scuola, la sua terza C, il compleanno che il prossimo 28 giugno non festeggerà più.
«Difficile dimenticarlo» dicono gli amici che hanno pedalato fin qui lungo la lunga strada sterrata che dalla provinciale per Pavone porta alle Colombere. Andrea era aperto e disponibile con tutti. «È stato il primo bresciano che ho conosciuto - dice Luigi, napoletano che ora abita a Gottolengo». Una predisposizione all’amicizia, alla conoscenza, allo stare insieme che anche gli altri confermano, il marocchino Taha e Jounes. «Era gentile e ci faceva ridere: è stato subito un nostro amico, un grande amico».
Alla cascina dei Lorenzi, dove è stata ricomposta la salma, arrivano alla spicciolata tutti quelli che conoscono la famiglia, più volte perseguitata da un destino avverso che sembra non essersi ancora stancato di seminare morte e disgrazie. Sono tutti qui ad abbracciare la mamma Carmela e il fratello Manuel di 19 anni che da ieri sera si sono trovati da soli nella casa di via Circonvallazione. Sono qui vicino ai parenti a scuotere la testa e ad asciugarsi gli occhi, a cercare negli abbracci di solidarietà e di affetto la ragione di una vita spezzata che non troveranno mai.
«Era un ragazzo volonteroso, attivo, di quelli che non stanno mai fermi e magari invece di giocare preferiscono dare una mano in famiglia» dicono ancora di lui. «Era come i ragazzi di cascina di una volta: sempre indaffarati, sempre in movimento, instancabili e sempre disposti a rendersi utili».
Una generosità confermata anche dallo sport che Andrea aveva scelto, il rugby, che richiede disponibilità e spirito di squadra e al quale si dava con grande entusiasmo. Tra pochi giorni avrebbe affrontato l’orale degli esami di terza media ma al suo posto ci sarà soltanto un banco vuoto. Lunedì alle 17 si celebreranno infatti i suoi funerali. Il corteo funebre partirà dalla cascina Colombera per recarsi nella parrocchiale. Il parroco don Severino Mori celebrerà le esequie. Poi per Andrea non ci sarà che il cimitero e forse una palla ovale che lo attende in cielo.
A CALVISANO.
Aveva smesso di giocare a marzo. Ma l’allenatore Daldoss sperava che presto sarebbe tornato
«Un leader del rugby
Quella maglia era sua»
di Natalia Danesi
La sera prima, alla tradizionale cerimonia di consegna delle maglie, la squadra ne aveva voluto tenerne da parte una per lui. Aveva smesso di allenarsi a marzo ma sarebbe tornato presto, tutti ne erano sicuri. È rimasta solo una speranza.
Andrea Redana giocava da anni nel Calvisano Rugby. Nella squadra under 15 era stimato da tutti. Il presidente del Calvisano Francesco Casali esprime il suo rincrescimento da parte di tutta la società, e le condoglianze alla famiglia.
Ma è soprattutto l’ allenatore conosceva bene il 14enne, che gli era stato a fianco nei momenti belli e in quelli delicati della sua difficile età. «In squadra Andrea era tra quelli che meglio conoscevano il gioco del rugby - racconta Donato Daldoss -. Giocava nel ruolo di tallonatore. Non semplice per un adolescente, ma lui era forte nella tecnica».
Il 14enne era uno che ci teneva a vincere. «E se in partita gli dicevi qualcosa, non sempre lo prendeva bene». Ne soffriva, anche. Era, sintetizza bene l’allenatore, un «leader di soglia, un ragazzino che viveva tutte le contraddizioni della sua età». Uno la cui presenza in campo era decisiva, ma che allo stesso tempo poteva con un nulla far vincere o far perdere la partita. Uno spirito, in un certo senso, «anarchico - continua Daldoss -, che però sapeva convogliare tutte le sue risorse nel rugby».
A fine marzo Andrea, forse per quell’incostanza che caratterizza un po’tutti i ragazzi della sua età, aveva deciso di smettere con gli allenamenti. «Ci sono rimasto un po’male - confessa l’allenatore - ma ero certo che sarebbe tornato. Anche il suo amico del cuore mi aveva detto che in fondo si trovava bene, che c’era un bel rapporto».
Solo poche ore prima della tragedia c’era stata la pizza con la cerimonia di consegna delle maglie di fine campionatro.Una tradizione, un premio per la stagione disputata. Il 14enne non c’era. «Proprio ieri sera avevo detto ai ragazzi che uno degli obiettivi della squadra era riprenderci Andrea - conclude Daldoss -. Alla fine quella maglia, la numero 2, l’abbiamo conservata per lui. Purtroppo, non gliela potremo dare».
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