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"I ROM E NOI" di Francesco Capozzi [Download Discussione]
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Messaggio "I ROM E NOI" di Francesco Capozzi 
 
a cura di: red
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Castellammare di Stabia (NA)  

Image PUBBLICO UN ARTICOLO MOLTO INTERESSANTE DI UN COLLEGA DI ITALIANO FACENTE PARTE DELLA COMMISSIONE PER GLI ESAMI DI MATURITA' DI CUI FACCIO PARTE ...

 IL SUO NOME E' FRANCESCO CAPOZZI ...

 LEGGETELO E DITEMI COSA NE PENSATE DELL'ARGOMENTO.



"I ROM E NOI"


Francesco Capozzi
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Al grido di “dagli ai rapitori di bambini!”, è stato cinto d’assedio e bruciato da semplici cittadini il Campo Rom di Ponticelli, dopo che una madre aveva denunciato un “tentativo di rapimento” da parte di una zingarella, una ragazzina chiaramente appartenente a quella etnia di Zingari, colà ospitata da qualche decennio, ovvero Rom. Un analogo episodio è giunto all’attenzione di media, avvenuto a Catania, dove un donna è rimasta ”assediata” in auto dalla solita zingarella aiutata da un suo coetaneo, che avevano come obiettivo (a suo dichiarare) la figlioletta. I nomadi possono essere anche di un’altra etnia, denominata Sinti, oppure provenire dalla Bosnia e da altre realtà ancora. A riguardo alcune considerazioni. I Rom non sono simpatici. Circola nei loro confronti un’aura molto diffusa di diffidenza, probabilmente fondata sui loro comportamenti sociali. Essi sono portatori di una coscienza fortissima, impermeabile e orgogliosa della propria identità e diversità culturale, linguistica e razziale che li porta a rifiutare ogni tipo di integrazione. Organizzati in tribù mobili, vivono chiusi nei loro campi che tra l’altro sono stanziali spesso da decenni in uno stesso posto. Campi che rifiutano le norme delle comodità e dell’igiene; che condannano i loro figli, che sono di fatto “invisibili”, all’ esclusione ambientale, tranne che dal loro gruppo, e alla non scolarizzazione: le eccezioni sono molto rare. Solo in caso di malattie gravi ricorrono agli Ospedali pubblici. Si ha l’impressione collettiva che non riconoscono alcuna legge, gerarchia o convenzione comportamentale che non sia la propria. Una volta li si collegava a lavori artigianali: erano esperti Calderai, costruttori di caratteristiche pentole di ottone. Oggi non si sa da dove traggano la loro sussistenza. La vicinanza di campi rom è spesso associata a ondate o recrudescenze di furti in appartamenti o di furtarelli vari. Ma sono cose che tutti già sappiamo, e da tempo. Non è che gli Zingari siano un fenomeno recente o legato all’immigrazione. Però: mentre prima c’era lo spauracchio dell’albanese, poi del marocchino, quindi del romeno; ora bell’e ’bbuono, si è passati alla paura incontenibile, ancestrale per lo Zingaro. Mentre però si sa di clan criminali legati a queste etnie comportarsi in Calabria come bande mafiose nella gestione e spartizione del controllo dei pizzi sugli appalti autostradali, non è mai stata condannata uno o un’appartenente a comunità Rom per il ratto di bambini. E’ che sono bravi a nascondere i loro crimini o è solo una leggenda metropolitana? E’ la forma del classico Pre/Giudizio che diventa una specie di “Marchio di Caino”, che li bolla una volta e per sempre come appartenenti alla “Razza”. Esso è un “sospetto” che diventa “Certezza” che non ha bisogno di alcuna prova giudiziaria: la ragazzina di Ponticelli è stata fermata per furto, non per ratto. Mentre è stata definita come ”prova provata” dalla popolazione, sicuramente esasperata dal degrado della zona, che, rinfocolata e eterodiretta, ha ritenuto di risolvere i propri problemi gettando le bottiglie incendiarie  sul Campo. Si sa che dietro a questi allucinati comportamenti collettivi c’è il clan locale d’’o Sistema che vuole liberare la zona per poterla gestire: come discarica abusiva? Una volta, nell’800 nell’Impero Russo, si diceva che gli Ebrei sacrificassero i bambini: ed è su questa voce che le autorità zariste, in combutta con i criminali locali, organizzavano i Pogrom: sono argomenti che ripresi dal Nazismo hanno portato alla Shoàh. Voglio ricordare che il Nazismo diceva le stesse identiche cose sugli Zingari, accusandoli d’infamia: l’etnia Rom fu decimata e ne perirono un milione i nei Campi di concentramento. Oggi è stata fatta “montare” la paura  per lo zingaro. Non è che sia cambiato qualcosa, da parte dei Rom: è cambiata l’ottica con cui sono osservati. La diffidenza è diventata sospetto: il sospetto è diventata paura; poi isteria collettiva. Oggi si percepisce questa come chiave di volta circa la fantomatica sicurezza. Che è diventata l’ossessione dell’attuale governo. La cosiddetta “sicurezza di prossimità”, cioè quella per cui stai tranquillo in casa e in mezzo alla strada. Si sono elaborate delle misure ad hoc, contro i clandestini, partorendo quel mostro giuridico che è il “Reato di clandestinità”. Ma, nello specifico, i Rom non sono clandestini; hanno l’esplicito e riconosciuto status di “nomadi”; inoltre stanno da noi da diversi decenni. Pare che la “ggente” risponda bene a queste sollecitazioni, di fatto d’immagine e perfino sul medio periodo inutili e inconcludenti, e plauda a Brlsk. Personalmente ritengo che si rispetti la sicurezza di prossimità dando più soldi e strumenti all’amministrazione della Giustizia: le leggi già ci sono: ma sono disapplicate per carenza di mezzi e per indulti vari. La certezza della pena, a partire soprattutto dai reati associativi e di mafia, è un deterrente, perché quasi tutte queste forme “spicciole” di criminalità, che sono le più destabilizzanti socialmente, rimandano a organizzazioni soprastanti del crimine, anche quando si parla solo di furti o borseggi, o a  macrofenomeni come la droga.

  



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Messaggio Re: "I ROM E NOI" di Francesco Capozzi 
 

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Ringraziandoti per quanto hai portato in vivicentro, mi limito a completare e ad arricchire il tuo "riporto" con altro giuntomi, guarda caso anch'esso in questi giorni, da altro amico e che ho pubblicato l'altro giorno in CRONACA in Italia e nel Mondo:

- I bambini (qualche volta) sono sacri

e che, a sua volta, si rifaceva ad altro "comunicato" dell'associazione Save the children:

- Istanze dei minori stranieri su accoglienza

Ciò detto e segnalato, non credo di poter aggiungere altro.

Spero, anche se non ci credo, che magari qualcuno voglia e possa dire ancora qualcosa.

  





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