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Lunedì, 23 Giugno : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Appello della Santa Sede a un turismo ecoresponsabile
La Chiesa non "fa" politica, ma educa all'impegno politico
Il teologo della Casa Pontificia presenta l'identità della radio cattolica
“Il lavoro di una radio cattolica non è propaganda, ma è testimonianza”
Ratificato l'Accordo tra Santa Sede e Repubblica delle Filippine
NOTIZIE DAL MONDO
La Chiesa turca apre ufficialmente l'Anno Paolino
Cardinale Arinze: l'Eucaristia deve cambiare la vita quotidiana
La libertà religiosa come bene sociale in un incontro ad Amman
La Chiesa in India prepara un film su San Tommaso
ITALIA
Presentato il programma del Meeting di Rimini 2008
“Donna e post-aborto: il dramma, l’accoglienza, il perdono”
DOCUMENTI
Omelia del Papa per la messa conclusiva del Congresso in Québec
Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo 2008
Santa Sede
Appello della Santa Sede a un turismo ecoresponsabile
Nel Messaggio per la Giornata mondiale del Turismo 2008
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Di fronte al problema dei cambiamenti climatici che investe il nostro pianeta i turisti devono coltivare un' “etica della responsabilità".
E' quanto si legge nel Messaggio del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, reso noto questo lunedì e pubblicato in vista della Giornata Mondiale del Turismo 2008, che verrà celebrata il 27 settembre sul tema “Il turismo affronta la sfida del cambiamento climatico”.
La Chiesa appoggia questa iniziativa indetta dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT), invitando tutte le Chiese particolari a far conoscere la visione cristiana del turismo e ricordare la responsabilità pastorale di ciascuno anche nel tempo del riposo e dello svago, della cultura e conoscenza, della distensione fisica.
Nel Messaggio, firmato dal Presidente e dal Segretario del Dicastero vaticano, rispettivamente il Cardinale Renato Raffaele Martino e l'Arcivescovo Agostino Marchetto, si legge che la salvezza del pianeta è posta di fronte “ad un bivio”.
Da qui l'appello al “contributo di tutti, perciò anche dei turisti, nel ciclo della terra in cui viviamo, affinchè si presti attenzione ai comportamenti e alle azioni concertate, che portino meno ingiuria possibile al pianeta”.
Oggi, afferma il Messaggio, sono oltre 900 milioni le persone che si recano in viaggio turistico all’estero - e si prevede che nel 2020 saranno 1 milardo e mezzo - senza contare le centinaia di milioni che si spostano all’interno del proprio Paese.
Per i loro spostamenti in aereo, per mare e via terra, si utilizzano carburanti inquinanti, mentre gli hotel e le case che li accolgono, con impianti di aria condizionata, immettono nell’atmosfera dosi massicce di gas nocivi.
Di fronte a questo, “il turista [...] con il suo atteggiamento può [...] contribuire a mantenere in vita il pianeta e a frenare la scalata ad un cambiamento climatico che ci allarma”.
In questo senso, si può decidere “di essere un turista contro la terra o a suo favore, magari andando a piedi, preferendo alberghi e luoghi di accoglienza più a contatto con la natura, portando meno bagaglio, affinché i mezzi di trasporto emettano minori quantità di anidride carbonica, smaltendo in modo adeguato i rifiuti, consumando pasti più ‘ecologici’”.
Oppure, “piantando alberi per neutralizzare gli effetti inquinanti dei nostri viaggi, preferendo prodotti dell’artigianato locale ad altri dispendiosi e velenosi, servendosi di materiali riciclabili o biodegradabili, rispettando la legislazione locale e valorizzando la cultura del luogo che stiamo visitando”.
L’importante, si afferma, è ritornare “al senso del limite contro il progresso folle e ad ogni costo, fuggendo l’ossessione di possedere e di consumare”.
“In questo modo - conclude il Messaggio - si svilupperà una cultura del turismo responsabile anche nei confronti dei cambiamenti climatici”.
La Chiesa non "fa" politica, ma educa all'impegno politico
Afferma il Cardinal Martino
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- "La Chiesa non fa politica; la Chiesa non forma alla politica", ma "deve formare ed educare all'impegno sociale e politico, facendo tesoro della sua dottrina sociale".
E' quanto ha affermato il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, al termine del Seminario internazionale sul tema "La politica, forma esigente di carità", svoltosi il 20 e il 21 giugno in Vaticano alla presenza di circa 60 esperti tra politologi, studiosi e personalità impegnate nel sociale.
"Il cristiano è chiamato a dare alla politica uno statuto autenticamente umano, liberandola costantemente da illusioni messianiche e recuperandone il ruolo fondamentale dalle delusioni che la circondano", ha affermato il Cardinale secondo quanto riporta "L'Osservatore Romano".
La politica, infatti, "resta una questione seria per un cristiano: a essa egli guarda per arricchirne il ruolo con quel formidabile complesso di principi e di valori proposti dalla dottrina sociale della Chiesa".
Tra gli oratori del Seminario, l'Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione vaticana per l'Educazione Cattolica, che è intervenuto su politica, politici, virtù e santità; Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, che ha proposto una lettura storica del passaggio dalle ideologie forti alla politica debole; il parlamentare statunitense Christopher Smith, che ha affrontato le tematiche della tutela della vita e della famiglia; la biogenetista Carmen Romero Paredes, che ha illustrato la questione delle biotecnologie nel contesto della politica e dell'ecologia umana e naturale.
Sintetizzando quanto detto durante il Seminario, il Cardinal Martino ha sottolineato come la dottrina sociale sia uno strumento strategico fondamentale nell'impegno politico dei cristiani e nell'approccio cristiano alla politica.
L'incontro ha anche fornito l'occasione per una presa di coscienza e un esame delle sfide che la politica deve affrontare nel mondo globalizzato, che il porporato ha ricondotto alle questioni della verità e dell'autorità, "ignorate, purtroppo da molto tempo, dalla riflessione teorica sulla comunità politica, non senza danno".
Nel corso del Seminario è infatti emersa la convinzione che la questione della verità sarà sempre più importante in futuro, "a causa della domanda drammatica di senso che la tecnica sta ponendo a tutti noi".
Ciò si pone su una dimensione triplice, ricorda "L'Osservatore Romano": "nell'ambito politico, ove incombe il rischio della tecnocrazia, nell'ambito della manipolazione della vita, là dove ci si affida ciecamente alle biotecnologie, nell'ambito della comunicazione, rimodellato e sconvolto dalla tecnologia informatica".
In questi ambiti, ha affermato il Cardinal Martino, "si pone con forza il problema della verità, in quanto senza riferimento a essa la democrazia si trasforma in tecnica procedurale, la biotecnologia in 'fabbricazione' della vita e dell'uomo, e le tecnologie dell'informazione in produzione di mondi virtuali", con il rischio di arrivare a "forme inedite di asservimento dell'uomo all'uomo".
Quanto alla questione dell'autorità, anch'essa sarà decisiva in futuro e "dovrà essere pensata e articolata in modo nuovo, più orizzontale e flessibile, con una maggiore coerenza al principio di sussidiarietà".
Solo così, infatti, sarà possibile "vincere le dinamiche centrifughe della società di oggi e sviluppare invece dinamiche aggregative e solidali".
Il teologo della Casa Pontificia presenta l'identità della radio cattolica
Esorta le comunità monastiche a pregare per le emittenti
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Il teologo della Casa Pontificia, padre Woyciech Giertych, OP, ha esortato le comunità contemplative a pregare per le radio cattoliche.
E' una delle proposte che ha presentato al Primo Congresso Mondiale delle Radio Cattoliche, terminato sabato a Roma dopo tre giorni di dibattito sull'identità e la missione della radio cattolica.
“Un buon modo di assicurare i frutti spirituali di una radio può essere collegare la sua missione con una comunità contemplativa monastica che in modo 'nascosto' sostenga spiritualmente la missione dell'emittente radiofonica”, ha affermato.
“Mentre la radio offre i suoi programmi, la comunità religiosa che non si vede la può sostenere con la sua ardente preghiera”, ha indicato.
Il teologo polacco ha spiegato di non parlare come canonista ma come frate, membro dell'Ordine dei Predicatori, l'ordine religioso di San Domenico nato proprio per predicare al mondo per la salvezza delle anime.
Padre Giertych ha anche manifestato la propria convinzione che esista un'“intrinseca connessione tra la Parola e il segno sacramentale”.
Quali sono le condizioni necessarie per una feconda e sana predicazione attraverso la radio e la televisione?, si è chiesto. In primo luogo, è imprescindibile essere consapevoli “non solo delle possibilità, ma anche dei limiti del mezzo radiofonico”, ha confessato.
“Non dobbiamo aspettarci troppo dai media: concentrarsi eccessivamente su di loro è una forma di pelagianesimo”, ha osservato per avvertire che troppa fiducia nei media potrebbe indurre a dubitare del dono della grazia.
“Nella Chiesa, media poveri significano più frutti spirituali dei grandi media”.
“I media elettronici possono far sì che la Parola arrivi in modo più esteso, raggiungendo grandi folle, ma rendono la sua ricezione più intensa?”, ha chiesto.
A suo avviso, al giorno d'oggi la Chiesa “deve cercare di essere presente in televisione e su Internet, ma è chiaro che non può più tornare ad essere la forza dominante nella cultura popolare”.
“Lo Spirito Santo ha oggi un nuovo stile”, ha sottolineato. “La presenza della grazia di Dio nel mondo dev'essere più umile, attraverso la preghiera personale, la qualità della carità e l'umile trasparenza del potere di Dio”.
“Gli editori che lavorano nei programmi, i tecnici, coloro la cui voce non si ascolta mai, le persone che parlano, i musicisti... tutti devono sostenere la missione della radio con la preghiera personale e la qualità della loro vita spirituale”, ha rimarcato il teologo del Papa.
“Solo così l'emittente radiofonica sarà davvero ecclesiale e contribuirà alla crescita della Chiesa”, ha concluso.
“Il lavoro di una radio cattolica non è propaganda, ma è testimonianza”
Monsignor Celli sulle conclusioni del Congresso delle Radio Cattoliche
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Le emittenti radiofoniche cattoliche partecipano alla missione evangelizzatrice della Chiesa con il proprio modo di lavorare, ha affermato monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, al termine del I Congresso Mondiale delle Radio Cattoliche.
L'iniziativa ha avuto luogo la settimana scorsa presso l'Università Urbaniana di Roma, è stata promossa dal suddetto dicastero della Santa Sede e ha riunito rappresentanti delle emittenti cattoliche dei cinque continenti.
In un'intervista rilasciata alla “Radio Vaticana”, monsignor Celli ha sottolineato la consapevolezza delle emittenti cattoliche del ruolo evangelizzatore come uno degli aspetti principali del Congresso, la “consapevolezza che una radio cattolica deve nascere da un'esperienza profonda di incontro con Gesù Cristo”.
“Una delle ricchezze di questo Congresso ci ha portati a riscoprire ancora una volta che siamo, sì, legati alla tecnologia, legati al professionalismo ma poi, riscoprire come c'è un dono di Dio nell'annuncio della Parola; c'è una grazia della predicazione”; “è la grazia di Dio che interviene nel cuore dell'uomo, per accogliere la Parola”.
“Il che vuol dire quindi che quando io mi accingo ad annunciare la Parola anche attraverso la radio, io devo avere questa consapevolezza e questa profonda umiltà di sapere di essere portatore di qualche cosa che è più grande di me”.
Per questo, ha spiegato il presidente del Pontificio Consiglio, il lavoro di una radio cattolica “non è propaganda, ma è testimonianza e essere consapevoli che quello che noi annunciamo è la Parola di Vita – ha osservato –. E questo va sottolineato con tutta forza”.
La partecipazione alla missione evangelizzatrice della Chiesa deve situarsi nel contesto culturale in cui si lavora. “Come è emerso qui, durante gli incontri, c'è il settore africano, il settore latinaoamericano, l'asiatico, l'europeo, per citarne alcuni, ciascuno con le proprie caratteristiche; però, il grande discorso è: come vedere, come annunciare il Vangelo in questa contestualità particolare? Quindi, un dialogo interculturale, a tutto tondo”.
La voce di chi non ha voce
Un altro dei temi importanti del Congresso, secondo monsignor Celli, è stata la consapevolezza del ruolo che una radio cattolica deve giocare nella promozione dell'uomo.
Dall'iniziativa, ha affermato, “è emersa con grande forza questa testimonianza, questo diritto di dire una parola vera all'uomo. Perché? Perché è ancora emerso ugualmente con grande forza che una radio cattolica deve essere voce di chi non ha voce”.
Ciò presuppone la capacità di reagire “a problematiche, a situazioni in cui all'uomo è negata la possibilità di essere uomo, dove non gli è riconosciuta la dignità dalla sua umanità”.
Il presule ha ritenuto interessanti “certi riferimenti ad esempio a ciò che soffrono determinate radio con il proprio personale in settori di questo mondo dove certe parole non sono gradite, o dove certe parole causano difficoltà con gli ambienti socio-politici locali”.
A tale proposito, ha apprezzato le parole che Benedetto XVI ha rivolto ieri ai partecipanti al Congresso sulla necessità di una comunicazione al servizio dello sviluppo della persona umana.
“Credo che il Papa ci abbia proprio invitato a questo, abbia ancora nuovamente puntato l'indice su questo grande punto di riferimento – ha commentato –. Infatti, ieri 'L'Osservatore Romano' aveva titolato proprio: 'Una rete di amicizia tra Cristo ed i popoli di tutti i continenti'. Ecco, credo che questa sia la grande ricchezza di questo Congresso”.
Ratificato l'Accordo tra Santa Sede e Repubblica delle Filippine
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Il 29 maggio scorso ha avuto luogo lo scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo fra la Santa Sede e la Repubblica delle Filippine circa i Beni Culturali della Chiesa cattolica, che era stato firmato il 17 aprile 2007.
A renderlo noto è stata la Sala Stampa della Santa Sede con una nota nella quale si legge che la cerimonia ha avuto luogo nella sede del Ministero degli Affari esteri a Manila, alla presenza del Nunzio apostolico nelle Filippine, monsignor Edward J. Adams, e del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica delle Filippine, l’on. Alberto G. Romulo.
Per parte ecclesiastica, erano presenti anche: il Cardinale Gaudencio B. Rosales, Arcivescovo di Manila; monsignor Julito B. Cortez, Vescovo Ausiliare di Cebu e Presidente della Commissione per i Beni Culturali della Chiesa della Conferenza dei vescovi cattolici delle Filippine (CBCP); monsignor Juanito S. Figura, Segretario generale della CBCP, e monsignor Giorgio Chezza, primo Segretario della Nunziatura apostolica; e altri ecclesiastici, responsabili di chiese storiche e di musei, biblioteche e archivi di enti religiosi.
Per parte statale erano presenti: la signora Carmen Padilla, responsabile della Commissione nazionale per l’UNESCO; la signora Emelita V. Almosara, consigliere dell’Istituto storico nazionale; il sig. Angel Bautista, primo curatore della Divisione per la Proprietà culturale del Museo nazionale, e altri funzionari del Ministero degli Affari esteri.
L’Accordo è entrato in vigore il giorno dello scambio degli strumenti di ratifica, a norma dell’Articolo VI dell’Accordo medesimo.
Notizie dal mondo
La Chiesa turca apre ufficialmente l'Anno Paolino
“Paolo è l'Apostolo di tutti i cristiani”
TARSO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- L'Anno Paolino ha un importante significato ecumenico, visto che San Paolo è una figura riconosciuta da tutte le confessioni cristiane. Lo ha affermato questa domenica monsignor Luigi Padovese, presidente della Conferenza Episcopale della Turchia, in un'intervista rilasciata alla “Radio Vaticana”.
Monsignor Padovese ha accompagnato il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, alla solenne celebrazione ecumenica svoltasi nella basilica di San Paolo di Tarso, che ha dato ufficialmente inizio all'Anno Paolino in Turchia.
Alla celebrazione erano presenti i Vescovi della Turchia e i rappresentanti di altre confessioni cristiane. Per l'Anno Paolino, il Governo turco ha permesso la riapertura al culto della basilica di Tarso, attualmente un museo.
A questo proposito, monsignor Padovese è tornato a insistere sulla necessità dei cristiani della Turchia di avere un luogo di culto a Tarso “per i molti pellegrini che verranno non soltanto per l'Anno Paolino ma anche in seguito”.
Sia la Conferenza Episcopale Turca che la Santa Sede, così come il Governo e la Conferenza Episcopale della Germania, hanno provato a intercedere in questo senso presso il Governo della Turchia.
La situazione dei cristiani turchi è difficile, ha spiegato monsignor Padovese, a causa del mancato riconoscimento ufficiale da parte del Governo.
“In Turchia 'non esiste' la Chiesa cattolica, 'non esistono' le parrocchie, 'non esiste' una Conferenza Episcopale, con tutta una sorta di conseguenze che derivano da una mancanza di riconoscimento giuridico”, ha osservato.
Il presule afferma che i pellegrinaggi in occasione dell'Anno Paolino possono aiutare molto i cattolici turchi, sempre che si arrivi “come pellegrino e non come turista”.
Allo stesso modo, ha esortato a testimoniare che “anche all'interno del mondo cristiano c'è chi ha fede, c'è chi sostiene valori religiosi, in questo anche contrastando l'opinione che talvolta esiste che cristianesimo e Occidente siano la stessa cosa: un Occidente corrotto e il cristianesimo una religione corrotta. Si deve mostrare che non è proprio così”.
Per monsignor Padovese, l'arrivo dei pellegrini da altre parti del mondo può promuovere nei cattolici turchi “una presa di coscienza della propria identità cristiana” e dare “un po' di forza all'interno delle difficoltà che ancora stiamo sperimentando”.
Cardinale Arinze: l'Eucaristia deve cambiare la vita quotidiana
Sottolinea la dimensione sociale del mistero
QUÉBEC, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- L'Eucaristia è una chiamata all'amore nelle situazioni concrete della vita quotidiana, ha affermato il Cardinale Francis Arinze, prefetto della Congregazione vaticana per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, nell'omelia che ha pronunciato sabato durante il 49° Congresso Eucaristico Internazionale, svoltosi a Québec (Canada) dal 15 al 22 giugno.
“L'Eucaristia non è solo un mistero in cui credere e da celebrare, ma anche un mistero da vivere”, ha spiegato. “Al termine della Messa, il diacono, o il sacerdote, ci dice che siamo inviati a vivere il mistero che abbiamo celebrato, meditato e ricevuto”.
“La Santa Eucaristia ci invia a mostrare amore e solidarietà ai fratelli e alle sorelle che sono nel bisogno. [...] Siamo anche inviati a consolare quanti soffrono, ad aiutare a liberare le vittime della schiavitù, incluse quelle delle forme di oppressione sessuale, razziale o di altro tipo, a dare speranza ai bambini di strada e ad aiutare i popoli sottosviluppati a raggiungere un livello accettabile di vita umana”.
Il Cardinale Arinze ha aggiunto che l'amore per il prossimo non si limita a questo, ma si estende a quanti soffrono la fame e i bisogni spirituali.
“La gente è affamata della Parola di Dio, del Vangelo liberatore di Gesù Cristo”, ha affermato. “Per questo, l'opera missionaria, la catechesi nelle sue molteplici forme e che porta la gente alla Chiesa e ai sacramenti sono manifestazioni necessarie dell'amore per il prossimo”.
Secondo il porporato, la vita dei santi riflette l'amore per l'Eucaristia trasformato in servizio. Sottolineando che il Congresso di Québec ha celebrato la Giornata per l'Africa, ha portato l'esempio di molti eroi africani, tra cui i beati Cyprian Michael Tansi della Nigeria, Isidore Bakanja del Congo e David Okelo e Gilde Irwa dell'Uganda.
“Questi grandi seguaci di Gesù hanno ottenuto la vita dalla Santa Eucaristia”, ha osservato. “Nella forza della Santa Eucaristia, questi testimoni di Cristo nel mondo hanno camminato per i 40 giorni e le 40 notti del loro pellegrinaggio terreno fino all'incontro con il Signore nella vita eterna”.
La libertà religiosa come bene sociale in un incontro ad Amman
Riunione del Comitato scientifico del Centro “Oasis”
di Mirko Testa
ROMA, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Si apre questo lunedì ad Amman, in Giordania, la riunione del Comitato scientifico del Centro Internazionale Studi e Ricerche “Oasis”, fondato 5 anni fa dal Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, con sede nella città lagunare, ma aperto a una rete di contatti e relazioni in tutto il mondo.
In questa nuova edizione, l’incontro – che si ripete ogni anno, nel mese di giugno, dal 2004 – sarà incentrato su “la libertà religiosa: un bene per ogni società” e indagherà, in particolar modo, a partire da testimonianze di vita ed esperienze concrete, come armonizzare insieme i valori della libertà religiosa con quelli dell'identità tradizionale di un popolo.
Ad inaugurare la due giorni di lavori del Comitato, sarà monsignor Gabriel Richi Alberti, direttore del Centro “Oasis”; si alterneranno poi negli interventi: il Cardinale Angelo Scola; il prof. Nikolaus Lobkowicz, direttore dell’Istituto Zimos per gli Studi sull’Europa Centrale e Orientale presso l’Università Cattolica di Eichstätt; il prof. Khaled al-Jaber, docente associato dell’Università di Petra e autore di diverse monografie sulla letteratura araba moderna e di edizioni critiche di testi classici; e il dr. Hanna Michael Salameh Numan, membro del Forum per la trasparenza in Giordania, della Fondazione per l’Archivio arabo e del Centro Amman per la Pace e la Crescita.
In serata, dopo il dibattito tra i presenti, si avrà la presentazione del Centro Our Lady of Peace, diretto dal dr. Majdi Dayyat e con sede ad Amman. Si tratta di una delle più importanti opere sociali del Patriarcato latino in Giordania, che offre corsi di varia natura e sostegno medico gratuito ai disabili, oltre a collaborare con diverse istituzioni musulmane.
Nel secondo giorno, monsignor Selim Sayegh, dal 1981 Vicario patriarcale dei latini per la Giordania, terrà una relazione dal titolo “La Chiesa latina in Giordania”, mentre nella sessione pomeridiana Hasan Abu Ni’mah, già ambasciatore del regno hashemita di Giordania in Belgio, in Italia e alle Nazioni Unite, presenterà il Royal Institute for Inter-faith Studies di Amman, da lui diretto.
Intervistato da ZENIT sul tema al centro dei lavori monsignor Gabriel Richi Alberti ha detto: “Vogliamo, attraverso il racconto reciproco e la riflessione comune, approfondire il bene della libertà religiosa per l’edificazione di una vita buona personale e comunitaria”.
“E lo faremo seguendo il metodo che Oasis ha scelto dall’inizio del suo lavoro – ha aggiunto –: conoscere l’esperienza concreta delle comunità cristiane nei paesi a maggioranza musulmana per imparare e individuare insieme a loro nuove strade”.
Su come riuscire a conciliare la libertà religiosa con il rispetto per la tradizione religiosa di un popolo, il Direttore del Centro Oasis ha dichiarato che “innanzitutto sarebbe importante riflettere su questo delicato problema a partire delle condizioni concrete di ogni popolo”.
“In Occidente assistiamo ad una sorta di paradosso. Da una parte affermiamo con forza la libertà di coscienza e la libertà religiosa – ha osservato –. Dall’altra, però, l’esperienza religiosa rischia di essere considerata come qualcosa di appartenente alla sfera del privato-personale senza alcuna rilevanza pubblica”.
“In questo modo il dovere di cercare la verità che caratterizza la coscienza rischia di essere qualcosa di non incidente per l’edificazione della vita pubblica”, ha spiegato.
“In altre società, invece, viene ampiamente riconosciuta la dimensione pubblica dell’esperienza religiosa – ha precisato monsignor Gabriel Richi Alberti –, ma si rischia di dimenticare che la verità si propone e non si impone: la libertà è chiamata ad aderire liberamente all’annuncio, non può essere assolutamente costretta”.
“Ci sono alternative? Una strada possibile mi sembra mettere in luce il bene pratico del vivere insieme e, quindi, del racconto testimoniale – ha proseguito –. La società civile è l’ambito della reciproca testimonianza e questa è una 'pratica di libertà' che occorre innanzitutto attuare”.
In questo senso, ha aggiunto, “da quando il Centro Oasis è nato nel 2004, presso lo Studium Generale Marcianum di Venezia, il nostro tentativo è stato quello di favorire la creazione di una rete di rapporti con ecclesiastici e accademici di tutto il mondo”.
“Una rete di rapporti – ha concluso – che ha come contenuto l’elaborazione culturale intorno al tema del meticciato di culture e di civiltà, del racconto reciproco, della vita buona…”.
Il Centro Oasis costituisce una rete che riunisce insieme Oriente e Occidente nel comune lavoro di testimonianza, portato avanti attraverso: la rivista in quattro edizioni (inglese-arabo, inglese-urdu, francese-arabo, italiano-arabo), distribuita in Europa e nella maggior parte dei Paesi dell’Africa e dell’Asia (www.cisro.org); la pagina web (www.oasiscenter.eu); la newsletter mensile in tre lingue che si può ricevere gratuitamente; e infine la collana “I libri di Oasis”.
La Chiesa in India prepara un film su San Tommaso
MADRAS/ROMA, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa in India sta preparando un film sulla vita di San Tommaso Apostolo, che per primo portò il Vangelo nel subcontinente indiano.
Il film, spiega l'agenzia Fides, sarà prodotto grazie alla fiorente industria cinematografica indiana e racconta la storia di colui che nel I secolo d.C. evangelizzò i popoli dell'Oriente, al punto che i cristiani della regione che va dall'Iraq fino all'India si definiscono “figli di san Tommaso”.
Dopo aver annunciato il cristianesimo alle popolazioni mediorientali, “San Tommaso si diresse in India e predicò la fede di Cristo (negli anni 53-60 d.C.) lungo le coste sud-occidentali dell'India (zona del Malabar, l'odierno Kerala) a popolazioni che accolsero con entusiasmo e gioia il Vangelo”.
Venne ucciso a colpi di lancia a Calamina (oggi Mylapore, un sobborgo di Madras) tra il 68 e il 72 d.C. Dalla sua predicazione è nata la Chiesa siro-malabar.
Convinta che l'evangelizzazione nel terzo millennio passi attraverso l'uso dei mass media, tra cui il cinema, l'Arcidiocesi di Madras-Mylapore ha annunciato il suo impegno per ideare, produrre e realizzare un film sulla vita del Santo.
L'Arcivescovo locale, il salesiano monsignor A. Malayappan Chinappa, ha presentato il progetto ai Vescovi del Kerala e a quelli del Tamil Nadu, le terre dove Tommaso predicò e venne martirizzato.
Il progetto del film – che ha un budget di circa 10 milioni di dollari – sarà lanciato ufficialmente il 3 luglio, in occasione della festa di San Tommaso, nella Basilica a lui dedicata a Chennai.
La pellicola verrà girata in lingua tamil e dovrebbe arrivare sugli schermi nel 2009.
L'Arcivescovo Malayappan Chinappa ha detto di sperare che “un film sulla vita di San Tommaso possa portare consolazione a gente di tutti gli stati di vita”.
La pellicola, ha aggiunto, “sarà un messaggio di pace e di armonia e farà riflettere sul tema dell'uguaglianza e della pari dignità degli uomini di fronte a Dio”.
Italia
Presentato il programma del Meeting di Rimini 2008
Dal 24 al 30 agosto sul tema “O protagonisti o nessuno”
di Antonio Gaspari
ROMA, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Protagonisti della propria vita significa “offrire un’ esperienza umana generata dalla fede cristiana che induce speranza”. Così Emilia Guarnieri ha presentato a Roma, mercoledì 19 giugno, la 29° edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli intitolata: “O protagonisti o nessuno”.
Con le sue oltre 700mila presenze medie, 400 mostre, 3000 incontri, 5000 personaggi, e i circa 850 giornalisti accreditati durante l’ultima edizione, il Meeting è il festival estivo di incontri, mostre, musica e spettacolo più frequentato del mondo.
Organizzato da 11 persone a tempo pieno e oltre 3.000 volontari, il Meeting è secondo gli animatori di Comunione e Liberazione “un grande evento sociale, una festa, un luogo dove si celebra la gloria terrena di un Dio creatore e amico”.
“Ma è soprattutto - sottolineano gli organizzatori - un gesto di gratuità: migliaia di persone, di ogni età e condizione sociale, che donano tempo ed energie per realizzare la manifestazione”.
In merito al tema di quest'anno, la Presidente del Meeting ha spiegato che “se il protagonista di oggi è colui che cerca solo il successo” allora si rischia solo “l'illusione di esserci” in un “triste e vuoto formalismo” alimentato da “scetticismo e cinismo”.
La Guarnieri ha denunciato questo tipo di “cultura che non educa, che non comunica più il senso della vita”. E se la vita è così fatta, “si diventa passivi, si vive di rimessa”.
Di qui la provocazione lanciata dal Meeting, che ha l’obiettivo di porre a tema “una sfida positiva”, ovvero, ha precisato la Guarnieri “chiediamoci se oggi esistano uomini capaci di paragonarsi con il reale, scoprendo, rischiando. Persone che attraverso la loro esperienza e il loro lavoro sono in grado di offrire un’ esperienza umana generata dalla fede cristiana che induce speranza”.
A questo proposito la Presidente del Meeting ha ricordato le parole di don Giussani secondo cui “protagonisti non vuole dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni, ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l’eternità, unico e irripetibile”.
Alla presentazione del Meeting è intervenuto Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attività culturali, il quale ha riconosciuto che “la politica ha oggi bisogno di autentici protagonisti, di testimonianze che siano un esempio perchè capaci di dimostrare coerenza tra ciò che enunciamo e ciò che poi facciamo realmente”.
Il Ministro ha quindi indicato un “protagonismo che dia un senso alla nostra vita, che abbia un nesso con la radice dell'esperienza umana”.
Enrico Letta, parlamentare del Partito Democratico, ha parlato del Meeting di Rimini come di una “free zone”, un “luogo di dialogo” dove poter davvero discutere.
Bernhard Scholz, Presidente della Compagnia delle Opere (Cdo), ha invece toccato il tema dell’emergenza educativa.
"La questione educativa - ha sostenuto - per noi non è ai margini ma centrale: per questo che faremo alcuni incontri se volete dal punto di vista imprenditoriale, ma che avranno sempre come tema l’educazione”.
“Sono personalmente convinto – ha aggiunto Scholz - che l’impresa oggi, qualunque essa sia, piccola o grande che sia, sta diventando sempre di più un momento dove il lavoro contribuisce non solo alla formazione, ma anche all’educazione della persona."
Tra i tanti incontri del Meeting, il Presidente della Cdo ha sottolineato l'importanza delle mostre tra le quali c'è quella sul tema della detenzione e della libertà, alla cui presentazione ci saranno anche il Ministro della Giustizia Angelino Alfano e il capo del DAP, Ettore Ferrara, oltre alle testimonianze di due detenuti e dell’imprenditore cattolico Giuseppe Tovini.
Tantissimi i testimoni che interverranno, tra cui: il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza episcopale italiana; Cleuza Ramos, responsabile del movimento dei Senza Terra di San Paolo, in Brasile; Marcos Zerbini, deputato al Parlamento dello Stato di San Paolo; il monaco buddhista Shodo Habukawa; Marguerite Barankitse, fondatrice della Maison Shalom, in Burundi, dove vengono accolti gli orfani di etnia tutsi e hutu; l'infermiera ugandese Rose Busingye, che lavora in un centro di accoglienza per ammalati di Aids; e monsignor Paolo Pezzi, Arcivescovo cattolico di Mosca.
Tra i temi di riflessione sulla storia, si parlerà del '68 e della primavera di Praga, un ricordo di Giovannino Guareschi, un dibattito sui 60 anni della Costituzione, con il sen. Giulio Andreotti e il Ministro Roberto Maroni.
Un altro incontro ha per tema “Alle radici della diversità. Oltre il multiculturalismo” e vedrà la partecipazione del professore protestante John Milbank e del docente di Teologia Javier Prades López; su “Giustizia e diritti umani” si confronteranno invece l'ambasciatrice USA presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, e il professore ebreo Joseph H. H. Weiler.
In tema di economia, società e bene comune, ci sarà il confronto “Liberiamo il lavoro”, con il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni; il dibattito sulla sussidarietà per il cambiamento del Paese, con il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni; il dibattito “Le condizioni della pace”, con il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e Amre Moussa, Segretario generale della Lega per gli Stati arabi.
Si parlerà anche di informazione, con i direttori de Il Giornale, del Tg1, de Il Riformista e del Quotidiano Nazionale; di redditi, con lo stesso Enrico Letta e l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo.
In merito alle politiche scolastiche per superare la crisi educativa, il dibattito “Spazio alla scuola”, con il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e la senatrice Mariapia Garavaglia; sul rapporto tra economia finanziaria ed economia reale, interverrà Corrado Passera, di Intesa-Sanpaolo.
La presentazione del libro “Uomini senza patria” di Luigi Giussani, con scritti sugli anni Ottanta, verrà svolta da Eugenia Roccella, Sottosegretario di Stato al Lavoro, Salute e Politiche Sociali e Bernhard Scholz, Presidente della Compagnia delle Opere.
E poi tanta scienza e cultura: dai libri alla musica, dalla poesia allo spettacolo, dall’universo al Sole, al clima. In palcoscenico lo spettacolo “La straniera”, tratto da “La Rocca” di T.S.Eliot. Mentre undici mostre saranno altrettanti focus su storia, scienza e letteratura.
“Donna e post-aborto: il dramma, l’accoglienza, il perdono”
Un convegno per aiutare le tante donne vittime dell’interruzione di gravidanza
di Elisabetta Pittino
ROMA, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- La sindrome del post-aborto è un male subdolo, diffuso e nascosto. Per capire e contrastare questo disagio il 22 maggio scorso si è svolta a Brescia, organizzata dai Centri di Aiuto alla Vita di Brescia e Capriolo, una conferenza sul tema “Donna e post-aborto: il dramma, l’accoglienza, il perdono”.
Con il patrocinio dell’Assessorato ai Servizi alla Persona, alla Famiglia e alla Comunità del Comune di Brescia, l’incontro ha preso spunto dal trentesimo anniversario della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Gli organizzatori hanno rilevato che, considerando “il dolore sotterraneo delle madri che hanno abortito che influisce drammaticamente sulla vita quotidiana della donna, della sua famiglia e sulla società” è giusto osservare la 194 da una prospettiva diversa: “quella delle conseguenze”.
In questa occasione i volontari per la vita, che sono stati quasi gli unici ad ascoltare e ad aiutare, con amore e professionalità, la madre e il suo bambino, chiedono che anche le istituzioni prendano coscienza di questo problema, che si facciano carico della madre che ha abortito, che l’accoglienza alla vita ricominci dalla donna che non l’ha potuta accogliere.
Dopo la presentazione del prof. Massimo Gandolfini, primario Neurochirurgo presso la Poliambulanza in Brescia, Presidente AMCI regionale e Presidente dell'Associazione “Scienza e Vita” di Brescia, è stata la prof. ssa Elena Vergani, neuropsichiatra, tra le massime esperte in Italia del post-aborto, ad aprire la serata spiegando la natura e le implicazioni della sindrome post-abortiva.
Il prof. Gandolfini ha spiegato che l'aborto è come una “mina innescata gettata nel mare”, “come una bomba che distrugge tutto ciò che gli sta intorno: il bambino, la donna, la famiglia, la società”; è qualcosa che “non può non lasciare una conseguenza sulla madre perché va a toccare il suo corpo, la sua intelligenza, il suo essere”.
Il Neurochirurgo ha rilevato che le conseguenze del post-aborto nella donna sono ormai parte della letteratura scientifica e riguardano “la psicosi post-aborto, che, può perdurare per oltre sei mesi ed è un disturbo di natura prevalentemente psichiatrica; lo stress post-aborto, che insorge tra i tre e i sei mesi e rappresenta il disturbo più breve sinora osservato; e la sindrome post-abortiva: un insieme di disturbi che possono insorgere subito dopo l'interruzione come dopo svariati anni in quanto possono rimanere a lungo latenti anche per oltre 30 anni” (in Agnoli F., “Storia dell'aborto” ed. Fede e Cultura, Verona, p. 75, 2008).
La prof. ssa Elena Vergani ha spiegato che nell'aborto c'è sempre una madre e c'è sempre un figlio. Sono loro i protagonisti. C'è anche il padre, ma spesso non ha neppure il ruolo di comparsa.
Madre e figlio sono entrambi silenziosi: il bambino perché è nella pancia della mamma e non può parlare anche se comunica in modo diverso, la madre perché resa muta dal suo dolore, dalla solitudine, dal giudizio degli altri, dalle difficoltà, dalla non accoglienza.
“La legge – ha sottolineato la neuropsichiatria –, per assurdo, prevede la possibilità di abortire quando vi sia un serio o grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna, ma nulla prevede quando il danno serio e grave sia causato proprio dall’aborto”.
“Trent’anni fa non si sapeva dei pesanti effetti causati dall’interruzione volontaria di gravidanza – ha constatato con amarezza la Vergani –. Con superficialità e leggerezza non ci si è occupati della donna-madre come persona, ma solo come problema”.
La neuropsichiatria ha sostenuto che per “curare” la donna “bisogna abbracciare la dimensione antropologica” della gravidanza e dell'aborto: “Non è sufficiente prendersi cura della psiche della donna, ma di tutta la persona nella sua interezza”.
Il fondamento della relazione interpersonale è l'amore, inteso come l'interiorità della persona dove si cerca, si riconosce, si vuole autenticamente il bene. L'amore è volontà di vivere e di far vivere, perché la vita è il primo dei beni. E nella misura in cui ama la persona umana si realizza.
La relazione materna è il prototipo di questo amore: la madre ama la vita del figlio perché gli dà tutta la vita. In questo amare la vita del figlio, la madre si realizza come persona, cresce nella sua vita. E' anche il figlio allora che dà la sua vita alla madre.
“Questa è la realtà che fonda l'essere umano e viene stravolta dall'aborto”, ha sottolineato la Vergani.
“Le conseguenze dell'aborto sono un impoverimento della realtà – ha sintetizzato la relatrice –. Per questo la lettura psicologica e quella biologica, seppur necessarie, sono riduttive e non sufficienti ad affrontare la sindrome post-abortiva. La relazione madre-figlio non è altro che l'immagine della nostra umanità: la vita è unione di soggetti, questo è esistere”.
L’incontro è stato concluso dall’avvocato Arturo Buongiovanni, penalista e specializzato in bioetica, il quale ha sostenuto: “Se il diritto smette di essere per l’uomo non ha più senso di esistere”.
“Se il diritto non difende il debole, l’indifeso allora si torna alla barbarie della legge del più forte”.
“Se è possibile che qualcuno di noi decida che un altro non ha diritto alla vita diciamo sì alla dittatura, allo schiavismo, alla discriminazione, alla guerra”, ha aggiunto.
“Abbiamo di fronte una battaglia socio-culturale molto importante – ha ribadito l’avvocato Buongiovanni –. Non abbiamo paura di combatterla”.
Ultima modifica di Redazione il 24 Giu 2008 00:17, modificato 2 volte in totale
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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).















