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Il mondo visto da Roma - 27 giugno 2008 [Download Discussione]
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Messaggio Il mondo visto da Roma - 27 giugno 2008 
 

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Venerdì, 27 Giugno : 2008

NOTA: Da Oggi 28 Giugno e fino al 5 Luglio sarò in ferie. Una settimana di riposo, quindi, durante la quale cercherò di essere comunque presente anche se, magari, non mi sarà possibile esserlo con la stessa assiduità. Ciò NON vuol dire che andranno persi dei numeri di questa rubrica; magari in ritardo ma, di certo, sarà comunque aggiornata.
A presto, Stan


Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
Il Papa ringrazia il Cardinal Ruini per il suo servizio alla Chiesa
Il Cardinale Agostino Vallini, nuovo Vicario generale di Roma
Il Papa ai Vescovi di Hong Kong e Macao: maggiore evangelizzazione
L'Obolo di San Pietro permette di collaborare alla carità del Papa
Uno statunitense, prefetto del Supremo Tribunale della Chiesa

NOTIZIE DAL MONDO
Appello all'ONU delle confessioni cristiane per lo Zimbabwe
La Caritas aiuta donne e bambini nell'Etiopia afflitta dalla fame

ANNO PAOLINO
Rimpianto per il “Paolo” di Pasolini

GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
L'unità dei cristiani al centro di un concerto per la GMG
I Fratelli de La Salle e la generazione Internet

INTERVISTE
Laici, essere Chiesa “facendo” il mondo

SPIRITUALITÀ
Predicatore del Papa: riconciliamoci con la nostra Chiesa

DOCUMENTI
Discorso del Papa ai Vescovi di Hong Kong e di Macau
Udienza del Papa al Vicariato di Roma per il congedo del Cardinal Ruini

Citazione:
Messaggio ai lettori

Il Servizio Giornaliero riprenderà il 30 giugno
Carissimi lettori e carissime lettrici,

in occasione della solennità dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, la redazione di ZENIT prenderà un giorno di riposo. Il Servizio Giornaliero riprenderà regolarmente a partire dal 30 giugno.

Buona festa a tutti!
La Redazione


Santa Sede

Il Papa ringrazia il Cardinal Ruini per il suo servizio alla Chiesa
E ne loda “la sollecitudine per la missione” e le “doti di intelligenza e sapienza”

di Mirko Testa

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Un'udienza particolare quella concessa questo venerdì da Benedetto XVI in occasione della nomina del successore del Cardinale Camillo Ruini a Vicario generale per la diocesi di Roma.

Un'udienza caratterizzata dalla profonda riconoscenza del Papa per il fruttuoso servizio reso dal porporato che da questo venerdì lascia nelle mani del Cardinale Agostino Vallini l'incarico che gli era stato affidato nel gennaio 1991 da Giovanni Paolo II.

Un incontro quello concesso ai sacerdoti e impiegati del Vicariato di Roma dedicato a ripercorrere quasi un ventennio di storia della Chiesa, segnato dal pontificato di Giovanni Paolo II.

E proprio a lui è corso subito il ricordo del Pontefice: “Collaborando strettamente con lui siamo stati 'trascinati' dalla sua eccezionale forza spirituale, radicata nella preghiera, nell’unione profonda con il Signore Gesù Cristo e nell’intimità filiale con la sua Madre Santissima”.

Di qui poi il richiamo al periodo di preparazione al Giubileo del 2000, con la Missione cittadina promossa dal Cardinale Ruini, all'inziativa dei “Dialoghi in Cattedrale” svoltisi nella Basilica Lateranense, che il Papa non ha tardato a definire “espressione di una Chiesa che [...] si apriva decisamente a una mentalità missionaria e ad uno stile coerente con essa”.

Quello che ne è emerso del Cardinale Ruini è stato il ritratto di un pastore fedele all'identità viva della Chiesa di Roma, che ha saputo esprimere attraverso le sue “doti di intelligenza e di sapienza” una pastorale innovativa e allo stesso tempo saldamente al servizio del Santo Padre e della Santa Sede.

“La sollecitudine per la missione – ha detto il Pontefice – è stata sempre accompagnata e sostenuta da un’eccellente capacità di riflessione teologica e filosofica, che Ella ha manifestato ed esercitato fin dagli anni giovanili”.

“Mi piace ricordare al riguardo – ha poi aggiunto –, la nostra collaborazione sui temi dei Convegni ecclesiali diocesani tesi a rispondere alle principali urgenze pastorali tenendo conto del contesto sociale e culturale della Città”.

Il Papa ha quindi fatto riferimento all'iniziativa del "Progetto culturale" proposta per la prima volta dal Cardinale Ruini al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) riunito a Montecassino il 19 settembre 1994 per dare corpo agli orientamenti di Giovanni Paolo II nella direzione di una maggiore evangelizzazione della cultura e inculturazione delle fede in Italia.

“Un esempio nell’impegno di 'pensare la fede' – lo ha così definito il Papa –, in assoluta fedeltà al Magistero della Chiesa, con puntuale attenzione agli insegnamenti del Vescovo di Roma e, al tempo stesso, in costante ascolto delle domande che emergono dalla cultura contemporanea e dai problemi dell’attuale società”.

Il Cardinale Ruini da parte sua ha rivolto al Santo Padre parole di “grandissima gratitudine”. “I diciassette anni e mezzo in cui ho esercitato questo ministero rimarranno nella mia memoria come un lungo tempo di grazia”, ha detto.

In occasione del venticinquesimo della sua ordinazione episcopale, avvenuta a Reggio Emilia il 29 giugno del 1983, il Cardinale Ruini aveva celebrato il 21 giugno una messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano con tantissimi sacerdoti lasciando un “piccolo testamento” alla Diocesi di Roma.

“Guardiamo alla grande sfida che oggi dobbiamo affrontare – aveva detto in quella occasione –, rendiamocene conto, non nascondiamoci davanti a lei, cerchiamo di coglierla nella sua forza, spessore, pervasività, capacità di penetrazione, quella capacità e quell'attrattiva che essa esercita specialmente verso le nuove generazioni”.

“Ma guardiamola con occhio disincantato e a sua volta penetrante, con l'occhio della fede, che è necessariamente diverso e anche più penetrante rispetto a uno sguardo soltanto umano”, aveva aggiunto.

“Con la luce della fede possiamo intuire infatti la realtà profonda dell'uomo, in cui Dio è presente per attirare a sé ed orientare a Cristo le persone e la storia”, aveva poi concluso.


Il Cardinale Agostino Vallini, nuovo Vicario generale di Roma

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Questo venerdì, Benedetto XVI ha nominato come suo nuovo Vicario Generale per la Diocesi di Roma e Arciprete della Papale Arcibasilica Lateranense il Cardinale Agostino Vallini, 68 anni, finora Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Il Cardinale Vallini succede così al Cardinale Camillo Ruini che aveva presentato la rinuncia per raggiunti limiti d’età, dopo aver ricoperto questi uffici per 17 anni e mezzo. Il passaggio ufficiale di consegne dovrebbe avvenire lunedì prossimo.

Nel giorno dell'annuncio di questa nomina, Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano i due porporati accompagnati da circa 400 sacerdoti e dipendenti del Vicariato di Roma.

Il Cardinale Vallini nasce a Poli, un piccolo paese in provincia di Roma e in diocesi di Tivoli, il 17 aprile 1940. Sul finire del 1952, entra nel Seminario di Napoli, prima al minore e poi al maggiore, rimanendovi dodici anni e percorrendo tutte le tappe della formazione al sacerdozio.

Viene ordinato sacerdote il 19 luglio 1964. Decisivi sono stati gli anni della formazione seminaristica e degli studi teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica di Napoli. Desiderando perfezionare gli studi in ecclesiologia, nel 1964 viene inviato a Roma a specializzarsi in diritto canonico, in vista del futuro insegnamento nella Facoltà Teologica partenopea.

Una volta a Roma si iscrive alle Facoltà giuridiche della Pontificia Università Lateranense, presso le quali consegue il dottorato “in utroque iure”. Conclusi gli studi romani nel 1969, ritorna a Napoli dove comincia ad insegnare diritto canonico.

Dopo due anni, viene a ricoprire l'incarico di docente di Diritto pubblico ecclesiastico presso la Lateranense. Nel 1978 lascia l'insegnamento al Laterano per fare ritorno a Napoli, chiamato dal suo Arcivescovo, il Cardinale Corrado Ursi, che lo nomina Rettore del Seminario Maggiore, ufficio ricoperto fino al 1987, allorché viene nominato decano della sezione S. Tommaso della Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale.

Il 23 marzo 1989 Giovanni Paolo II elegge alla Chiesa titolare di Tortiboli, nominandolo Vescovo ausiliare di Napoli. Dopo undici anni di servizio a Napoli, il 13 novembre 1999 venne trasferito alla Chiesa Suburbicaria di Albano, dove esercita il ministero episcopale per cinque anni.

In seno alla Conferenza Episcopale Italiana è per molti anni membro della Commissione per i problemi giuridici e, da ultimo, Presidente del Comitato per gli enti e beni ecclesiastici.

Il 27 maggio 2004 Giovanni Paolo II lo nomina quindi Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, promuovendolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo.

Da Benedetto XVI è creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro il 24 marzo 2006, della Diaconia di San Pier Damiani ai Monti di San Paolo.

È anche Presidente della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano e, dal 15 settembre 2007, Presidente della Commissione per gli Avvocati.

È inoltre membro delle Congregazioni delle Cause dei Santi, per i Vescovi, per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, e per l'Evangelizzazione dei Popoli; fa parte del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Nell'indirizzo di omaggio rivolto questo venerdì al Santo Padre all'inizio dell'udienza il Cardinale Vallini ha espresso i suoi “sentimenti di profonda gratitudine e insieme di stupore e di umana trepidazione per un ministero di grande responsabilità e delicatezza”.

Ricordando l'appello sull'emergenza educativa lanciato dal Papa nel recente Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma, il porporato ha sottolineato come suo primo obiettivo quello di lavorare attivamente “perché la Chiesa di Roma sappia educare alla speranza, continuando con rinnovata lena ad annunciare il Vangelo di Gesù Risorto, primizia della nostra speranza” e di cooperare “allo sforzo per rendere più bello, più umano e più fraterno, il volto di questa nostra città”.


Il Papa ai Vescovi di Hong Kong e Macao: maggiore evangelizzazione
E sottolinea la formazione dei sacerdoti e la scuola cattolica

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- “Il Signore ha conferito a ogni uomo e a ogni donna il diritto di udire l’annuncio che Gesù Cristo 'mi ha amato e ha dato se stesso per me'. A questo diritto corrisponde un dovere di evangelizzare”, ha affermato questo venerdì Benedetto XVI ai Vescovi di Hong Kong e Macao, presenti a Roma per la visita ad Limina Apostolorum.

“Nella Chiesa ogni attività ha una essenziale dimensione evangelizzatrice e non deve mai essere separata dall'impegno per aiutare tutti a incontrare Cristo nella fede, che è il primario obiettivo dell'evangelizzazione”, ha affermato.

Il Papa ha fatto riferimento alla Lettera alla Chiesa cattolica in Cina (27 maggio 2007) e ha affermato che queste due Chiese particolari “sono chiamate ad essere testimoni di Cristo, a guardare in avanti con speranza e a misurarsi – nell'annuncio del Vangelo – con le nuove sfide che le popolazioni di Hong Kong e di Macao devono affrontare”.

Queste sfide si riferiscono fondamentalmente alle conseguenze della globalizzazione, afferma il Papa, constatando di aver osservato di recente “che le forze della globalizzazione vedono l'umanità sospesa fra due poli”.

Da una parte, promuovono “un senso di solidarietà globale e di responsabilità condivisa per il bene dell'umanità”; “dall'altra, appaiono segni inquietanti di una frammentazione e di un certo individualismo in cui domina il secolarismo, che spinge il trascendente e il senso del sacro ai margini ed eclissa la fonte stessa di armonia e unità nell'universo”.

La chiave per affrontare queste sfide, osserva il Pontefice, è la formazione.

“Di fatto, gli aspetti negativi di questo fenomeno culturale evidenziano l'importanza di una solida formazione ed esortano a uno sforzo concertato per sostenere l'anima spirituale e morale delle vostre popolazioni”.

Questa strategia di formazione deve indirizzarsi in due direzioni: da un lato, la formazione dei sacerdoti, oggi “particolarmente urgente, non solo per il rapido mutarsi delle condizioni sociali e culturali degli uomini e dei popoli entro cui si svolge il ministero presbiterale, ma anche per quella 'nuova evangelizzazione' che costituisce il compito essenziale e indilazionabile della Chiesa alla fine del secondo millennio”.

Il Papa chiede ai Vescovi di “pensare specialmente al giovane clero che è sempre più sottoposto a nuove sfide pastorali, connesse con le esigenze del compito di evangelizzare una società così complessa com'è quella attuale”.

“La vostra sollecitudine pastorale dovrà avere di mira, in una maniera speciale, anche tutte le persone consacrate, uomini e donne, che sono chiamate a rendere visibili nella Chiesa e nel mondo i tratti caratteristici di Gesù, vergine, povero e obbediente”.

Il secondo obiettivo dev'essere l'attenzione alle scuole cattoliche, che “apportano un contributo notevole alla formazione intellettuale, spirituale e morale, delle nuove generazioni: è per questi aspetti cruciali della crescita della persona che i genitori, sia cattolici sia di altre tradizioni religiose, ricorrono alle scuole cattoliche”.

Il Papa ha chiesto ai membri delle scuole cattoliche delle due Diocesi di essere “testimoni di Cristo, epifania dell'amore di Dio nel mondo” e di avere “il coraggio della testimonianza e la pazienza del dialogo”, servendo “la dignità umana, l'armonia del creato, l'esistenza dei popoli e la pace”.

“Le scuole cattoliche delle vostre due Diocesi hanno contribuito in maniera rilevante allo sviluppo sociale e alla crescita culturale delle vostre popolazioni; oggi questi centri educativi incontrano nuove difficoltà: vi sono vicino e vi incoraggio ad adoperarvi affinché questo prezioso servizio non venga meno”.

Nuovi movimenti

Il Papa ha anche chiesto ai Vescovi di accogliere i nuovi movimenti e carismi “con molto amore, poiché essi sono una delle novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II”.

“In varie occasioni ho ricordato che i movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono il segno luminoso della bellezza di Cristo, e della Chiesa, sua Sposa”, ha affermato, chiedendo che “anche i movimenti pongano ogni impegno per armonizzare le loro attività con i programmi pastorali e spirituali delle Diocesi”.

Rapporti con la Chiesa in Cina

Il Pontefice ha anche chiesto alle Diocesi di Macao e Hong Kong di “continuare a dare il loro contributo alla Chiesa nella Cina Continentale, sia nel mettere a disposizione il personale per la formazione sia nel sostenere iniziative benefiche di promozione umana e di assistenza”.

In questo senso, ha ringraziato per il lavoro svolto dalle Caritas diocesane, esortando a non dimenticare “che Cristo è, anche per la Cina, un Maestro, un Pastore, un Redentore amoroso: la Chiesa non può tacere questa buona notizia”.

“Mi auguro, e chiedo al Signore, che arrivi presto il giorno in cui anche i vostri Confratelli della Cina Continentale possano venire a Roma in pellegrinaggio sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, in segno di comunione con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale – ha concluso –. Colgo volentieri l’occasione per inviare alla Comunità cattolica della Cina e a tutto il popolo di quel vasto Paese l’assicurazione delle mie preghiere e del mio affetto”.


L'Obolo di San Pietro permette di collaborare alla carità del Papa
La colletta si celebra domenica prossima, solennità dei Santi Pietro e Paolo

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il 29 giugno prossimo, solennità dei Santi Pietro e Paolo (o in un altro giorno vicino indicato dal Vescovo), si celebrerà la Giornata della Carità del Papa, in cui ogni cattolico è invitato a collaborare con le opere di aiuto del Santo Padre a favore dei più poveri. E' quello che si definisce Obolo di San Pietro.

Nel 2006, secondo gli ultimi dati consultati da ZENIT, l'Obolo, ovvero le offerte dei fedeli di tutto il mondo a favore delle opere di carità del Papa, ha raccolto 101.900.192,71 dollari statunitensi, che il Sommo Pontefice ha destinato alle esigenze della Chiesa universale.

Il dato è stato rivelato dal Consiglio dei Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, riunitosi in Vaticano a giugno.

Nei prossimi giorni verranno resi pubblici i dati relativi al 2007, anno in cui gli aiuti sono stati destinati soprattutto ad alleviare la situazioni delle popolazioni colpite da catastrofi naturali attraverso il Pontificio Consiglio “Cor Unum”.

Grazie all'Obolo è stato anche possibile sostenere la ristrutturazione della Casa di accoglienza intitolata a Giovanni Paolo II a Roma, dove sono ospitati pellegrini disabili (gratuitamente quelli che non hanno mezzi), aiutare il villaggio Città dei ragazzi Nazaret del Rwanda per orfani abbandonati, perlopiù figli di vittime del genocidio e della guerra civile, così come sostenere l'ospedale San Vincenzo de' Paoli di Sarajevo, il villaggio per gli orfani a causa dell'Aids in Kenya e l'ospedale Redemptoris Mater in Armenia.

Allo stesso modo, sono stati aiutati l'ospedale cattolico di Vila Maria a Masaka, in Uganda, e i seminari teologici e gli istituti di formazione cristiana in molti Paesi in via di sviluppo. Sono state quindi sostenute le attività della Fondazione Populorum Progressio per i contadini e gli indigeni dell'America Latina e della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, per realizzare progetti di sviluppo nelle zone minacciate dalla desertificazione.

Monsignor Tullio Poli, direttore dell'Ufficio dell'Obolo di San Pietro della Santa Sede, ha spiegato che questa opera di carità “manifesta l'affetto dei fedeli nei confronti del Sommo Pontefice ed un atto di solidarietà ecclesiale con cui i cattolici partecipano ad iniziative di bene che li distinguono come seguaci del Vangelo”.

“Il soccorso cristiano ai fratelli vale non soltanto per l'aiuto concreto che dà, ma anche per gli effetti spirituali che suscita”, ha aggiunto in una dichiarazione.

“L'Obolo di San Pietro permette al Papa, segno visibile di unità nella Chiesa, di rispondere alle varie necessità con azione tempestiva ed efficace”.

L'origine storica dell'Obolo di San Pietro risale alla fine dell'VIII secolo, quando gli anglosassoni si convertirono al cristianesimo e come segno di unione con il Vescovo di Roma decisero di inviare in modo stabile un contributo al Santo Padre.

Nacque così il "Denarius Sancti Petri" (Elemosina a San Pietro), che presto si diffuse nei Paesi europei, costume che venne regolato da Papa Pio IX nell'Enciclica "Saepe Venerabilis" (5 agosto 1871).

Si possono ricevere ulteriori informazioni sull'Obolo inviando un messaggio all'indirizzo di posta elettronica o all'indirizzo postale: Ufficio Obolo di San Pietro (00120 Città del Vaticano), chiamando il numero telefonico vaticano +39 06.6988.4851 o inviando un fax al numero +39 06.6988.3954.

E' possibile inviare donazioni “on line” visitando la pagina: www.vatican.va/roman_curia/secretar...ts/index_it.htm


Uno statunitense, prefetto del Supremo Tribunale della Chiesa
Monsignor Raymond Leo Burke, finora Arcivescovo di Saint Louis

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato monsignor Raymond Leo Burke, finora Arcivescovo di Saint Louis (Stati Uniti), prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, secondo quanto ha annunciato questo venerdì la Sala Stampa della Santa Sede.

Sostituisce il Cardinale Agostino Vallini, nominato vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma.

Secondo quanto ha stabilito Giovanni Paolo II nella costituzione apostolica "Pastor Bonus" (articoli 121-125), del 28 giugno 1988, la Segnatura Apostolica, "oltre ad esercitare la funzione di supremo tribunale, provvede alla retta amministrazione della giustizia nella Chiesa".

Per questo motivo, esamina tra le altre cose le querele di nullità contro le sentenze della Rota Romana e i ricorsi contro i singoli atti amministrativi dei dicasteri della Curia Romana o da loro sanzionati.

Nato nel giugno 1948 a Richland Center, Wisconsin (Stati Uniti), monsignor Burke ha compiuto gli studi come seminarista a Roma, dov'è stato ordinato sacerdote da Paolo VI il 29 giugno 1975.

Ha studiato Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana ed è diventato il primo statunitense difensore del vincolo del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

E' stato nominato da Giovanni Paolo II Vescovo di La Crosse (Wisconsin) nel 1994 e di Saint Louis nel dicembre 2003.


Notizie dal mondo

Appello all'ONU delle confessioni cristiane per lo Zimbabwe
Chiedono che vengano garantiti gli aiuti alimentari alla popolazione

HARARE (Zimbabwe), venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Il Consiglio Ecumenico delle Chiese e la Federazione Mondiale degli Studenti Cristiani hanno fatto giungere al segretario generale dell'ONU, Ban Ki-Moon, e al Consiglio di Sicurezza dell'organismo una lettera congiunta in cui chiedono di intervenire di fronte al rapido deterioramento della situazione nello Zimbabwe.

Nella lettera, della quale si è fatto eco “L'Osservatore Romano”, si chiede all'ONU di prestare “urgentemente attenzione alle necessità umanitarie del popolo dello Zimbabwe, alla sua libertà di esercitare la religione, alla destabilizzazione della situazione politica e alla necessità di porre fine alle violazioni dei diritti umani”.

Ciò che più preoccupa è la crisi umanitaria, dopo la decisione del Governo del Paese di interrompere la distribuzione di alimenti e medicinali provenienti dalle agenzie internazionali e i servizi educativi.

“Gli episodi degli ultimi giorni in Zimbabwe e altrove prosegue la lettera ci convincono del fatto che l'intervento internazionale ora più che necessario per distribuire aiuti alimentari tanto necessari”.

I reverendi Samuel Kobia e Michael Wallace, segretari generali delle organizzazioni firmatarie, si uniscono alle recenti dichiarazioni del Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, presidente di Caritas Internationalis, sulla situazione di crisi umanitaria “che potrebbe costare la vita di centinaia di migliaia di persone innocenti”.

Preoccupa anche la mancanza di libertà religiosa, perché secondo il messaggio “ad alcune chiese è stato impedito di praticare il culto” e “altri servizi ecclesiali sono stati violentemente interrotti”.

Quanto alla situazione politica, i firmatari si dicono “fortemente preoccupati perché al popolo dello Zimbabwe è stato negato il diritto di scegliere il proprio leader con elezioni libere e corrette. La sovranità del popolo è stata violata e deve essere ripristinata”.

Per questo, chiedono di indagare sui presunti crimini imputati al partito che ha provocato questa situazione, visto che “se ai perpetratori della violenza non viene chiesto conto dei crimini, i tentativi di una soluzione politica saranno minati alla base. Non può esserci impunità”.

“Un tempo – constatano –, lo Zimbabwe era il paniere dell'Africa. La sua forte economia e le sue crescenti libertà erano un faro di speranza per tutti gli africani che inseguivano la promessa di una nuova Africa”.

“In questo momento, lo Zimbabwe è solo sofferenza e difficoltà. Il popolo del Paese merita di meglio e preghiamo affinché la fede profonda e la perseveranza di un popolo fiero emergano ancora una volta e vengano messe al servizio della riedificazione di questa società tragicamente devastata dalla sfiducia, dal dissenso e dalla violenza”.


La Caritas aiuta donne e bambini nell'Etiopia afflitta dalla fame
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Caritas ha rivolto un appello per raccogliere 1,3 milioni di dollari per nutrire mamme e bambini in Etiopia, dove la mancanza di cibo ha portato a un brusco aumento del livello di malnutrizione.

L'obiettivo di Caritas Internationalis, confederazione di 162 organizzazioni cattoliche di aiuto, sviluppo e servizio sociale presente in più di 200 Paesi e territori, è fornire cibo supplementare a 22.000 bambini e 4.500 donne incinte e neomamme per i prossimi cinque mesi.

Il responsabile di Caritas Germania Wolfgang Fritz ha detto di essere stato in Etiopia due settimane fa e di aver visto morire bambini denutriti. “Anche se avessero potuto recarsi in un centro sanitario, era troppo tardi per loro – confessa in un comunicato inviato dalla Caritas a ZENIT –. Senza aiuto, il numero di bambini a rischio aumenterà”.

Caritas Germania sta lavorando con Caritas Etiopia – il Segretariato Cattolico Etiope – per coordinare la risposta alla crisi per conto di Caritas Internationalis.

“Ci concentriamo sui bambini sotto i dieci anni, con priorità per quelli al di sotto dei cinque. Stiamo anche raggiungendo donne incinte e neomamme con aiuti alimentari. Le madri danno spesso il proprio cibo ai figli. Le mamme che allattano e i bambini più piccoli sono meno capaci di far fronte alla scarsità di cibo”, ha affermato Fritz.

Anche se le piogge sono ormai arrivate in Etiopia, il fatto che siano state assenti per due stagioni successive significa che molti dovranno attendere ottobre per poter raccogliere ciò che hanno piantato.

“La gente può far fronte all'insuccesso di una stagione delle piogge”, ha commentato Fritz, “ma quando accade per due volte le persone non ce la fanno e la situazione diventa drammatica”.

Madri e bambini ad Adigrat, Awassa, Emdebir, Hararghe, Meki e Soddo Hossana saranno al centro delle preoccupazioni della Caritas, che vuole anche fornire loro acqua potabile e medicinali.

Quasi un milione di persone è morto in Etiopia tra il 1984 e il 1985 a causa di una carestia provocata dalla siccità. La Caritas ha lavorato nel Paese per cinque anni, collegando le azioni di emergenza alla riabilitazione e allo sviluppo sostenibile, e aiutando la gente ad aumentare la propria capacità di far fronte a disastri di questo tipo.


Anno Paolino

Rimpianto per il “Paolo” di Pasolini
ROMA, venerdì, 27 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito ampi estratti dell'articolo scritto da don Attilio Monge, già responsabile del settimanale Orizzonti, del Giornalino e poi della Sampaolofilm, e apparso sulla primo numero della rivista “Paulus” .

 * * *

Se, come credo, anche i santi alla fine della vita nutrono rimpianti, so per certo che don Giacomo Alberione, ora beato, fondatore della Società San Paolo, Congregazione religiosa che si dedica ai mezzi moderni di comunicazione e quindi anche al cinema, alla sera della vita ha avuto il rammarico di non aver realizzato un film su Paolo, l’apostolo che ha ispirato la sua grande opera. Negli scaffali della Sampaolofilm, con le numerose sceneggiature dei film e documentari biblici o religiosi portati a compimento negli anni ’39-’80, vi sono almeno quattro copioni di autori diversi, mai realizzati, che riguardano la vita di san Paolo. Risalta una sceneggiatura, brossurata con copertina marrone, dal titolo San Paolo di Pier Paolo Pasolini e con il sottotitolo “Appunti per un direttore di produzione”.

Siamo nel 1967 e don Alberione, avviato purtroppo sul viale del tramonto, seppe dell’esistenza del progetto, e sperò di vederne la realizzazione. Chi ne scrive fu l’incaricato principale del programma e certamente – lui sì – si porterà per sempre il rammarico, non la colpa, di non aver realizzato il film di Pasolini. Ma la storia, come vedremo, non è semplice. Nel settembre del 1967 approdo alla Sampaolofilm per affiancarne il direttore, don Emilio Cordero, e sostituirlo due anni dopo. Il mio compito è di seguire la produzione cinematografica. Nasce in quei mesi il progetto Pasolini: a commissionarne la sceneggiatura fu don Cordero, regista di documentari religiosi e del primo film italiano a colori Mater Dei del 1954, film che Pasolini, in seguito, confesserà di aver visionato più volte per Il Vangelo secondo Matteo. Fu il successo di questo film di Pasolini, nonostante alcune resistenze cattoliche, a far pensare a lui per una vita di san Paolo.

[...] Pasolini dedicò i primi mesi del 1968 a scrivere gli appunti su san Paolo e venne due o tre volte a parlarne alla Sampaolofilm: da subito ebbe l’idea della trasposizione di Paolo nei tempi moderni. «L’idea poetica – spiega egli stesso nell’introduzione – che dovrebbe diventare il filo conduttore del film, e anche la sua novità, consiste nel trasporre l’intera vicenda di san Paolo ai nostri giorni, di rimpiazzare cioè i luoghi antichi del potere e della cultura civile e religiosa con Parigi, Londra, Roma, New York». Abbiamo sorriso, leggendo con lui gli appunti, dove Efeso (la caotica città dell’Asia Minore con tante contraddizioni di attività e di razze, ma fra le più amate da Paolo) era diventata la Napoli moderna. Quando il 4 aprile 1968 giunse la notizia dell’uccisione di Martin Luther King, Pasolini fu così colpito che decise di addebitargli la parte del martirio di Paolo, facendo morire l’Apostolo – non già nel traffico di una metropoli, com’era nella prima stesura – ma come Martin Luther King, ucciso da due colpi di fucile sul ballatoio di un alberghetto di New Jork dove si era affacciato dopo aver scritto la lettera-testamento: «Quanto a me è ormai giunta l’ora di offrire la mia vita come sacrificio a Dio. Ho combattuto il buon combattimento, ho terminato lacorsa, ho mantenuto la fede. Ora mi aspetto il premio...» (2Tm 4,6-8).

A fine giugno 1968, alla Sampaolofilm di via Portuense, Pasolini, alla presenza di cinquesei persone, presentò il suo abbozzo di sceneggiatura; devo dire, senza molto calore, aggiungendo con mia sorpresa: «Questo film non sarà un successo commerciale, perché non vi sono donne...». Il direttore don Cordero si affrettò a far notare che, invece, accanto a san Paolo scorrono molti volti femminili, e citò la lettera ai Romani dove troviamo un elenco di donne da salutare, come Lidia, Giulia, la carissima Pérside, Febe nostra sorella, ecc.

[...] Non so quante volte, dopo quell’incontro, ho riletto la sceneggiatura e le note che l’anticipano, sempre attuali, anche ora in occasione dell’Anno Paolino. Dopo aver assicurato che «nessuna delle parole pronunciate da Paolo nel dialogo del film sarà inventata o ricostruita per analogia», egli spiega le ragioni per cui voleva trasporre la sua vicenda ai nostri giorni e cioè «per dare cinematograficamente nel modo più diretto e violento l’impressione e la convinzione della sua
attualità. Per dire insomma esplicitamente, e senza neanche costringerlo a pensare, allo spettatore, che “san Paolo è qui, oggi, fra noi” e lo è quasi fisicamente e materialmente. Che è alla nostra società che egli si rivolge; è la nostra società che egli piange e ama, minaccia e perdona, aggredisce e teneramente abbraccia».

Il rammarico della Sampaolofilm Rileggendo gli appunti a distanza di quarant’anni, cresce il rammarico per la Sampaolofilm di non averli tradotti in film. Ma i motivi sono tanti... Nonostante la carta d’identità de Il Vangelo secondo Matteo, in campo cattolico la figura di Pasolini, per altri film successivi, e per alcuni episodi di cronaca, non era bene accetta. [...] proprio in quei mesi intervenne un fatto che scatenò – e qui posso in parte essere d’accordo – la critica cattolica. Era uscito Teorema e il film, come molte delle altre opere di Pasolini, fece scandalo e il soggetto venne attaccato come osceno da una parte dei cattolici, mentre l’ala più progressista lo esaltò al punto da attribuirgli il premio dell’OCIC (Office catholique international du cinéma).

Era il secondo Oscar cattolico che Pasolini riceveva, ma certamente non condiviso da molti come per Il Vangelo secondo Matteo. Aumentarono le opposizioni al progetto San Paolo. Il direttore della Sampaolofilm e il sottoscritto, che faceva parte della commissione nazionale valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana a cui partecipavano, spesso, anche membri di dicasteri vaticani, fummo più volte invitati a riflettere bene prima di affidare il film a un regista così discusso.

Pasolini, quando allo scadere del semestre gli comunicammo la notizia che la Sampaolofilm rinunciava alla realizzazione, non fu sorpreso più di tanto, quasi lo aspettasse. Sapeva delle critiche che ci avevano assediato. [...] Trascorsero più anni, sette per la precisione, con qualche furtivo contatto con il regista. A fine settembre del 1975 Pasolini mi chiamò al telefono per raccomandarmi la distribuzione, nel circuito Sampaolofilm, di un documentario religioso Passione di una sua amica regista, Elsa De’ Giorgi. Ne approfittai per riaprire il discorso sul film San Paolo e parlammo a lungo di un’ipotesi televisiva. Quando lo assicurai che i tempi erano cambiati in meglio, ci fu un lungo silenzio dall’altra parte, poi Pasolini concluse: «Anche se la minestra riscaldata non mi è mai piaciuta, non escludo nulla: parliamone. Chiamerò fra qualche settimana...».

Non ci saremmo più incontrati. Qualche settimana dopo, il 2 novembre, apprendendo della sua tragica morte, lessi che, andando a Ostia incontro alla morte, Pasolini con il giovane che l’avrebbe ucciso si fermò per una pizza in una trattoria a meno di cento metri dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura. Ho pensato: quella notte il suo sguardo si sarà posato sulla basilica e, passando poi accanto, gli sarà venuto in mente il film su san Paolo che l’aveva impegnato per mesi? Avrei voluto, due giorni dopo, partecipare ai suoi funerali e recitare una preghiera; ma arrivando a Campo de’ Fiori, dove lo scrittore Alberto Moravia teneva la commemorazione, mi sono imbattuto in troppi pugni alzati e troppo chiasso.

Mi ha poi consolato apprendere dall’amico padre David Maria Turoldo, suo conterraneo, che era andato a Casarsa in Friuli. E nel piccolo cimitero aveva benedetto la bara di Pasolini mentre la calavano nell’abbraccio della sua terra nativa. E assieme, Turoldo ed io, ci siamo scambiati la speranza che, sulla soglia dell’aldilà, lo attendesse l’abbraccio misericordioso dei due protagonisti dei suoi migliori film: Il Vangelo secondo Matteo e l’incompiuto Paolo.
AttilioMonge


Giornata Mondiale della Gioventù

L'unità dei cristiani al centro di un concerto per la GMG

di Catherine Smibert

SYDNEY, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Con la Giornata Mondiale della Gioventù dietro l'angolo, è difficile non sentire l'entusiasmo che cresce, soprattutto con la pubblicazione questa settimana dell'itinerario ufficiale del Festival della Gioventù.

Un aspetto momento importante del Festival è il concerto live Receive the Power, che avrà luogo venerdì 18 luglio, subito dopo la Via Crucis a Barangaroo.
La coordinatrice dell'evento, Kristen Toohey, ha detto a ZENIT che l'obiettivo dell'iniziativa è “dare l'opportunità ai cristiani di ogni parte del pianeta di riunirsi nell'unità per adorare e chiedere a Dio l'effusione del suo Santo Spirito come mai prima d'ora”.

L'espressione dell'unità è evidente dalla serie degli artisti che si esibiranno: dal cattolico Matt Maher con la sua band ai pentecostali Darlene Zschech e Hillsong Uniting, all'ex-gangster John Pridmore e al seminarista Robert Galea.

Anche se sono di varie denominazioni cristiane, ha detto la Zschech, gli artisti vedono la GMG come “un'opportunità di servire la Chiesa cattolica nella sua visione di presentare il Vangelo e raggiungere la nostra città, la nostra Nazione e il mondo in unità”.

L'unità è un elemento importante anche nel coordinamento dell'evento, nato nel 2007 durante un incontro di leader di varie comunità e del Rinnovamento Carismatico Cattolico in Australia.

Padre Ken Barker, moderatore dei Missionari dell'Amore di Dio, presbitero della comunità cattolica dei Discepoli di Gesù e rappresentante del Comitato Nazionale del Rinnovamento Carismatico Cattolico, ha sottolineato che tutti i gruppi stanno cercando di organizzare un evento simile basato sull'adorazione e sul battesimo nello Spirito Santo.

Il Rinnovamento Carismatico ha incaricato Padre Barker e Shayne Bennett – moderatore della Comunità dell'Emmanuele di Brisbane – di prevedere la possibilità di un evento congiunto.

Per la prima volta vari gruppi e comunità, tra cui il Rinnovamento Carismatico, la Comunità cattolica dei Discepoli di Gesù, la Comunità dei Servi di Gesù, la Comunità Internazionale dell'Emmanuele, la Comunità dell'Emmanuele di Brisbane e i Kerygma Youth Teams, hanno deciso di unirsi per lavorare a un unico grande evento.

Kristen Toohey, nominata da tutti i gruppi per coordinare questa occasione, ha detto che “attraverso la testimonianza universale della musica e dell'adorazione basata sulle testimonianze crediamo con una fede piena di speranza che il Signore raggiungerà la nostra città, la nostra Nazione e il nostro mondo attraverso questo evento come mai prima”.


I Fratelli de La Salle e la generazione Internet

di Catherine Smibert

SYDNEY (Australia), venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Come la maggior parte degli ordini religiosi, i Fratelli de La Salle dell'Australia hanno identificato la Giornata Mondiale della Gioventù come un'opportunità per ispirare possibili vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.

A differenza di altri, però, hanno fatto un passo avanti lanciando un sito web interattivo – www.delasallebrothers.com – per presentarsi alla generazione di Internet.

Il sito utilizza tecnologia e immagini evocative per parlare direttamente ai giovani, aumentando la consapevolezza del lavoro straordinario svolto dai Fratelli e offrendo uno sguardo e un'ispirazione a quanti possono considerarlo una scelta di vita.

In un approccio coraggioso e innovativo per un ordine religioso, affronta questioni importanti riguardo a voti come la povertà, il celibato o la vita in comunità. Offre anche una sezione per le domande più frequenti e un quiz interattivo sulla personalità che aiuta a verificare la propria idoneità alla vita dei Fratelli de La Salle.

Il sito fornisce anche informazioni approfondite sull'iter di due anni per entrare tra i Fratelli, presentando notizie e opportunità per lavorare con loro nelle comunità remote dell'Australia occidentale e della Papua Nuova Guinea. In questo modo, i candidati possono avere una visione reale della vita e dell'opera dell'ordine.
“Si dice che la visita [di Benedetto XVI] e le attività della Giornata Mondiale della Gioventù susciteranno più attese di Capodanno, delle Olimpiadi e della Cooperazione Economica Asia-Pacifico messi insieme”, ha detto fr. Mark McKeon, che guida la campagna per i Fratelli de La Salle.

“Gran parte di questo interesse deriva dai giovani, che hanno mostrato più riguardo per la spiritualità e l'arricchimento attraverso esperienze di vita uniche”, ha detto. “Anche se non per tutti, la vita di un fratello può essere estremamente appagante e può offrire il tipo di esperienza che un giovane cerca”.

Fr. MacKeon ha affermato che molti non sanno cosa faccia l'ordine, e il sito vuole supplire a questa carenza. “Pensiamo che questo sia il modo migliore per aprire la nostra comunità e condividere alcune splendide storie di vita”.

Il nuovo sito web sarà sostenuto da una campagna di consapevolezza usando poster, volantini e piccole inserzioni che aiuteranno a rappresentare le avventure, le sfide e le situazioni che i Fratelli affrontano lavorando in comunità remote o con i giovani problematici o svantaggiati.

“Pur se appagante e degna di andarne fieri, la vita di un fratello necessita di una considerazione approfondita”, ha ammesso fr. McKeon. “E' un dovere presentare la proposta ai giovani in modo onesto e trasparente, perché possano scegliere con cognizione di causa questo splendido cammino”.

I Fratelli de La Salle sono oggi più di 5.000 nel mondo, e lavorano in 80 Paesi nel settore dell'istruzione e del welfare.

“Con una nuova generazione di Fratelli che decide di assumere questa sfida, siamo entusiasti di un futuro che li vedrà mantenere la tradizione e l'identità dell'ordine continuando l'opera fondamentale che svolgiamo attualmente nelle comunità di tutto il mondo”, ha aggiunto fr. McKeon.

I Fratelli, tuttavia, non vogliono lavorare solo per sé, ma offrire questa strategia anche ad altri ordini religiosi che vedono diminuire i propri consacrati.

Per questo, stanno conducendo un sondaggio online sulla gioventù e la spiritualità nel mondo moderno. Per favorire la partecipazione al sondaggio, si offre a ogni partecipante la possibilità di vincere un buono acquisto o un Nintendo Wii.

I risultati della ricerca dovrebbero essere pronti per la Giornata Mondiale della Gioventù, perché tutti ne possano usufruire.


Interviste

Laici, essere Chiesa “facendo” il mondo
Intervista al professor Ramiro Pellitero sul laicato nella Chiesa

di Miriam Díez i Bosch

PAMPLONA, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- I laici devono evangelizzare attraverso i valori umani e sociali, la competenza professionale e l'amicizia, la vita familiare e la collaborazione nella ricerca del bene comune e della giustizia.

Lo dice in quest'intervista il teologo Ramiro Pellitero, autore di un libro sul laicato, “Ser Iglesia haciendo el mundo. Los laicos en la nueva evangelización”(“Essere Chiesa facendo il mondo. I laici nella nuova evangelizzazione”, Editorial Promesa, San José de Costa Rica, 2008), in cui spiega “come vivere la Chiesa nella dinamica della trasformazione attuale del mondo”.

Ramiro Pellitero (León, 1956) è dottore in Teologia presso l'Università di Navarra, dove insegna Ecclesiologia e Teologia Pastorale.

“Essere Chiesa facendo il mondo”: cos'ha voluto dire con questo libro?

Pellitero: Ho voluto presentare le questioni fondamentali che interessano la teologia e la pastorale, riferite ai fedeli laici. Come tutti gli altri fedeli, sono incorporati a Cristo dal battesimo. In questo caso partecipano alle funzioni di Cristo in base all'indole secolare, caratteristica teologica della condizione laicale. Ciò vuol dire che cercano la santità e partecipano all'apostolato della Chiesa proprio attraverso il loro lavoro, la vita familiare e l'intervento nella vita sociale, culturale e politica. Anche per tutto questo, lo Spirito Santo li arricchisce con una moltitudine di carismi al servizio della missione della Chiesa.

Qual è in concreto il contributo specifico dei laici all'evangelizzazione?

Pellitero: La partecipazione dei laici all'evangelizzazione deve intendersi partendo dal battesimo e dai carismi che ricevono e accolgono liberamente, per l'edificazione della Chiesa e al servizio del mondo.

Sono come naturalmente inseriti nel mondo, nella società civile. E' questo il “luogo” proprio in cui sviluppano la loro vocazione battesimale e l'obiettivo principale, se si vuole chiamare specifico, della loro missione.

Il Concilio Vaticano II riassume questa missione dicendo che spetta loro di ordinare le realtà temporali al Regno di Dio, cioè l'evangelizzazione attraverso i valori umani e sociali, la competenza professionale e l'amicizia, la vita familiare e la collaborazione nella ricerca del bene comune e della giustizia. Tutto questo in base ai doni e ai carismi, molto vari, che ricevono.

Come tutti i fedeli cristiani, è logico che anche i laici partecipino più o meno intensamente, in base alle loro possibilità e preferenze, a compiti come la catechesi e l'educazione dei giovani, alle celebrazioni parrocchiali, all'assistenza ai poveri e ai malati, all'orientamento familiare e ad altre collaborazioni pastorali.

Che legame c'è tra lo Spirito Santo e la missione dei cristiani?

Pellitero: Lo Spirito Santo è il principio dell'unità e della vita della Chiesa. Agisce nei sacramenti e nei carismi, affinché tutti i cristiani realizzino la missione che Cristo ha affidato loro, sotto la giuda della gerarchia.

La vita e la missione della Chiesa non devono intendersi come un'attività rigida e uniforme, ma come una sinfonia, in cui entrano e devono ascoltarsi melodie e strumenti diversi, sotto l'autorità del Collegio Episcopale. In questo modo, i carismi garantiscono la comunione, vale a dire l'unità nella diversità.

Qual è l'impegno dei fedeli laici per una civiltà dell'amore?

Pellitero: Si potrebbe riassumere dicendo che il loro impegno è la trasformazione della cultura contemporanea, attraverso la coerenza e la presenza nella società, con la santificazione della vita ordinaria: il lavoro, le relazioni familiari e d'amicizia... il servizio soprattutto ai più bisognosi, e la partecipazione alla vita culturale e politica.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


Spiritualità

Predicatore del Papa: riconciliamoci con la nostra Chiesa
Padre Raniero Cantalamessa commenta la liturgia domenicale

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. - predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima.
 

* * *

29 Giugno: Festa dei Santi Pietro e Paolo

Atti 12, 1-11; 2 Timoteo 4, 6-8.17-18; Matteo 16, 13-19.

Tu sei Pietro!

 Il Vangelo di oggi è il Vangelo della consegna delle chiavi a Pietro. Su di esso la tradizione cattolica si è sempre basata per fondare l’autorità del papa su tutta la Chiesa. Qualcuno potrebbe dire: ma che c’entra il papa con tutto questo? Ecco la risposta della teologia cattolica. Se Pietro deve fungere da “fondamento” e da “roccia” della Chiesa, continuando ad esistere la Chiesa deve continuare ad esistere anche il fondamento. È impensabile che delle prerogative così solenni (“a te darò le chiavi del regno dei cieli”) si riferissero solo ai primi venti o trent’anni di vita della Chiesa e che esse sarebbero cessate con la morte dell’apostolo. Il ruolo di Pietro si prolunga dunque nei suoi successori.

Per tutto il primo millennio, questo ufficio di Pietro è stato riconosciuto universalmente da tutte le Chiese, anche se interpretato alquanto diversamente in oriente e in occidente. I problemi e le divisioni sono nati con il millennio da poco terminato. E oggi anche noi cattolici ammettiamo che non sono nati tutti per colpa degli altri, dei cosiddetti “scismatici”: prima gli orientali, poi i protestanti. Il primato istituito da Cristo, come tutte le cose umane, è stato esercitato ora bene ora meno bene. Al potere spirituale si è mescolato, via via, un potere politico e terreno, e con esso degli abusi. Il papa stesso, Giovanni Paolo II, nella lettera sull’ecumenismo, Ut unum sint, ha prospettato la possibilità di rivedere le forme concrete con cui è esercitato il primato del papa, in modo da rendere di nuovo possibile intorno ad esso la concordia di tutte le Chiese. Come cattolici, non possiamo non augurarci che si prosegua con sempre maggiore coraggio e umiltà su questa strada della conversione e della riconciliazione, specie incrementando la collegialità voluta dal concilio.

Quello che non possiamo augurarci è che il ministero stesso di Pietro, come segno e fattore dell’unità della Chiesa, venga meno. Sarebbe un privarci di uno dei doni più preziosi che Cristo ha fatto alla sua Chiesa, oltre che contravvenire alla sua precisa volontà. Pensare che basti alla Chiesa avere la Bibbia e lo Spirito Santo con cui interpretarla, per poter vivere e diffondere il Vangelo, è come dire che sarebbe bastato ai fondatori degli Stati Uniti scrivere la costituzione americana e mostrare in se stessi lo spirito con cui doveva essere interpretata, senza prevedere alcun governo per il paese. Esisterebbero ancora gli Stati Uniti?

Una cosa che possiamo fare subito e tutti per spianare la strada alla riconciliazione tra le Chiese è cominciare a riconciliarci con la nostra Chiesa. “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”: Gesù dice la “mia” Chiesa, al singolare, non le “mie” Chiese. Egli ha pensato e voluto una sola Chiesa, non una molteplicità di Chiese indipendenti o, peggio, in lotta fra di loro. “Mia”, oltre che singolare, è però anche un aggettivo possessivo. Gesù riconosce dunque la Chiesa come “sua”; dice “la mia Chiesa” come un uomo direbbe: “la mia sposa”, o “il mio corpo”. Si identifica con essa, non si vergogna di essa. Sulle labbra di Gesù la parola “Chiesa” non ha nulla di quei sottili significati negativi che vi abbiamo aggiunto noi.

C’è, in quell’espressione di Cristo, un forte richiamo a tutti i credenti a riconciliarsi con la Chiesa. Rinnegare la Chiesa è come rinnegare la propria madre. “Non può avere Dio per padre - diceva san Cipriano - chi non ha la Chiesa per madre”. Sarebbe un bel frutto della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo se imparassimo a dire anche noi, della Chiesa cattolica a cui apparteniamo: “la mia Chiesa!”



Ultima modifica di Redazione il 28 Giu 2008 04:12, modificato 2 volte in totale 






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Venerdì, 27 Giugno : 2008

Documenti

Discorso del Papa ai Vescovi di Hong Kong e di Macau

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo del discorso di Benedetto XVI ai Vescovi di Hong Kong (Cina) e di Macau (Cina), ricevuti questo venerdì mattina in udienza in occasione della visita "ad Limina Apostolorum".


* * *

Cari Fratelli Vescovi!

Manda il tuo spirito e rinnova la faccia della terra (cfr Sal 104,30). Con queste parole vi porgo un cordiale benvenuto. Ringrazio il Cardinale Zen per i sentimenti di filiale devozione, che ha manifestato a nome di tutti. Accogliete l’espressione del mio affetto e l’assicurazione delle mie preghiere per voi e per quanti sono affidati alla vostra sollecitudine pastorale. In questo momento mi sono presenti i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutti i fedeli laici delle vostre due comunità diocesane. La visita ad limina Apostolorum è per voi occasione per rafforzare l'impegno a rendere Gesù sempre più visibile nella Chiesa e più conosciuto nella società mediante la testimonianza dell'amore e della verità del suo Vangelo.

Come ho scritto nella mia Lettera del 27 maggio 2007 alla Chiesa cattolica in Cina, l'invito che Gesù rivolse a Pietro, al fratello Andrea ed ai primi discepoli: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca» (Lc 5,4) risuona oggi per noi e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro: "Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre!" (Eb 13,8). Anche le vostre due Chiese particolari sono chiamate ad essere testimoni di Cristo, a guardare in avanti con speranza e a misurarsi — nell'annuncio del Vangelo — con le nuove sfide che le popolazioni di Hong Kong e di Macao devono affrontare (cfr n. 3).

Il Signore ha conferito a ogni uomo e a ogni donna il diritto di udire l’annuncio che Gesù Cristo «mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2, 20). A questo diritto corrisponde un dovere di evangelizzare: «Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16; cfr Rm 10, 14). Nella Chiesa ogni attività ha una essenziale dimensione evangelizzatrice e non deve mai essere separata dall'impegno per aiutare tutti a incontrare Cristo nella fede, che è il primario obiettivo dell'evangelizzazione: «Il fatto sociale e il Vangelo sono semplicemente inscindibili tra loro. Dove portiamo agli uomini soltanto conoscenze, abilità, capacità tecniche e strumenti, là portiamo troppo poco» (Benedetto XVI, Omelia durante la Santa Messa nella spianata della "Neue Messe" a München [10 settembre 2006]: AAS 98 [2006], 710).

Oggi, la missione della Chiesa si svolge sullo sfondo della globalizzazione. Di recente ho osservato che le forze della globalizzazione vedono l'umanità sospesa fra due poli. Da una parte c'è la moltitudine di crescenti vincoli sociali e culturali che in generale promuovono un senso di solidarietà globale e di responsabilità condivisa per il bene dell'umanità. Dall'altra, appaiono segni inquietanti di una frammentazione e di un certo individualismo in cui domina il secolarismo, che spinge il trascendente e il senso del sacro ai margini ed eclissa la fonte stessa di armonia e unità nell'universo. Di fatto, gli aspetti negativi di questo fenomeno culturale evidenziano l'importanza di una solida formazione ed esortano a uno sforzo concertato per sostenere l'anima spirituale e morale delle vostre popolazioni.

Sono consapevole poi che anche nelle vostre due Diocesi, come nel resto della Chiesa, emerge la necessità di un'adeguata formazione permanente del clero. Di qui nasce l'invito, rivolto a voi Vescovi come responsabili delle comunità ecclesiali, a pensare specialmente al giovane clero che è sempre più sottoposto a nuove sfide pastorali, connesse con le esigenze del compito di evangelizzare una società così complessa com'è quella attuale. La formazione permanente dei sacerdoti « è un'esigenza intrinseca al dono e al ministero sacramentale ricevuto e si rivela necessaria in ogni tempo. Oggi però risulta essere particolarmente urgente, non solo per il rapido mutarsi delle condizioni sociali e culturali degli uomini e dei popoli entro cui si svolge il ministero presbiterale, ma anche per quella "nuova evangelizzazione" che costituisce il compito essenziale e indilazionabile della Chiesa alla fine del secondo millennio » (Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis [25 marzo 1992], n. 70: AAS 84 [1992], 782). La vostra sollecitudine pastorale dovrà avere di mira, in una maniera speciale, anche tutte le persone consacrate, uomini e donne, che sono chiamate a rendere visibili nella Chiesa e nel mondo i tratti caratteristici di Gesù, vergine, povero e obbediente.

Cari Fratelli, ben sapete che le scuole cattoliche apportano un contributo notevole alla formazione intellettuale, spirituale e morale, delle nuove generazioni: è per questi aspetti cruciali della crescita della persona che i genitori, sia cattolici sia di altre tradizioni religiose, ricorrono alle scuole cattoliche. A questo proposito, desidero rivolgermi a tutti coloro, uomini e donne, che prestano un generoso servizio nelle scuole cattoliche delle vostre due Diocesi: essi sono chiamati a essere "testimoni di Cristo, epifania dell'amore di Dio nel mondo" e a possedere "il coraggio della testimonianza e la pazienza del dialogo" servendo "la dignità umana, l'armonia del creato, l'esistenza dei popoli e la pace" (Le persone consacrate e la loro missione nelle scuole, n. 1-2). È, quindi, della massima importanza rimanere vicini agli studenti e alle loro famiglie, curare la formazione dei giovani alla luce degli insegnamenti del Vangelo e seguire con sollecitudine le necessità spirituali di tutti nella comunità scolastica. Le scuole cattoliche delle vostre due Diocesi hanno contribuito in maniera rilevante allo sviluppo sociale e alla crescita culturale delle vostre popolazioni; oggi questi centri educativi incontrano nuove difficoltà: vi sono vicino e vi incoraggio ad adoperarvi affinché questo prezioso servizio non venga meno.

Nella vostra missione di Pastori traete conforto dal Paraclito, che difende, consiglia e protegge (cfr Gv 14, 16)! Incoraggiate i fedeli ad accogliere tutto ciò che lo Spirito genera! In varie occasioni ho ricordato che i movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono il "segno luminoso della bellezza di Cristo, e della Chiesa, sua Sposa (cfr Messaggio ai partecipanti al Congresso del 22 maggio 2006). Rivolgendomi "ai cari amici dei movimenti", li esortavo a fare di essi sempre più "scuole di comunione, compagnie in cammino in cui si impara a vivere nella verità e nell’amore che Cristo ci ha rivelato e comunicato per mezzo della testimonianza degli apostoli, in seno alla grande famiglia dei suoi discepoli" (ibid.). Vi esorto ad andare incontro ai movimenti con molto amore, poiché essi sono una delle novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II (cfr. Discorso ai Vescovi partecipanti ad un seminario di studi, promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici [17 maggio 2008]: L’Osservatore Romano, 18 maggio 2008, pag. 8). Prego al tempo stesso il Signore perché anche i movimenti pongano ogni impegno per armonizzare le loro attività con i programmi pastorali e spirituali delle Diocesi.

Vi ringrazio personalmente per l’affetto e per la devozione che avete manifestato alla Santa Sede in molte e diverse maniere. Mi congratulo con voi per le molteplici realizzazioni delle vostre così efficienti comunità diocesane e vi esorto ad un sempre maggiore impegno nel ricercare i mezzi più adatti per rendere il messaggio cristiano di amore più comprensibile nel mondo nel quale vivete: in tal modo voi contribuirete effettivamente a dimostrare a tutti i vostri fratelli e sorelle la perenne giovinezza e l’inesauribile capacità rinnovatrice del Vangelo di Cristo, testimoniando che si può essere autentici cinesi e autentici cattolici.

Incoraggio poi le vostre Diocesi a continuare a dare il loro contributo alla Chiesa nella Cina Continentale, sia nel mettere a disposizione il personale per la formazione sia nel sostenere iniziative benefiche di promozione umana e di assistenza. A questo riguardo come non ricordare il prezioso servizio, reso con generosità e con competenza dalla Caritas delle vostre due Diocesi! Non dimenticate, però, che Cristo è, anche per la Cina, un Maestro, un Pastore, un Redentore amoroso: la Chiesa non può tacere questa buona notizia.

Mi auguro, e chiedo al Signore, che arrivi presto il giorno in cui anche i vostri Confratelli della Cina Continentale possano venire a Roma in pellegrinaggio sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, in segno di comunione con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale. Colgo volentieri l’occasione per inviare alla Comunità cattolica della Cina e a tutto il popolo di quel vasto Paese l’assicurazione delle mie preghiere e del mio affetto.

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]


Udienza del Papa al Vicariato di Roma per il congedo del Cardinal Ruini
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 27 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI nel ricevere questo venerdì in udienza gli officiali del Vicariato di Roma per il congedo del Cardinale Camillo Ruini dall’ufficio di Vicario Generale per la Diocesi di Roma.

 * * *

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

cari fratelli e sorelle!

Sono molto lieto di accogliervi e di porgere a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto. Lo rivolgo in primo luogo e specialmente a Lei, caro Cardinale Camillo Ruini, che oggi voglio pubblicamente ringraziare, al termine del Suo lungo servizio quale Vicario Generale per la Diocesi di Roma. Ho già avuto occasione di manifestarLe i miei sentimenti nei giorni scorsi con una lettera, nella quale ho avuto modo di ricordare i molteplici aspetti di tale diuturno e apprezzato ministero, iniziato nel gennaio 1991, quando il Servo di Dio Giovanni Paolo II La chiamò a succedere al Cardinale Ugo Poletti. Ora ho l’opportunità di rinnovarLe l’espressione della mia riconoscenza dinanzi ai Vescovi Ausiliari, ai Parroci Prefetti, alle altre rappresentanze della realtà diocesana e alla comunità di lavoro del Vicariato di Roma.

Gli ultimi anni del secolo scorso e i primi del nuovo sono stati un tempo davvero straordinario, tanto più per chi, come noi, ha avuto in sorte di viverli al fianco di un autentico gigante della fede e della missione della Chiesa, il venerato mio Predecessore. Egli ha guidato il Popolo di Dio verso lo storico traguardo dell’anno Duemila e, attraverso il Grande Giubileo, l’ha introdotto nel terzo millennio dell’era cristiana. Collaborando strettamente con lui siamo stati "trascinati" dalla sua eccezionale forza spirituale, radicata nella preghiera, nell’unione profonda con il Signore Gesù Cristo e nell’intimità filiale con la sua Madre Santissima. Il carisma missionario del Papa Giovanni Paolo II ha avuto, come è giusto, un influsso determinante sul periodo del suo pontificato, in particolare sul tempo di preparazione al Giubileo del 2000; e questo lo si è potuto verificare direttamente nella Diocesi di Roma, la Diocesi del Papa, grazie all’impegno costante del Cardinale Vicario e dei suoi collaboratori. Come esempio di questo mi limito a ricordare la Missione cittadina di Roma e i cosiddetti "Dialoghi in Cattedrale", espressione di una Chiesa che, nel momento stesso in cui andava prendendo maggiore coscienza della sua identità diocesana e ne assumeva progressivamente la fisionomia, si apriva decisamente a una mentalità missionaria e ad uno stile coerente con essa, mentalità e stile destinati a non durare solo il tempo di una stagione, bensì, come è stato spesso ribadito, a diventare permanenti. Questo, venerato Fratello, è un aspetto particolarmente importante, di cui desidero renderLe merito, tanto più che Lei lo ha promosso e curato, oltre che qui a Roma, anche a livello dell’intera Nazione italiana, quale Presidente della Conferenza Episcopale.

La sollecitudine per la missione è stata sempre accompagnata e sostenuta da un’eccellente capacità di riflessione teologica e filosofica, che Ella ha manifestato ed esercitato fin dagli anni giovanili. L’apostolato, specialmente nel nostro tempo, deve nutrirsi costantemente di pensiero, per motivare il significato dei gesti e delle azioni, altrimenti è destinato a ridursi a sterile attivismo. E Lei, Signor Cardinale, ha offerto in tal senso un contributo rilevante, ponendo al servizio del Santo Padre, della Santa Sede e della Chiesa intera le Sue ben note doti di intelligenza e di sapienza. Io stesso ne sono stato testimone nel mio precedente ufficio e a maggior ragione in questi ultimi anni, in cui ho potuto avvalermi della Sua vicinanza nel servire la Chiesa che è in Italia e particolarmente in Roma. Mi piace ricordare al riguardo la nostra collaborazione sui temi dei Convegni ecclesiali diocesani, tesi a rispondere alle principali urgenze pastorali tenendo conto del contesto sociale e culturale della Città. Tutti sappiamo che il "progetto culturale" è una particolare iniziativa della Chiesa italiana dovuta allo zelo e alla lungimiranza del Cardinale Ruini, ma questa espressione, "progetto culturale", più in generale e radicalmente richiama il modo di porsi della Chiesa nella società: il desiderio cioè della Comunità cristiana – rispondente alla missione del suo Signore – di essere presente in mezzo agli uomini e alla storia con un progetto di uomo, di famiglia, di relazioni sociali ispirato alla Parola di Dio e declinato in dialogo con la cultura del tempo. Caro Signor Cardinale, in questo Lei ha dato un esempio che rimane al di là delle iniziative del momento, un esempio nell’impegno di "pensare la fede", in assoluta fedeltà al Magistero della Chiesa, con puntuale attenzione agli insegnamenti del Vescovo di Roma e, al tempo stesso, in costante ascolto delle domande che emergono dalla cultura contemporanea e dai problemi dell’attuale società.

Mentre esprimo la mia riconoscenza al Cardinale Camillo Ruini, sono lieto di comunicare che, al suo posto, quale Vicario per la Diocesi di Roma, ho nominato il Cardinale Agostino Vallini, fino ad ora Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Lo saluto con grande affetto e lo accolgo nel nuovo incarico, che gli affido tenendo conto della sua esperienza pastorale, maturata dapprima quale Ausiliare nella grande Diocesi di Napoli e poi come Vescovo di Albano; esperienze a cui egli unisce provate doti di saggezza e di affabilità. Contestualmente l’ho nominato Arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano e Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense. Caro Signor Cardinale, da oggi la mia preghiera per Lei si farà particolarmente intensa, affinché il Signore Le conceda tutte le grazie necessarie a questo nuovo compito. La incoraggio ad esprimere in pienezza il Suo zelo pastorale e Le auguro un sereno e proficuo ministero, nel quale – sono certo – potrà avvalersi della costante e generosa collaborazione dei Vescovi ausiliari e di tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici che lavorano nel Vicariato di Roma. Approfitto anzi di questa felice circostanza, cari fratelli e sorelle, per manifestare a tutti voi, che operate negli uffici centrali della diocesi, la mia viva riconoscenza e il mio incoraggiamento a fare sempre meglio, per il bene della Chiesa che è a Roma.

Cari Signori Cardinali, Dio vi ricolmi in abbondanza dei suoi doni. Ricompensi chi si congeda e sostenga chi subentra. Moltiplichi in tutti il rendimento di grazie alla sua infinita bontà e conceda sempre a ciascuno la gioia di servire Cristo lavorando umilmente per la sua Chiesa. La Vergine Maria, Salus Populi Romani, vegli dal cielo su di noi e ci accompagni. Invocando la sua intercessione, imparto di cuore a tutti voi qui presenti e all’intera città di Roma la Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana


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Continuano ad arrivarci donazioni per posta e pertanto per il momento non possiamo ancora comunicare il risultato finale della campagna. Lo faremo non appena sarà possibile. Intanto possiamo già anticipare che questa campagna di donazioni per l'edizione in Italiano è stata un grande successo!

Desideriamo trasmettere la nostra più profonda gratitudine a tutti i lettori che hanno inviato la donazione, così come a tutti coloro che ci hanno inviato messaggi di solidarietà assicurando le loro preghiere per l'esito della campagna.
Tutto questo sostegno ci anima fortemente nel proseguire nel nostro lavoro.

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Grazie di cuore da parte di tutta l'équipe di ZENIT !

  





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