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Martedì, 1 Luglio : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Il Papa prega per la cessazione della violenza in Colombia
La povertà nel mondo al centro della Giornata della Pace 2009
Mercoledì, il Papa si trasferirà nella residenza di Castel Gandolfo
La Santa Sede pubblica gli atti di un congresso sulla IV Crociata
NOTIZIE DAL MONDO
Assassinato un religioso salesiano in Nepal
Perplessità sul disegno di legge americano sull'Aids
Appello degli episcopati europei a intensificare la rete del bene
ANNO PAOLINO
Paolini e Paoline dItalia inaugurano l'Anno di San Paolo
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Nasce www.wydcrossmedia.org, una piattaforma mediatica per la GMG
ITALIA
Assemblea dei Focolari per eleggere chi succederà a Chiara Lubich
INTERVISTE
Il rinnovamento del battesimo, risposta alla secolarizzazione (II)
DOCUMENTI
Videomessaggio del Papa alla Plenaria dei Vescovi della Colombia
Santa Sede
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Il Papa prega per la cessazione della violenza in Colombia
In un videomessaggio ai presuli del Paese riuniti in Assemblea plenaria
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- In un video messaggio inviato questo martedì all’85ma Assemblea plenaria dell'episcopato colombiano, Benedetto XVI ha detto di pregare affinché cessi la violenza in questo Paese e possa regnare una “pace stabile e giusta”.
Le parole del Papa sono state ascoltate dai 90 partecipanti, fra Vescovi e Arcivescovi, riuniti dal 29 giugno scorso presso il Santuario di Nostra Signora del Rosario di Chiquinquira’, patrona della Colombia.
L'incontro, inaugurato con un pellegrinaggio al Santuario che ha visto la presenza di numerosi Vescovi, sacerdoti e laici, serve a commemorare il centenario della istituzione della Conferenza episcopale, avvenuta nel 1908 per disposizione del Primo Concilio Plenario dell’America Latina.
Nel messaggio il Papa ha invitato i presuli “a rinsaldare l’amicizia con Gesù Cristo, ad accogliere la Sua Parola con purezza di cuore, a celebrare con gioia i sacramenti e a servire tutti con entusiasmo, in particolare i più svantaggiati, recando loro un messaggio di pace, giustizia e riconciliazione”.
“Come Pastori della Chiesa – ha detto – il nostro compito è di precedere e guidare per la retta via il Popolo di Dio, che ha bisogno di vedere in noi autentici uomini di Dio e di sapere che preghiamo ogni giorno per le loro preoccupazioni, sofferenze, sforzi e inquietudini”.
“Come discepoli, ascoltiamo, impariamo e seguiamo il Maestro e, come apostoli e missionari, aiutiamo coloro che ci sono vicini, e anche quanti sono lontani, a trovare in Cristo la pienezza di vita che tanto bramano”, ha continuato.
Il Papa non ha quindi mancato di assicurare il suo sostegno: “Desidero dirvi che in questo lavoro non siete soli”.
“Vi accompagno – ha proseguito – con la mia preghiera e vicinanza spirituale negli sforzi che state compiendo affinché il Vangelo risuoni in ogni luogo della terra colombiana attraverso le iniziative avviate nel campo della pastorale educativa e universitaria, nella cura che dedicate ai carcerati, agli ammalati, agli anziani, agli indigeni, ai lavoratori, agli sfollati, ai giovani e alle famiglie”.
Il Papa li ha poi incoraggiati “a intensificare l’attenzione che prestate ai sacerdoti, seminaristi, missionari, religiosi e religiose, e a dare nuovo slancio ai diversi programmi di formazione di catechisti, laici e operatori pastorali”.
“Non posso neanche dimenticare l’attenzione che ponete nell’essere uomini di concordia – ha osservato –, né le vostre continue esortazioni affinché cessino la violenza, il sequestro, l’estorsione che subiscono molti figli di quella amata terra”.
I Vescovi della Colombia che più volte si sono offerti per mediare il rilascio dell'ex candidata presidenziale colombiana Ingrid Betancourt, lo scorso gennaio avevano dato vita a un'iniziativa umanitaria per ottenere il rilascio di altri 50 ostaggi, anche loro in mano alla guerriglia delle FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia.
“Prego ardentemente Dio – ha continuato il Papa – affinché terminino quanto prima queste situazioni che hanno causato tanto dolore e affinché in Colombia possa regnare una pace stabile e giusta, in un clima di speranza e di benessere”.
Tra le diverse attività in programma per il centenario figurano due eventi che avranno luogo a Bogotá nel mese di agosto: il IV Congresso Nazionale di Riconciliazione sul tema “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” e la “Expocatólica”, che servirà come vetrina per far conoscere il lavoro evangelizzatore finora realizzato dalla Chiesa in Colombia.
Durante la Plenaria verranno nominati il Presidente, il Vicepresidente e il Segretario Generale dell’episcopato per il triennio 2008-2011. E' inoltre prevista la consegna del “Premio Inter Mirifica” a giornalisti o mezzi di comunicazione che si siano distinti nel lavoro sociale a sostegno del popolo colombiano.
La chiusura dell'Assemblea avrà luogo sabato 5 luglio, con una solenne Celebrazione nella Cattedrale di Bogotà, presieduta dal Cardinale Giovanni Battista Re, Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.
La povertà nel mondo al centro della Giornata della Pace 2009
Combattere la povertà, costruire la pace
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- "Combattere la povertà, costruire la pace”: è questo il tema scelto da Benedetto XVI per il tradizionale Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio prossimo.
Secondo un comunicato diramato dalla Santa Sede: “Il tema scelto dal Santo Padre intende sottolineare la necessità di una risposta urgente della famiglia umana alla grave questione della povertà, intesa come problema materiale, ma prima di tutto morale e spirituale”.
In questo senso, afferma il comunicato, recentemente il Santo Padre ha denunciato “lo scandalo della povertà nel mondo”.
Nel suo messaggio alla FAO dello scorso 2 giugno, in occasione del Summit a Roma su “La sfida dei cambiamenti climatici e delle bioenergie", il Papa si domandava: “come si può rimanere insensibili agli appelli di coloro che, nei diversi continenti, non riescono a nutrirsi a sufficienza per vivere?”.
In quello stesso messaggio il Papa sosteneva che “povertà e malnutrizione non sono una mera fatalità, provocata da situazioni ambientali avverse o da disastrose calamità naturali … le considerazioni di carattere esclusivamente tecnico o economico non debbono prevalere sui doveri di giustizia verso quanti soffrono la fame”.
Nella Costituzione Gaudium et spes, continua il comunicato, si afferma che “lo scandalo della povertà manifesta l'inadeguatezza degli attuali sistemi di convivenza umana nel promuovere la realizzazione del bene comune”.
“Ciò – prosegue la nota – rende necessaria una riflessione sulle radici profonde della povertà materiale, quindi anche sulla miseria spirituale che rende l'uomo indifferente alle sofferenze del prossimo”.
La risposta al problema della povertà, affermava già il Papa nella sua prima enciclica Deus caritas est, “va allora cercata prima di tutto nella conversione del cuore dell'uomo al Dio della carità, per conquistare così la povertà di spirito secondo il Messaggio di salvezza annunciato da Gesù nel Discorso della Montagna: 'Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il regno dei cieli'” (Mt 5,3).
Mercoledì, il Papa si trasferirà nella residenza di Castel Gandolfo
Dal 28 luglio all11 agosto trascorrerà invece un soggiorno a Bressanone
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- Questo mercoledì, subito dopo l’Udienza generale nell'Aula Paolo VI, Benedetto XVI si trasferirà nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo.
Il 6 e il 27 luglio, quindi, la tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus si terrà nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
Durante il periodo estivo, fa sapere una nota della Prefettura della Casa Pontificia, sono sospese tutte le udienze private e speciali e anche le Udienze generali di mercoledì 9, 16, 23 e 30 luglio.
Dal 12 al 21 di questo mese, infatti, Benedetto XVI sarà in Australia per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney.
Successivamente, dal 28 luglio all'11 agosto, il Papa trascorrerà le sue vacanze estive a Bressanone (Trentino-Alto Adige), ospite del Seminario Maggiore locale, un edificio con più di 400 anni di storia. La recita dell’Angelus delle domeniche 3 e 10 agosto avverrà in Piazza Duomo a Bressanone.
Le Udienze generali, conclude la nota vaticana, riprenderanno regolarmente da mercoledì 13 agosto e anche la recita dell’Angelus nelle domeniche e nelle solennità del periodo estivo avrà luogo nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
La prima visita di Josef Ratzinger in Alto Adige risale al 1967. In quell'occasione tenne un incontro sul tema “sacerdozio” rivolto ai Rettori dei Seminari Maggiori dell’area germanofona.
Sempre presso il Seminario Maggiore di Bressanone, il Cardinale Josef Ratzinger ha poi trascorso le sue vacanze ogni tre anni, dal 1977 al 2004.
Nel 2007, il Papa aveva scelto per le vacanze Lorenzago di Cadore, in Veneto, mentre nei due anni precedenti era stato a Les Combes, in Valle d’Aosta.
La Santa Sede pubblica gli atti di un congresso sulla IV Crociata
Per l'ottavo centenario della crociata del 1204
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- La Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato un volume in cui si raccolgono le conferenze in varie lingue del Congresso Internazionale sulla IV Crociata, svoltosi nell'isola greca di Andros dal 27 al 30 maggio 2004 per ricordare i fatti del 1204.
La IV Crociata è stata un avvenimento politico e militare che ha determinato le relazioni tra il cristianesimo orientale e occidentale e le cui ferite sono rimaste aperte per secoli. Convocata da Papa Innocenzo III, voleva liberare Gerusalemme dal giogo islamico e terminò con il sacco di Costantinopoli, una delle ferite più dolorose che l'ortodossia conserva nella sua memoria nei confronti del mondo cattolico.
Il Congresso è stato organizzato in collaborazione con l'Istituto di Storia Bizantina dell'Università di Atene dall'Istituto di Studi Bizantini e Neogreci dell'Università di Vienna e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche.
Il volume è intitolato “The Forth Crusade Revisited” e costa trenta euro. La specificità è l'approccio interdisciplinare, perché si cercano le implicazioni politiche, antropologiche e teologiche dell'avvenimento.
Monsignor Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ha scritto nel prologo che il libro è pubblicato allo scopo di “contribuire alla realizzazione del grande progetto degli storici e a una purificazione della memoria, che ha iniziato il cammino che deve condurre a una convivenza degli uomini, delle Nazioni e delle religioni caratterizzata da comprensione reciproca e benevolenza”.
Per monsignor Brandmüller, i partecipanti al Congresso si sono detti convinti che una “storiografia seria e imparziale”, senza pregiudizi e basata sul “rigoroso metodo storico”, è un mezzo indispensabile “per raggiungere questo obiettivo”.
Il volume include apporti di studiosi di vari Paesi e di diverse confessioni cristiane, perseguendo quello che essi stessi definiscono il passaggio dalla “sfiducia” alla “caritas veritatis”.
Il libro raccoglie, tra gli altri, articoli di Pierantonio Piatti, Dimitrios Polemis, Günter Prinzing e Athina Kolia-Dermitzaki.
Ulteriori informazioni su www.libreriaeditricevaticana.com
Notizie dal mondo
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Assassinato un religioso salesiano in Nepal
Il Vescovo locale crede sia stato ucciso da gruppi estremisti induisti
KATMANDU, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- Un religioso salesiano è stato assassinato la notte scorsa in Nepal in un attentato attuato con l'esplosione di una bomba. Si tratta di padre John Prakash, 62 anni, originario dello Stato indiano del Kerala. Dirigeva una scuola a Sirsiya, nel distretto di Morang.
In base alle prime indagini, rivela la “Radio Vaticana”, si sospetta che l'attentato possa essere collegato a gruppi estremisti induisti. Si tratta del primo omicidio di un sacerdote cattolico nella storia del Nepal.
La bomba è scoppiata nella sua residenza, provocando anche ingenti danni materiali.
Il Vescovo del Nepal, monsignor Anthony Sharma, ha spiegato all'emittente pontificia che dalla dichiarazione come Stato laico del Nepal, finora unico regno induista del mondo, alcuni gruppi estremisti induisti “si sono sentiti privati dei loro privilegi”.
Lo stesso gruppo che ha attentato contro la vita del religioso, secondo il presule, avrebbe “messo una bomba durante un incontro di preghiera della comunità musulmana nel Nepal dell’est, non molto lontano dal luogo dove il prete è stato ucciso”.
“Ci sono state altre minacce, nel passato, perché il Nepal è un Paese a maggioranza indù, e questi estremisti vogliono che cristiani e musulmani lascino il Paese. Questa era la minaccia, ma pensavamo che il problema fosse risolto, perché avevamo avuto un piccolo dialogo con loro”, ha spiegato.
“La loro intenzione è quella di suscitare paura e di scacciare i cristiani dal Paese. Ma questo non accadrà”, ha aggiunto.
Circa il religioso ucciso, monsignor Sharma ha affermato che era “un uomo meraviglioso, con un grande cuore, molto generoso, non pensava mai a se stesso, ma sempre agli altri”.
Il Nepal ha poco più di 23 milioni di abitanti, per l'80% induisti. La religione cristiana – cattolica e protestante – ha registrato recentemente un forte aumento, passando dai quasi 4.000 fedeli del 1975 agli oltre 250.000 di oggi, pari a circa l'1% della popolazione.
Perplessità sul disegno di legge americano sull'Aids
Come verranno impiegati i fondi?
di Sue Ellin Browder
WASHINGTON, D.C., martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- Esortando il Senato ad accettare una spesa di 50 miliardi di dollari per combattere Aids, malaria e tubercolosi, gli attivisti anti-Aids hanno marciato verso la Casa Bianca la settimana scorsa con slogan come “Ora o Mai Più”.
Questa settimana, un sacerdote anglicano dell'Uganda ha aperto un dibattito al riguardo affermando che “la promozione del preservativo è fallita in Africa” e che per vendere e ottenere profitti sono stati sovvertiti i programmi africani per la fedeltà e l'astinenza.
“L'Aids non è più solo una malattia; è diventato un'industria miliardaria”, ha detto il reverendo Sam Ruteikara, copresidente del comitato nazionale ugandese per la prevenzione dell'Aids, secondo quanto riportato dal Washington Post.
In stallo da mesi al Senato, la nuova autorizzazione per il Piano Presidenziale d'Emergenza contro l'Aids (PEPFAR) triplicherebbe le spese del programma da 15 a 50 miliardi in cinque anni. Tuttavia, il reverendo Ruteikara ha detto a ZENIT che se questo denaro non verrà speso in modo adeguato non solo non fermerà la diffusione dell'Aids nell'Africa subsahariana, ma potrebbe addirittura far aumentare i tassi del contagio da Hiv.
Il Presidente George Bush vuole che il progetto venga approvato prima del summit del G8 in Giappone, la settimana prossima. Nel frattempo, però, in una lettera del 31 marzo al leader repubblicano del Senato Mitch McConnell sette senatori, guidati dal senatore Tom Coburn dell'Oklahoma, hanno esortato a rimandare la proposta affermando che il disegno di legge presenta “seri problemi”.
Tra le altre preoccupazioni, i senatori hanno osservato che la nuova iniziativa ha un costo troppo elevato e finanzierebbe attività “moralmente dubbie”, come programmi di scambi di siringhe per tossicodipendenti.
La lettera ha anche espresso preoccupazione per il Fondo Globale per la Lotta all'HIV/AIDS, alla Tubercolosi e alla Malaria, che – secondo i senatori – “presenta seri problemi di politica, di qualità dei medicinali e di corruzione amministrativa, e applica programmi non vincolati dalle leggi statunitensi su aborto, scambio di siringhe, prostituzione, traffico...”.
Per cinque anni, il nuovo PEPFAR darebbe al Fondo 10 miliardi di dollari, un quarto del budget del fondo, ma gli Stati Uniti hanno solo un voto su 20 per decidere come spendere il denaro.
I senatori vogliono anche ripristinare la formulazione del PEPFAR originale specificando che il 55% dei fondi per l'Aids verrà utilizzato per la cura.
La prevenzione innanzitutto
Secondo il reverendo Ruteikara, un'autorità per la prevenzione dell'Aids in Africa, “i test e le cure sono positivi, ma non fermeranno la pandemia”. In un continente dove su sei persone che contraggono l'infezione solo una riesce ad accedere alle cure, ha affermato, la prima priorità è la prevenzione.
Il medico Norman Hearst, dell'Università della California di San Francisco, concorda su questo aspetto e ha affermato che “nell'Africa subsahariana la prevenzione deve essere collegata al comportamento sessuale, perché è quello che alimenta la pandemia”.
Mentre in Occidente la maggior parte delle persone è monogama, ha osservato, in Africa anche le persone sposate hanno spesso uno/a o due amanti a lungo termine.
“Le ultime prove mostrano che sono questi molteplici rapporti a lungo termine sovrapposti ad alimentare la pandemia”, ha aggiunto.
ABC
Tra il 1991 e il 2002, in Uganda la percentuale della popolazione affetta dall'Hiv è scesa dal 21% al 6% con la famosa campagna ABC (Abstain, Be faithful, or use a Condom – Astieniti, sii fedele o usa il preservativo), con la fedeltà come primo pilastro.
“Abbiamo promosso la fedeltà per le persone sessualmente attive, l'astinenza per i giovani e il preservativo solo come ultima risorsa”, ha detto Ruteikara.
In risposta alla campagna, la percentuale di uomini ugandesi che ha abbracciato la monogamia è salita dal 59% al 79%, mentre le donne fedeli sono passate dal 79% al 91%. I tassi di infezione da Hiv si sono ridotti dei due terzi.
Ruteikara ha affermato che quanto gli “esperti internazionali sull'Aids” sono arrivati in Uganda non hanno voluto accettare le proposte di fedeltà e astinenza come mezzi per prevenire la pandemia.
Come conseguenza, le percentuali di Hiv nel Paese sono aumentate di nuovo, e i media occidentali hanno attribuito la cosa alla mancanza di preservativi, “anche se abbiamo molti più preservativi ora che all'inizio degli anni Novanta, quando le percentuali dei contagiati dall'Hiv hanno iniziato a diminuire”.
Edward Green, alla guida del Progetto di Ricerca per la Prevenzione dell'Aids di Harvard, ha affermato che le “ideologie sulla libertà sessuale” occidentali hanno minato le strategie di prevenzione in Africa, costando forse milioni di vite umane.
In una dichiarazione del 2004 apparsa su The Lancet, 150 leader della prevenzione dell'Aids hanno concordato sul fatto che la fedeltà dovrebbe essere la strategia di prevenzione principale per le epidemie come quelle diffuse nell'Africa subsahariana.
Il disegno di legge del Senato menziona la fedeltà, ma non come priorità principale. L'iniziativa, se approvata, finanzierà invece una vasta gamma di mezzi e servizi per combattere l'Aids in modo indiretto, come test o preservativi femminili. Questi ultimi sono più costosi di quelli maschili e in Africa sono molto impopolari, al punto che l'Uganda ha smesso di importarli.
Solo il 20% dei fondi del nuovo PEPFAR verrebbe destinato alla prevenzione.
“Capiamo che il sesso occasionale vi è caro, ma restare vivi è caro a noi – ha scritto Ruteikara al riguardo –. Ascoltate la saggezza africana e vi mostreremo come prevenire l'Aids”.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Appello degli episcopati europei a intensificare la rete del bene
Al termine di un recente incontro tenutosi a Covadonga, in Spagna
COVADONGA, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- “Intensificare la rete del bene” è la proposta presentata dai Segretari generali delle Conferenze Episcopali d'Europa, riuniti dal 26 al 30 giugno a Covadonga (Spagna) per il loro 36° incontro.
La riunione è stata promossa dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e si è svolta su invito della Conferenza Episcopale Spagnola e del suo segretario, monsignor Juan Antonio Martínez Camino SJ, Vescovo ausiliare di Madrid.
Il “senso del servizio del CCEE”, spiega il comunicato finale dell'evento ricevuto da ZENIT, è proprio intensificare la “rete del bene”, ovvero “l’approfondirsi della rete e della comunione tra le Conferenze Episcopali, i Vescovi e le comunità cristiane dell’Europa”.
Tale servizio “è importante anche per contribuire come Chiesa al processo di unificazione, di pace e di stabilità dell’Europa”, che “ha bisogno di ritrovare la strada”.
Di fronte all'eccessiva lontananza delle istituzioni comunitarie dell’UE dai popoli reali, “una rete di esperti delle Conferenze Episcopali può contribuire ad affrontare le delicatissime problematiche etiche che sono spesso nell’agenda dei governi nazionali e degli organismi europei”.
Il Vecchio Continente è stato al centro delle discussioni dei segretari generali, che hanno affrontato il tema “La situazione religiosa in Europa: tra secolarizzazione e domanda di senso e di spiritualità”.
In Europa, constata il comunicato, “sta crescendo l’apertura e l’interesse per la dimensione religiosa”, e “molti giovani stanno cercando vie per superare un deludente materialismo e riscoprire la realtà del trascendente, del vero, del bello e del buono”.
Questa ricerca avviene nel contesto di un crescente pluralismo religioso, soprattutto a causa delle migrazioni, il che “crea una specie di 'gara' tra religioni e tra verità”, principalmente con l'islam.
“Soprattutto a causa del terrorismo, nell’opinione pubblica la religione non è più vista in modo scontato come cosa buona”, e in questa situazione “si afferma la tendenza ad una certa liquefazione della fede cristiana dove manca il riferimento alla dimensione oggettiva, veritativa della fede, ma si costruisce la fede e la morale in modo privato attraverso proprie rappresentazioni e emozioni”.
La Chiesa, osserva il testo firmato da monsignor Aldo Giordano – per 13 anni Segretario Generale del CCEE e ora nominato Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa di Strasburgo –, “spesso è vista in modo riduttivo come istituzione civile, interessante solo per il suo impegno per la solidarietà e l’ambiente”.
In tale contesto, “si registra l’affermarsi di un ateismo umanista aggressivo, proprio di una minoranza, ma molto presente nello spazio mediatico e pubblico” e che “tende ad organizzarsi sul modello di una chiesa”, comportando il rischio dell'affermazione di un “fondamentalismo rigido molto pronto a nuovi scismi”.
Anche se “è chiaro che non siamo più una società cristiana”, constatano i segretari generali delle Conferenze Episcopali Europee, “c’è un grande spazio per una visione cristiana della realtà”.
In Europa, osservano, “c’è l’attesa di una luce capace di realizzare le aspirazioni profonde dell’umano, di ampliare l’orizzonte della razionalità al di là del mero scientismo, di generare cultura”, così come esistono molte esperienze che indicano che si può vivere il cristianesimo anche in una cultura secolarizzata.
“E’ l’ora dell’approfondimento del nostro essere cristiani, della nostra appartenenza alla Chiesa, della nostra comunione e della responsabilità verso la persona umana contemporanea”, conclude il comunicato.
L´incontro dei segretari generali delle Conferenze Episcopali d´Europa del 2009 si terrà a Leopoli (Ucraina) dal 9 al 13 luglio.
Al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) appartengono quali membri le attuali 33 Conferenze episcopali presenti in Europa, rappresentate di diritto dal loro Presidenti, gli Arcivescovi del Lussemburgo e del Principato di Monaco e il vescovo di Chişinău (Moldavia). Il presidente è il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate d’Ungheria. La sede del segretariato è a St. Gallen (Svizzera).
Anno Paolino
Paolini e Paoline dItalia inaugurano l'Anno di San Paolo
di Chiara Santomiero
ROMA, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- “Incontrare Gesù Cristo è possibile e la conseguenza è cambiare vita”. E’ questa, per monsignor Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, la sintesi del messaggio che San Paolo rivolge all’uomo di tutti i tempi ed anche alla modernità.
L’occasione per un confronto sull’attualità dell’Apostolo delle genti è stata l’inaugurazione dell’anno a lui dedicato, voluta dai figli più attenti alla sua eredità missionaria: i Paolini e le Paoline d’Italia, ritrovatisi ieri nel Santuario romano di Maria Regina degli Apostoli.
La Basilica-Santuario Regina degli Apostoli un è luogo molto significativo per la famiglia paolina: voluta dal suo fondatore, il beato Giacomo Alberione, è stata inaugurata nel 1954.
Sorge sul terreno chiamato anticamente “Vigna di San Paolo”, appartenuto ai monaci benedettini della Basilica di San Paolo fuori le Mura e passato ai Paolini attorno al 1926 per l’accordo tra l’abate del tempo, il Beato Ildefonso Alfredo Schuster, futuro Cardinale Arcivescovo di Milano, e il primo sacerdote paolino, il Beato Timoteo Giaccardo, inviato dal fondatore a Roma, presso la tomba dell’Apostolo, per iniziarvi la presenza e l’apostolato paolino.
“Apostolo – ha spiegato Fisichella – è colui che viene inviato. Dalla conversione sulla via di Damasco, avvenuta nel 33 d.C. , fino al 65-67, Paolo percorrerà circa 16.500 chilometri per annunciare il Vangelo. Chi incontra Cristo è portato, senza scuse, ad essere evangelizzatore, missionario”.
Paolo, infatti, “non conosceva mezze misure. Lui stesso, nella Lettera ai Galati, ci dice che 'subito, subito' si mette ad evangelizzare. Nei primi dieci anni fonda chiese dappertutto, chiedendo che esse siano a loro volta missionarie”.
Evangelizzare è proprio, secondo il giornalista del Tg1-Rai, Francesco Giorgino – intervenuto all’incontro –, la “password per accedere all’insegnamento di Paolo, evangelizzare con ogni strumento a disposizione”.
Se, come è stato detto, oggi San Paolo sarebbe un giornalista, “avrebbe sicuramente un approccio multimediale, ma senza perdere mai di vista l’autenticità del messaggio e, soprattutto, la sua integralità”.
Cosa ha da insegnare, la sua figura, ai comunicatori di oggi?
“Soprattutto il coraggio di andare controcorrente – ha affermato Giorgino –. San Paolo è andato controcorrente ed è riuscito a stabilire una autentica relazione comunicativa, anche nell’accezione moderna del termine, con gli uomini del suo tempo”.
“Credo – ha aggiunto il giornalista – che il suo messaggio sia in grado di resistere all’usura del tempo e che anzi acquisisca maggiore forza proprio in considerazione della complessità di questa modernità incontinente, senza regole e senza remore, che spesso siamo chiamati a vivere anche inconsapevolmente”.
Un insegnamento, quello paolino, da recuperare e approfondire a più livelli e che deve, secondo le indicazioni di Benedetto XVI, incoraggiare e promuovere il dialogo ecumenico.
“Sono tante le chiese – ha spiegato Fisichella – che Paolo ha fondato e che appartengono alla tradizione dell’Oriente. E' stato in quella che era chiamata la Galazia, nella Cappadocia, ad Efeso, zone che oggi appartengono alla Turchia, alla Grecia”.
“A me sembra – ha concluso il Rettore dell’Università Lateranense – che l’Oriente e l’Occidente debbano diventare nella sua persona, nella conoscenza del suo insegnamento, i due polmoni attraverso i quali la Chiesa progredisce sempre di più”.
L’incontro nel Santuario della Regina degli Apostoli è stata l’occasione per l’esecuzione, a cura della soprano Anna Elena Masini, di alcuni brani musicali della produzione lirica di Adriana Del Giudice. In particolare, il brano “La luce”, tratto dall’opera di teatro-danza “D’amore e luce”, ispirata al testo “La bottega dell’orefice di Karol Wojtyla.
“Lo stesso Giovanni Paolo II – ha spiegato la compositrice – ha messo inconsapevolmente il titolo a quest’opera: ricordando l’emozione provata il giorno dei voti sacerdotali, lui ha ricordato di essersi sentito come 'avvolto in un fascio di luce'”.
“La stessa cosa, noi sappiamo, essere avvenuta per San Paolo il quale racconta che, quando cadde a terra sulla via di Damasco, fu abbagliato da una luce che gli avrebbe cambiato completamente la vita”, ha aggiunto.
“La luce – ha concluso Adriana Del Giudice – è la Grazia che cambia l’uomo: tutti gli uomini possono essere cambiati se toccati dalla luce della Grazia divina”.
Giornata Mondiale della Gioventù
Nasce www.wydcrossmedia.org, una piattaforma mediatica per la GMG
ROMA, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- E' nato da poco sotto lo slogan "Tutto in uno, tutti per Uno" un singolare progetto di condivisione di risorse per offrire, attraverso Internet, un servizio di comunicazione unificato sulla prossima Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), che si svolgerà a Sydney dal 15 al 20 luglio prossimi.
La piattaforma www.wydcrossmedia.org riunisce infatti insieme Afriradio (Comboniani), Centro televisivo Vaticano, DonBoscoLand (Movimento Giovanile Salesiano Triveneto), H2onews, Korazym, Lamorfalab, Lemiedomande (sito di domande e risposte sulla religione), MISNA, Movimento dei Focolari, One o Five live, Pj Online (pastorale vocazionale San Paolo), Radio Vaticana, Telepace e ZENIT.
Il sito raduna notizie e contenuti multimediali all'interno di un'unica pagina e permette di scaricare uno strumento unico (player), inglobabile in qualsiasi sito o utilizzabile come programma a se stante, che permette di accedere in pochi secondi a contenuti video, audio e news riguardanti la GMG di Sydney.
Per scaricare gratuitamente il player, o inserirlo all'interno del proprio sito, è necessario registrarsi ed accettare il regolamento che ne garantisce un uso non commerciale. Alcuni contenuti, raccolti grazie alla collaborazione di Qumran2, verranno resi disponibili liberamente per supportare chi organizza veglie o incontri in Italia.
Il progetto ha carattere internazionale ed ha coinvolto una decina di media cattolici di altri Stati ed aree linguistiche per la produzione di file multimediali. Attualmente i contributi sono disponibili in Inglese, Francese, Spagnolo e Portoghese, oltre che in Italiano.
In Australia sarà presente una piccola task-force di giovani che utilizzerà le più moderne tecniche per favorire la partecipazione da casa: dalle dirette video inviate direttamente dai cellulari alle riprese video a 360 gradi che consentiranno una visione dell'evento unica nel suo genere.
[Per ulteriori informazioni: www.wydcrossmedia.org]
Italia
Assemblea dei Focolari per eleggere chi succederà a Chiara Lubich
La guida del Movimento sarà sempre una donna
di Miriam Díez i Bosch
CASTEL GANDOLFO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- E' iniziata a Castel Gandolfo (Roma) l'Assemblea Generale del Movimento dei Focolari, che avrà il compito di scegliere il primo presidente che succederà a Chiara Lubich, la fondatrice, così come il copresidente e altri dirigenti.
La Lubich, fondatrice di un Movimento nato nel 1943 e ora esteso in 182 Paesi, con 141.000 membri e 2.115.000 simpatizzanti e aderenti, 30.000 dei quali appartenenti a religioni non cristiane, è morta nel marzo scorso.
Ha guidato il Movimento dei Focolari per più di 60 anni. Ora “siamo chiamati a vivere un momento storico, un tempo nuovo e inesplorato”, ha detto Oreste Basso, copresidente del Movimento.
In un telegramma firmato dal Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, Papa Benedetto XVI esorta a “proseguire la feconda testimonianza evangelica secondo il carisma dell'indimenticata e compianta Chiara Lubich”.
Il Pontefice auspica che “questo importante evento susciti generosi propositi di rinnovata adesione a Cristo e un sempre più generoso slancio apostolico in risposta alle sfide del tempo presente”.
Il Papa ha impartito la benedizione apostolica a tutti i delegati presenti al Centro Mariapoli di Castelgandolfo e a tutto il Movimento.
Chiara Cotignoli, responsabile stampa dei Focolari, ha confermato a ZENIT che dei 500 partecipanti all'Assemblea, che durerà fino al 31 luglio, “la metà è costituita da donne”, così come “sarà una donna a succedere a Chiara Lubich, com'è stabilito nei nostri statuti”.
Non si sa ancora quando avverrà l'elezione. Per ora i delegati stanno lavorando in varie commissioni per affrontare temi fondamentali per la vita del movimento apostolico.
[Per ulteriori informazioni, www.focolare.org]
Interviste
Il rinnovamento del battesimo, risposta alla secolarizzazione (II)
Intervista a Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale
di Inmaculada Álvarez
PORTO SAN GIORGIO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- In questa seconda parte dell'intervista concessa a ZENIT in occasione dell'approvazione definitiva degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, lo spagnolo Kiko Argüello spiega alcune delle caratteristiche di questo itinerario catecumenale, come i seminari “Redemptoris Mater”, la liturgia e le famiglie in missione.
La prima parte dell'intervista è stata pubblicata lunedì 30 giugno.
Nelle celebrazioni liturgiche, il Cammino Neocatecumenale introduce una serie di novità che in alcuni casi hanno provocato frizioni, come il cambiamento di luogo del rito della pace, la forma di fare la Comunione o le celebrazioni notturne, soprattutto la Veglia pasquale, in cui l'Eucaristia dura fino all'alba. Potrebbe spiegare da cosa dipendono questi cambiamenti?
Kiko Argüello: Questi cambiamenti non sono novità, ma presuppongono un ritorno a tradizioni antiche. In tutta la Chiesa d'Oriente, il rito della pace ha luogo dopo la preghiera dei fedeli, seguendo la frase del Vangelo “prima di presentare la tua offerta sull'altare vai a riconciliarti con il tuo fratello”.
Visto che il nostro è un itinerario catecumenale aperto a quanti sono lontani dalla Chiesa, in una comunità cristiana in cui appaiono i nostri problemi e difetti più profondi, il rito della pace, con la presenza del Corpo di Cristo, era complicato perché la gente si muoveva molto per andare a perdonare, a riconciliarsi con qualche fratello. Ci siamo allora chiesti se era possibile trasferire il rito nel momento attuale, come sapevamo che si faceva nel rito ambrosiano, per non spezzare la solennità del momento della Comunione, e questo è stato compreso perfettamente.
Quanto alla Veglia pasquale, lo stesso Concilio ne ha favorito il recupero. Molti teologi e liturgisti hanno insistito sull'importanza di questa notte in cui non si dorme, la notte della Pasqua, della nostra salvezza. Celebrare questa notte ha aiutato molti fratelli di Madrid, ad esempio, che andavano in vacanza dopo il Venerdì Santo (in Spagna sono giorni festivi) a vivere in modo nuovo la Settimana Santa.
In questo, come in tante altre cose, abbiamo sempre agito con buone intenzioni, cercando di aiutare l'uomo di oggi a riscoprire la sua fede e a vivere il Vangelo.
Una delle accuse che si rivolgono al Cammino è che le comunità “vivono” al margine della parrocchia.
Kiko Argüello: E' proprio il contrario! Il Cammino nasce nella parrocchia, vive in essa ed è al suo servizio. Lo Statuto definitivo indica anche che le Eucaristie che celebrano le comunità neocatecumenali fanno parte della pastorale liturgica della parrocchia e sono aperte a chiunque voglia partecipare.
Vivere la fede in una piccola comunità è importantissimo; i fratelli si conoscono, si aiutano anche economicamente, pregano insieme. Uno dei più grandi problemi dell'uomo moderno è la solitudine. C'è molta gente che vive sola nelle città. Come nei primi tempi del cristianesimo, la testimonianza dei cristiani attraverso l'amore reciproco è necessaria. Era ciò che sorprendeva i pagani, che dicevano: “Guardate come si amano”. Come dice San Paolo, il cristiano è chiamato ad amare l'altro, ma soprattutto il fratello nella fede.
Bisogna anche tener conto del fatto che molte persone che entrano nel Cammino erano lontane dalla fede, sono “figlioli prodighi” che tornano alla Casa del Padre, e bisogna avere misericordia nei loro confronti perché la loro fede maturi e possano integrarsi pienamente nella parrocchia. In questo senso, è molto importante l'opera dei parroci, per spiegare questo e non far nascere sospetti.
Un'altra questione che richiama l'attenzione sono le immagini religiose proprie del Cammino, che in realtà sono icone di origine cristiana orientale, che lei ha riprodotto e contribuito a diffondere. Perché questo tipo di arte e non un altro?
Kiko Argüello: Perché manca una sintesi, un'inculturazione della fede, un'estetica che oggi non c'è in Occidente. E' molto importante che la Chiesa rifletta sull'estetica con la quale pensa di evangelizzare il mondo.
In passato, la Chiesa ha avuto la sua estetica, nell'arte bizantina, nel barocco, nel romanico o nel gotico. Oggi non esiste, si costruiscono parrocchie che esteticamente non hanno significato. La Chiesa partecipa allo stesso sconcerto culturale che domina nell'arte occidentale.
Noi abbiamo visto che recuperare la tradizione è molto importante. Fino all'arrivo del Rinascimento, fino a Cimabue, l'estetica di Oriente e Occidente era comune. Con Giotto inizia una separazione che dura fino ai giorni nostri, e il motivo fondamentale è che l'arte occidentale perde il canone. Prima un autore non poteva dipingere come voleva l'arte sacra, perché non aveva una ragione meramente estetica ma anche evangelizzatrice. Per questo doveva basarsi su un canone,e questo in Oriente si è conservato.
Il recupero di questo tipo di arte nel Cammino obbedisce quindi a due questioni: la prima, il recupero del canone, la seconda, tendere ponti con la Chiesa d'Oriente. Per questo per noi è molto importante come si costruiscono i templi, con un'estetica determinata che rimanda all'arte orientale, in cui i dipinti formano una “corona misterica” che raccoglie i momenti più importanti della vita di Cristo, in cui l'Eucaristia rende presente il Cielo sulla terra... A poco a poco, con molte difficoltà, abbiamo recuperato questo aspetto.
Questo avvicinamento alla Chiesa orientale ha un significato ecumenico che non era presente all'inizio del Cammino?
Kiko Argüello: In effetti siamo sorpresi dai miracoli che stiamo vedendo. Non avremmo mai pensato di aprire seminari, e già ne abbiamo circa 70, né pensavamo alla missione “ad gentes” ....
Anche la Chiesa ortodossa, che è presente in questa regione, si è interessata, perché ha visto che la nostra catechesi è la stessa e si è identificata con la nostra estetica, perfettamente orientale. Gli ortodossi sono venuti a vedere il murale sul Giudizio Universale che abbiamo dipinto nella Domus Galilaeae e si sono sentiti a casa propria, con lo stesso spirito. Erano molto sorpresi e si chiedevano cosa succede nella Chiesa cattolica. E ciò che accade è semplicemente quello che diceva il Concilio Vaticano II, lo spirito che ha il Papa, la comunione tra le Chiese.
Come nasce la Domus Galilaeae, la Casa che il Cammino ha aperto in Galilea, sul Monte delle Beatitudini?
Kiko Argüello: Questa Casa, costruita su terreni della Custodia di Terra Santa, è nata dal desiderio di accogliere i fratelli delle comunità che terminavano il Cammino (l'ultima tappa di questo “itinerario battesimale” consiste nel rinnovamento solenne delle promesse battesimali la notte di Pasqua davanti al Vescovo, dopodiché la comunità intera compie un pellegrinaggio di vari giorni in Terra Santa).
Anche in questo, tuttavia, siamo stati superati, perché questa Casa si sta rivelando un ponte imprevisto tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico. Quest'anno sono venuti a visitarci circa 700 pullman pieni di ebrei e sono rimasti sorpresi vedendo che lì abbiamo la Torah, i Dieci Comandamenti, in relazione alle Beatitudini, che cantiamo lo Shemà (un canto che raccoglie in ebraico il primo comandamento della legge di Dio: “Ascolta, Israele, amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze”).
Il Ministro del Turismo di Israele è venuto a conoscerci e ci ha chiesto da dove venisse questo amore per il popolo ebraico. Io ho risposto che per i cristiani la storia del popolo ebraico è come un “catecumenato” che porta a Cristo, e per questo le radici del cristianesimo sono ebraiche. Nel Cammino risuonano con forza le parole di Giovanni Paolo II per cui gli ebrei sono “nostri fratelli maggiori nella fede”, evitando di giudicarli, visto che lo stesso San Paolo spiega che è stato posto loro come un “velo” perché non riconoscessero il Messia.
Un altro degli aspetti caratteristici del Cammino è, come diceva, il carattere missionario, con la creazione dei seminari diocesani missionari “Redemptoris Mater” o le famiglie in missione. Potrebbe spiegare in cosa consistono?
Kiko Argüello: I “Redemptoris Mater” sono seminari diocesani, del Vescovo, con la particolarità, come segnalava l'ex Arcivescovo di Madrid, il Cardinale Suquía, che la Diocesi deve respirare “con due polmoni, uno diocesano e l'altro per il mondo”. Il Concilio Vaticano II, agli articoli 9-10 della Presbyterorum Ordinis, dice che nell'ordinazione di ogni sacerdote deve esserci “la sollecitudine di tutte le Chiese”.
I seminaristi di un “Redemptoris Mater” sanno che possono essere inviati in ogni luogo del mondo, dove i Vescovi li richiedono, ma questi seminari sono del Vescovo, noi non abbiamo alcuna autorità sul clero.
Quanto alle famiglie in missione, l'iniziativa è nata dopo il Sinodo dei Vescovi d'Europa nel 1985, quando Giovanni Paolo II, analizzando la situazione della secolarizzazione dell'Occidente, soprattutto per quanto riguarda la distruzione della famiglia, disse ai Vescovi, sorprendentemente, che lo Spirito Santo stava già rispondendo a questa necessità e che era necessario lasciare i modelli di evangelizzazione di sempre e vedere dove lo Spirito stesse suscitando la risposta. Da allora, famiglie del Cammino son andate nei luoghi in cui i Vescovi le hanno richieste.
Da ciò deriva la “missione ad gentes” sorta negli ultimi anni. Il Papa aveva anche parlato di tornare al primo modello apostolico, che nasce intorno alle case e in piccole comunità. Negli Atti degli Apostoli troviamo varie di queste comunità, come nel caso di Ninfa, o di Aquila e Priscilla. Noi nel Cammino abbiamo visto che tornare a questo modello è molto importante, soprattutto in quei luoghi in cui la secolarizzazione ha cancellato tutte le tracce di cristianesimo, per una nuova “implantatio ecclesiae”. Per questo sono come sempre i Vescovi a chiedere questa missione, e partono varie famiglie con i loro figli, accompagnate da un sacerdote.
Ma c'è di più, ed è che abbiamo anche visto la necessità di inviare “comunità in missione”, vale a dire comunità che hanno terminato il Cammino, già mature nella fede, che vengono inviate, su richiesta dei parroci, in parrocchie che attraversano difficoltà, per aiutarle. Ad esempio, a Roma ci sono 12 comunità che si sono offerte al Vicario per andare nelle parrocchie di periferia più bisognose.
L'approvazione degli Statuti presuppone quindi un punto di arrivo, ma anche un punto di partenza. Cosa vi aspetta ora?
Kiko Argüello: Ciò che ci aspetta è poterci offrire ai Vescovi, già con la garanzia che si tratta di qualcosa della Chiesa, per la nuova evangelizzazione. Ciò che ci aspetta è fare un salto verso la nuova evangelizzazione, perché la felicità consiste nel dare la vita per gli uomini, ed è a questo che noi cristiani siamo chiamati.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Documenti
Videomessaggio del Papa alla Plenaria dei Vescovi della Colombia
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del videomessaggio che Benedetto XVI ha inviato alla Conferenza Episcopale della Colombia riunita in Assemblea plenaria presso il Santuario di Nostra Signora del Rosario di Chiquinquirá, dal 29 giugno fino al 5 luglio, per commemorare il centenario della sua istituzione nel 1908.
* * *
Signori Cardinali,
Signor Presidente della Conferenza Episcopale della Colombia,
Cari Fratelli nell’Episcopato,
Con grande affetto vi saluto fraternamente con le parole stesse di San Paolo: “Grazia e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Fil 1,2). Con lui vi dico anche che: “ ogni volta che io mi ricordo di voi, ringrazio il mio Dio. Quando prego per voi, lo faccio sempre con gioia, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del Vangelo” (Fil 1, 3-5).
Siete riuniti nell’ottantacinquesima Assemblea Plenaria della vostra Conferenza Episcopale e celebrate con gratitudine al Signore i cento anni di quella veneranda istituzione, che promuove l’affetto collegiale e vi aiuta ad esercitare in modo concorde e ben coordinato alcune funzioni pastorali, dando così slancio in modo armonico alla vita cristiana nell’intero Paese.
Mi unisco di cuore a questa significativa commemorazione, sapendo che la Conferenza Episcopale della Colombia, nata nel 1908 per disposizione del Primo Concilio Plenario dell’America Latina, ha dato costante impulso alla missione evangelizzatrice della Chiesa in quella cara Nazione, ricercando vie e metodi adeguati a rafforzare la vita ecclesiale in quelle terre e ad incoraggiare i battezzati a rispondere con generosità alla vocazione alla santità che è loro propria.
E’ opportuno ricordare e ringraziare Dio in questi momenti per gli insigni Pastori che hanno fatto parte di quella Conferenza in questo secolo di cammino. Sono per tutti una testimonianza eloquente di zelo apostolico e di preclare virtù, che invitano a continuare a rispondere con sollecita dedizione, fede salda e rinnovato ardore alle sfide che oggi si presentano alla Chiesa nella loro Patria.
Cari fratelli nell’Episcopato, il momento attuale è una occasione provvidenziale per raccogliere il testimone da coloro che ci hanno preceduto e aiutare i nostri fratelli a rinsaldare l’amicizia con Gesù Cristo, ad accogliere la Sua Parola con purezza di cuore, a celebrare con gioia i sacramenti e a servire tutti con entusiasmo, in particolare i più svantaggiati, recando loro un messaggio di pace, giustizia e riconciliazione. Come Pastori della Chiesa il nostro compito è di precedere e guidare per la retta via il Popolo di Dio, che ha bisogno di vedere in noi autentici uomini di Dio e di sapere che preghiamo ogni giorno per le loro preoccupazioni, sofferenze, sforzi e inquietudini. Come discepoli, ascoltiamo, impariamo e seguiamo il Maestro e, come apostoli e missionari, aiutiamo coloro che ci sono vicini, e anche quanti sono lontani, a trovare in Cristo la pienezza di vita che tanto bramano.
Desidero dirvi che in questo lavoro non siete soli. Vi accompagno con la mia preghiera e vicinanza spirituale negli sforzi che state compiendo affinché il Vangelo risuoni in ogni luogo della terra colombiana attraverso le iniziative avviate nel campo della pastorale educativa e universitaria, nella cura che dedicate ai carcerati, agli ammalati, agli anziani, agli indigeni, ai lavoratori, agli sfollati, ai giovani e alle famiglie.
Con la certezza che state gettando solide fondamenta per un futuro promettente, e per il bene di tutta la Chiesa, vi incoraggio inoltre a intensificare l’attenzione che prestate ai sacerdoti, seminaristi, missionari, religiosi e religiose, e a dare nuovo slancio ai diversi programmi di formazione di catechisti, laici e operatori pastorali.
Non posso neanche dimenticare l’attenzione che ponete nell’essere uomini di concordia, né le vostre continue esortazioni affinché cessino la violenza, il sequestro, l’estorsione che subiscono molti figli di quella amata terra. Prego ardentemente Dio affinché terminino quanto prima queste situazioni che hanno causato tanto dolore e affinché in Colombia possa regnare una pace stabile e giusta, in un clima di speranza e di benessere.
Lasciatemi esprimere un ricordo speciale per i Vescovi emeriti, ai quali vi prego di trasmettere la mia stima e riconoscenza, sentimenti che mi è grato estendere ai sacerdoti, religiosi e laici che collaborano con voi a diverso titolo negli ambiti di lavoro della Conferenza.
Pongo sotto la materna protezione di Nostra Signora di Chiquinquirá le diverse attività che avete preparato quest’anno per sottolineare questa ricorrenza, soprattutto il IV Congresso Nazionale di Riconciliazione e la “Expocatólica”, che avranno luogo nel prossimo mese di agosto. Al Suo Cuore Immacolato affido anche le intenzioni di tutti voi, come quelle delle vostre comunità diocesane e di tutto l’amato popolo colombiano. Con questi sentimenti e auspici e come pegno di abbondanti favori celesti, impartisco a tutti una speciale Benedizione Apostolica.
Vaticano, 30 giugno 2008
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
Il Papa prega per la cessazione della violenza in Colombia
La povertà nel mondo al centro della Giornata della Pace 2009
Mercoledì, il Papa si trasferirà nella residenza di Castel Gandolfo
La Santa Sede pubblica gli atti di un congresso sulla IV Crociata
NOTIZIE DAL MONDO
Assassinato un religioso salesiano in Nepal
Perplessità sul disegno di legge americano sull'Aids
Appello degli episcopati europei a intensificare la rete del bene
ANNO PAOLINO
Paolini e Paoline dItalia inaugurano l'Anno di San Paolo
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Nasce www.wydcrossmedia.org, una piattaforma mediatica per la GMG
ITALIA
Assemblea dei Focolari per eleggere chi succederà a Chiara Lubich
INTERVISTE
Il rinnovamento del battesimo, risposta alla secolarizzazione (II)
DOCUMENTI
Videomessaggio del Papa alla Plenaria dei Vescovi della Colombia
Santa Sede
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Il Papa prega per la cessazione della violenza in Colombia
In un videomessaggio ai presuli del Paese riuniti in Assemblea plenaria
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- In un video messaggio inviato questo martedì all’85ma Assemblea plenaria dell'episcopato colombiano, Benedetto XVI ha detto di pregare affinché cessi la violenza in questo Paese e possa regnare una “pace stabile e giusta”.
Le parole del Papa sono state ascoltate dai 90 partecipanti, fra Vescovi e Arcivescovi, riuniti dal 29 giugno scorso presso il Santuario di Nostra Signora del Rosario di Chiquinquira’, patrona della Colombia.
L'incontro, inaugurato con un pellegrinaggio al Santuario che ha visto la presenza di numerosi Vescovi, sacerdoti e laici, serve a commemorare il centenario della istituzione della Conferenza episcopale, avvenuta nel 1908 per disposizione del Primo Concilio Plenario dell’America Latina.
Nel messaggio il Papa ha invitato i presuli “a rinsaldare l’amicizia con Gesù Cristo, ad accogliere la Sua Parola con purezza di cuore, a celebrare con gioia i sacramenti e a servire tutti con entusiasmo, in particolare i più svantaggiati, recando loro un messaggio di pace, giustizia e riconciliazione”.
“Come Pastori della Chiesa – ha detto – il nostro compito è di precedere e guidare per la retta via il Popolo di Dio, che ha bisogno di vedere in noi autentici uomini di Dio e di sapere che preghiamo ogni giorno per le loro preoccupazioni, sofferenze, sforzi e inquietudini”.
“Come discepoli, ascoltiamo, impariamo e seguiamo il Maestro e, come apostoli e missionari, aiutiamo coloro che ci sono vicini, e anche quanti sono lontani, a trovare in Cristo la pienezza di vita che tanto bramano”, ha continuato.
Il Papa non ha quindi mancato di assicurare il suo sostegno: “Desidero dirvi che in questo lavoro non siete soli”.
“Vi accompagno – ha proseguito – con la mia preghiera e vicinanza spirituale negli sforzi che state compiendo affinché il Vangelo risuoni in ogni luogo della terra colombiana attraverso le iniziative avviate nel campo della pastorale educativa e universitaria, nella cura che dedicate ai carcerati, agli ammalati, agli anziani, agli indigeni, ai lavoratori, agli sfollati, ai giovani e alle famiglie”.
Il Papa li ha poi incoraggiati “a intensificare l’attenzione che prestate ai sacerdoti, seminaristi, missionari, religiosi e religiose, e a dare nuovo slancio ai diversi programmi di formazione di catechisti, laici e operatori pastorali”.
“Non posso neanche dimenticare l’attenzione che ponete nell’essere uomini di concordia – ha osservato –, né le vostre continue esortazioni affinché cessino la violenza, il sequestro, l’estorsione che subiscono molti figli di quella amata terra”.
I Vescovi della Colombia che più volte si sono offerti per mediare il rilascio dell'ex candidata presidenziale colombiana Ingrid Betancourt, lo scorso gennaio avevano dato vita a un'iniziativa umanitaria per ottenere il rilascio di altri 50 ostaggi, anche loro in mano alla guerriglia delle FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia.
“Prego ardentemente Dio – ha continuato il Papa – affinché terminino quanto prima queste situazioni che hanno causato tanto dolore e affinché in Colombia possa regnare una pace stabile e giusta, in un clima di speranza e di benessere”.
Tra le diverse attività in programma per il centenario figurano due eventi che avranno luogo a Bogotá nel mese di agosto: il IV Congresso Nazionale di Riconciliazione sul tema “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” e la “Expocatólica”, che servirà come vetrina per far conoscere il lavoro evangelizzatore finora realizzato dalla Chiesa in Colombia.
Durante la Plenaria verranno nominati il Presidente, il Vicepresidente e il Segretario Generale dell’episcopato per il triennio 2008-2011. E' inoltre prevista la consegna del “Premio Inter Mirifica” a giornalisti o mezzi di comunicazione che si siano distinti nel lavoro sociale a sostegno del popolo colombiano.
La chiusura dell'Assemblea avrà luogo sabato 5 luglio, con una solenne Celebrazione nella Cattedrale di Bogotà, presieduta dal Cardinale Giovanni Battista Re, Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.
La povertà nel mondo al centro della Giornata della Pace 2009
Combattere la povertà, costruire la pace
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- "Combattere la povertà, costruire la pace”: è questo il tema scelto da Benedetto XVI per il tradizionale Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio prossimo.
Secondo un comunicato diramato dalla Santa Sede: “Il tema scelto dal Santo Padre intende sottolineare la necessità di una risposta urgente della famiglia umana alla grave questione della povertà, intesa come problema materiale, ma prima di tutto morale e spirituale”.
In questo senso, afferma il comunicato, recentemente il Santo Padre ha denunciato “lo scandalo della povertà nel mondo”.
Nel suo messaggio alla FAO dello scorso 2 giugno, in occasione del Summit a Roma su “La sfida dei cambiamenti climatici e delle bioenergie", il Papa si domandava: “come si può rimanere insensibili agli appelli di coloro che, nei diversi continenti, non riescono a nutrirsi a sufficienza per vivere?”.
In quello stesso messaggio il Papa sosteneva che “povertà e malnutrizione non sono una mera fatalità, provocata da situazioni ambientali avverse o da disastrose calamità naturali … le considerazioni di carattere esclusivamente tecnico o economico non debbono prevalere sui doveri di giustizia verso quanti soffrono la fame”.
Nella Costituzione Gaudium et spes, continua il comunicato, si afferma che “lo scandalo della povertà manifesta l'inadeguatezza degli attuali sistemi di convivenza umana nel promuovere la realizzazione del bene comune”.
“Ciò – prosegue la nota – rende necessaria una riflessione sulle radici profonde della povertà materiale, quindi anche sulla miseria spirituale che rende l'uomo indifferente alle sofferenze del prossimo”.
La risposta al problema della povertà, affermava già il Papa nella sua prima enciclica Deus caritas est, “va allora cercata prima di tutto nella conversione del cuore dell'uomo al Dio della carità, per conquistare così la povertà di spirito secondo il Messaggio di salvezza annunciato da Gesù nel Discorso della Montagna: 'Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il regno dei cieli'” (Mt 5,3).
Mercoledì, il Papa si trasferirà nella residenza di Castel Gandolfo
Dal 28 luglio all11 agosto trascorrerà invece un soggiorno a Bressanone
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- Questo mercoledì, subito dopo l’Udienza generale nell'Aula Paolo VI, Benedetto XVI si trasferirà nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo.
Il 6 e il 27 luglio, quindi, la tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus si terrà nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
Durante il periodo estivo, fa sapere una nota della Prefettura della Casa Pontificia, sono sospese tutte le udienze private e speciali e anche le Udienze generali di mercoledì 9, 16, 23 e 30 luglio.
Dal 12 al 21 di questo mese, infatti, Benedetto XVI sarà in Australia per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney.
Successivamente, dal 28 luglio all'11 agosto, il Papa trascorrerà le sue vacanze estive a Bressanone (Trentino-Alto Adige), ospite del Seminario Maggiore locale, un edificio con più di 400 anni di storia. La recita dell’Angelus delle domeniche 3 e 10 agosto avverrà in Piazza Duomo a Bressanone.
Le Udienze generali, conclude la nota vaticana, riprenderanno regolarmente da mercoledì 13 agosto e anche la recita dell’Angelus nelle domeniche e nelle solennità del periodo estivo avrà luogo nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
La prima visita di Josef Ratzinger in Alto Adige risale al 1967. In quell'occasione tenne un incontro sul tema “sacerdozio” rivolto ai Rettori dei Seminari Maggiori dell’area germanofona.
Sempre presso il Seminario Maggiore di Bressanone, il Cardinale Josef Ratzinger ha poi trascorso le sue vacanze ogni tre anni, dal 1977 al 2004.
Nel 2007, il Papa aveva scelto per le vacanze Lorenzago di Cadore, in Veneto, mentre nei due anni precedenti era stato a Les Combes, in Valle d’Aosta.
La Santa Sede pubblica gli atti di un congresso sulla IV Crociata
Per l'ottavo centenario della crociata del 1204
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- La Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato un volume in cui si raccolgono le conferenze in varie lingue del Congresso Internazionale sulla IV Crociata, svoltosi nell'isola greca di Andros dal 27 al 30 maggio 2004 per ricordare i fatti del 1204.
La IV Crociata è stata un avvenimento politico e militare che ha determinato le relazioni tra il cristianesimo orientale e occidentale e le cui ferite sono rimaste aperte per secoli. Convocata da Papa Innocenzo III, voleva liberare Gerusalemme dal giogo islamico e terminò con il sacco di Costantinopoli, una delle ferite più dolorose che l'ortodossia conserva nella sua memoria nei confronti del mondo cattolico.
Il Congresso è stato organizzato in collaborazione con l'Istituto di Storia Bizantina dell'Università di Atene dall'Istituto di Studi Bizantini e Neogreci dell'Università di Vienna e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche.
Il volume è intitolato “The Forth Crusade Revisited” e costa trenta euro. La specificità è l'approccio interdisciplinare, perché si cercano le implicazioni politiche, antropologiche e teologiche dell'avvenimento.
Monsignor Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ha scritto nel prologo che il libro è pubblicato allo scopo di “contribuire alla realizzazione del grande progetto degli storici e a una purificazione della memoria, che ha iniziato il cammino che deve condurre a una convivenza degli uomini, delle Nazioni e delle religioni caratterizzata da comprensione reciproca e benevolenza”.
Per monsignor Brandmüller, i partecipanti al Congresso si sono detti convinti che una “storiografia seria e imparziale”, senza pregiudizi e basata sul “rigoroso metodo storico”, è un mezzo indispensabile “per raggiungere questo obiettivo”.
Il volume include apporti di studiosi di vari Paesi e di diverse confessioni cristiane, perseguendo quello che essi stessi definiscono il passaggio dalla “sfiducia” alla “caritas veritatis”.
Il libro raccoglie, tra gli altri, articoli di Pierantonio Piatti, Dimitrios Polemis, Günter Prinzing e Athina Kolia-Dermitzaki.
Ulteriori informazioni su www.libreriaeditricevaticana.com
Notizie dal mondo
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Assassinato un religioso salesiano in Nepal
Il Vescovo locale crede sia stato ucciso da gruppi estremisti induisti
KATMANDU, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- Un religioso salesiano è stato assassinato la notte scorsa in Nepal in un attentato attuato con l'esplosione di una bomba. Si tratta di padre John Prakash, 62 anni, originario dello Stato indiano del Kerala. Dirigeva una scuola a Sirsiya, nel distretto di Morang.
In base alle prime indagini, rivela la “Radio Vaticana”, si sospetta che l'attentato possa essere collegato a gruppi estremisti induisti. Si tratta del primo omicidio di un sacerdote cattolico nella storia del Nepal.
La bomba è scoppiata nella sua residenza, provocando anche ingenti danni materiali.
Il Vescovo del Nepal, monsignor Anthony Sharma, ha spiegato all'emittente pontificia che dalla dichiarazione come Stato laico del Nepal, finora unico regno induista del mondo, alcuni gruppi estremisti induisti “si sono sentiti privati dei loro privilegi”.
Lo stesso gruppo che ha attentato contro la vita del religioso, secondo il presule, avrebbe “messo una bomba durante un incontro di preghiera della comunità musulmana nel Nepal dell’est, non molto lontano dal luogo dove il prete è stato ucciso”.
“Ci sono state altre minacce, nel passato, perché il Nepal è un Paese a maggioranza indù, e questi estremisti vogliono che cristiani e musulmani lascino il Paese. Questa era la minaccia, ma pensavamo che il problema fosse risolto, perché avevamo avuto un piccolo dialogo con loro”, ha spiegato.
“La loro intenzione è quella di suscitare paura e di scacciare i cristiani dal Paese. Ma questo non accadrà”, ha aggiunto.
Circa il religioso ucciso, monsignor Sharma ha affermato che era “un uomo meraviglioso, con un grande cuore, molto generoso, non pensava mai a se stesso, ma sempre agli altri”.
Il Nepal ha poco più di 23 milioni di abitanti, per l'80% induisti. La religione cristiana – cattolica e protestante – ha registrato recentemente un forte aumento, passando dai quasi 4.000 fedeli del 1975 agli oltre 250.000 di oggi, pari a circa l'1% della popolazione.
Perplessità sul disegno di legge americano sull'Aids
Come verranno impiegati i fondi?
di Sue Ellin Browder
WASHINGTON, D.C., martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- Esortando il Senato ad accettare una spesa di 50 miliardi di dollari per combattere Aids, malaria e tubercolosi, gli attivisti anti-Aids hanno marciato verso la Casa Bianca la settimana scorsa con slogan come “Ora o Mai Più”.
Questa settimana, un sacerdote anglicano dell'Uganda ha aperto un dibattito al riguardo affermando che “la promozione del preservativo è fallita in Africa” e che per vendere e ottenere profitti sono stati sovvertiti i programmi africani per la fedeltà e l'astinenza.
“L'Aids non è più solo una malattia; è diventato un'industria miliardaria”, ha detto il reverendo Sam Ruteikara, copresidente del comitato nazionale ugandese per la prevenzione dell'Aids, secondo quanto riportato dal Washington Post.
In stallo da mesi al Senato, la nuova autorizzazione per il Piano Presidenziale d'Emergenza contro l'Aids (PEPFAR) triplicherebbe le spese del programma da 15 a 50 miliardi in cinque anni. Tuttavia, il reverendo Ruteikara ha detto a ZENIT che se questo denaro non verrà speso in modo adeguato non solo non fermerà la diffusione dell'Aids nell'Africa subsahariana, ma potrebbe addirittura far aumentare i tassi del contagio da Hiv.
Il Presidente George Bush vuole che il progetto venga approvato prima del summit del G8 in Giappone, la settimana prossima. Nel frattempo, però, in una lettera del 31 marzo al leader repubblicano del Senato Mitch McConnell sette senatori, guidati dal senatore Tom Coburn dell'Oklahoma, hanno esortato a rimandare la proposta affermando che il disegno di legge presenta “seri problemi”.
Tra le altre preoccupazioni, i senatori hanno osservato che la nuova iniziativa ha un costo troppo elevato e finanzierebbe attività “moralmente dubbie”, come programmi di scambi di siringhe per tossicodipendenti.
La lettera ha anche espresso preoccupazione per il Fondo Globale per la Lotta all'HIV/AIDS, alla Tubercolosi e alla Malaria, che – secondo i senatori – “presenta seri problemi di politica, di qualità dei medicinali e di corruzione amministrativa, e applica programmi non vincolati dalle leggi statunitensi su aborto, scambio di siringhe, prostituzione, traffico...”.
Per cinque anni, il nuovo PEPFAR darebbe al Fondo 10 miliardi di dollari, un quarto del budget del fondo, ma gli Stati Uniti hanno solo un voto su 20 per decidere come spendere il denaro.
I senatori vogliono anche ripristinare la formulazione del PEPFAR originale specificando che il 55% dei fondi per l'Aids verrà utilizzato per la cura.
La prevenzione innanzitutto
Secondo il reverendo Ruteikara, un'autorità per la prevenzione dell'Aids in Africa, “i test e le cure sono positivi, ma non fermeranno la pandemia”. In un continente dove su sei persone che contraggono l'infezione solo una riesce ad accedere alle cure, ha affermato, la prima priorità è la prevenzione.
Il medico Norman Hearst, dell'Università della California di San Francisco, concorda su questo aspetto e ha affermato che “nell'Africa subsahariana la prevenzione deve essere collegata al comportamento sessuale, perché è quello che alimenta la pandemia”.
Mentre in Occidente la maggior parte delle persone è monogama, ha osservato, in Africa anche le persone sposate hanno spesso uno/a o due amanti a lungo termine.
“Le ultime prove mostrano che sono questi molteplici rapporti a lungo termine sovrapposti ad alimentare la pandemia”, ha aggiunto.
ABC
Tra il 1991 e il 2002, in Uganda la percentuale della popolazione affetta dall'Hiv è scesa dal 21% al 6% con la famosa campagna ABC (Abstain, Be faithful, or use a Condom – Astieniti, sii fedele o usa il preservativo), con la fedeltà come primo pilastro.
“Abbiamo promosso la fedeltà per le persone sessualmente attive, l'astinenza per i giovani e il preservativo solo come ultima risorsa”, ha detto Ruteikara.
In risposta alla campagna, la percentuale di uomini ugandesi che ha abbracciato la monogamia è salita dal 59% al 79%, mentre le donne fedeli sono passate dal 79% al 91%. I tassi di infezione da Hiv si sono ridotti dei due terzi.
Ruteikara ha affermato che quanto gli “esperti internazionali sull'Aids” sono arrivati in Uganda non hanno voluto accettare le proposte di fedeltà e astinenza come mezzi per prevenire la pandemia.
Come conseguenza, le percentuali di Hiv nel Paese sono aumentate di nuovo, e i media occidentali hanno attribuito la cosa alla mancanza di preservativi, “anche se abbiamo molti più preservativi ora che all'inizio degli anni Novanta, quando le percentuali dei contagiati dall'Hiv hanno iniziato a diminuire”.
Edward Green, alla guida del Progetto di Ricerca per la Prevenzione dell'Aids di Harvard, ha affermato che le “ideologie sulla libertà sessuale” occidentali hanno minato le strategie di prevenzione in Africa, costando forse milioni di vite umane.
In una dichiarazione del 2004 apparsa su The Lancet, 150 leader della prevenzione dell'Aids hanno concordato sul fatto che la fedeltà dovrebbe essere la strategia di prevenzione principale per le epidemie come quelle diffuse nell'Africa subsahariana.
Il disegno di legge del Senato menziona la fedeltà, ma non come priorità principale. L'iniziativa, se approvata, finanzierà invece una vasta gamma di mezzi e servizi per combattere l'Aids in modo indiretto, come test o preservativi femminili. Questi ultimi sono più costosi di quelli maschili e in Africa sono molto impopolari, al punto che l'Uganda ha smesso di importarli.
Solo il 20% dei fondi del nuovo PEPFAR verrebbe destinato alla prevenzione.
“Capiamo che il sesso occasionale vi è caro, ma restare vivi è caro a noi – ha scritto Ruteikara al riguardo –. Ascoltate la saggezza africana e vi mostreremo come prevenire l'Aids”.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Appello degli episcopati europei a intensificare la rete del bene
Al termine di un recente incontro tenutosi a Covadonga, in Spagna
COVADONGA, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- “Intensificare la rete del bene” è la proposta presentata dai Segretari generali delle Conferenze Episcopali d'Europa, riuniti dal 26 al 30 giugno a Covadonga (Spagna) per il loro 36° incontro.
La riunione è stata promossa dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e si è svolta su invito della Conferenza Episcopale Spagnola e del suo segretario, monsignor Juan Antonio Martínez Camino SJ, Vescovo ausiliare di Madrid.
Il “senso del servizio del CCEE”, spiega il comunicato finale dell'evento ricevuto da ZENIT, è proprio intensificare la “rete del bene”, ovvero “l’approfondirsi della rete e della comunione tra le Conferenze Episcopali, i Vescovi e le comunità cristiane dell’Europa”.
Tale servizio “è importante anche per contribuire come Chiesa al processo di unificazione, di pace e di stabilità dell’Europa”, che “ha bisogno di ritrovare la strada”.
Di fronte all'eccessiva lontananza delle istituzioni comunitarie dell’UE dai popoli reali, “una rete di esperti delle Conferenze Episcopali può contribuire ad affrontare le delicatissime problematiche etiche che sono spesso nell’agenda dei governi nazionali e degli organismi europei”.
Il Vecchio Continente è stato al centro delle discussioni dei segretari generali, che hanno affrontato il tema “La situazione religiosa in Europa: tra secolarizzazione e domanda di senso e di spiritualità”.
In Europa, constata il comunicato, “sta crescendo l’apertura e l’interesse per la dimensione religiosa”, e “molti giovani stanno cercando vie per superare un deludente materialismo e riscoprire la realtà del trascendente, del vero, del bello e del buono”.
Questa ricerca avviene nel contesto di un crescente pluralismo religioso, soprattutto a causa delle migrazioni, il che “crea una specie di 'gara' tra religioni e tra verità”, principalmente con l'islam.
“Soprattutto a causa del terrorismo, nell’opinione pubblica la religione non è più vista in modo scontato come cosa buona”, e in questa situazione “si afferma la tendenza ad una certa liquefazione della fede cristiana dove manca il riferimento alla dimensione oggettiva, veritativa della fede, ma si costruisce la fede e la morale in modo privato attraverso proprie rappresentazioni e emozioni”.
La Chiesa, osserva il testo firmato da monsignor Aldo Giordano – per 13 anni Segretario Generale del CCEE e ora nominato Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa di Strasburgo –, “spesso è vista in modo riduttivo come istituzione civile, interessante solo per il suo impegno per la solidarietà e l’ambiente”.
In tale contesto, “si registra l’affermarsi di un ateismo umanista aggressivo, proprio di una minoranza, ma molto presente nello spazio mediatico e pubblico” e che “tende ad organizzarsi sul modello di una chiesa”, comportando il rischio dell'affermazione di un “fondamentalismo rigido molto pronto a nuovi scismi”.
Anche se “è chiaro che non siamo più una società cristiana”, constatano i segretari generali delle Conferenze Episcopali Europee, “c’è un grande spazio per una visione cristiana della realtà”.
In Europa, osservano, “c’è l’attesa di una luce capace di realizzare le aspirazioni profonde dell’umano, di ampliare l’orizzonte della razionalità al di là del mero scientismo, di generare cultura”, così come esistono molte esperienze che indicano che si può vivere il cristianesimo anche in una cultura secolarizzata.
“E’ l’ora dell’approfondimento del nostro essere cristiani, della nostra appartenenza alla Chiesa, della nostra comunione e della responsabilità verso la persona umana contemporanea”, conclude il comunicato.
L´incontro dei segretari generali delle Conferenze Episcopali d´Europa del 2009 si terrà a Leopoli (Ucraina) dal 9 al 13 luglio.
Al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) appartengono quali membri le attuali 33 Conferenze episcopali presenti in Europa, rappresentate di diritto dal loro Presidenti, gli Arcivescovi del Lussemburgo e del Principato di Monaco e il vescovo di Chişinău (Moldavia). Il presidente è il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate d’Ungheria. La sede del segretariato è a St. Gallen (Svizzera).
Anno Paolino
Paolini e Paoline dItalia inaugurano l'Anno di San Paolo
di Chiara Santomiero
ROMA, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- “Incontrare Gesù Cristo è possibile e la conseguenza è cambiare vita”. E’ questa, per monsignor Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, la sintesi del messaggio che San Paolo rivolge all’uomo di tutti i tempi ed anche alla modernità.
L’occasione per un confronto sull’attualità dell’Apostolo delle genti è stata l’inaugurazione dell’anno a lui dedicato, voluta dai figli più attenti alla sua eredità missionaria: i Paolini e le Paoline d’Italia, ritrovatisi ieri nel Santuario romano di Maria Regina degli Apostoli.
La Basilica-Santuario Regina degli Apostoli un è luogo molto significativo per la famiglia paolina: voluta dal suo fondatore, il beato Giacomo Alberione, è stata inaugurata nel 1954.
Sorge sul terreno chiamato anticamente “Vigna di San Paolo”, appartenuto ai monaci benedettini della Basilica di San Paolo fuori le Mura e passato ai Paolini attorno al 1926 per l’accordo tra l’abate del tempo, il Beato Ildefonso Alfredo Schuster, futuro Cardinale Arcivescovo di Milano, e il primo sacerdote paolino, il Beato Timoteo Giaccardo, inviato dal fondatore a Roma, presso la tomba dell’Apostolo, per iniziarvi la presenza e l’apostolato paolino.
“Apostolo – ha spiegato Fisichella – è colui che viene inviato. Dalla conversione sulla via di Damasco, avvenuta nel 33 d.C. , fino al 65-67, Paolo percorrerà circa 16.500 chilometri per annunciare il Vangelo. Chi incontra Cristo è portato, senza scuse, ad essere evangelizzatore, missionario”.
Paolo, infatti, “non conosceva mezze misure. Lui stesso, nella Lettera ai Galati, ci dice che 'subito, subito' si mette ad evangelizzare. Nei primi dieci anni fonda chiese dappertutto, chiedendo che esse siano a loro volta missionarie”.
Evangelizzare è proprio, secondo il giornalista del Tg1-Rai, Francesco Giorgino – intervenuto all’incontro –, la “password per accedere all’insegnamento di Paolo, evangelizzare con ogni strumento a disposizione”.
Se, come è stato detto, oggi San Paolo sarebbe un giornalista, “avrebbe sicuramente un approccio multimediale, ma senza perdere mai di vista l’autenticità del messaggio e, soprattutto, la sua integralità”.
Cosa ha da insegnare, la sua figura, ai comunicatori di oggi?
“Soprattutto il coraggio di andare controcorrente – ha affermato Giorgino –. San Paolo è andato controcorrente ed è riuscito a stabilire una autentica relazione comunicativa, anche nell’accezione moderna del termine, con gli uomini del suo tempo”.
“Credo – ha aggiunto il giornalista – che il suo messaggio sia in grado di resistere all’usura del tempo e che anzi acquisisca maggiore forza proprio in considerazione della complessità di questa modernità incontinente, senza regole e senza remore, che spesso siamo chiamati a vivere anche inconsapevolmente”.
Un insegnamento, quello paolino, da recuperare e approfondire a più livelli e che deve, secondo le indicazioni di Benedetto XVI, incoraggiare e promuovere il dialogo ecumenico.
“Sono tante le chiese – ha spiegato Fisichella – che Paolo ha fondato e che appartengono alla tradizione dell’Oriente. E' stato in quella che era chiamata la Galazia, nella Cappadocia, ad Efeso, zone che oggi appartengono alla Turchia, alla Grecia”.
“A me sembra – ha concluso il Rettore dell’Università Lateranense – che l’Oriente e l’Occidente debbano diventare nella sua persona, nella conoscenza del suo insegnamento, i due polmoni attraverso i quali la Chiesa progredisce sempre di più”.
L’incontro nel Santuario della Regina degli Apostoli è stata l’occasione per l’esecuzione, a cura della soprano Anna Elena Masini, di alcuni brani musicali della produzione lirica di Adriana Del Giudice. In particolare, il brano “La luce”, tratto dall’opera di teatro-danza “D’amore e luce”, ispirata al testo “La bottega dell’orefice di Karol Wojtyla.
“Lo stesso Giovanni Paolo II – ha spiegato la compositrice – ha messo inconsapevolmente il titolo a quest’opera: ricordando l’emozione provata il giorno dei voti sacerdotali, lui ha ricordato di essersi sentito come 'avvolto in un fascio di luce'”.
“La stessa cosa, noi sappiamo, essere avvenuta per San Paolo il quale racconta che, quando cadde a terra sulla via di Damasco, fu abbagliato da una luce che gli avrebbe cambiato completamente la vita”, ha aggiunto.
“La luce – ha concluso Adriana Del Giudice – è la Grazia che cambia l’uomo: tutti gli uomini possono essere cambiati se toccati dalla luce della Grazia divina”.
Giornata Mondiale della Gioventù
Nasce www.wydcrossmedia.org, una piattaforma mediatica per la GMG
ROMA, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- E' nato da poco sotto lo slogan "Tutto in uno, tutti per Uno" un singolare progetto di condivisione di risorse per offrire, attraverso Internet, un servizio di comunicazione unificato sulla prossima Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), che si svolgerà a Sydney dal 15 al 20 luglio prossimi.
La piattaforma www.wydcrossmedia.org riunisce infatti insieme Afriradio (Comboniani), Centro televisivo Vaticano, DonBoscoLand (Movimento Giovanile Salesiano Triveneto), H2onews, Korazym, Lamorfalab, Lemiedomande (sito di domande e risposte sulla religione), MISNA, Movimento dei Focolari, One o Five live, Pj Online (pastorale vocazionale San Paolo), Radio Vaticana, Telepace e ZENIT.
Il sito raduna notizie e contenuti multimediali all'interno di un'unica pagina e permette di scaricare uno strumento unico (player), inglobabile in qualsiasi sito o utilizzabile come programma a se stante, che permette di accedere in pochi secondi a contenuti video, audio e news riguardanti la GMG di Sydney.
Per scaricare gratuitamente il player, o inserirlo all'interno del proprio sito, è necessario registrarsi ed accettare il regolamento che ne garantisce un uso non commerciale. Alcuni contenuti, raccolti grazie alla collaborazione di Qumran2, verranno resi disponibili liberamente per supportare chi organizza veglie o incontri in Italia.
Il progetto ha carattere internazionale ed ha coinvolto una decina di media cattolici di altri Stati ed aree linguistiche per la produzione di file multimediali. Attualmente i contributi sono disponibili in Inglese, Francese, Spagnolo e Portoghese, oltre che in Italiano.
In Australia sarà presente una piccola task-force di giovani che utilizzerà le più moderne tecniche per favorire la partecipazione da casa: dalle dirette video inviate direttamente dai cellulari alle riprese video a 360 gradi che consentiranno una visione dell'evento unica nel suo genere.
[Per ulteriori informazioni: www.wydcrossmedia.org]
Italia
Assemblea dei Focolari per eleggere chi succederà a Chiara Lubich
La guida del Movimento sarà sempre una donna
di Miriam Díez i Bosch
CASTEL GANDOLFO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- E' iniziata a Castel Gandolfo (Roma) l'Assemblea Generale del Movimento dei Focolari, che avrà il compito di scegliere il primo presidente che succederà a Chiara Lubich, la fondatrice, così come il copresidente e altri dirigenti.
La Lubich, fondatrice di un Movimento nato nel 1943 e ora esteso in 182 Paesi, con 141.000 membri e 2.115.000 simpatizzanti e aderenti, 30.000 dei quali appartenenti a religioni non cristiane, è morta nel marzo scorso.
Ha guidato il Movimento dei Focolari per più di 60 anni. Ora “siamo chiamati a vivere un momento storico, un tempo nuovo e inesplorato”, ha detto Oreste Basso, copresidente del Movimento.
In un telegramma firmato dal Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, Papa Benedetto XVI esorta a “proseguire la feconda testimonianza evangelica secondo il carisma dell'indimenticata e compianta Chiara Lubich”.
Il Pontefice auspica che “questo importante evento susciti generosi propositi di rinnovata adesione a Cristo e un sempre più generoso slancio apostolico in risposta alle sfide del tempo presente”.
Il Papa ha impartito la benedizione apostolica a tutti i delegati presenti al Centro Mariapoli di Castelgandolfo e a tutto il Movimento.
Chiara Cotignoli, responsabile stampa dei Focolari, ha confermato a ZENIT che dei 500 partecipanti all'Assemblea, che durerà fino al 31 luglio, “la metà è costituita da donne”, così come “sarà una donna a succedere a Chiara Lubich, com'è stabilito nei nostri statuti”.
Non si sa ancora quando avverrà l'elezione. Per ora i delegati stanno lavorando in varie commissioni per affrontare temi fondamentali per la vita del movimento apostolico.
[Per ulteriori informazioni, www.focolare.org]
Interviste
Il rinnovamento del battesimo, risposta alla secolarizzazione (II)
Intervista a Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale
di Inmaculada Álvarez
PORTO SAN GIORGIO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- In questa seconda parte dell'intervista concessa a ZENIT in occasione dell'approvazione definitiva degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, lo spagnolo Kiko Argüello spiega alcune delle caratteristiche di questo itinerario catecumenale, come i seminari “Redemptoris Mater”, la liturgia e le famiglie in missione.
La prima parte dell'intervista è stata pubblicata lunedì 30 giugno.
Nelle celebrazioni liturgiche, il Cammino Neocatecumenale introduce una serie di novità che in alcuni casi hanno provocato frizioni, come il cambiamento di luogo del rito della pace, la forma di fare la Comunione o le celebrazioni notturne, soprattutto la Veglia pasquale, in cui l'Eucaristia dura fino all'alba. Potrebbe spiegare da cosa dipendono questi cambiamenti?
Kiko Argüello: Questi cambiamenti non sono novità, ma presuppongono un ritorno a tradizioni antiche. In tutta la Chiesa d'Oriente, il rito della pace ha luogo dopo la preghiera dei fedeli, seguendo la frase del Vangelo “prima di presentare la tua offerta sull'altare vai a riconciliarti con il tuo fratello”.
Visto che il nostro è un itinerario catecumenale aperto a quanti sono lontani dalla Chiesa, in una comunità cristiana in cui appaiono i nostri problemi e difetti più profondi, il rito della pace, con la presenza del Corpo di Cristo, era complicato perché la gente si muoveva molto per andare a perdonare, a riconciliarsi con qualche fratello. Ci siamo allora chiesti se era possibile trasferire il rito nel momento attuale, come sapevamo che si faceva nel rito ambrosiano, per non spezzare la solennità del momento della Comunione, e questo è stato compreso perfettamente.
Quanto alla Veglia pasquale, lo stesso Concilio ne ha favorito il recupero. Molti teologi e liturgisti hanno insistito sull'importanza di questa notte in cui non si dorme, la notte della Pasqua, della nostra salvezza. Celebrare questa notte ha aiutato molti fratelli di Madrid, ad esempio, che andavano in vacanza dopo il Venerdì Santo (in Spagna sono giorni festivi) a vivere in modo nuovo la Settimana Santa.
In questo, come in tante altre cose, abbiamo sempre agito con buone intenzioni, cercando di aiutare l'uomo di oggi a riscoprire la sua fede e a vivere il Vangelo.
Una delle accuse che si rivolgono al Cammino è che le comunità “vivono” al margine della parrocchia.
Kiko Argüello: E' proprio il contrario! Il Cammino nasce nella parrocchia, vive in essa ed è al suo servizio. Lo Statuto definitivo indica anche che le Eucaristie che celebrano le comunità neocatecumenali fanno parte della pastorale liturgica della parrocchia e sono aperte a chiunque voglia partecipare.
Vivere la fede in una piccola comunità è importantissimo; i fratelli si conoscono, si aiutano anche economicamente, pregano insieme. Uno dei più grandi problemi dell'uomo moderno è la solitudine. C'è molta gente che vive sola nelle città. Come nei primi tempi del cristianesimo, la testimonianza dei cristiani attraverso l'amore reciproco è necessaria. Era ciò che sorprendeva i pagani, che dicevano: “Guardate come si amano”. Come dice San Paolo, il cristiano è chiamato ad amare l'altro, ma soprattutto il fratello nella fede.
Bisogna anche tener conto del fatto che molte persone che entrano nel Cammino erano lontane dalla fede, sono “figlioli prodighi” che tornano alla Casa del Padre, e bisogna avere misericordia nei loro confronti perché la loro fede maturi e possano integrarsi pienamente nella parrocchia. In questo senso, è molto importante l'opera dei parroci, per spiegare questo e non far nascere sospetti.
Un'altra questione che richiama l'attenzione sono le immagini religiose proprie del Cammino, che in realtà sono icone di origine cristiana orientale, che lei ha riprodotto e contribuito a diffondere. Perché questo tipo di arte e non un altro?
Kiko Argüello: Perché manca una sintesi, un'inculturazione della fede, un'estetica che oggi non c'è in Occidente. E' molto importante che la Chiesa rifletta sull'estetica con la quale pensa di evangelizzare il mondo.
In passato, la Chiesa ha avuto la sua estetica, nell'arte bizantina, nel barocco, nel romanico o nel gotico. Oggi non esiste, si costruiscono parrocchie che esteticamente non hanno significato. La Chiesa partecipa allo stesso sconcerto culturale che domina nell'arte occidentale.
Noi abbiamo visto che recuperare la tradizione è molto importante. Fino all'arrivo del Rinascimento, fino a Cimabue, l'estetica di Oriente e Occidente era comune. Con Giotto inizia una separazione che dura fino ai giorni nostri, e il motivo fondamentale è che l'arte occidentale perde il canone. Prima un autore non poteva dipingere come voleva l'arte sacra, perché non aveva una ragione meramente estetica ma anche evangelizzatrice. Per questo doveva basarsi su un canone,e questo in Oriente si è conservato.
Il recupero di questo tipo di arte nel Cammino obbedisce quindi a due questioni: la prima, il recupero del canone, la seconda, tendere ponti con la Chiesa d'Oriente. Per questo per noi è molto importante come si costruiscono i templi, con un'estetica determinata che rimanda all'arte orientale, in cui i dipinti formano una “corona misterica” che raccoglie i momenti più importanti della vita di Cristo, in cui l'Eucaristia rende presente il Cielo sulla terra... A poco a poco, con molte difficoltà, abbiamo recuperato questo aspetto.
Questo avvicinamento alla Chiesa orientale ha un significato ecumenico che non era presente all'inizio del Cammino?
Kiko Argüello: In effetti siamo sorpresi dai miracoli che stiamo vedendo. Non avremmo mai pensato di aprire seminari, e già ne abbiamo circa 70, né pensavamo alla missione “ad gentes” ....
Anche la Chiesa ortodossa, che è presente in questa regione, si è interessata, perché ha visto che la nostra catechesi è la stessa e si è identificata con la nostra estetica, perfettamente orientale. Gli ortodossi sono venuti a vedere il murale sul Giudizio Universale che abbiamo dipinto nella Domus Galilaeae e si sono sentiti a casa propria, con lo stesso spirito. Erano molto sorpresi e si chiedevano cosa succede nella Chiesa cattolica. E ciò che accade è semplicemente quello che diceva il Concilio Vaticano II, lo spirito che ha il Papa, la comunione tra le Chiese.
Come nasce la Domus Galilaeae, la Casa che il Cammino ha aperto in Galilea, sul Monte delle Beatitudini?
Kiko Argüello: Questa Casa, costruita su terreni della Custodia di Terra Santa, è nata dal desiderio di accogliere i fratelli delle comunità che terminavano il Cammino (l'ultima tappa di questo “itinerario battesimale” consiste nel rinnovamento solenne delle promesse battesimali la notte di Pasqua davanti al Vescovo, dopodiché la comunità intera compie un pellegrinaggio di vari giorni in Terra Santa).
Anche in questo, tuttavia, siamo stati superati, perché questa Casa si sta rivelando un ponte imprevisto tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico. Quest'anno sono venuti a visitarci circa 700 pullman pieni di ebrei e sono rimasti sorpresi vedendo che lì abbiamo la Torah, i Dieci Comandamenti, in relazione alle Beatitudini, che cantiamo lo Shemà (un canto che raccoglie in ebraico il primo comandamento della legge di Dio: “Ascolta, Israele, amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze”).
Il Ministro del Turismo di Israele è venuto a conoscerci e ci ha chiesto da dove venisse questo amore per il popolo ebraico. Io ho risposto che per i cristiani la storia del popolo ebraico è come un “catecumenato” che porta a Cristo, e per questo le radici del cristianesimo sono ebraiche. Nel Cammino risuonano con forza le parole di Giovanni Paolo II per cui gli ebrei sono “nostri fratelli maggiori nella fede”, evitando di giudicarli, visto che lo stesso San Paolo spiega che è stato posto loro come un “velo” perché non riconoscessero il Messia.
Un altro degli aspetti caratteristici del Cammino è, come diceva, il carattere missionario, con la creazione dei seminari diocesani missionari “Redemptoris Mater” o le famiglie in missione. Potrebbe spiegare in cosa consistono?
Kiko Argüello: I “Redemptoris Mater” sono seminari diocesani, del Vescovo, con la particolarità, come segnalava l'ex Arcivescovo di Madrid, il Cardinale Suquía, che la Diocesi deve respirare “con due polmoni, uno diocesano e l'altro per il mondo”. Il Concilio Vaticano II, agli articoli 9-10 della Presbyterorum Ordinis, dice che nell'ordinazione di ogni sacerdote deve esserci “la sollecitudine di tutte le Chiese”.
I seminaristi di un “Redemptoris Mater” sanno che possono essere inviati in ogni luogo del mondo, dove i Vescovi li richiedono, ma questi seminari sono del Vescovo, noi non abbiamo alcuna autorità sul clero.
Quanto alle famiglie in missione, l'iniziativa è nata dopo il Sinodo dei Vescovi d'Europa nel 1985, quando Giovanni Paolo II, analizzando la situazione della secolarizzazione dell'Occidente, soprattutto per quanto riguarda la distruzione della famiglia, disse ai Vescovi, sorprendentemente, che lo Spirito Santo stava già rispondendo a questa necessità e che era necessario lasciare i modelli di evangelizzazione di sempre e vedere dove lo Spirito stesse suscitando la risposta. Da allora, famiglie del Cammino son andate nei luoghi in cui i Vescovi le hanno richieste.
Da ciò deriva la “missione ad gentes” sorta negli ultimi anni. Il Papa aveva anche parlato di tornare al primo modello apostolico, che nasce intorno alle case e in piccole comunità. Negli Atti degli Apostoli troviamo varie di queste comunità, come nel caso di Ninfa, o di Aquila e Priscilla. Noi nel Cammino abbiamo visto che tornare a questo modello è molto importante, soprattutto in quei luoghi in cui la secolarizzazione ha cancellato tutte le tracce di cristianesimo, per una nuova “implantatio ecclesiae”. Per questo sono come sempre i Vescovi a chiedere questa missione, e partono varie famiglie con i loro figli, accompagnate da un sacerdote.
Ma c'è di più, ed è che abbiamo anche visto la necessità di inviare “comunità in missione”, vale a dire comunità che hanno terminato il Cammino, già mature nella fede, che vengono inviate, su richiesta dei parroci, in parrocchie che attraversano difficoltà, per aiutarle. Ad esempio, a Roma ci sono 12 comunità che si sono offerte al Vicario per andare nelle parrocchie di periferia più bisognose.
L'approvazione degli Statuti presuppone quindi un punto di arrivo, ma anche un punto di partenza. Cosa vi aspetta ora?
Kiko Argüello: Ciò che ci aspetta è poterci offrire ai Vescovi, già con la garanzia che si tratta di qualcosa della Chiesa, per la nuova evangelizzazione. Ciò che ci aspetta è fare un salto verso la nuova evangelizzazione, perché la felicità consiste nel dare la vita per gli uomini, ed è a questo che noi cristiani siamo chiamati.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Documenti
Videomessaggio del Papa alla Plenaria dei Vescovi della Colombia
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del videomessaggio che Benedetto XVI ha inviato alla Conferenza Episcopale della Colombia riunita in Assemblea plenaria presso il Santuario di Nostra Signora del Rosario di Chiquinquirá, dal 29 giugno fino al 5 luglio, per commemorare il centenario della sua istituzione nel 1908.
* * *
Signori Cardinali,
Signor Presidente della Conferenza Episcopale della Colombia,
Cari Fratelli nell’Episcopato,
Con grande affetto vi saluto fraternamente con le parole stesse di San Paolo: “Grazia e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Fil 1,2). Con lui vi dico anche che: “ ogni volta che io mi ricordo di voi, ringrazio il mio Dio. Quando prego per voi, lo faccio sempre con gioia, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del Vangelo” (Fil 1, 3-5).
Siete riuniti nell’ottantacinquesima Assemblea Plenaria della vostra Conferenza Episcopale e celebrate con gratitudine al Signore i cento anni di quella veneranda istituzione, che promuove l’affetto collegiale e vi aiuta ad esercitare in modo concorde e ben coordinato alcune funzioni pastorali, dando così slancio in modo armonico alla vita cristiana nell’intero Paese.
Mi unisco di cuore a questa significativa commemorazione, sapendo che la Conferenza Episcopale della Colombia, nata nel 1908 per disposizione del Primo Concilio Plenario dell’America Latina, ha dato costante impulso alla missione evangelizzatrice della Chiesa in quella cara Nazione, ricercando vie e metodi adeguati a rafforzare la vita ecclesiale in quelle terre e ad incoraggiare i battezzati a rispondere con generosità alla vocazione alla santità che è loro propria.
E’ opportuno ricordare e ringraziare Dio in questi momenti per gli insigni Pastori che hanno fatto parte di quella Conferenza in questo secolo di cammino. Sono per tutti una testimonianza eloquente di zelo apostolico e di preclare virtù, che invitano a continuare a rispondere con sollecita dedizione, fede salda e rinnovato ardore alle sfide che oggi si presentano alla Chiesa nella loro Patria.
Cari fratelli nell’Episcopato, il momento attuale è una occasione provvidenziale per raccogliere il testimone da coloro che ci hanno preceduto e aiutare i nostri fratelli a rinsaldare l’amicizia con Gesù Cristo, ad accogliere la Sua Parola con purezza di cuore, a celebrare con gioia i sacramenti e a servire tutti con entusiasmo, in particolare i più svantaggiati, recando loro un messaggio di pace, giustizia e riconciliazione. Come Pastori della Chiesa il nostro compito è di precedere e guidare per la retta via il Popolo di Dio, che ha bisogno di vedere in noi autentici uomini di Dio e di sapere che preghiamo ogni giorno per le loro preoccupazioni, sofferenze, sforzi e inquietudini. Come discepoli, ascoltiamo, impariamo e seguiamo il Maestro e, come apostoli e missionari, aiutiamo coloro che ci sono vicini, e anche quanti sono lontani, a trovare in Cristo la pienezza di vita che tanto bramano.
Desidero dirvi che in questo lavoro non siete soli. Vi accompagno con la mia preghiera e vicinanza spirituale negli sforzi che state compiendo affinché il Vangelo risuoni in ogni luogo della terra colombiana attraverso le iniziative avviate nel campo della pastorale educativa e universitaria, nella cura che dedicate ai carcerati, agli ammalati, agli anziani, agli indigeni, ai lavoratori, agli sfollati, ai giovani e alle famiglie.
Con la certezza che state gettando solide fondamenta per un futuro promettente, e per il bene di tutta la Chiesa, vi incoraggio inoltre a intensificare l’attenzione che prestate ai sacerdoti, seminaristi, missionari, religiosi e religiose, e a dare nuovo slancio ai diversi programmi di formazione di catechisti, laici e operatori pastorali.
Non posso neanche dimenticare l’attenzione che ponete nell’essere uomini di concordia, né le vostre continue esortazioni affinché cessino la violenza, il sequestro, l’estorsione che subiscono molti figli di quella amata terra. Prego ardentemente Dio affinché terminino quanto prima queste situazioni che hanno causato tanto dolore e affinché in Colombia possa regnare una pace stabile e giusta, in un clima di speranza e di benessere.
Lasciatemi esprimere un ricordo speciale per i Vescovi emeriti, ai quali vi prego di trasmettere la mia stima e riconoscenza, sentimenti che mi è grato estendere ai sacerdoti, religiosi e laici che collaborano con voi a diverso titolo negli ambiti di lavoro della Conferenza.
Pongo sotto la materna protezione di Nostra Signora di Chiquinquirá le diverse attività che avete preparato quest’anno per sottolineare questa ricorrenza, soprattutto il IV Congresso Nazionale di Riconciliazione e la “Expocatólica”, che avranno luogo nel prossimo mese di agosto. Al Suo Cuore Immacolato affido anche le intenzioni di tutti voi, come quelle delle vostre comunità diocesane e di tutto l’amato popolo colombiano. Con questi sentimenti e auspici e come pegno di abbondanti favori celesti, impartisco a tutti una speciale Benedizione Apostolica.
Vaticano, 30 giugno 2008
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