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FILM “UN’ESTATE AL MARE” - Francesco Capozzi
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Mercoledì, 2 Luglio : 2008 red

“UN’ESTATE AL MARE”


di Image

Sette episodi ambientati in altrettante località balneari, unite dalla voce narrante di Proietti, a sua volta protagonista di uno di questi. I Vanzina, Carlo regista-sceneggiatore ed Enrico sceneggiatore, hanno messo su un’operazione italiana che facesse da pendant, come richiamo commerciale, alla presenza di molti blockbuster  Usa, volti a far continuare la stagione otre maggio-giugno. Dal cine-panettone, prodotto natalizio di richiamo per il pubblico disposto ad andare al cinema in quel periodo, al cine-melone estivo, per un pubblico da invogliare a rifrequentare le sale. E’ un’operazione intelligente, che attesta il senso del pubblico di questa coppia di validi professionisti. Essi citano tutto il cinema “estivo” degli anni 60, che produceva commedie di successo popolare, di non infame fattura, che, inoltre, suggerivano validi spunti sui cambiamenti del costume italiano. Cinema che restava di fatto un’articolazione della commedia all’italiana, spesso non compresa. Essi stessi con il cinema “vacanziero” degli ani 80, sia “estivo” che “natalizio”, di cui anzi sono stati gli inventori, hanno messo a fuoco le nuove tipologie di “società affuente” tipiche di quegli anni. Il loro regista di riferimento è il compianto Dino Risi, da essi spesso citato sia nel film che in varie dichiarazioni. Qui magari non c’è il la mano graffiante e “cattiva” di quel regista. Per fare satira oggi ci vuole una sensibilità morale, che non deve essere né semplice né unilaterale e uno sguardo attento e penetrante sui reali nuovi fenomeni sociali: in Virzì, ad esempio c’è, nei Vanzina appare più superficiale. Però la satira sul teatro colto e la messa in berlina degli attori tromboni, che caratterizza l’episodio con M.Micheli e, soprattutto con un lunare ma micidiale G.Proietti è riuscita; ed è posta in uno sketch a dir poco esilarante. Così l’episodio con B.Izzo, magari basato su un’idea un po’ vecchiotta, diverte, per ritmo e comicità, perché Izzo, sempre più attento, dà all’interpretazione del  finto gay un andamento farsesco molto fisico e intenso, senza strafare. Mentre mi ha colpito l’episodio “Giovedì”, in cui E.Salvi ripropone un personaggio, che era di W, Chiari, di sfigato dai toni malinconici e fragili, che si confronta col figlio. Riesce ad essere credibile, pur col  solito armamentario di parole e tick , insolitamente contenuto. Mentre Banfi è simpatico nel suo essere misurato, e non disdegna un confronto con la farsa, pur con qualche accenno patetico. Nel complesso l’impaginazione del film è professionalmente impeccabile: i tempi e scansioni sono vivaci e azzeccati; non ci sono volgarità; le locations sono gradevoli e ben utilizzate.

  





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