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Mercoledì, 2 Luglio : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Benedetto XVI: San Paolo, tra mondo giudaico e pagano
Benedetto XVI invia un messaggio all'assemblea dei Focolari
Il Cardinal Bertone: il dialogo ecumenico in Bielorussia è molto positivo
NOTIZIE DAL MONDO
I Vescovi USA pubblicano una guida contro la tortura
Accordo ecumenico per la stampa e la diffusione delle Sacre Scritture
ANALISI
L’esibizione della morte
ANNO PAOLINO
Hong Kong unisce l'Anno Paolino e l'Anno della Famiglia
Paolo di Tarso, Santo ecumenico
ITALIA
Di fronte alla secolarizzazione, maestri non ammaestrati
INTERVISTE
I miracoli eucaristici di Québec
UDIENZA DEL MERCOLEDÌ
Benedetto XVI: l'ambiente religioso-culturale di San Paolo
Santa Sede
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Benedetto XVI: San Paolo, tra mondo giudaico e pagano
Intervento all'Udienza generale del mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Nell'ultimo incontro settimanale con i fedeli prima della pausa estiva, Benedetto XVI ha spiegato come San Paolo fosse figlio, pur distaccandosene in diversi aspetti, di un ambiente intriso di mentalità giudaica e pagana.
All'indomani dell'apertura dell’Anno paolino, il Papa ha iniziato quest'oggi un nuovo ciclo di catechesi dedicato all’approfondimento della figura e del pensiero di San Paolo, soffermandosi in particolare sul contesto socio-culturale del I sec. d. C. in cui visse ed operò l'apostolo.
Un'epoca la sua che ha qualche consonanza con la nostra, per il contesto globale che la pervadeva, per il fatto che il mondo ebraico era circoscritto come oggi; un'epoca in cui era “in atto anche una crisi della religione tradizionale, almeno nei suoi aspetti mitologici e anche civici”.
Alcuni definiscono Paolo "uomo di tre culture" – ha spiegato il Pontefice –, “tenendo conto della sua matrice giudaica, della sua lingua greca, e della sua prerogativa di 'civis romanus'".
“Egli viene da una cultura ben precisa e circoscritta – ha poi aggiunto – , certamente minoritaria, che è quella del popolo di Israele e della sua tradizione”, che tuttavia “trovava tranquillamente posto all'interno di un’istituzione così onnipervadente quale era l'impero romano”.
“Le loro credenze e il loro stile di vita, come succede ancora oggi, li distinguevano nettamente dall'ambiente circostante; e questo poteva avere due risultati – ha continuato –: o la derisione, che poteva portare all'intolleranza, oppure l'ammirazione, che si esprimeva in forme varie di simpatia come nel caso dei 'timorati di Dio' o dei 'proseliti', pagani che si associavano alla Sinagoga e condividevano la fede nel Dio di Israele”.
Due furono però, ha spiegato il Papa, i fattori che favorirono l'impegno di Paolo: “la cultura ellenistica, che dopo Alessandro Magno era diventata patrimonio comune almeno del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente”; e “la struttura politico-amministrativa dell'impero romano, che garantiva pace e stabilità dalla Britannia fino all'Egitto meridionale”.
“Tuttavia – ha proseguito – , anche la situazione storico-culturale del suo tempo e del suo ambiente non può non aver avuto un influsso sulle sue scelte e sul suo impegno”.
“Va ricordata in specie la filosofia stoica – ha detto Benedetto XVI –, che era dominante al tempo di Paolo e che influì, se pur in misura marginale, anche sul cristianesimo”.
“Si pensi, per esempio, alla dottrina dell'universo inteso come un unico grande corpo armonioso, e conseguentemente alla dottrina dell'uguaglianza tra tutti gli uomini senza distinzioni sociali, all'equiparazione almeno di principio tra l'uomo e la donna, e poi all'ideale della frugalità, della giusta misura e del dominio di sé per evitare ogni eccesso”.
Da questa breve analisi, ha spiegato il Papa, emerge una figura di San Paolo che “acquista in spessore storico e ideale, rivelando insieme condivisione e originalità nei confronti dell’ambiente”.
“Ma ciò vale analogamente anche per il cristianesimo in generale, di cui appunto l’apostolo Paolo è un paradigma di prim’ordine, dal quale tutti noi abbiamo ancora sempre molto da imparare”.
“È questo lo scopo dell’Anno Paolino: imparare da san Paolo, imparare la fede, imparare il Cristo, imparare infine la strada della retta vita”, ha poi concluso.
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Benedetto XVI invia un messaggio all'assemblea dei Focolari
Che eleggerà la nuova Presidente, chiamata a succedere a Chiara Lubich
CASTEL GANDOLFO, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Dopo la scomparsa, poco più di tre mesi fa, di Chiara Lubich, si apre ora per il Movimento da lei fondato e guidato per oltre 60 anni, "un momento storico, un tempo nuovo e inesplorato".
Con queste parole Oreste Basso, Copresidente del Movimento dei Focolari, ha dato inizio martedì ai lavori dell'Assemblea generale che eleggerà la nuova Presidente, il Copresidente e i Consiglieri generali.
Per l'occasione, Benedetto XVI ha inviato un telegramma a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, in cui assicura la sua preghiera perché il Movimento prosegua "la feconda testimonianza evangelica secondo il carisma della indimenticata Chiara Lubich".
Auspica che "questo importante evento susciti generosi propositi di rinnovata adesione a Cristo e sempre più generoso slancio apostolico in risposta alle sfide del tempo presente" ed imparte sui delegati presenti al Centro Mariapoli di Castelgandolfo e su tutto il Movimento la sua benedizione apostolica.
Sono 516 i partecipanti all'Assemblea composta dal corpo direttivo uscente, tra cui i responsabili centrali delle diverse diramazioni, e dai delegati del Movimento provenienti dai 5 continenti.
I lavori proseguiranno sino al 31 luglio. Dopo alcuni giorni di preparazione si procederà alle operazioni di voto, quindi l'Assemblea si confronterà su argomenti fondamentali per la vita dell'intero Movimento.
Il Cardinal Bertone: il dialogo ecumenico in Bielorussia è molto positivo
Il Segretario di Stato compie un bilancio della sua visita nel Paese
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- In Bielorussia attualmente c'è “un clima non solo di tolleranza, ma di concordia, di vera concordia tra le varie confessioni e soprattutto tra le confessioni cristiane”, ha rivelato il Cardinale Tarcisio Bertone in un'intervista concessa congiuntamente alla “Radio Vaticana”, a “L'Osservatore Romano” e al Centro Televisivo Vaticano.
Il Segretario di Stato del Papa, che ha compiuto un viaggio ufficiale nel Paese a giugno, si è mostrato molto soddisfatto per il risultato della visita, sia per gli incontri con le comunità cristiane che per quelli con le autorità.
Il porporato ha sottolineato soprattutto il “momento oserei quasi dire idilliaco di concordia, di rispetto e di promozione reciproca delle iniziative delle diverse Chiese”.
“Ho incontrato il Metropolita ortodosso di Bielorussia, Filarete, che fa capo al Patriarcato di Mosca, e i gerarchi ortodossi sono stati presenti a ogni mia solenne celebrazione. A Grodno ad esempio era presente il Vescovo ortodosso di Grodno, a Minsk un rappresentante della Chiesa ortodossa bielorussa”, ha spiegato.
Tra le altre questioni, il Cardinal Bertone si è riferito al fatto che con il Metropolita si concorda sulla necessità di promuovere la presenza di segni religiosi nella società. “C'è anche una sana emulazione e collaborazione nella costruzione delle chiese, nel piantare i segni religiosi. Lui mi ha fatto vedere la galleria di tutte le chiese nuove costruite da quando è Metropolita, e così apprezza anche che la Chiesa cattolica costruisca questi segni della presenza di Dio in mezzo agli uomini”.
Tra i latini e i greco-cattolici, ha aggiunto, il rapporto è “molto fraterno”. “C'è un visitatore greco-cattolico per i greco-cattolici di Bielorussia invitato a partecipare regolarmente alle riunioni della Conferenza Episcopale”, mentre egli stesso ha visitato il centro greco-cattolico di Minsk.
Il Cardinale ha anche sottolineato la presenza, nella sua ultima celebrazione a Minsk, del rappresentante della Chiesa luterana e dell'Alleanza Biblica Mondiale, così come del rappresentante della comunità musulmana.
Oltre al dialogo ecumenico, il Cardinal Bertone ha rimarcato l'importanza del dialogo tra fede e ragione. “In Bielorussia c'è molta sete di questo confronto, molta sete di Dio e delle ragioni di Dio rispetto alle ragioni dell'uomo”, ha constatato.
Questo confronto, “soffocato durante la dittatura comunista, riemerge. Nella Università statale di Minsk c'è una bella Facoltà di Teologia, frequentata da ortodossi e da cattolici”, così come da “non credenti che vogliono confrontarsi con le ragioni della fede”.
Il porporato ha quindi ricordato il clima cordiale degli incontri con il Presidente della Repubblica, Aleksandr Lukašenko, con il Ministro degli Esteri e con il presidente del Comitato per gli Affari Religiosi e le Minoranze Etniche del Consiglio dei Ministri.
“Gli incontri sono stati molto positivi e abbiamo raggiunto dei risultati concreti: anzitutto, c'è una prospettiva che sta facendosi strada, di stipulare un accordo vero e proprio con la Bielorussia”, ha affermato, lodando il “clima di collaborazione anche a livello diplomatico”.
“Credo che in Bielorussia, come peraltro negli altri Paesi soprattutto dell'area dell'Europa orientale, abbiamo aperto vie nuove che forse erano fino a poco tempo fa impensabili. Questo dimostra l'opportunità degli incontri personali, degli incontri faccia a faccia con i responsabili della vita civile o dei governi delle diverse Nazioni”.
La comunità cattolica, piena di vitalità
Quanto alla comunità cattolica bielorussa, il Cardinale ha spiegato che si tratta di “una minoranza, ma numerosa e attiva; una minoranza che professa pubblicamente e, direi, entusiasticamente la propria fede”.
“I cattolici contribuiscono attraverso una testimonianza dei valori che sono apprezzati anche dalla società e dall'autorità pubblica: il valore della vita, della famiglia, dell'educazione, della cura della salute, con tante iniziative di carattere solidaristico e sociale”.
Il porporato ha apprezzato il lavoro della Caritas, soprattutto nei confronti delle vittime dell'incidente di Chernobyl. Dall'altro lato, ha sottolineato la forte presenza dei giovani nelle comunità cattoliche, “una presenza continua e cospicua in tutte le celebrazioni, in tutte le manifestazioni pubbliche”.
In particolare, si è detto molto colpito dalla figura del Cardinale Kazimierz Swiatek, sopravvissuto alla persecuzione comunista contro la Chiesa, che ha incontrato durante la sua visita.
“Questo grande vecchio che ha sofferto tanto nella sua vita e che sta per compiere 94 anni l'ho incontrato a Pinsk, e continua a lavorare con una forza straordinaria; a lavorare apostolicamente, con un progetto pastorale, con impegno veramente ammirevole”. “Ci eravamo già incontrati parecchie volte, ma vederlo in loco, vederlo nella sua diocesi di Pinsk, e vedere di quale amore, di quale stima è circondato mi ha fortemente colpito”.
I giovani, in un recital svoltosi in quei giorni, “hanno parlato dei martiri, dei testimoni del passato e dei testimoni viventi, e allora hanno portato un mazzo di fiori, un dono al Cardinale Swiatek, come al testimone vivente, incrollabile di una fede che non vacilla, di una storia di fede che continua”.
Notizie dal mondo
I Vescovi USA pubblicano una guida contro la tortura
Ribadiscono l'inammissibilità morale della pratica
di Nieves San Martín
WASHINGTON, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- La tortura è contraria al rispetto della persona e della dignità umana. E' questa l'idea di fondo di uno studio-guida pubblicato dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) che invita a riflettere sulle gravi implicazioni del ricorso a questa pratica.
La guida, preparata per potere essere usata in gruppi di discussione e centri cattolici, si può scaricare dal sito della Conferenza Episcopale (http://www.usccb.org/sdwp/stoptorture/stoptorture_intro.shtml) ed è stata presentata nei giorni scorso nel contesto del Mese di Sensibilizzazione contro la Tortura, iniziativa promossa da 190 organizzazioni confessionali statunitensi aderenti alla “Campagna Religiosa Nazionale contro la Tortura”.
Il testo è frutto della collaborazione di questa campagna con l'Ufficio Giustizia Internazionale e Pace della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.
“L'obiettivo – ha spigato Virginia Farris, consulente della Commissione – è promuovere una riflessione più approfondita alla luce degli insegnamenti della Chiesa su questa delicata questione, tornata ad essere drammaticamente attuale anche nei Paesi democratici”.
La guida ha quattro capitoli: il primo illustra a grandi linee il Magistero della Chiesa sulla dignità della persona umana; il secondo entra nel tema specifico della tortura e dei motivi dell'attuale preoccupazione della Chiesa, citando in particolare gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; il terzo, che parte dall'invito di Gesù ad amare i propri nemici, apporta varie citazioni della Bibbia e dell'Enciclica Deus caritas est. L'ultimo capitolo propone iniziative concrete per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'inammissibilità morale del ricorso alla tortura.
Il documento non compie solo un esame delle attuali politiche del Governo statunitense circa il trattamento dei prigionieri accusati di terrorismo, ma denuncia anche tutte le forme di tortura e gli interrogatori definiti “energici” attuati in più di 150 Stati del mondo.
Nell'introduzione dello studio-guida, si dice che i capitoli sono progettati per l'uso in gruppi di discussione e in lezioni nei centri cattolici, così come per persone, famiglie e altre realtà.
Si afferma anche che “l'intenzione di questo materiale è quella di suscitare pensieri e riflessioni sulla tortura come questione morale”.
Attraverso il testo, si potranno trovare risposte a domande come queste: cos'ha detto Benedetto XVI sull'uso della tortura nelle prigioni? Cosa dice il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa su questo? I Vescovi degli Stati Uniti hanno parlato della tortura?
Allo stesso modo, si potranno trovare anche riflessioni di numerosi Vescovi cattolici, teologi e altri commentatori sulla tortura e l'abuso dei prigionieri.
Nell'appendice della guida è riportato il testo di una lettera scritta nel 2007 dal Vescovo Thomas G. Wenski, presidente della Commissione Giustizia Internazionale e Pace della USCCB, ai membri del Senato. L'appendice rappresenta un valido ripasso generale dei motivi per cui la Chiesa si oppone alla tortura.
“L'ingresso dei cattolici – spiega l'introduzione – nel dibattito pubblico dei grandi temi che affronta la società è dovuto alla speranza di contribuire – alla luce della fede – a risolvere tali questioni. C'è quindi la fiducia che la gente di fede possa contribuire in modo altamente positivo a costruire e trasformare il mondo che la circonda”.
Contando su questo, l'introduzione afferma che ci sono due convinzioni che danno forma alla guida. La prima è che “la tortura è una questione morale, che deve essere compresa e trattata dai cristiani”, la seconda si riferisce al fatto che “un clima di timore e disperazione all'interno della società apre la porta alla tortura e all'abuso dei prigionieri, ma ci sono molti cristiani che possono aiutare a creare un nuovo clima nella società, un clima in cui il rispetto per la dignità umana sia all'ordine del giorno”.
L'introduzione spiega che preparando la guida, pur riconoscendo che viviamo in tempi difficili, è sorta la domanda: “In questo periodo di sfide, è ancora possibile – anche di fronte a gravi minacce – per un popolo e una Nazione agire mostrando rispetto per la dignità umana e mettere in pratica il Vangelo?”.
Per maggiori informazioni e risorse sull'atteggiamento della Chiesa nei confronti della tortura, si può consultare il sito web della USCCB: www.usccb.org/sdwp/international/libertyind.shtml
Accordo ecumenico per la stampa e la diffusione delle Sacre Scritture
Tra la Federazione Biblica Cattolica e la luterana Società Bibliche Unite
di Nieves San Martín
DAR-ES-SALAAM, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- La Federazione Biblica Cattolica (FBC) e l'associazione Società Bibliche Unite (UBS) hanno raggiunto un accordo di collaborazione per la traduzione, la distribuzione e lo studio dei testi sacri.
L'accordo è stato reso pubblico durante l'Assemblea Plenaria della Federazione, conclusasi questo mercoledì a Dar-es-Salaam (Tanzania) e dedicata al tema “Parola di Dio, fonte di riconciliazione, giustizia e pace”, mediante una dichiarazione congiunta sulla già intensa collaborazione tra i due organismi, secondo quanto reso noto da “L’Osservatore Romano” il 28 giugno.
Su questi obiettivi principali delle due società bibliche, il quotidiano vaticano ha interpellato il reverendo Miller Milloy, segretario generale delle UBS, il Vescovo di Terni-Narni-Amelia Vincenzo Paglia e Alexander Schweitzer, rispettivamente presidente e segretario generale della CBF.
Monsignor Paglia ha spiegato le ragioni della dichiarazione congiunta, che “soddisfa l'urgenza di far conoscere la Bibbia e di diffonderla ampiamente. La collaborazione fra la CBF e le UBS, che ha già una lunga storia, oggi riceve nuovo impeto. Nel contesto della globalizzazione bisogna superare le divisioni fra cristiani”.
“In campo ecumenico troviamo nella Bibbia la maggior parte degli elementi della nostra eredità comune. Nonostante la FBC e le UBS abbiano diverse costituzioni, possiamo e dobbiamo essere uniti nello sforzo di cooperare nelle aree della traduzione, della distribuzione e dello studio, che sono i prerequisiti di incontro fecondo con le Sacre Scritture”, ha aggiunto.
Da parte sua, il reverendo Milloy ha spiegato il significato che ha per lui il testo approvato, che riafferma “la collaborazione esistente fra la FBC e le UBS. Queste ultime costituiscono un organismo internazionale che cerca di servire tutte le Chiese e ha una lunga tradizione di servizio alla Chiesa cattolica”.
“Di certo, dalla chiusura del Concilio Vaticano II abbiamo avuto rapporti molto stretti con la Chiesa cattolica. Con il Vaticano, nel 1968, abbiamo concordato orientamenti sulle traduzioni interconfessionali prima che venisse creata la CBF nel 1969. Tuttavia, a partire dalla sua creazione, abbiamo aumentato sempre più la collaborazione fra UBS e CBF. Questo nuovo documento intende sottolineare tale collaborazione e affermare pubblicamente il nostro impegno a estenderla”, ha spiegato Milloy.
“Questo anno è molto importante per la Chiesa cattolica e la Chiesa in tutto il mondo – ha osservato –. Papa Benedetto XVI ha annunciato l'Anno paolino, dal 28 giugno 2008 alla stessa data del 2009, e la Chiesa cattolica ha chiesto alle UBS di contribuire alla promozione di questo Anno molto speciale e di evidenziare quanto le persone possono imparare dalla Parola di Dio, da San Paolo e dai suoi scritti”.
“Noi delle UBS – ha aggiunto – abbiamo ricevuto il grande onore di essere invitati a partecipare alla dodicesima assemblea del Sinodo dei Vescovi a Roma come delegati fraterni. Riteniamo che sia un segno importante di collaborazione reciproca e di rispetto fra la Chiesa cattolica e le UBS”.
Alexander Schweitzer ha sottolineato un altro aspetto ancor più importante: il campo pratico dell'azione comune. Con l'ampliamento e l'ulteriore sviluppo dei compiti delle UBS per produrre materiale e commenti pastorali biblici, c'è una certa sovrapposizione alle attività principali delle istituzioni membro della CBF.
“In pratica – afferma Schweitzer –, questo documento invita entrambe le parti a una collaborazione più concreta e invita le nostre istituzioni membro a coinvolgere attivamente le UBS nell'opera di pubblicazione in campo pastorale biblico e offre alle UBS un interlocutore cattolico che può contribuire a garantire la qualità cattolica dei prodotti pastorali biblici”.
Il reverendo Milloy spiega alcuni progressi per gli utenti cattolici. Tra i principi di collaborazione, viene incluso il fatto che le società bibliche ora pubblicano l'ordine cattolico dei libri secondo la Chiesa cattolica. “Alcune di queste edizioni cattoliche contengono note introduttive a libri particolari della Bibbia. Per garantire che tali note riflettano veramente il pensiero cattolico, consulteremo la CBF”.
Monsignor Paglia afferma che il documento verrà firmato prima del prossimo Sinodo dei Vescovi. “Quale frutto del nostro incontro in Tanzania, mi sembra che sia uno dei piccoli passi concreti lungo il cammino ecumenico che Papa Benedetto XVI ha definito di vitale importanza all'inizio del suo pontificato. Nessuno di noi desidera minimizzare le differenze fra le confessioni cristiane, ma siamo di certo invitati dal Pontefice a proseguire il cammino ecumenico come stile di vita”.
Il reverendo Milloy, invitato al prossimo Sinodo dei Vescovi sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, ha spiegato su questo evento: “Posso affermare che la lettera d'invito era molto specifica sul ruolo del delegato fraterno e affermava chiaramente che sarei stato, più che un osservatore, un vero partecipante”.
A questo proposito, ha poi detto: “Ci siamo impegnati a permettere a tutti di avere un accesso facile alle Sacre Scritture, cosa a cui aveva esortato la Dei Verbum nel 1965. [...] Auspico che altre confessioni si interessino a questa esigenza, a questo bisogno di riflettere sul ruolo della Bibbia nella loro missione e nel loro ministero particolari”.
Analisi
L’esibizione della morte
Dignità umana lesa nelle mostre “Body Worlds”
di Padre John Flynn, LC
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- L’esposizione al pubblico di corpi umani preservati sta attirando numerosi spettatori. Da alcuni anni, Gunther von Hagens gira il mondo con le sue mostre itineranti denominate “Body Worlds”.
Secondo un articolo pubblicato l’8 giugno sul Los Angeles Times, più di 8.000 persone da tutto il mondo gli hanno offerto il proprio corpo. Attraverso un procedimento chiamato plastinazione, i liquidi e i grassi delle salme vengono rimossi e sostituiti con plastica (polimeri di silicone).
Il Los Angeles Times ha riferito che ai primi di giugno, 115 potenziali donatori si sono incontrati con von Hagens per discutere della consegna dei propri corpi. L’articolo ha osservato che, dopo la mostra iniziale del 2004 negli Stati Uniti, esistono oggi quattro Body Worlds che ruotano tra i musei dell’America del Nord.
Queste mostre, molto seguite, hanno tuttavia riscosso anche non poche critiche. Ventuno membri del Congresso degli Stati Uniti hanno firmato un disegno di legge diretto a vietare l’importazione di salme plastinate nel Paese, secondo quanto riferito da ABC News il 21 maggio.
“Questa è una questione di diritti umani e di dignità umana che coinvolge persone di tutto il mondo”, ha dichiarato Todd Akin, rappresentante del Missouri.
Una delle questioni relative all’esposizione di questi corpi nasce dal sospetto che alcuni di quelli esposti nella mostra “Bodies the Exhibition”, gestita dalla società statunitense Premier Exhibitions, potrebbero essere i resti delle esecuzioni di prigionieri cinesi.
“I precedenti della Cina in tema di diritti umani dovrebbero indurci a procedere con cautela sull’intera questione delle spoglie umane provenienti da quel Paese”, ha detto il deputato Mike Turner, cofirmatario della proposta legislativa.
Poco dopo, Premier Exhibitions ha ammesso di non poter garantire che i corpi in esposizione non fossero anche di prigionieri cinesi, secondo il New York Times del 30 maggio.
Questa ammissione è stata fatta nell’ambito di un accordo fra Premier Exhibitions e il dipartimento della giustizia dello Stato di New York. In base a questo accordo l’organizzazione della mostra deve rendere nota ai visitatori una dichiarazione in cui precisa di non poter assicurare che i corpi esibiti non siano di prigionieri che possono essere stati vittime di torture ed esecuzioni capitali.
Mostra dell’orrore
Alcuni vescovi si sono pronunciati criticando l’esibizione dei corpi. Il vescovo anglicano Nigel McCulloch di Manchester l’ha condannata definendola “una bizzarra mostra dell’orrore”, secondo la BBC del 5 febbraio. Riferendosi a Body Worlds 4, esposta al Museo delle scienze e dell’industria di Manchester, ha sostenuto che “sminuisce il valore della persona”.
Nonostante le polemiche su queste mostre, l’articolo della BBC rileva che esse hanno attirato complessivamente 25 milioni di visitatori.
A Edmonton, nell’Alberta, una dichiarazione dell’arcivescovo Richard Smith, firmata anche dal vescovo David Motiuk dell’Eparchia ucraina di Edmonton, avvisa i fedeli cattolici che dovessero andare alla mostra Body Worlds, di “tenere conto che ognuno di quei corpi appartiene a singoli individui, ciascuno dei quali amato da Dio e dagli altri”, secondo l’Edmonton Journal del 26 maggio. La mostra ha aperto il 13 giugno presso il Telus World of Science.
“Sono corpi di persone”, ha ribadito l’arcivescovo Smith. “Sono corpi che hanno vissuto, amato. [...] Non sono cose da guardare con indifferenza come una curiosità, ma corpi che andrebbero onorati”.
Secondo l’articolo, l’arcivescovo non vieta ai cattolici di andare a vedere la mostra. “Ma il nostro auspicio, come cattolici, è che essi possano giungere ad una valutazione consapevole”, ha affermato l’arcivescovo Smith.
Mancanza di rispetto
Altre critiche sono arrivate dall’arcivescovo Daniel Pilarczyk di Cincinnati, secondo il quotidiano locale Enquirer del 1° febbraio. Egli ha invitato le scuole elementari e secondarie dell’Arcidiocesi a non programmare visite alla mostra, perché “usare corpi umani in questo modo manca di rispetto alle persone che ne sono coinvolte”.
Il vescovo Roger Foys della vicina diocesi di Covington si è espresso in modo analogo, invitando le scuole cattoliche a non andare a vedere la mostra, secondo il Kentucky Post del 31 gennaio.
La mostra “è stata e continua ad essere oggetto di perplessità etiche, soprattutto con riferimento alla dignità umana, ai diritti umani e al rispetto del corpo umano”, ha affermato in un comunicato. “La dignità dell’essere umano, fatto di corpo e di anima, non può essere mai presa alla leggera”.
Le stesse valutazioni sono state espresse dall’arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City e dal vescovo Robert Finn della diocesi di Kansas City-St. Joseph.
Nella loro dichiarazione congiunta hanno affermato che la mostra non rispetta le persone il cui corpo è oggetto di esibizione, secondo il Kansas City Star del 26 febbraio.
“L’insegnamento morale cattolico considera la persona umana come un’unità fra anima e corpo, spirito e materia” e come tale “più di un mero contenitore dell’anima”, spiegano i due prelati nella dichiarazione. “L’interesse della Chiesa per la dignità umana si estende al corpo anche dopo la dipartita dell’anima”.
In una riflessione sull’argomento, padre Michael Seger, docente di teologia morale all’Athenaeum of Ohio/Mount St. Mary Seminary of the West, ha posto l’attenzione sui valori che sono in gioco.
La persona umana è un’unità di corpo e spirito, ha sottolineato sul quotidiano Cincinatti Enquirer del 1°febbraio. Noi amiamo e soffriamo nei nostri corpi e l’esibizione di cadaveri preservati “strappa la persona dal contesto della sua storia di vita”, ha affermato. “Stanno lì di fronte a noi in un triste anonimato: né compianti, né riveriti”.
“I corpi plasticizzati, esibiti per una sorta di voyeurismo anatomico appartengono a delle persone, che come tali si meritano di meglio”, ha esortato padre Seger. “Siamo una società che si vanta di proteggere e promuovere la dignità umana. E noi ci chiediamo se questa esibizione rispetta questo nobile fine”.
La polemica relativa alle mostre Body Worlds si inserisce in un momento in cui sono sempre di più le persone che cercano sistemazioni stravaganti per i propri corpi o le proprie ceneri.
In un articolo del 4 febbraio, il Washington Times riferisce di una coppia che ha voluto che le proprie ceneri fossero collocate su una barriera artificiale a largo della costa della Florida. Larry e Sue Barca evidentemente avevano un grande amore per i pesci e la natura.
Un articolo apparso il 14 novembre sul Los Angeles Times parla di come la gente sparga le ceneri a Disneyland e nei parchi pubblici.
Tempio
La Chiesa non ha obiezioni alla donazione di parti del corpo per finalità mediche. Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma al n. 2301: “Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio”.
Sul rispetto del corpo umano dopo la morte esiste anche un utile documento, pubblicato dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti.
Nel “Direttorio su pietà popolare e liturgia”, del dicembre 2001, riguardo alle cerimonie funebri la Congregazione afferma che: “è necessario che il corpo del defunto, che è stato tempio dello Spirito Santo, sia trattato con grande rispetto” (n. 253).
“Distaccandosi dal senso della mummificazione, dell’imbalsamazione oppure della cremazione, nelle quali si cela talora la concezione che la morte segni la distruzione totale dell’uomo, la pietà cristiana ha assunto, come modello di sepoltura per il fedele, l’inumazione” (n. 254).
“Essa da una parte ricorda la terra dalla quale egli è stato tratto (cf. Gn 2, 6) e alla quale ora ritorna (cf. Gn 3, 19; Sir 17, 1); dall’altra evoca la sepoltura di Gesù, chicco di grano che, caduto in terra, ha prodotto molto frutto (cf. Gv 12, 24)”.
L’istruzione effettivamente non vieta la cremazione, ma al contempo ribadisce che le ceneri devono essere seppellite e non conservate in casa. La crescente irriverenza nei confronti del corpo morto riflette la perdita della fede nella nostra realtà spirituale e nel nostro destino trascendente: un ulteriore avvertimento di cosa può succedere quando perdiamo di vista Dio.
Anno Paolino
Hong Kong unisce l'Anno Paolino e l'Anno della Famiglia
Il Cardinale Zen spiega la teologia del corpo di San Paolo
HONG KONG, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Joseph Zen sta proponendo le lettere di San Paolo per gettare luce sulle sfide affrontate dalle famiglie nella società cinese.
In una lettera pastorale per l'Anno Paolino, l'Arcivescovo di Hong Kong ha sottolineato gli insegnamenti del Santo sulla teologia del corpo e la famiglia.
Hong Kong sta celebrando l'Anno della Famiglia congiuntamente all'Anno Paolino.
Visto che “il sesso prematrimoniale, la convivenza e i matrimoni di prova sono diventati più accettabili a livello sociale”, ha scritto il porporato, “i concetti tradizionali di amore e sesso si sono fatti più vaghi”.
Il Cardinale Zen ha lamentato il fatto che i cattolici locali incontrino molti problemi matrimoniali e familiari a Hong Kong, accennando che la situazione dei cattolici oggi è già stata descritta da Paolo nella Lettera ai Romani: “Provo diletto nella legge di Dio, ma vedo nelle mie membra un'altra legge, che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”.
Per questo, il Cardinale Zen ha affermato nella sua lettera pastorale, diffusa domenica, che le lettere di Paolo sono tra i tesori di cui la Chiesa si avvale per affrontare questo problema.
Il porporato ha richiamato le parole di San Paolo: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi”.
La Diocesi di Hong Kong ha designato il 2007-2008 come “Anno della Famiglia” – con il 2008 centrato sulla virtù della castità – prima che Benedetto XVI annunciasse l'Anno Paolino.
Il Cardinale Zen ha sottolineato che “la Diocesi ha lanciato l''Anno della Famiglia' perché la visione della società di Hong Kong su famiglia e matrimonio è spesso opposta al piano di Dio”.
Secondo il porporato, l'Anno Paolino e quello della Famiglia sono complementari.
L'“obiettivo pastorale della Diocesi è darci un orientamento generale per le nostre attività, e gli insegnamenti di San Paolo possono aiutarci proprio a specificare meglio l'obiettivo e darci slancio per raggiungerlo”, ha affermato.
La Diocesi di Hong Kong ha celebrato una Messa solenne nella Cattedrale per l'apertura dell'Anno Paolino, anche se il Cardinale Zen era assente perché partecipava all'inaugurazione dell'Anno nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.
Paolo di Tarso, Santo ecumenico
Punto di riferimento anche per il mondo protestante
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- “Quando si parla di Paolo, l'apostolo, un protestante ha come l'impressione che si stia parlando anche di lui”, sostiene Luca Baratto, pastore e curatore del programma di Radiouno “Culto Evangelico”, sul settimanale NEV – Notizie Evangeliche.
Paolo, afferma in un editoriale apparso sul numero di questo mercoledì, “è l'apostolo preferito dai protestanti, e non solo perché non ha successori diretti”.
Il Santo di Tarso è infatti “ricollegabile a tutti i principali enunciati teologici della Riforma”: “è incluso nel 'Sola Scriptura' in quanto autore di un cospicuo corpo di epistole che costituiscono i testi più antichi del Nuovo Testamento”, così come “i principi del 'Sola Gratia' e 'Sola Fide' sono il risultato di una profonda riflessione dei riformatori sulle pagine dell'apostolo, sul significato della giustizia di Dio e della giustificazione per grazia mediante la fede che Paolo annuncia nelle lettere ai Romani e ai Galati”.
Allo stesso modo, “anche il 'Solus Christus' ha una chiara impronta paolina, la centralità e l'esclusività del Signore morto e risorto, la 'teologia della croce' contro la 'teologia della gloria' di una chiesa imperante”.
“Non solo Paolo sta all'inizio, alla nascita del protestantesimo, ma è rimasto presente anche nei secoli successivi”, ha osservato Baratto.
“Se parlare di Paolo non significa parlare dei protestanti – ha proseguito –, è invece vero che chiunque voglia parlare di Paolo non può non parlare con i protestanti”.
Se uno degli intenti dell'Anno dedicato all'Apostolo delle genti è apprendere “la verità e la fede in cui sono radicate le ragioni dell'unità tra i discepoli di Cristo”, “questo evento non può non tradursi in un rilancio del dialogo ecumenico tra cattolicesimo e protestantesimo, cioè con quella parte di cristianità occidentale che molto ha riflettuto su Paolo e la cui teologia spesso giudicata mancante, per esempio nella concezione della chiesa, affonda le sue radici nella teologia biblica in generale e in quella paolina in particolare”.
Sul dialogo ecumenico, infatti, “Paolo ha molto da insegnare”.
Vissuto in un ambiente in cui le chiese cristiane nascenti erano molto diverse le une dalle altre, “ha lottato per un cristianesimo inclusivo” e di fronte alla diversità tra le chiese proponeva la centralità di Cristo: “un'unità che si basa sul sapere chi è Gesù Cristo e che spazio ha nella nostra vita di singoli e chiese”.
Il suo essere “portatore di un messaggio che va al di là di barriere culturali, può portarci a riflettere sull'idea di inculturazione dell'evangelo in un mondo globalizzato come il nostro”.
Baratto ha concluso affermando che “sono tantissime le piste di riflessione che partono da Paolo per il nostro presente”.
“Ma se parlate di lui – ha osservato –, parlate anche con noi, con quella tradizione teologica che così tanto deve alla predicazione dell'apostolo”.
Italia
Di fronte alla secolarizzazione, maestri non ammaestrati
L'Ordine cappuccino si mobilita per rispondere alla sfida educativa
di Mirko Testa
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Di fronte alle sfide poste dalla secolarizzazione, essere maestri e non ammaestrati: è questa la parola d'ordine che guiderà il cammino dei Cappuccini nei prossimo anni.
Ad affermarlo a ZENIT è stato padre Gianluigi Pasquale, OFM Cap., Preside dello Studio Teologico "Laurentianum” di Venezia, presso il quale dal 12 al 14 maggio scorso si è svolto il Primo Incontro Europeo dei Presidi degli Studi Teologici Cappuccini affiliati alle Pontificie Università.
L'evento, presieduto dal Vicario generale dei Cappuccini, fra Felice Cangelosi, è stato organizzato dal professor Thomas Dienberg di Münster, città tedesca dove i Cappuccini dirigono la più prestigiosa istituzione accademica dell’Ordine con circa 300 iscritti, per la maggior parte laici, che si recano lì per studiare Teologia spirituale unita a “Economic and management”.
La scelta di Venezia come sede dell'incontro internazionale è stata fortemente voluta dall’attuale Ministro generale, fra Mauro Jöhri, a motivo della collocazione strategica e dell’importanza accademica che il capoluogo lagunare, con i suoi 42.000 studenti, riveste da secoli in Europa, e di recente grazie all'impulso dato dalla nascita, per iniziativa del Cardinale Angelo Scola, dello Studium Marcianum.
Oltre a trattare alcune questioni pertinenti l’organizzazione interna degli Studi nell'Ordine cappuccino i partecipanti hanno esaminato ogni singolo Studio Teologico in merito all’adeguamento del cosiddetto “Processo di Bologna”, cui la stessa Santa Sede ha aderito, e oramai in scadenza per il 2012.
Inoltre, durante l'incontro si è dato il via a un tavolo di lavoro comune per la collaborazione tra gli Studi Teologici cappuccini di Milano, Venezia, Roma, Campobasso, Strasburgo, Madrid, Cracovia, Münster.
In questo modo, l'Ordine dei Frati Minori Cappuccini ha voluto dare vita a nuove sinergie e scambi di professori e studenti, ma anche rispondere all'appello del Santo Padre per il recupero del ruolo educativo della Chiesa nella società.
“L'attuale Ministro generale – ha detto a ZENIT padre Pasquale – è convinto che l'Europa ha bisogno di una rinfrescata del polmone francescano nella sua branchia cappuccina”.
A questo proposito si sono scelte varie strade per rivitalizzarne il carisma: “Intendiamo rileggere e riscoprire le nostre Costituzioni, riutilizzare le istituzioni accademiche per dare il nostro contributo alla emergenza educativa, ed essere presenti con lo spirito di Francesco attraverso lo studio della Regola e della teologia all'interno e sotto la dimensione francescana”.
“Non vogliamo lasciarci ammaestrare dalla secolarizzazione – ha sottolineato il religioso –, ma fare da maestri di fronte a questo processo di tarda-modernità, non nel senso di creare una controdiga ma di studiarla, di analizzarla e di dare una risposta cristiana e francescana”.
“Questo perché Francesco per indole e DNA è sempre entrato in dialogo con la realtà che gli si presentava davanti, cercando di innervarla con il fermento del Vangelo”, ha spiegato.
La riorganizzazione degli Istituti e degli Studi Teologici risponde anche a una diversa distribuzione delle vocazioni.
“Nel Sud d'Italia – ha spiegato padre Pasquale –, le vocazioni all'Ordine cappuccino sono moltissime: soltanto nello Studio Teologico a Campobasso ci sono 32 studenti ordinari cappuccini”.
“Nell'Italia del nord, invece, a Venezia e a Milano si assiste a un calo delle vocazioni che perdura da cinque anni, nonstante siano le due province più numerose di tutto l'Ordine, con ben 400 frati, e nonostante siano radicate su due territori capillari dal punto di vista del cattolicesimo, con un forte associazionismo cattolico”.
“In Francia e in Spagna, le vocazioni cappuccine non si contano neanche sulle dita di una mano. Gli Studi Teologici sopravvivono attraverso altre utenze, come agostiniani, carmelitani e laici. Questa situazione porterà non solo fra i Cappuccini ma anche fra i Frati minori in Europa del nord a una continua e ripetuta fusione di province”.
Per quanto riguarda invece l'emergenza educativa indicata dal Santo Padre, padre Pasquale ha detto che “l'Ordine cappuccino intende estrapolare la quintessenza dalla teologia francescana, di fondazione platonica e neoplatonica, proseguita con Agostino, implementata da San Bonaventura e passata a noi dalla teologia di Von Balthasar, da cui proviene dichiaratamente Ratzinger”.
Secondo il frate cappuccino l'appello del Papa va inteso, infatti, da una parte nella prospettiva di “un collasso o un depotenziamento delle agenzie educative presenti in Europa, per cui le uniche vere agenzie educative rimaste sono la famiglia e la Chiesa nelle sue istituzioni scolastico-educative”.
“Non si può certo dire – ha osservato –, che certe aggregazioni civili, quali erano un tempo i giovani del Partito Comunista, fossero delle agenzie educative, mentre sul fronte opposto quelle di ispirazione cattolica come la FUCI si sono decisamente assottigliate”.
Dall'altra parte, invece, l'emergenza educativa va intesa anche come “una specie di annacquamento e indebolimento verificatisi all'interno della Chiesa per cui ci sono molti giovani sacerdoti che ricevono, per esempio, i titoli accademici di baccalaureato in Sacra Teologia e hanno delle grosse mancanze in quelli che sono i fondamenti portanti, addirittura del Catechismo”.
“In questo senso quando parla di emergenza educativa ad intra della Chiesa – ha continuato –, intende dire che sia i laici cristiani che i sacerdoti che i religiosi devono dedicare più tempo alla loro formazione permanente”.
Interviste
I miracoli eucaristici di Québec
Intervista a padre Thomas Rosica
di Jesús Colina
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Chi l'ha detto che per essere testimoni di un miracolo eucaristico bisogna visitare le antiche chiese europee.
Il sacerdote basiliano Thomas Rosica, direttore del Salt and Light Catholic Media Foundation and Television Network, ha rivelato di essere stato testimone di vari miracoli in Canada nel corso del 49° Congresso Eucaristico Internazionale, svoltosi dal 15 al 22 giugno a Québec.
Salt and Light Television ha coperto l'evento per il pubblico canadese, così come per EWTN e varie altre reti televisive del mondo, e lo replicherà questo mese.
In questa intervista rilasciata a ZENIT, padre Rosica parla della sua esperienza al Congresso.
Padre Rosica, lei è appena tornato da 10 giorni al Congresso Eucaristico Internazionale di Québec. Quali sono le sue prime impressioni su questo evento?
Padre Rosica: In molti momenti di crisi e turbolenza nella storia cristiana, il Signore ha confermato la sua presenza reale nel Santissimo Sacramento in qualche modo miracoloso. A Québec ho riscoperto storie straordinarie di miracoli eucaristici, ma questa volta non si trattava di chiese europee. Ho visto l'Eucaristia viva in modo molto potente in uno stadio di hockey al Pepsi Coliseum di Québec per un'intera settimana.
C'è già qualche statistica per il Congresso Eucaristico Internazionale?
Padre Rosica: Quasi 16.000 persone si sono registrate per qualche momento del Congresso di Québec, e 12.000 di queste si sono iscritte all'intero programma all'Expo Cité.
Due terzi dei partecipanti a tempo pieno (7.869) erano canadesi. I residenti di Québec erano i più numerosi, 4.898. La più ampia delegazione canadese era quella della Diocesi ospitante (2.449 persone), seguita da Montreal (789) e Toronto (538). La principale delegazione internazionale è stata quella degli Stati Uniti (704).
Le statistiche finali hanno rivelato che i giovani che si sono registrati per tutto l'evento sono stati 1.500. Altrettanti si sono registrati solo per le attività del weekend, che hanno incluso la veglia del sabato sera e la Messa di chiusura.
La presenza del “Service Jeunesse”, giovani di tutto il Canada che hanno lavorato per mesi per l'evento, è stata molto significativa.
Allo stesso modo, la gioiosa presenza di nuove comunità e movimenti e di molti altri gruppi ha apportato una dimensione unica e dinamica al Congresso di Québec.
Il programma per le famiglie del weekend ha attirato altre 1.000 persone. Altrettanti hanno partecipato al programma del weekend per adolescenti.
Tra le persone che si sono registrate c'erano circa 2.000 chierici, tra cui 42 Cardinali, 285 Vescovi, 1.500 sacerdoti e quasi 200 diaconi. Al Congresso sono stati affiancati da 1.800 religiosi. E' stata una grande esperienza della Chiesa universale.
Abbiamo sentito parlare della lunga processione del Santissimo Sacramento per le vie di Québec. Perché questo evento è stato tanto significativo per il Congresso?
Padre Rosica: Giovedì sera i partecipanti si sono uniti in una processione lunga tre miglia con il Santissimo Sacramento per le vie di Québec, partendo dal Pepsi Coliseum per terminare nell'Agorà nel vecchio porto della città. Più di 25.000 persone hanno preso parte alla grande processione, qualcosa che la gente del Québec non vedeva da più di 50 anni.
Il Cardinale Marc Ouellet ha predisposto una cerimonia di ordinazione sacerdotale durante il Congresso il venerdì sera. Com'è stato ricevuto questo evento dalla Chiesa in Canada?
Padre Rosica: L'intrinseco rapporto tra l'Eucaristia e il sacerdozio è stato sottolineato in questa cerimonia di ordinazione collettiva. In una zona del Canada e del Nordamerica che negli ultimi decenni ha registrato poche ordinazioni sacerdotali, quella di 12 giovani – otto dei quali della nuova comunità “Famille Marie Jeunesse” – davanti a una folla di quasi 12.000 persone ha suscitato un'emozione straordinaria, gioia, applausi, gratitudine e molte lacrime tra i presenti.
Benedetto XVI ha rivolto uno speciale messaggio preregistrato alla veglia di preghiera dei giovani sabato sera. Com'è stato ricevuto dal pubblico?
Padre Rosica: Il messaggio di Benedetto XVI ha affermato che nell'Eucaristia i giovani scoprono di essere amati. Ha detto: “Aprendo il vostro stesso essere e tutta la vostra vita sotto lo sguardo di Cristo non verrete schiacciati, al contrario, scoprirete che siete infinitamente amati. Riceverete la forza di cui avete bisogno per costruire la vostra vita e per compiere le scelte che vi si presentano ogni giorno”.
La pioggia torrenziale di domenica mattina ha raffreddato l'entusiasmo di quanti assistevano alla Messa conclusiva del Congresso?
Padre Rosica: Di fronte a una folla di oltre 50.000 persone sulle storiche Pianure di Abraham del Québec, Benedetto XVI ha pronunciato la sua omelia via satellite dal Vaticano. Ha affrontato vari dei grandi temi del suo pontificato parlando alla gente sotto gli ombrelli e gli impermeabili di plastica. Al termine dell'omelia, il Santo Padre ha annunciato che il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale si svolgerà a Dublino, in Irlanda, nel 2012.
Può offrire qualche conclusione del grande evento di Québec e condividere qualche speranza per il futuro della Chiesa in Canada?
Padre Rosica: In Québec, il vero problema è stato il vuoto spirituale provocato da una rottura religiosa e culturale, una significativa perdita della memoria che ha portato alla crisi familiare ed educativa, lasciando i cittadini disorientati, immotivati e destabilizzati.
Nessuno negli ultimi anni ha affrontato questa indifferenza in modo più coraggioso, eloquente e pubblico del Cardinale Marc Ouellet. Se l'Eucaristia è il dono di Dio per la vita del mondo, allora il Cardinale Marc Ouellet è stato davvero un dono di Dio per la vita della Chiesa in Canada, soprattutto in Québec.
Varie volte, durante la splendida settimana del Congresso Eucaristico Internazionale, il Cardinale Ouellet ha affermato con enfasi che il Congresso rappresentava un “punto di svolta”. All'animata veglia serale di sabato con i suoi giovani, il Cardinale ha detto che si sentiva come se fosse stato “risuscitato dai morti”.
Un giorno, durante il Congresso, la pioggia mi ha costretto a prendere un taxi fino al Pepsi Coliseum. Il giovane autista, un algerino musulmano, mi ha chiesto da dove venissi e poi mi ha parlato del Congresso, visto che aveva incontrato molti delegati per le vie di Québec.
“Cosa date da mangiare alla gente in questi giorni?”, mi ha chiesto. Sono rimasto perplesso e gli ho chiesto cosa volesse dire.
Mi ha detto: “Non ho mai visto così tanta gente felice a Québec da quando sono emigrato qui dieci anni fa. Dev'esserci qualcosa nel cibo e nelle bevande. Deve essere fantastico!”.
Gli ho detto che era sicuramente fantastico!
Il Congresso è stato un'opportunità privilegiata per il Canada di riaggiornare il patrimonio storico e culturale di santità e impegno sociale della Chiesa, che affonda le sue radici nel mistero eucaristico.
Nella sua Enciclica del 2003 “Ecclesia de Eucharistia”, Papa Giovanni Paolo II ha scritto: “L'Eucaristia edifica la Chiesa e la Chiesa fa l'Eucaristia”. Il Congresso Eucaristico Internazionale di Québec ha fatto solo questo.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Benedetto XVI: San Paolo, tra mondo giudaico e pagano
Benedetto XVI invia un messaggio all'assemblea dei Focolari
Il Cardinal Bertone: il dialogo ecumenico in Bielorussia è molto positivo
NOTIZIE DAL MONDO
I Vescovi USA pubblicano una guida contro la tortura
Accordo ecumenico per la stampa e la diffusione delle Sacre Scritture
ANALISI
L’esibizione della morte
ANNO PAOLINO
Hong Kong unisce l'Anno Paolino e l'Anno della Famiglia
Paolo di Tarso, Santo ecumenico
ITALIA
Di fronte alla secolarizzazione, maestri non ammaestrati
INTERVISTE
I miracoli eucaristici di Québec
UDIENZA DEL MERCOLEDÌ
Benedetto XVI: l'ambiente religioso-culturale di San Paolo
Santa Sede
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Benedetto XVI: San Paolo, tra mondo giudaico e pagano
Intervento all'Udienza generale del mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Nell'ultimo incontro settimanale con i fedeli prima della pausa estiva, Benedetto XVI ha spiegato come San Paolo fosse figlio, pur distaccandosene in diversi aspetti, di un ambiente intriso di mentalità giudaica e pagana.
All'indomani dell'apertura dell’Anno paolino, il Papa ha iniziato quest'oggi un nuovo ciclo di catechesi dedicato all’approfondimento della figura e del pensiero di San Paolo, soffermandosi in particolare sul contesto socio-culturale del I sec. d. C. in cui visse ed operò l'apostolo.
Un'epoca la sua che ha qualche consonanza con la nostra, per il contesto globale che la pervadeva, per il fatto che il mondo ebraico era circoscritto come oggi; un'epoca in cui era “in atto anche una crisi della religione tradizionale, almeno nei suoi aspetti mitologici e anche civici”.
Alcuni definiscono Paolo "uomo di tre culture" – ha spiegato il Pontefice –, “tenendo conto della sua matrice giudaica, della sua lingua greca, e della sua prerogativa di 'civis romanus'".
“Egli viene da una cultura ben precisa e circoscritta – ha poi aggiunto – , certamente minoritaria, che è quella del popolo di Israele e della sua tradizione”, che tuttavia “trovava tranquillamente posto all'interno di un’istituzione così onnipervadente quale era l'impero romano”.
“Le loro credenze e il loro stile di vita, come succede ancora oggi, li distinguevano nettamente dall'ambiente circostante; e questo poteva avere due risultati – ha continuato –: o la derisione, che poteva portare all'intolleranza, oppure l'ammirazione, che si esprimeva in forme varie di simpatia come nel caso dei 'timorati di Dio' o dei 'proseliti', pagani che si associavano alla Sinagoga e condividevano la fede nel Dio di Israele”.
Due furono però, ha spiegato il Papa, i fattori che favorirono l'impegno di Paolo: “la cultura ellenistica, che dopo Alessandro Magno era diventata patrimonio comune almeno del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente”; e “la struttura politico-amministrativa dell'impero romano, che garantiva pace e stabilità dalla Britannia fino all'Egitto meridionale”.
“Tuttavia – ha proseguito – , anche la situazione storico-culturale del suo tempo e del suo ambiente non può non aver avuto un influsso sulle sue scelte e sul suo impegno”.
“Va ricordata in specie la filosofia stoica – ha detto Benedetto XVI –, che era dominante al tempo di Paolo e che influì, se pur in misura marginale, anche sul cristianesimo”.
“Si pensi, per esempio, alla dottrina dell'universo inteso come un unico grande corpo armonioso, e conseguentemente alla dottrina dell'uguaglianza tra tutti gli uomini senza distinzioni sociali, all'equiparazione almeno di principio tra l'uomo e la donna, e poi all'ideale della frugalità, della giusta misura e del dominio di sé per evitare ogni eccesso”.
Da questa breve analisi, ha spiegato il Papa, emerge una figura di San Paolo che “acquista in spessore storico e ideale, rivelando insieme condivisione e originalità nei confronti dell’ambiente”.
“Ma ciò vale analogamente anche per il cristianesimo in generale, di cui appunto l’apostolo Paolo è un paradigma di prim’ordine, dal quale tutti noi abbiamo ancora sempre molto da imparare”.
“È questo lo scopo dell’Anno Paolino: imparare da san Paolo, imparare la fede, imparare il Cristo, imparare infine la strada della retta vita”, ha poi concluso.
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Benedetto XVI invia un messaggio all'assemblea dei Focolari
Che eleggerà la nuova Presidente, chiamata a succedere a Chiara Lubich
CASTEL GANDOLFO, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Dopo la scomparsa, poco più di tre mesi fa, di Chiara Lubich, si apre ora per il Movimento da lei fondato e guidato per oltre 60 anni, "un momento storico, un tempo nuovo e inesplorato".
Con queste parole Oreste Basso, Copresidente del Movimento dei Focolari, ha dato inizio martedì ai lavori dell'Assemblea generale che eleggerà la nuova Presidente, il Copresidente e i Consiglieri generali.
Per l'occasione, Benedetto XVI ha inviato un telegramma a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, in cui assicura la sua preghiera perché il Movimento prosegua "la feconda testimonianza evangelica secondo il carisma della indimenticata Chiara Lubich".
Auspica che "questo importante evento susciti generosi propositi di rinnovata adesione a Cristo e sempre più generoso slancio apostolico in risposta alle sfide del tempo presente" ed imparte sui delegati presenti al Centro Mariapoli di Castelgandolfo e su tutto il Movimento la sua benedizione apostolica.
Sono 516 i partecipanti all'Assemblea composta dal corpo direttivo uscente, tra cui i responsabili centrali delle diverse diramazioni, e dai delegati del Movimento provenienti dai 5 continenti.
I lavori proseguiranno sino al 31 luglio. Dopo alcuni giorni di preparazione si procederà alle operazioni di voto, quindi l'Assemblea si confronterà su argomenti fondamentali per la vita dell'intero Movimento.
Il Cardinal Bertone: il dialogo ecumenico in Bielorussia è molto positivo
Il Segretario di Stato compie un bilancio della sua visita nel Paese
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- In Bielorussia attualmente c'è “un clima non solo di tolleranza, ma di concordia, di vera concordia tra le varie confessioni e soprattutto tra le confessioni cristiane”, ha rivelato il Cardinale Tarcisio Bertone in un'intervista concessa congiuntamente alla “Radio Vaticana”, a “L'Osservatore Romano” e al Centro Televisivo Vaticano.
Il Segretario di Stato del Papa, che ha compiuto un viaggio ufficiale nel Paese a giugno, si è mostrato molto soddisfatto per il risultato della visita, sia per gli incontri con le comunità cristiane che per quelli con le autorità.
Il porporato ha sottolineato soprattutto il “momento oserei quasi dire idilliaco di concordia, di rispetto e di promozione reciproca delle iniziative delle diverse Chiese”.
“Ho incontrato il Metropolita ortodosso di Bielorussia, Filarete, che fa capo al Patriarcato di Mosca, e i gerarchi ortodossi sono stati presenti a ogni mia solenne celebrazione. A Grodno ad esempio era presente il Vescovo ortodosso di Grodno, a Minsk un rappresentante della Chiesa ortodossa bielorussa”, ha spiegato.
Tra le altre questioni, il Cardinal Bertone si è riferito al fatto che con il Metropolita si concorda sulla necessità di promuovere la presenza di segni religiosi nella società. “C'è anche una sana emulazione e collaborazione nella costruzione delle chiese, nel piantare i segni religiosi. Lui mi ha fatto vedere la galleria di tutte le chiese nuove costruite da quando è Metropolita, e così apprezza anche che la Chiesa cattolica costruisca questi segni della presenza di Dio in mezzo agli uomini”.
Tra i latini e i greco-cattolici, ha aggiunto, il rapporto è “molto fraterno”. “C'è un visitatore greco-cattolico per i greco-cattolici di Bielorussia invitato a partecipare regolarmente alle riunioni della Conferenza Episcopale”, mentre egli stesso ha visitato il centro greco-cattolico di Minsk.
Il Cardinale ha anche sottolineato la presenza, nella sua ultima celebrazione a Minsk, del rappresentante della Chiesa luterana e dell'Alleanza Biblica Mondiale, così come del rappresentante della comunità musulmana.
Oltre al dialogo ecumenico, il Cardinal Bertone ha rimarcato l'importanza del dialogo tra fede e ragione. “In Bielorussia c'è molta sete di questo confronto, molta sete di Dio e delle ragioni di Dio rispetto alle ragioni dell'uomo”, ha constatato.
Questo confronto, “soffocato durante la dittatura comunista, riemerge. Nella Università statale di Minsk c'è una bella Facoltà di Teologia, frequentata da ortodossi e da cattolici”, così come da “non credenti che vogliono confrontarsi con le ragioni della fede”.
Il porporato ha quindi ricordato il clima cordiale degli incontri con il Presidente della Repubblica, Aleksandr Lukašenko, con il Ministro degli Esteri e con il presidente del Comitato per gli Affari Religiosi e le Minoranze Etniche del Consiglio dei Ministri.
“Gli incontri sono stati molto positivi e abbiamo raggiunto dei risultati concreti: anzitutto, c'è una prospettiva che sta facendosi strada, di stipulare un accordo vero e proprio con la Bielorussia”, ha affermato, lodando il “clima di collaborazione anche a livello diplomatico”.
“Credo che in Bielorussia, come peraltro negli altri Paesi soprattutto dell'area dell'Europa orientale, abbiamo aperto vie nuove che forse erano fino a poco tempo fa impensabili. Questo dimostra l'opportunità degli incontri personali, degli incontri faccia a faccia con i responsabili della vita civile o dei governi delle diverse Nazioni”.
La comunità cattolica, piena di vitalità
Quanto alla comunità cattolica bielorussa, il Cardinale ha spiegato che si tratta di “una minoranza, ma numerosa e attiva; una minoranza che professa pubblicamente e, direi, entusiasticamente la propria fede”.
“I cattolici contribuiscono attraverso una testimonianza dei valori che sono apprezzati anche dalla società e dall'autorità pubblica: il valore della vita, della famiglia, dell'educazione, della cura della salute, con tante iniziative di carattere solidaristico e sociale”.
Il porporato ha apprezzato il lavoro della Caritas, soprattutto nei confronti delle vittime dell'incidente di Chernobyl. Dall'altro lato, ha sottolineato la forte presenza dei giovani nelle comunità cattoliche, “una presenza continua e cospicua in tutte le celebrazioni, in tutte le manifestazioni pubbliche”.
In particolare, si è detto molto colpito dalla figura del Cardinale Kazimierz Swiatek, sopravvissuto alla persecuzione comunista contro la Chiesa, che ha incontrato durante la sua visita.
“Questo grande vecchio che ha sofferto tanto nella sua vita e che sta per compiere 94 anni l'ho incontrato a Pinsk, e continua a lavorare con una forza straordinaria; a lavorare apostolicamente, con un progetto pastorale, con impegno veramente ammirevole”. “Ci eravamo già incontrati parecchie volte, ma vederlo in loco, vederlo nella sua diocesi di Pinsk, e vedere di quale amore, di quale stima è circondato mi ha fortemente colpito”.
I giovani, in un recital svoltosi in quei giorni, “hanno parlato dei martiri, dei testimoni del passato e dei testimoni viventi, e allora hanno portato un mazzo di fiori, un dono al Cardinale Swiatek, come al testimone vivente, incrollabile di una fede che non vacilla, di una storia di fede che continua”.
Notizie dal mondo
I Vescovi USA pubblicano una guida contro la tortura
Ribadiscono l'inammissibilità morale della pratica
di Nieves San Martín
WASHINGTON, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- La tortura è contraria al rispetto della persona e della dignità umana. E' questa l'idea di fondo di uno studio-guida pubblicato dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) che invita a riflettere sulle gravi implicazioni del ricorso a questa pratica.
La guida, preparata per potere essere usata in gruppi di discussione e centri cattolici, si può scaricare dal sito della Conferenza Episcopale (http://www.usccb.org/sdwp/stoptorture/stoptorture_intro.shtml) ed è stata presentata nei giorni scorso nel contesto del Mese di Sensibilizzazione contro la Tortura, iniziativa promossa da 190 organizzazioni confessionali statunitensi aderenti alla “Campagna Religiosa Nazionale contro la Tortura”.
Il testo è frutto della collaborazione di questa campagna con l'Ufficio Giustizia Internazionale e Pace della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.
“L'obiettivo – ha spigato Virginia Farris, consulente della Commissione – è promuovere una riflessione più approfondita alla luce degli insegnamenti della Chiesa su questa delicata questione, tornata ad essere drammaticamente attuale anche nei Paesi democratici”.
La guida ha quattro capitoli: il primo illustra a grandi linee il Magistero della Chiesa sulla dignità della persona umana; il secondo entra nel tema specifico della tortura e dei motivi dell'attuale preoccupazione della Chiesa, citando in particolare gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; il terzo, che parte dall'invito di Gesù ad amare i propri nemici, apporta varie citazioni della Bibbia e dell'Enciclica Deus caritas est. L'ultimo capitolo propone iniziative concrete per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'inammissibilità morale del ricorso alla tortura.
Il documento non compie solo un esame delle attuali politiche del Governo statunitense circa il trattamento dei prigionieri accusati di terrorismo, ma denuncia anche tutte le forme di tortura e gli interrogatori definiti “energici” attuati in più di 150 Stati del mondo.
Nell'introduzione dello studio-guida, si dice che i capitoli sono progettati per l'uso in gruppi di discussione e in lezioni nei centri cattolici, così come per persone, famiglie e altre realtà.
Si afferma anche che “l'intenzione di questo materiale è quella di suscitare pensieri e riflessioni sulla tortura come questione morale”.
Attraverso il testo, si potranno trovare risposte a domande come queste: cos'ha detto Benedetto XVI sull'uso della tortura nelle prigioni? Cosa dice il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa su questo? I Vescovi degli Stati Uniti hanno parlato della tortura?
Allo stesso modo, si potranno trovare anche riflessioni di numerosi Vescovi cattolici, teologi e altri commentatori sulla tortura e l'abuso dei prigionieri.
Nell'appendice della guida è riportato il testo di una lettera scritta nel 2007 dal Vescovo Thomas G. Wenski, presidente della Commissione Giustizia Internazionale e Pace della USCCB, ai membri del Senato. L'appendice rappresenta un valido ripasso generale dei motivi per cui la Chiesa si oppone alla tortura.
“L'ingresso dei cattolici – spiega l'introduzione – nel dibattito pubblico dei grandi temi che affronta la società è dovuto alla speranza di contribuire – alla luce della fede – a risolvere tali questioni. C'è quindi la fiducia che la gente di fede possa contribuire in modo altamente positivo a costruire e trasformare il mondo che la circonda”.
Contando su questo, l'introduzione afferma che ci sono due convinzioni che danno forma alla guida. La prima è che “la tortura è una questione morale, che deve essere compresa e trattata dai cristiani”, la seconda si riferisce al fatto che “un clima di timore e disperazione all'interno della società apre la porta alla tortura e all'abuso dei prigionieri, ma ci sono molti cristiani che possono aiutare a creare un nuovo clima nella società, un clima in cui il rispetto per la dignità umana sia all'ordine del giorno”.
L'introduzione spiega che preparando la guida, pur riconoscendo che viviamo in tempi difficili, è sorta la domanda: “In questo periodo di sfide, è ancora possibile – anche di fronte a gravi minacce – per un popolo e una Nazione agire mostrando rispetto per la dignità umana e mettere in pratica il Vangelo?”.
Per maggiori informazioni e risorse sull'atteggiamento della Chiesa nei confronti della tortura, si può consultare il sito web della USCCB: www.usccb.org/sdwp/international/libertyind.shtml
Accordo ecumenico per la stampa e la diffusione delle Sacre Scritture
Tra la Federazione Biblica Cattolica e la luterana Società Bibliche Unite
di Nieves San Martín
DAR-ES-SALAAM, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- La Federazione Biblica Cattolica (FBC) e l'associazione Società Bibliche Unite (UBS) hanno raggiunto un accordo di collaborazione per la traduzione, la distribuzione e lo studio dei testi sacri.
L'accordo è stato reso pubblico durante l'Assemblea Plenaria della Federazione, conclusasi questo mercoledì a Dar-es-Salaam (Tanzania) e dedicata al tema “Parola di Dio, fonte di riconciliazione, giustizia e pace”, mediante una dichiarazione congiunta sulla già intensa collaborazione tra i due organismi, secondo quanto reso noto da “L’Osservatore Romano” il 28 giugno.
Su questi obiettivi principali delle due società bibliche, il quotidiano vaticano ha interpellato il reverendo Miller Milloy, segretario generale delle UBS, il Vescovo di Terni-Narni-Amelia Vincenzo Paglia e Alexander Schweitzer, rispettivamente presidente e segretario generale della CBF.
Monsignor Paglia ha spiegato le ragioni della dichiarazione congiunta, che “soddisfa l'urgenza di far conoscere la Bibbia e di diffonderla ampiamente. La collaborazione fra la CBF e le UBS, che ha già una lunga storia, oggi riceve nuovo impeto. Nel contesto della globalizzazione bisogna superare le divisioni fra cristiani”.
“In campo ecumenico troviamo nella Bibbia la maggior parte degli elementi della nostra eredità comune. Nonostante la FBC e le UBS abbiano diverse costituzioni, possiamo e dobbiamo essere uniti nello sforzo di cooperare nelle aree della traduzione, della distribuzione e dello studio, che sono i prerequisiti di incontro fecondo con le Sacre Scritture”, ha aggiunto.
Da parte sua, il reverendo Milloy ha spiegato il significato che ha per lui il testo approvato, che riafferma “la collaborazione esistente fra la FBC e le UBS. Queste ultime costituiscono un organismo internazionale che cerca di servire tutte le Chiese e ha una lunga tradizione di servizio alla Chiesa cattolica”.
“Di certo, dalla chiusura del Concilio Vaticano II abbiamo avuto rapporti molto stretti con la Chiesa cattolica. Con il Vaticano, nel 1968, abbiamo concordato orientamenti sulle traduzioni interconfessionali prima che venisse creata la CBF nel 1969. Tuttavia, a partire dalla sua creazione, abbiamo aumentato sempre più la collaborazione fra UBS e CBF. Questo nuovo documento intende sottolineare tale collaborazione e affermare pubblicamente il nostro impegno a estenderla”, ha spiegato Milloy.
“Questo anno è molto importante per la Chiesa cattolica e la Chiesa in tutto il mondo – ha osservato –. Papa Benedetto XVI ha annunciato l'Anno paolino, dal 28 giugno 2008 alla stessa data del 2009, e la Chiesa cattolica ha chiesto alle UBS di contribuire alla promozione di questo Anno molto speciale e di evidenziare quanto le persone possono imparare dalla Parola di Dio, da San Paolo e dai suoi scritti”.
“Noi delle UBS – ha aggiunto – abbiamo ricevuto il grande onore di essere invitati a partecipare alla dodicesima assemblea del Sinodo dei Vescovi a Roma come delegati fraterni. Riteniamo che sia un segno importante di collaborazione reciproca e di rispetto fra la Chiesa cattolica e le UBS”.
Alexander Schweitzer ha sottolineato un altro aspetto ancor più importante: il campo pratico dell'azione comune. Con l'ampliamento e l'ulteriore sviluppo dei compiti delle UBS per produrre materiale e commenti pastorali biblici, c'è una certa sovrapposizione alle attività principali delle istituzioni membro della CBF.
“In pratica – afferma Schweitzer –, questo documento invita entrambe le parti a una collaborazione più concreta e invita le nostre istituzioni membro a coinvolgere attivamente le UBS nell'opera di pubblicazione in campo pastorale biblico e offre alle UBS un interlocutore cattolico che può contribuire a garantire la qualità cattolica dei prodotti pastorali biblici”.
Il reverendo Milloy spiega alcuni progressi per gli utenti cattolici. Tra i principi di collaborazione, viene incluso il fatto che le società bibliche ora pubblicano l'ordine cattolico dei libri secondo la Chiesa cattolica. “Alcune di queste edizioni cattoliche contengono note introduttive a libri particolari della Bibbia. Per garantire che tali note riflettano veramente il pensiero cattolico, consulteremo la CBF”.
Monsignor Paglia afferma che il documento verrà firmato prima del prossimo Sinodo dei Vescovi. “Quale frutto del nostro incontro in Tanzania, mi sembra che sia uno dei piccoli passi concreti lungo il cammino ecumenico che Papa Benedetto XVI ha definito di vitale importanza all'inizio del suo pontificato. Nessuno di noi desidera minimizzare le differenze fra le confessioni cristiane, ma siamo di certo invitati dal Pontefice a proseguire il cammino ecumenico come stile di vita”.
Il reverendo Milloy, invitato al prossimo Sinodo dei Vescovi sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, ha spiegato su questo evento: “Posso affermare che la lettera d'invito era molto specifica sul ruolo del delegato fraterno e affermava chiaramente che sarei stato, più che un osservatore, un vero partecipante”.
A questo proposito, ha poi detto: “Ci siamo impegnati a permettere a tutti di avere un accesso facile alle Sacre Scritture, cosa a cui aveva esortato la Dei Verbum nel 1965. [...] Auspico che altre confessioni si interessino a questa esigenza, a questo bisogno di riflettere sul ruolo della Bibbia nella loro missione e nel loro ministero particolari”.
Analisi
L’esibizione della morte
Dignità umana lesa nelle mostre “Body Worlds”
di Padre John Flynn, LC
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- L’esposizione al pubblico di corpi umani preservati sta attirando numerosi spettatori. Da alcuni anni, Gunther von Hagens gira il mondo con le sue mostre itineranti denominate “Body Worlds”.
Secondo un articolo pubblicato l’8 giugno sul Los Angeles Times, più di 8.000 persone da tutto il mondo gli hanno offerto il proprio corpo. Attraverso un procedimento chiamato plastinazione, i liquidi e i grassi delle salme vengono rimossi e sostituiti con plastica (polimeri di silicone).
Il Los Angeles Times ha riferito che ai primi di giugno, 115 potenziali donatori si sono incontrati con von Hagens per discutere della consegna dei propri corpi. L’articolo ha osservato che, dopo la mostra iniziale del 2004 negli Stati Uniti, esistono oggi quattro Body Worlds che ruotano tra i musei dell’America del Nord.
Queste mostre, molto seguite, hanno tuttavia riscosso anche non poche critiche. Ventuno membri del Congresso degli Stati Uniti hanno firmato un disegno di legge diretto a vietare l’importazione di salme plastinate nel Paese, secondo quanto riferito da ABC News il 21 maggio.
“Questa è una questione di diritti umani e di dignità umana che coinvolge persone di tutto il mondo”, ha dichiarato Todd Akin, rappresentante del Missouri.
Una delle questioni relative all’esposizione di questi corpi nasce dal sospetto che alcuni di quelli esposti nella mostra “Bodies the Exhibition”, gestita dalla società statunitense Premier Exhibitions, potrebbero essere i resti delle esecuzioni di prigionieri cinesi.
“I precedenti della Cina in tema di diritti umani dovrebbero indurci a procedere con cautela sull’intera questione delle spoglie umane provenienti da quel Paese”, ha detto il deputato Mike Turner, cofirmatario della proposta legislativa.
Poco dopo, Premier Exhibitions ha ammesso di non poter garantire che i corpi in esposizione non fossero anche di prigionieri cinesi, secondo il New York Times del 30 maggio.
Questa ammissione è stata fatta nell’ambito di un accordo fra Premier Exhibitions e il dipartimento della giustizia dello Stato di New York. In base a questo accordo l’organizzazione della mostra deve rendere nota ai visitatori una dichiarazione in cui precisa di non poter assicurare che i corpi esibiti non siano di prigionieri che possono essere stati vittime di torture ed esecuzioni capitali.
Mostra dell’orrore
Alcuni vescovi si sono pronunciati criticando l’esibizione dei corpi. Il vescovo anglicano Nigel McCulloch di Manchester l’ha condannata definendola “una bizzarra mostra dell’orrore”, secondo la BBC del 5 febbraio. Riferendosi a Body Worlds 4, esposta al Museo delle scienze e dell’industria di Manchester, ha sostenuto che “sminuisce il valore della persona”.
Nonostante le polemiche su queste mostre, l’articolo della BBC rileva che esse hanno attirato complessivamente 25 milioni di visitatori.
A Edmonton, nell’Alberta, una dichiarazione dell’arcivescovo Richard Smith, firmata anche dal vescovo David Motiuk dell’Eparchia ucraina di Edmonton, avvisa i fedeli cattolici che dovessero andare alla mostra Body Worlds, di “tenere conto che ognuno di quei corpi appartiene a singoli individui, ciascuno dei quali amato da Dio e dagli altri”, secondo l’Edmonton Journal del 26 maggio. La mostra ha aperto il 13 giugno presso il Telus World of Science.
“Sono corpi di persone”, ha ribadito l’arcivescovo Smith. “Sono corpi che hanno vissuto, amato. [...] Non sono cose da guardare con indifferenza come una curiosità, ma corpi che andrebbero onorati”.
Secondo l’articolo, l’arcivescovo non vieta ai cattolici di andare a vedere la mostra. “Ma il nostro auspicio, come cattolici, è che essi possano giungere ad una valutazione consapevole”, ha affermato l’arcivescovo Smith.
Mancanza di rispetto
Altre critiche sono arrivate dall’arcivescovo Daniel Pilarczyk di Cincinnati, secondo il quotidiano locale Enquirer del 1° febbraio. Egli ha invitato le scuole elementari e secondarie dell’Arcidiocesi a non programmare visite alla mostra, perché “usare corpi umani in questo modo manca di rispetto alle persone che ne sono coinvolte”.
Il vescovo Roger Foys della vicina diocesi di Covington si è espresso in modo analogo, invitando le scuole cattoliche a non andare a vedere la mostra, secondo il Kentucky Post del 31 gennaio.
La mostra “è stata e continua ad essere oggetto di perplessità etiche, soprattutto con riferimento alla dignità umana, ai diritti umani e al rispetto del corpo umano”, ha affermato in un comunicato. “La dignità dell’essere umano, fatto di corpo e di anima, non può essere mai presa alla leggera”.
Le stesse valutazioni sono state espresse dall’arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City e dal vescovo Robert Finn della diocesi di Kansas City-St. Joseph.
Nella loro dichiarazione congiunta hanno affermato che la mostra non rispetta le persone il cui corpo è oggetto di esibizione, secondo il Kansas City Star del 26 febbraio.
“L’insegnamento morale cattolico considera la persona umana come un’unità fra anima e corpo, spirito e materia” e come tale “più di un mero contenitore dell’anima”, spiegano i due prelati nella dichiarazione. “L’interesse della Chiesa per la dignità umana si estende al corpo anche dopo la dipartita dell’anima”.
In una riflessione sull’argomento, padre Michael Seger, docente di teologia morale all’Athenaeum of Ohio/Mount St. Mary Seminary of the West, ha posto l’attenzione sui valori che sono in gioco.
La persona umana è un’unità di corpo e spirito, ha sottolineato sul quotidiano Cincinatti Enquirer del 1°febbraio. Noi amiamo e soffriamo nei nostri corpi e l’esibizione di cadaveri preservati “strappa la persona dal contesto della sua storia di vita”, ha affermato. “Stanno lì di fronte a noi in un triste anonimato: né compianti, né riveriti”.
“I corpi plasticizzati, esibiti per una sorta di voyeurismo anatomico appartengono a delle persone, che come tali si meritano di meglio”, ha esortato padre Seger. “Siamo una società che si vanta di proteggere e promuovere la dignità umana. E noi ci chiediamo se questa esibizione rispetta questo nobile fine”.
La polemica relativa alle mostre Body Worlds si inserisce in un momento in cui sono sempre di più le persone che cercano sistemazioni stravaganti per i propri corpi o le proprie ceneri.
In un articolo del 4 febbraio, il Washington Times riferisce di una coppia che ha voluto che le proprie ceneri fossero collocate su una barriera artificiale a largo della costa della Florida. Larry e Sue Barca evidentemente avevano un grande amore per i pesci e la natura.
Un articolo apparso il 14 novembre sul Los Angeles Times parla di come la gente sparga le ceneri a Disneyland e nei parchi pubblici.
Tempio
La Chiesa non ha obiezioni alla donazione di parti del corpo per finalità mediche. Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma al n. 2301: “Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio”.
Sul rispetto del corpo umano dopo la morte esiste anche un utile documento, pubblicato dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti.
Nel “Direttorio su pietà popolare e liturgia”, del dicembre 2001, riguardo alle cerimonie funebri la Congregazione afferma che: “è necessario che il corpo del defunto, che è stato tempio dello Spirito Santo, sia trattato con grande rispetto” (n. 253).
“Distaccandosi dal senso della mummificazione, dell’imbalsamazione oppure della cremazione, nelle quali si cela talora la concezione che la morte segni la distruzione totale dell’uomo, la pietà cristiana ha assunto, come modello di sepoltura per il fedele, l’inumazione” (n. 254).
“Essa da una parte ricorda la terra dalla quale egli è stato tratto (cf. Gn 2, 6) e alla quale ora ritorna (cf. Gn 3, 19; Sir 17, 1); dall’altra evoca la sepoltura di Gesù, chicco di grano che, caduto in terra, ha prodotto molto frutto (cf. Gv 12, 24)”.
L’istruzione effettivamente non vieta la cremazione, ma al contempo ribadisce che le ceneri devono essere seppellite e non conservate in casa. La crescente irriverenza nei confronti del corpo morto riflette la perdita della fede nella nostra realtà spirituale e nel nostro destino trascendente: un ulteriore avvertimento di cosa può succedere quando perdiamo di vista Dio.
Anno Paolino
Hong Kong unisce l'Anno Paolino e l'Anno della Famiglia
Il Cardinale Zen spiega la teologia del corpo di San Paolo
HONG KONG, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Joseph Zen sta proponendo le lettere di San Paolo per gettare luce sulle sfide affrontate dalle famiglie nella società cinese.
In una lettera pastorale per l'Anno Paolino, l'Arcivescovo di Hong Kong ha sottolineato gli insegnamenti del Santo sulla teologia del corpo e la famiglia.
Hong Kong sta celebrando l'Anno della Famiglia congiuntamente all'Anno Paolino.
Visto che “il sesso prematrimoniale, la convivenza e i matrimoni di prova sono diventati più accettabili a livello sociale”, ha scritto il porporato, “i concetti tradizionali di amore e sesso si sono fatti più vaghi”.
Il Cardinale Zen ha lamentato il fatto che i cattolici locali incontrino molti problemi matrimoniali e familiari a Hong Kong, accennando che la situazione dei cattolici oggi è già stata descritta da Paolo nella Lettera ai Romani: “Provo diletto nella legge di Dio, ma vedo nelle mie membra un'altra legge, che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”.
Per questo, il Cardinale Zen ha affermato nella sua lettera pastorale, diffusa domenica, che le lettere di Paolo sono tra i tesori di cui la Chiesa si avvale per affrontare questo problema.
Il porporato ha richiamato le parole di San Paolo: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi”.
La Diocesi di Hong Kong ha designato il 2007-2008 come “Anno della Famiglia” – con il 2008 centrato sulla virtù della castità – prima che Benedetto XVI annunciasse l'Anno Paolino.
Il Cardinale Zen ha sottolineato che “la Diocesi ha lanciato l''Anno della Famiglia' perché la visione della società di Hong Kong su famiglia e matrimonio è spesso opposta al piano di Dio”.
Secondo il porporato, l'Anno Paolino e quello della Famiglia sono complementari.
L'“obiettivo pastorale della Diocesi è darci un orientamento generale per le nostre attività, e gli insegnamenti di San Paolo possono aiutarci proprio a specificare meglio l'obiettivo e darci slancio per raggiungerlo”, ha affermato.
La Diocesi di Hong Kong ha celebrato una Messa solenne nella Cattedrale per l'apertura dell'Anno Paolino, anche se il Cardinale Zen era assente perché partecipava all'inaugurazione dell'Anno nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.
Paolo di Tarso, Santo ecumenico
Punto di riferimento anche per il mondo protestante
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- “Quando si parla di Paolo, l'apostolo, un protestante ha come l'impressione che si stia parlando anche di lui”, sostiene Luca Baratto, pastore e curatore del programma di Radiouno “Culto Evangelico”, sul settimanale NEV – Notizie Evangeliche.
Paolo, afferma in un editoriale apparso sul numero di questo mercoledì, “è l'apostolo preferito dai protestanti, e non solo perché non ha successori diretti”.
Il Santo di Tarso è infatti “ricollegabile a tutti i principali enunciati teologici della Riforma”: “è incluso nel 'Sola Scriptura' in quanto autore di un cospicuo corpo di epistole che costituiscono i testi più antichi del Nuovo Testamento”, così come “i principi del 'Sola Gratia' e 'Sola Fide' sono il risultato di una profonda riflessione dei riformatori sulle pagine dell'apostolo, sul significato della giustizia di Dio e della giustificazione per grazia mediante la fede che Paolo annuncia nelle lettere ai Romani e ai Galati”.
Allo stesso modo, “anche il 'Solus Christus' ha una chiara impronta paolina, la centralità e l'esclusività del Signore morto e risorto, la 'teologia della croce' contro la 'teologia della gloria' di una chiesa imperante”.
“Non solo Paolo sta all'inizio, alla nascita del protestantesimo, ma è rimasto presente anche nei secoli successivi”, ha osservato Baratto.
“Se parlare di Paolo non significa parlare dei protestanti – ha proseguito –, è invece vero che chiunque voglia parlare di Paolo non può non parlare con i protestanti”.
Se uno degli intenti dell'Anno dedicato all'Apostolo delle genti è apprendere “la verità e la fede in cui sono radicate le ragioni dell'unità tra i discepoli di Cristo”, “questo evento non può non tradursi in un rilancio del dialogo ecumenico tra cattolicesimo e protestantesimo, cioè con quella parte di cristianità occidentale che molto ha riflettuto su Paolo e la cui teologia spesso giudicata mancante, per esempio nella concezione della chiesa, affonda le sue radici nella teologia biblica in generale e in quella paolina in particolare”.
Sul dialogo ecumenico, infatti, “Paolo ha molto da insegnare”.
Vissuto in un ambiente in cui le chiese cristiane nascenti erano molto diverse le une dalle altre, “ha lottato per un cristianesimo inclusivo” e di fronte alla diversità tra le chiese proponeva la centralità di Cristo: “un'unità che si basa sul sapere chi è Gesù Cristo e che spazio ha nella nostra vita di singoli e chiese”.
Il suo essere “portatore di un messaggio che va al di là di barriere culturali, può portarci a riflettere sull'idea di inculturazione dell'evangelo in un mondo globalizzato come il nostro”.
Baratto ha concluso affermando che “sono tantissime le piste di riflessione che partono da Paolo per il nostro presente”.
“Ma se parlate di lui – ha osservato –, parlate anche con noi, con quella tradizione teologica che così tanto deve alla predicazione dell'apostolo”.
Italia
Di fronte alla secolarizzazione, maestri non ammaestrati
L'Ordine cappuccino si mobilita per rispondere alla sfida educativa
di Mirko Testa
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Di fronte alle sfide poste dalla secolarizzazione, essere maestri e non ammaestrati: è questa la parola d'ordine che guiderà il cammino dei Cappuccini nei prossimo anni.
Ad affermarlo a ZENIT è stato padre Gianluigi Pasquale, OFM Cap., Preside dello Studio Teologico "Laurentianum” di Venezia, presso il quale dal 12 al 14 maggio scorso si è svolto il Primo Incontro Europeo dei Presidi degli Studi Teologici Cappuccini affiliati alle Pontificie Università.
L'evento, presieduto dal Vicario generale dei Cappuccini, fra Felice Cangelosi, è stato organizzato dal professor Thomas Dienberg di Münster, città tedesca dove i Cappuccini dirigono la più prestigiosa istituzione accademica dell’Ordine con circa 300 iscritti, per la maggior parte laici, che si recano lì per studiare Teologia spirituale unita a “Economic and management”.
La scelta di Venezia come sede dell'incontro internazionale è stata fortemente voluta dall’attuale Ministro generale, fra Mauro Jöhri, a motivo della collocazione strategica e dell’importanza accademica che il capoluogo lagunare, con i suoi 42.000 studenti, riveste da secoli in Europa, e di recente grazie all'impulso dato dalla nascita, per iniziativa del Cardinale Angelo Scola, dello Studium Marcianum.
Oltre a trattare alcune questioni pertinenti l’organizzazione interna degli Studi nell'Ordine cappuccino i partecipanti hanno esaminato ogni singolo Studio Teologico in merito all’adeguamento del cosiddetto “Processo di Bologna”, cui la stessa Santa Sede ha aderito, e oramai in scadenza per il 2012.
Inoltre, durante l'incontro si è dato il via a un tavolo di lavoro comune per la collaborazione tra gli Studi Teologici cappuccini di Milano, Venezia, Roma, Campobasso, Strasburgo, Madrid, Cracovia, Münster.
In questo modo, l'Ordine dei Frati Minori Cappuccini ha voluto dare vita a nuove sinergie e scambi di professori e studenti, ma anche rispondere all'appello del Santo Padre per il recupero del ruolo educativo della Chiesa nella società.
“L'attuale Ministro generale – ha detto a ZENIT padre Pasquale – è convinto che l'Europa ha bisogno di una rinfrescata del polmone francescano nella sua branchia cappuccina”.
A questo proposito si sono scelte varie strade per rivitalizzarne il carisma: “Intendiamo rileggere e riscoprire le nostre Costituzioni, riutilizzare le istituzioni accademiche per dare il nostro contributo alla emergenza educativa, ed essere presenti con lo spirito di Francesco attraverso lo studio della Regola e della teologia all'interno e sotto la dimensione francescana”.
“Non vogliamo lasciarci ammaestrare dalla secolarizzazione – ha sottolineato il religioso –, ma fare da maestri di fronte a questo processo di tarda-modernità, non nel senso di creare una controdiga ma di studiarla, di analizzarla e di dare una risposta cristiana e francescana”.
“Questo perché Francesco per indole e DNA è sempre entrato in dialogo con la realtà che gli si presentava davanti, cercando di innervarla con il fermento del Vangelo”, ha spiegato.
La riorganizzazione degli Istituti e degli Studi Teologici risponde anche a una diversa distribuzione delle vocazioni.
“Nel Sud d'Italia – ha spiegato padre Pasquale –, le vocazioni all'Ordine cappuccino sono moltissime: soltanto nello Studio Teologico a Campobasso ci sono 32 studenti ordinari cappuccini”.
“Nell'Italia del nord, invece, a Venezia e a Milano si assiste a un calo delle vocazioni che perdura da cinque anni, nonstante siano le due province più numerose di tutto l'Ordine, con ben 400 frati, e nonostante siano radicate su due territori capillari dal punto di vista del cattolicesimo, con un forte associazionismo cattolico”.
“In Francia e in Spagna, le vocazioni cappuccine non si contano neanche sulle dita di una mano. Gli Studi Teologici sopravvivono attraverso altre utenze, come agostiniani, carmelitani e laici. Questa situazione porterà non solo fra i Cappuccini ma anche fra i Frati minori in Europa del nord a una continua e ripetuta fusione di province”.
Per quanto riguarda invece l'emergenza educativa indicata dal Santo Padre, padre Pasquale ha detto che “l'Ordine cappuccino intende estrapolare la quintessenza dalla teologia francescana, di fondazione platonica e neoplatonica, proseguita con Agostino, implementata da San Bonaventura e passata a noi dalla teologia di Von Balthasar, da cui proviene dichiaratamente Ratzinger”.
Secondo il frate cappuccino l'appello del Papa va inteso, infatti, da una parte nella prospettiva di “un collasso o un depotenziamento delle agenzie educative presenti in Europa, per cui le uniche vere agenzie educative rimaste sono la famiglia e la Chiesa nelle sue istituzioni scolastico-educative”.
“Non si può certo dire – ha osservato –, che certe aggregazioni civili, quali erano un tempo i giovani del Partito Comunista, fossero delle agenzie educative, mentre sul fronte opposto quelle di ispirazione cattolica come la FUCI si sono decisamente assottigliate”.
Dall'altra parte, invece, l'emergenza educativa va intesa anche come “una specie di annacquamento e indebolimento verificatisi all'interno della Chiesa per cui ci sono molti giovani sacerdoti che ricevono, per esempio, i titoli accademici di baccalaureato in Sacra Teologia e hanno delle grosse mancanze in quelli che sono i fondamenti portanti, addirittura del Catechismo”.
“In questo senso quando parla di emergenza educativa ad intra della Chiesa – ha continuato –, intende dire che sia i laici cristiani che i sacerdoti che i religiosi devono dedicare più tempo alla loro formazione permanente”.
Interviste
I miracoli eucaristici di Québec
Intervista a padre Thomas Rosica
di Jesús Colina
ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- Chi l'ha detto che per essere testimoni di un miracolo eucaristico bisogna visitare le antiche chiese europee.
Il sacerdote basiliano Thomas Rosica, direttore del Salt and Light Catholic Media Foundation and Television Network, ha rivelato di essere stato testimone di vari miracoli in Canada nel corso del 49° Congresso Eucaristico Internazionale, svoltosi dal 15 al 22 giugno a Québec.
Salt and Light Television ha coperto l'evento per il pubblico canadese, così come per EWTN e varie altre reti televisive del mondo, e lo replicherà questo mese.
In questa intervista rilasciata a ZENIT, padre Rosica parla della sua esperienza al Congresso.
Padre Rosica, lei è appena tornato da 10 giorni al Congresso Eucaristico Internazionale di Québec. Quali sono le sue prime impressioni su questo evento?
Padre Rosica: In molti momenti di crisi e turbolenza nella storia cristiana, il Signore ha confermato la sua presenza reale nel Santissimo Sacramento in qualche modo miracoloso. A Québec ho riscoperto storie straordinarie di miracoli eucaristici, ma questa volta non si trattava di chiese europee. Ho visto l'Eucaristia viva in modo molto potente in uno stadio di hockey al Pepsi Coliseum di Québec per un'intera settimana.
C'è già qualche statistica per il Congresso Eucaristico Internazionale?
Padre Rosica: Quasi 16.000 persone si sono registrate per qualche momento del Congresso di Québec, e 12.000 di queste si sono iscritte all'intero programma all'Expo Cité.
Due terzi dei partecipanti a tempo pieno (7.869) erano canadesi. I residenti di Québec erano i più numerosi, 4.898. La più ampia delegazione canadese era quella della Diocesi ospitante (2.449 persone), seguita da Montreal (789) e Toronto (538). La principale delegazione internazionale è stata quella degli Stati Uniti (704).
Le statistiche finali hanno rivelato che i giovani che si sono registrati per tutto l'evento sono stati 1.500. Altrettanti si sono registrati solo per le attività del weekend, che hanno incluso la veglia del sabato sera e la Messa di chiusura.
La presenza del “Service Jeunesse”, giovani di tutto il Canada che hanno lavorato per mesi per l'evento, è stata molto significativa.
Allo stesso modo, la gioiosa presenza di nuove comunità e movimenti e di molti altri gruppi ha apportato una dimensione unica e dinamica al Congresso di Québec.
Il programma per le famiglie del weekend ha attirato altre 1.000 persone. Altrettanti hanno partecipato al programma del weekend per adolescenti.
Tra le persone che si sono registrate c'erano circa 2.000 chierici, tra cui 42 Cardinali, 285 Vescovi, 1.500 sacerdoti e quasi 200 diaconi. Al Congresso sono stati affiancati da 1.800 religiosi. E' stata una grande esperienza della Chiesa universale.
Abbiamo sentito parlare della lunga processione del Santissimo Sacramento per le vie di Québec. Perché questo evento è stato tanto significativo per il Congresso?
Padre Rosica: Giovedì sera i partecipanti si sono uniti in una processione lunga tre miglia con il Santissimo Sacramento per le vie di Québec, partendo dal Pepsi Coliseum per terminare nell'Agorà nel vecchio porto della città. Più di 25.000 persone hanno preso parte alla grande processione, qualcosa che la gente del Québec non vedeva da più di 50 anni.
Il Cardinale Marc Ouellet ha predisposto una cerimonia di ordinazione sacerdotale durante il Congresso il venerdì sera. Com'è stato ricevuto questo evento dalla Chiesa in Canada?
Padre Rosica: L'intrinseco rapporto tra l'Eucaristia e il sacerdozio è stato sottolineato in questa cerimonia di ordinazione collettiva. In una zona del Canada e del Nordamerica che negli ultimi decenni ha registrato poche ordinazioni sacerdotali, quella di 12 giovani – otto dei quali della nuova comunità “Famille Marie Jeunesse” – davanti a una folla di quasi 12.000 persone ha suscitato un'emozione straordinaria, gioia, applausi, gratitudine e molte lacrime tra i presenti.
Benedetto XVI ha rivolto uno speciale messaggio preregistrato alla veglia di preghiera dei giovani sabato sera. Com'è stato ricevuto dal pubblico?
Padre Rosica: Il messaggio di Benedetto XVI ha affermato che nell'Eucaristia i giovani scoprono di essere amati. Ha detto: “Aprendo il vostro stesso essere e tutta la vostra vita sotto lo sguardo di Cristo non verrete schiacciati, al contrario, scoprirete che siete infinitamente amati. Riceverete la forza di cui avete bisogno per costruire la vostra vita e per compiere le scelte che vi si presentano ogni giorno”.
La pioggia torrenziale di domenica mattina ha raffreddato l'entusiasmo di quanti assistevano alla Messa conclusiva del Congresso?
Padre Rosica: Di fronte a una folla di oltre 50.000 persone sulle storiche Pianure di Abraham del Québec, Benedetto XVI ha pronunciato la sua omelia via satellite dal Vaticano. Ha affrontato vari dei grandi temi del suo pontificato parlando alla gente sotto gli ombrelli e gli impermeabili di plastica. Al termine dell'omelia, il Santo Padre ha annunciato che il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale si svolgerà a Dublino, in Irlanda, nel 2012.
Può offrire qualche conclusione del grande evento di Québec e condividere qualche speranza per il futuro della Chiesa in Canada?
Padre Rosica: In Québec, il vero problema è stato il vuoto spirituale provocato da una rottura religiosa e culturale, una significativa perdita della memoria che ha portato alla crisi familiare ed educativa, lasciando i cittadini disorientati, immotivati e destabilizzati.
Nessuno negli ultimi anni ha affrontato questa indifferenza in modo più coraggioso, eloquente e pubblico del Cardinale Marc Ouellet. Se l'Eucaristia è il dono di Dio per la vita del mondo, allora il Cardinale Marc Ouellet è stato davvero un dono di Dio per la vita della Chiesa in Canada, soprattutto in Québec.
Varie volte, durante la splendida settimana del Congresso Eucaristico Internazionale, il Cardinale Ouellet ha affermato con enfasi che il Congresso rappresentava un “punto di svolta”. All'animata veglia serale di sabato con i suoi giovani, il Cardinale ha detto che si sentiva come se fosse stato “risuscitato dai morti”.
Un giorno, durante il Congresso, la pioggia mi ha costretto a prendere un taxi fino al Pepsi Coliseum. Il giovane autista, un algerino musulmano, mi ha chiesto da dove venissi e poi mi ha parlato del Congresso, visto che aveva incontrato molti delegati per le vie di Québec.
“Cosa date da mangiare alla gente in questi giorni?”, mi ha chiesto. Sono rimasto perplesso e gli ho chiesto cosa volesse dire.
Mi ha detto: “Non ho mai visto così tanta gente felice a Québec da quando sono emigrato qui dieci anni fa. Dev'esserci qualcosa nel cibo e nelle bevande. Deve essere fantastico!”.
Gli ho detto che era sicuramente fantastico!
Il Congresso è stato un'opportunità privilegiata per il Canada di riaggiornare il patrimonio storico e culturale di santità e impegno sociale della Chiesa, che affonda le sue radici nel mistero eucaristico.
Nella sua Enciclica del 2003 “Ecclesia de Eucharistia”, Papa Giovanni Paolo II ha scritto: “L'Eucaristia edifica la Chiesa e la Chiesa fa l'Eucaristia”. Il Congresso Eucaristico Internazionale di Québec ha fatto solo questo.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
















