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Sabato, 5 Luglio : 2008 La Stampa
LA STRAGE SENZA FINE
L'Italia fanalino di coda in Europa
Un tecnico folgorato a Valmontone
TORINO - L’Inail ha fatto il conto da gennaio 2008 al 30 aprile: al primo maggio erano 301, i morti sul lavoro. Ma se si scorrono le cronache che ogni giorno segnano l’avanzare incessante dello stillicidio, si devono aggiungere altri 41 decessi, per un totale di 342: operai che cadono da impalcature, che restano folgorati dall’alta tensione, colpiti da ganci che si abbattono da una gru, schiacciati tubi, tranciati da macchinari, ustionati o soffocati nel fango di liquami come nella tragedia Mineo, erano in sei, abbracciati, sul fondo della vasca di un depuratore.
I numeri dell'Inail
Nel 2007, secondo le stime dell’Inail (diffuse a marzo), le vittime sul lavoro sono state 1.260, in calo - dicono i numeri - del 6% rispetto alle 1.341 dell’anno precedente. Ma un numero che significa una morte ogni sette ore. Sul lavoro, di lavoro.
Gli infortuni sono in calo
Le cifre, comunque, non contano il dolore e bastano in ogni caso per segnare il triste primato: l’Italia è fanalino di coda in Europa. Anche se le stime segnano una diminuzione, secondo il Rapporto Anmil in dieci anni gli infortuni mortali nell’Unione Europea sono diminuiti del 29,41%, mentre in Italia solo del 25,49%. Un dato, «poco esaltante rispetto a quello della Germania (-48,30%) o della Spagna (-33,64%)». In termini assoluti, l’Italia resta, comunque, il Paese con il più alto numero di morti sul lavoro.
Ucciso un tecnico in Valsangone
E anche oggi la tragica lista continua ad aumentare: un operaio di 52 anni, dipendente della Terna, è morto folgorato mentre lavorava alla manutenzione della linea ad alta tensione a Valmontone, vicino a Roma. Umberto Di Luca, sposato, aveva cominciato alle 8.30 il suo turno di lavoro sul cestello mobile, quando una scarica elettrica lo ha colpito. Per soccorrere l’operaio si è levata in volo un’eliambulanza che, per la foschia, non è riuscita ad atterrare.
I numeri dell'Inail
Nel 2007, secondo le stime dell’Inail (diffuse a marzo), le vittime sul lavoro sono state 1.260, in calo - dicono i numeri - del 6% rispetto alle 1.341 dell’anno precedente. Ma un numero che significa una morte ogni sette ore. Sul lavoro, di lavoro.
Gli infortuni sono in calo
Le cifre, comunque, non contano il dolore e bastano in ogni caso per segnare il triste primato: l’Italia è fanalino di coda in Europa. Anche se le stime segnano una diminuzione, secondo il Rapporto Anmil in dieci anni gli infortuni mortali nell’Unione Europea sono diminuiti del 29,41%, mentre in Italia solo del 25,49%. Un dato, «poco esaltante rispetto a quello della Germania (-48,30%) o della Spagna (-33,64%)». In termini assoluti, l’Italia resta, comunque, il Paese con il più alto numero di morti sul lavoro.
Ucciso un tecnico in Valsangone
E anche oggi la tragica lista continua ad aumentare: un operaio di 52 anni, dipendente della Terna, è morto folgorato mentre lavorava alla manutenzione della linea ad alta tensione a Valmontone, vicino a Roma. Umberto Di Luca, sposato, aveva cominciato alle 8.30 il suo turno di lavoro sul cestello mobile, quando una scarica elettrica lo ha colpito. Per soccorrere l’operaio si è levata in volo un’eliambulanza che, per la foschia, non è riuscita ad atterrare.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).












