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Il mondo visto da Roma - 06 luglio 2008 [Download Discussione]
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Messaggio Il mondo visto da Roma - 06 luglio 2008 
 

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Domenica, 6 Luglio : 2008

Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
Benedetto XVI: l'incontro con i giovani a Sydney, "rinnovata Pentecoste"
Il Papa si unisce all'appello alla solidarietà in vista del vertice del G8
Indulgenza plenaria ai partecipanti alla GMG "in spirito di pellegrinaggio"
L'Anno Paolino, opportunità ecumenica, spiega il portavoce vaticano
Il CdA della Fondazione Populorum Progressio in riunione in Messico

NOTIZIE DAL MONDO
Il mondo anglicano discute sull'ordinazione episcopale di donne e omosessuali
Il metropolita Vladimir chiede il "ripristino dell'unità ecclesiastica in Ucraina"

ANALISI
L'illusione della convivenza

BIOETICA
La 194, una legge frutto della paura (I)

ANGELUS
Il Papa invita la Chiesa a "sentirsi partecipe" della GMG di Sydney

DOCUMENTI
Decreto della Penitenzieria Apostolica per l'Indulgenza plenaria per la GMG


Santa Sede

Benedetto XVI: l'incontro con i giovani a Sydney, "rinnovata Pentecoste"
Chiede ai cattolici di tutto il mondo di unirsi spiritualmente alla GMG

CASTEL GANDOLFO, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- L'ormai imminente Giornata Mondiale della Gioventù "si preannuncia come una rinnovata Pentecoste", ha osservato questa domenica Benedetto XVI prima di recitare l'Angelus con i pellegrini riuniti nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Il Papa ha insistito varie volte, prima e dopo la preghiera mariana, su quanto sia importante che i cattolici di tutto il mondo si uniscano spiritualmente alla GMG.

"Invito tutta la Chiesa a sentirsi partecipe di questa nuova tappa del grande pellegrinaggio giovanile attraverso il mondo, iniziato nel 1985 dal Servo di Dio Giovanni Paolo II", ha affermato.

"Sono certo che da ogni angolo della terra i cattolici si uniranno a me e ai giovani raccolti, come in un Cenacolo, a Sydney invocando intensamente lo Spirito Santo, affinché inondi i cuori di luce interiore, di amore per Dio e per i fratelli, di coraggiosa iniziativa nell'introdurre l'eterno messaggio di Gesù nella varietà delle lingue e delle culture", ha aggiunto.

Benedetto XVI è tornato a insistere anche nei saluti nelle varie lingue dopo l'Angelus sull'importanza della partecipazione di tutta la Chiesa all'evento di Sydney.

A questo scopo, si è anche riferito al motto dell'incontro, "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni", su cui "già da un anno le comunità cristiane si preparano".

"E' la promessa che Gesù fece ai suoi discepoli dopo la risurrezione, e che rimane sempre valida e attuale nella Chiesa: lo Spirito Santo, atteso e accolto nella preghiera, infonde nei credenti la capacità di essere testimoni di Gesù e del suo Vangelo", ha ricordato.

"Soffiando nella vela della Chiesa, lo Spirito divino la spinge a 'prendere il largo' sempre di nuovo, di generazione in generazione, per recare a tutti la buona notizia dell'amore di Dio, pienamente rivelato in Cristo Gesù, morto e risorto per noi".

Benedetto XVI ha assicurato che suo pensiero "va già all'Australia", e ha approfittato dell'occasione per ringraziare tutti coloro che stanno contribuendo ai preparativi, soprattutto la Conferenza Episcopale Australiana e le autorità civili.

Il Papa ha quindi compiuto una breve riflessione su due dei segni della Giornata Mondiale della Gioventù sempre presenti in queste celebrazioni: la Croce dei giovani e l'Icona della Vergine.

"Nei mesi scorsi la 'Croce dei giovani' ha attraversato tutta l'Oceania, e a Sydney ancora una volta sarà testimone silenziosa del patto di alleanza tra il Signore Gesù Cristo e le nuove generazioni", ha constatato.

Insieme alla Croce, "accompagna le Giornate Mondiali della Gioventù l'icona della Vergine Maria. Alla sua materna protezione affidiamo questo viaggio in Australia e l'incontro dei giovani a Sydney".

In questa prima domenica di luglio, il Papa ha anche invocato "l'intercessione di Maria affinché il periodo estivo possa offrire a tutti l'occasione di un tempo di riposo e di ricarica fisica e spirituale".


Il Papa si unisce all'appello alla solidarietà in vista del vertice del G8
Dal 7 al 9 luglio in Giappone

CASTEL GANDOLFO, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI si è unito questa domenica al "pressante appello alla solidarietà" in vista del vertice annuale dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri del G8, in programma da questo lunedì in Giappone.

I rappresentanti di Stati Uniti, Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada, Giappone e Russia si riuniranno a Hokkaido-Toyako insieme ad altri leader mondiali fino al 9 luglio per discutere varie questioni, tra cui lo sviluppo e i cambiamenti climatici.

In questi giorni, ha ricordato il Pontefice dopo la recita dell'Angelus nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo , "si sono alzate numerose voci - tra cui quelle dei Presidenti delle Conferenze Episcopali delle citate Nazioni - per chiedere che si realizzino gli impegni assunti nei precedenti appuntamenti del G8 e si adottino coraggiosamente tutte le misure necessarie per vincere i flagelli della povertà estrema, della fame, delle malattie, dell'analfabetismo, che colpiscono ancora tanta parte dell'umanità".

Gli episcopati dei Paesi del G8 hanno infatti indirizzato una lettera ai governanti di questi Stati chiedendo loro di mantenere la promessa fatta nel 2005 di destinare, ogni anno fino al 2010, 50.000 milioni di dollari per gli aiuti allo sviluppo.

"Mi unisco anch'io a questo pressante appello alla solidarietà!", ha esclamato.

Il Papa si è quindi rivolto ai partecipanti al vertice chiedendo che "al centro delle loro deliberazioni mettano i bisogni delle popolazioni più deboli e più povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a causa delle speculazioni e delle turbolenze finanziarie e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell'energia".

"Auspico che generosità e lungimiranza aiutino a prendere decisioni atte a rilanciare un equo processo di sviluppo integrale, a salvaguardia della dignità umana", ha aggiunto.

Anche il Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, presidente di Caritas Internationalis, si è unito all'appello alla solidarietà, affermando che il G8 deve adottare misure urgenti per poter raggiungere uno dei principali Obiettivi di Sviluppo del Millennio, la drastica riduzione della povertà entro il 2015, ed esortando i leader a "mantenere e promesse fatte in passato circa la quantità e la qualità degli aiuti".


Indulgenza plenaria ai partecipanti alla GMG "in spirito di pellegrinaggio"
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Coloro che parteciperanno "in spirito di pellegrinaggio" alla XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Sydney (Australia) dal 15 al 20 luglio prossimi, otterranno l'Indulgenza plenaria.

Lo rivela un Decreto della Penitenzieria Apostolica diffuso questo sabato dalla Sala Stampa della Santa Sede, aggiungendo che potranno ottenere l'Indulgenza parziale "tutti quelli che, ovunque si trovino, pregheranno per i fini spirituali di questo incontro e per il suo felice esito".

Il testo, datato 28 giugno e firmato dal Cardinale James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore, e dal Vescovo Gianfranco Girotti, O. F. M. Conv., Reggente, ricorda che "l'incontro dei giovani tenutosi nell'anno 2005 a Colonia offrì alla Penitenzieria Apostolica un'opportuna occasione per spalancare ai giovani, con l'autorità del Sommo Pontefice, i tesori spirituali della Chiesa, al fine di raccogliere insigni frutti di santificazione".

La GMG08 avrà come tema la frase degli Atti degli Apostoli (1, Cool "Riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni".

"I giovani, riuniti intorno al Vicario di Cristo, parteciperanno alle sacre funzioni e anzitutto si corroboreranno con i sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia - ricorda il Decreto -. Nei sacramenti ricevuti con cuore sincero e umile, essi arderanno dal desiderio di rafforzarsi nello Spirito Paraclito, e, confermati dal Crisma della salvezza, testimonieranno apertamente davanti agli altri la Fede fino agli estremi confini della terra".

"Voglia Iddio che la presenza stessa del Sommo Pontefice tra i giovani radunati a Sydney esprima e propizi tutto ciò", si auspica.

I firmatari del Decreto ricordano che durante l'udienza concessa loro da Benedetto XVI il 21 giugno il Papa "ha espressamente confermato alla Penitenzieria Apostolica la speciale facoltà di dichiarare, attraverso il presente Decreto, l'elargizione del dono delle Indulgenze".

"Si concede l'Indulgenza plenaria ai fedeli che devotamente parteciperanno a qualche sacra funzione o pio esercizio da svolgersi durante la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, nonché alla sua solenne conclusione, purché, confessati e veramente pentiti, ricevano la Santa Comunione e piamente preghino secondo le intenzioni di Sua Santità".

L'Indulgenza parziale viene invece concessa "ai fedeli, ovunque si trovino durante il predetto incontro, se, almeno con animo contrito, eleveranno le loro preghiere a Dio Spirito Santo, affinché spinga i giovani alla carità e dia loro la forza di annunziare con la propria vita il Vangelo".

"Affinché poi i fedeli possano più facilmente farsi partecipi di questi celesti doni, i sacerdoti, legittimamente approvati per l'ascolto delle confessioni sacramentali, con animo pronto e generoso si prestino a ricevere e propongano ai fedeli pubbliche preghiere, per il buon esito della stessa Giornata Mondiale della Gioventù", aggiunge il testo.


L'Anno Paolino, opportunità ecumenica, spiega il portavoce vaticano
Analisi di padre Federico Lombardi, S.I.

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il portavoce vaticano ritiene che l'Anno Paolino (28 giugno 2008-29 giugno 2009) rappresenti un'opportunità per progredire nell'unità dei cristiani.

E' la conclusione a cui padre Federico Lombardi, S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, è giunto nell'ultimo editoriale di "Octava Dies", settimanale del Centro Televisivo Vaticano di cui è direttore.

"La solenne apertura dell'Anno Paolino a San Paolo, la celebrazione della solennità dei Santi Pietro e Paolo nella basilica di San Pietro, con la partecipazione di diversi rappresentanti di Chiese e comunità cristiane e in particolare del Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, sono state un nuovo momento intenso di incontro ecumenico", afferma.

"Ed è effettivamente nell'annuncio del Vangelo e nella celebrazione liturgica che si può misurare meglio la temperatura dell'ecumenismo fra i cristiani, perché lì si ha il contatto con l'origine comune e solo da lì può ripartire il cammino dell'unità. Anche il Patriarca Ecumenico ha proclamato il 2008 'Anno dell'apostolo Paolo'", ha aggiunto.

Secondo padre Lombardi, "San Paolo, autore degli scritti più antichi e più ampi del Nuovo Testamento, appassionato e conquistato da Cristo, missionario di orizzonti universali, ci ha insegnato a vedere concretamente la Chiesa come il corpo di Cristo".

Lo esprime con una domanda dell'apostolo: "Come avete potuto lacerare il mio Corpo?".

"E' la domanda che il Papa si è riproposto e ci ha riproposto nei giorni scorsi meditando sulla divisione fra i cristiani", osserva.

"Nella grande celebrazione eucaristica, il Papa e il Patriarca sono stati insieme presso l'altare per la liturgia della parola, l'omelia e la professione di fede, come pure per l'abbraccio di pace e la benedizione finale; ma non hanno potuto essere insieme nella liturgia eucaristica".

"Perciò continua ad essere necessaria l'ardente preghiera - conclude -: 'Riportaci insieme, Signore, da tutte le divisioni. C' un solo pane, perciò noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo'. A quando la comunione più piena? Dipende anche dalla nostra preghiera, dalla nostra carità e dalla nostra fede".


Il CdA della Fondazione Populorum Progressio in riunione in Messico
A Guadalajara dal 9 al 12 luglio

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Si svolgerà a Guadalajara (Messico) dal 9 al 12 luglio prossimi la riunione annuale del Consiglio d'Amministrazione della Fondazione Populorum Progressio, con l'obiettivo di deliberare sul finanziamento dei progetti in favore delle comunità indigene, meticce e afroamericane contadine dell'America Latina e del Caribe.

Lo rende noto un comunicato diffuso questo sabato dalla Sala Stampa della Santa Sede, che ricorda come quest'anno siano stati presentati 230 progetti in 17 Paesi, che saranno oggetto di "studio approfondito" da parte del Consiglio.

I settori interessati sono vari: "produttivo (strumenti agricoli, produzione e commercializzazione dei beni), sanitario, la formazione professionale, la realizzazione di centri comunitari, l'educazione scolastica, la costruzione di case agricole, la formazione umana integrale".

Il Paese che ha presentato il più alto numero di progetti è la Colombia (44), seguita da Brasile (40), Perù (30), Ecuador (21), Haiti (13), Costa Rica (12), Messico, Bolivia, El Salvador e Cile (11), Argentina (6), Guatemala e Nicaragua (5), Paraguay (4), Panama (3), Repubblica Dominicana (2), Cuba (1).

La Fondazione Populorum Progressio è stata istituita da Papa Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1992, in occasione del V Centenario dell'inizio dell'evangelizzazione dell'America Latina, rilanciando le intenzioni di Papa Paolo VI, che all'indomani della Conferenza di Puebla (Messico) volle costituire il Fondo omonimo che ha poi dato corpo alla Fondazione, affidata al Pontificio Consiglio Cor Unum. Presidente di quest'ultimo e della Fondazione è il Cardinale Paul Josef Cordes.

Nel giugno 2007, Benedetto XVI ha incontrato il Consiglio d'Amministrazione della Fondazione, dando nuovo impulso alle attività dell'organismo.

"La Fondazione è frutto della grande sensibilità che Giovanni Paolo II dimostrava per gli uomini e le donne che soffrono di più nella nostra società", ha ricordato in quell'occasione.

"Questo lavoro, intrapreso quindici anni fa, deve continuare a seguire i principi che hanno distinto il suo impegno a favore della dignità di ogni essere umano e della lotta contro la povertà".

Il Papa ha anche sottolineato "l'esemplarietà del metodo di lavoro della Fondazione, modello per ogni struttura di aiuto", che riesce a ridurre al minimo le spese burocratiche grazie a una presenza capillare della Chiesa cattolica in America Latina.

Momenti salienti della riunione saranno le tre celebrazioni eucaristiche che scandiranno le giornate di lavoro e "offriranno anche l'opportunità per un più diretto incontro con la popolazione locale".

Alla riunione sarà presente anche una Delegazione del Comitato della Conferenza Episcopale Italiana per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo, che è il principale sostenitore della Fondazione.


Notizie dal mondo

Il mondo anglicano discute sull'ordinazione episcopale di donne e omosessuali
In vista della prossima Conferenza di Lambeth

CITTA' DEL VATICANO, domenica. 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- In vista della prossima Conferenza dei Vescovi anglicani a Lambeth, che si svolge ogni dieci anni su iniziativa dell'Arcivescovo di Canterbury, la Comunione anglicana continua a discutere sulla possibilità dell'ordinazione episcopale per donne e omosessuali.

Nel Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra in svolgimento dal 4 all'8 luglio, uno dei temi affrontati dai 467 Vescovi, preti e laici riuniti è quello relativo all'ordinazione di donne-Vescovo.

Monsignor Donald Bolen, assistente per la sezione occidentale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, ha commentato all'agenzia Sir che "un numero considerevole di sacerdoti e parrocchie della Chiesa d'Inghilterra ha dichiarato di non avere intenzione di accettare l'autorità di una donna-Vescovo", ricorda "L'Osservatore Romano".

"Anche queste divisioni interne, in aggiunta alle posizioni a favore di un cambiamento nella visione del matrimonio e della sessualità umana e alla tendenza in un sempre maggior numero di province anglicane a favore dell'ordinazione delle donne al sacerdozio e alla carica vescovile, creano gravi difficoltà alla Chiesa cattolica nelle sue relazioni con la Comunione anglicana", ha aggiunto.

Secondo monsignor Bolen, le tensioni nate negli ultimi anni nella Comunione anglicana per l'opposizione di alcune province all'ordinazione episcopale di donne e omosessuali "sono collegate anche a questioni ecclesiologiche, in quanto i Vescovi della Comunione anglicana non sono più in piena unione tra loro e si mettono in gioco gli strumenti di unità all'interno dell'anglicanesimo".

Il primate anglicano di Città del Capo (Sudafrica), Thabo Makgoba, ha suggerito all'Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams di utilizzare nella discussione dei temi nel corso della Conferenza di Lambeth il metodo di condivisione nell'ambito di un dibattito indirizzato verso certi traguardi.

Alla Conferenza parteciperanno circa 650 Vescovi anglicani. "La Chiesa cattolica - ha spiegato monsignor Bolen - invierà degli osservatori alla Conferenza di Lambeth ed esprime l'auspicio che le tensioni possano presto risolversi e la dottrina anglicana si rafforzi nella fede apostolica che condividiamo".

Il portavoce ufficiale della prossima Conferenza di Lambeth Phillip Aspinall, Arcivescovo anglicano di Brisbane e primate della provincia d'Australia, ha affermato che "l'anglicanesimo ha molto da dire su tanti temi tra cui le sfide che vengono dalla povertà, dall'insicurezza, dalla perdita della fede e dalla crescita del relativismo. La Conferenza di Lambeth sarà un momento di ascolto ma anche di proposte".

La Conferenza che inizierà il 20 luglio è il quattordicesimo incontro riservato ai Vescovi anglicani su iniziativa dell'Arcivescovo di Canterbury. Il primo è stato convocato dall'Arcivescovo Charles Longley 1867.

L'iniziativa fu promossa per avere un momento di confronto tra le varie componenti della Comunione anglicana, anche per il rafforzarsi delle comunità anglicane non di lingua inglese e non di razza bianca.

Gli aspetti trattati nel corso della Conferenza saranno fondamentalmente due: il rafforzamento di un'identità condivisa tra i Vescovi anglicani nel mondo e un maggiore aiuto a questi pastori nell'assumere l'iniziativa su una serie di temi relativi alla missione e al ruolo degli anglicani nel contesto attuale.


Il metropolita Vladimir chiede il "ripristino dell'unità ecclesiastica in Ucraina"
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il "ripristino dell'unità ecclesiastica in Ucraina" è l'obiettivo auspicato dal metropolita di Kiev e di tutta l'Ucraina Vladimir nella relazione che ha presentato al recente Consiglio dei Vescovi della Chiesa ortodossa del Paese.

"Le divisioni ecclesiastiche degli ultimi venti anni hanno indebolito la nostra Chiesa e ostacolano la sua missione nella società, facilitando il diffondersi di diverse sette", ha affermato il metropolita secondo quanto riporta "L'Osservatore Romano".

"Ogni anno che passa - ha lamentato -, il muro che divide gli ortodossi nel nostro Paese diventa sempre più alto, e la società potrebbe presto vedere come norma la presenza di diverse Chiese ortodosse in Ucraina".

Dopo il crollo del regime sovietico e l'indipendenza dell'Ucraina, la Chiesa ortodossa locale ha affrontato un grave scisma, e l'Ucraina occidentale è diventata una delle sedi del movimento per l'autocefalia.

In particolare, i nazionalisti criticano i rapporti della Chiesa ortodossa ucraina con il Patriarcato di Mosca, affermando che ostacolano l'indipendenza del Paese.

Di fronte a questa situazione, il metropolita ha esortato a non dimenticare "i nostri fratelli e le nostre sorelle da quella parte di muro".

La Chiesa ortodossa ucraina, ha ricordato, ha circa 11.000 parrocchie, mentre quelle che rimangono fuori dalla con l'ortodossia mondiale sono circa quattromila.

Ciò dimostra che "milioni di cristiani ortodossi in Ucraina sono fuori dalla comunione ecclesiastica - ha constatato -. Sono privati della grazia dei santi sacramenti e la loro salvezza eterna è pregiudicata. Pertanto noi, come pastori responsabili, dobbiamo prendere delle misure decisive per superare lo scisma".

Secondo il metropolita, ricorda "L'Osservatore Romano", è necessario tener conto di tutte le cause dello scisma, "come la politicizzazione della vita della Chiesa, l'ideologia nazionalista su base etnica che è riuscita a penetrare in essa, l'orgoglio umano e la polarizzazione culturale della società ucraina".

La Chiesa ortodossa ucraina, ha constatato, "cerca di prendere le distanze da ogni piattaforma politica e ideologica" e "non si assume la responsabilità di determinare una qualsiasi scelta sociale dell'Ucraina".

Nel dicembre scorso, il Consiglio dei Vescovi della Chiesa ortodossa ucraina ha denunciato i tentativi di trasformare la vita della Chiesa in una questione politica e "ha sottolineato alle forze di idee estremiste in seno alla nostra Chiesa che la loro attività è dannosa per gli interessi della Chiesa e ostacola gli sforzi volti a superare lo scisma ecclesiastico", ha osservato Vladimir.

Allo stesso modo, ha auspicato che i rappresentanti dell'"autoproclamato" Patriarcato di Kiev, la cui ideologia si fonda sull'"ortodossia politica", facciano altrettanto.

"Ho portato l'attenzione sul ripristino dell'unità ecclesiastica in Ucraina, poiché l'unità della Chiesa è il tema dell'attuale Consiglio dei Vescovi", ha affermato.

"Spero che la pienezza della Chiesa ortodossa russa rappresentata qui dai suoi Vescovi valuti adeguatamente questo problema difficile e urgente e che le sue deliberazioni siano incluse negli atti del Concilio", ha concluso.


Analisi

L'illusione della convivenza
Uno studio rivela gli aspetti negativi delle unioni di fatto

di padre John Flynn, L.C.

ROMA, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Andare a vivere insieme prima di sposarsi è una pratica molto diffusa in vari Paesi. Secondo molte persone, la convivenza consente ai futuri sposi di conoscersi meglio.

Sono tuttavia molti gli elementi che dimostrano come la convivenza costituisca più un ostacolo che un vantaggio, in vista del matrimonio.

Michael e Harriet McManus hanno di recente pubblicato un libro dal titolo "Living Together: Myths, Risks and Answers" (ed. Howard Books), che documenta la loro ricerca su questo argomento.

Gli autori, fondatori dell'organizzazione Marriage Savers, avvertono che le coppie che convivono prima del matrimonio hanno molta più probabilità di divorziare in seguito. Esiste una grande differenza, affermano, tra un vincolo definitivo come il matrimonio e la mera convivenza in un rapporto condizionato.

In genere, secondo gli autori, nella convivenza i partner sono concentrati soprattutto sull'ottenere soddisfazione dall'altro. Per contro, nel matrimonio i coniugi tendono a focalizzare più sul dare soddisfazione all'altro.

Uno dei problemi principali della convivenza, spiega il libro, è che i partner spesso vanno a vivere insieme per ragioni molto diverse. Mentre per le donne la convivenza è considerata spesso come una testa di ponte per il matrimonio, per gli uomini rappresenta più un motivo di convenienza che di impegno.

Disequilibrio

Gli autori riportano quindi gli esiti di alcuni studi da cui risulta che, generalmente, nella convivenza non vi è una divisione equa delle spese e degli oneri. Le donne, infatti, tendono a contribuire di più degli uomini, sia in termini di denaro che di lavoro domestico.

Numerosi studi recenti dimostrano inoltre che, tra le coppie conviventi, le aggressioni fisiche - tra cui anche le violenze gravi e gli omicidi - sono molto più frequenti rispetto alle coppie sposate.

Un'altra preoccupazione riguarda il benessere dei bambini. Michael e Harriet McManus sottolineano che il 41% delle coppie conviventi negli Stati Uniti, nel 2003, aveva figli di età minore a 18 anni.

I figli di coppie conviventi si trovano in condizioni di evidente svantaggio rispetto a quelli delle coppie sposate, mostrando più alti tassi di delinquenza, ridotte prestazioni scolastiche e maggiore sofferenza psicologica derivante dall'instabilità familiare.

Ulteriori dettagli sugli elementi negativi della convivenza sono contenuti in un rapporto pubblicato a giugno dal National Marriage Project presso la Rutgers University, dal titolo "Cohabitation, Marriage and child Wellbeing: A Cross-National Perspective". L'autore, David Popenoe, un esperto di matrimonio e famiglia, sostiene che "nessun cambiamento familiare si è verificato negli ultimi tempi in modo più dirompente e rapido come quello della convivenza eterosessuale extramatrimoniale".

Popenoe riporta dati secondo cui, negli Stati Uniti, nel 2002 più del 50% delle donne tra i 19 e i 44 anni aveva convissuto per un periodo della propria vita. Mentre i tassi di convivenza sono saliti alle stelle, quelli matrimoniali sono diminuiti altrettanto fortemente, aggiunge.

Preoccupazioni sociali

"La sostituzione del matrimonio con la convivenza va considera con grande preoccupazione per la società", avverte Popenoe. La ricerca dimostra ampiamente che le coppie sposate, normalmente, sono più felici, godono di più salute e di maggiori disponibilità economiche.

Dalla ricerca risulta una significativa riduzione di questi benefici nelle coppie conviventi non sposate.

Popenoe concorda con quanto sostenuto dai McManus sugli svantaggi che derivano ai bambini dalla convivenza. Considerando che le coppie conviventi hanno una maggiore propensione alla separazione rispetto a quelle sposate, i bambini sono destinati a subire maggiore stress e turbamento. Ulteriori svantaggi per i bambini riguardano i più elevati tassi di abusi sui minori e di violenza domestica.

La situazione negativa dei bambini, osserva Popenoe, riguarda anche la forte tendenza degli ultimi anni a crescere i figli in famiglie composte da genitori non più sposati, ma single, soprattutto donne. In alcuni Paesi sono ormai maggiori le probabilità per un figlio di trascorrere qualche periodo della sua infanzia con uno solo dei suoi genitori anziché sempre con entrambi.

Questa tendenza è dovuta sia all'aumento delle nascite extramatrimoniali che alle separazioni dopo la nascita, e in questo la convivenza gioca un ruolo importante, visti gli alti tassi di procreazione al di fuori del matrimonio e le elevate percentuali di separazioni nelle coppie non sposate con figli (più del doppio rispetto alle coppie sposate).

Popenoe lega i più elevati tassi di separazione alla mancanza di impegno delle coppie conviventi. La stessa argomentazione è sostenuta nel libro dei McManus. Le persone che convivono, afferma, "tendono ad avere un più debole senso di identità di coppia, a essere meno propensi a sacrificarsi l'uno per l'altro e ad avere minore desiderio di un rapporto a lungo termine".

L'autore riporta uno studio svolto negli Stati Uniti secondo cui le coppie conviventi si separano 5 volte più spesso rispetto alle coppie sposate.

In Europa

Popenoe affronta anche la situazione in Europa, dove la convivenza è persino più diffusa che negli Stati Uniti. Nell'Europa settentrionale e centrale, compreso il Regno Unito, più del 90% delle coppie convive prima del matrimonio.

In generale, constata, quasi tutti questi Paesi, a cui se ne aggiungono altri come l'Australia e la Nuova Zelanda, si stanno avvicinando ai livelli di convivenza della Scandinavia.

Come reazione a questi cambiamenti, molti Governi hanno introdotto legislazioni volte a riconoscere le unioni di fatto, con una serie di benefici legali per le coppie che registrano la propria convivenza.

Non è tuttavia chiaro, osserva lo studioso, se sia la normativa a seguire questi cambiamenti sociali o se essa abbia di fatto incoraggiato l'aumento della convivenza. Secondo Popenoe, è probabile che dare riconoscimento giuridico alla convivenza possa indebolire lo status del matrimonio.

"Non v'è dubbio che la diffusione della convivenza extramatrimoniale nei Paesi moderni abbia gravemente indebolito l'istituto del matrimonio e fortemente contribuito ad aumentare il numero delle nascite al di fuori del matrimonio e delle famiglie con un solo genitore", conclude al termine della sua analisi.

Dal punto di vista della società e dei bambini, la convivenza è di scarso beneficio, sostiene. Persino in alcuni Paesi in cui i sistemi assistenziali sono ben finanziati a sostegno dei più piccoli esiste ancora un sostanziale svantaggio rispetto a quelli che crescono in famiglie integre.

Un impegno per la vita

Nella sua recente visita negli Stati Uniti, Benedetto XVI ha affrontato anche il tema del matrimonio e della famiglia. Durante la celebrazione dei vespri con i Vescovi, il 16 aprile scorso, ha manifestato la "profonda preoccupazione" per la situazione della famiglia all'interno della società.

Il Pontefice ha osservato che la famiglia non è solo la situazione in cui si vive l'esperienza della giustizia e dell'amore, ma anche il luogo primario dell'evangelizzazione e della trasmissione della fede.

Tuttavia, ha osservato, oltre a un aumento dei tassi di divorzio molti giovani uomini e donne scelgono di ritardare il matrimonio o di ignorarlo del tutto.

"Per alcuni giovani cattolici il vincolo sacramentale del matrimonio appare scarsamente distinguibile da un legame civile, o è percepito addirittura come un semplice accordo per vivere con un'altra persona in modo informale e senza stabilità", ha osservato il Santo Padre.

Nelle convivenze, "il reciproco donarsi degli sposi al modo di Cristo, mediante il sigillo di una pubblica promessa di vivere le esigenze di un impegno indissolubile per l'intera esistenza, è semplicemente assente", ha aggiunto.

"In tali circostanze viene negato ai figli l'ambiente sicuro di cui hanno bisogno per crescere come esseri umani, e vengono pure negati alla società quegli stabili pilastri che sono necessari, se si vuole mantenere la coesione e il centro morale della comunità", ha concluso Benedetto XVI. Una situazione che molti Paesi nel mondo si trovano a dover affrontare.


Bioetica

La 194, una legge frutto della paura (I)
ROMA, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica la prima parte dell'intervento di Carlo Casini, già magistrato di Cassazione e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. Casini è inoltre Presidente del Movimento per la Vita italiano, membro della Pontificia Accademia per la Vita e docente presso l'Ateneo Pontificio "Regina Apostolorum" di Roma.

* * *

La legge 194 nacque davvero in un contesto particolare, che, con parole un po' forti, può definirsi di menzogna, di ricatto e di paura. Più di un terzo della popolazione italiana è nato dopo il 1978; per gli altri il tempo ha spento la memoria. Perciò sembra giusto ricordare i fatti più rilevanti che accompagnarono l'iter legislativo della legge 194. Essi sono: la scoperta a Firenze, nel gennaio 1975, di una clinica clandestina di aborti promossa dal partito radicale; la sentenza della Corte Costituzionale n. 27 del 18 febbraio 1975; gli eventi di Seveso dell'estate 1976; il referendum proposto dai radicali contro le disposizioni del codice penale che vietavano l'aborto;  il voto del Senato che il 7 giugno 1977 dichiarò l'incostituzionalità del progetto che l'anno successivo è divenuto la legge 194; l'assassinio di Aldo Moro (9 maggio 1978); la lunga campagna mediatica violenta e bugiarda in favore della legge.

La "clinica degli aborti" (9 gennaio 1975)

Che non si trattasse di un qualsiasi aborto clandestino risultò subito evidente dalla targa all'ingresso della bella villa nelle vicinanze del Viale dei Colli, a Firenze: "Partito Radicale". Inoltre all'interno non vi erano soltanto una o due donne incinte, ma una quarantina di giovani provenienti da tutta Italia, convogliate e accompagnate da esponenti del partito radicale, 16 letti, un medico già più volte condannato per aborto clandestino, un rappresentante di medicinali che eseguiva anche lui gli interventi. Si trattava evidentemente di una vera e propria organizzazione. In effetti dalle indagini risultò che per tre volte la settimana, a giorni alterni, dalle 14 alle 17, vi venivano eseguiti a catena una quarantina di aborti al giorno, con un record di 80, come, confessando, dichiarò il medico.

L'aspetto più delicato fu che gli esponenti radicali coinvolti, poi divenuti parlamentari, sfruttando l'evento con la loro consumata abilità mediatica, riuscirono a far passare quella attività come un coraggioso "aiuto alle donne" offerto ad un prezzo politico (150.000 lire per ogni aborto), nonostante che gli atti giudiziari parlassero poi in qualche caso anche di conseguenze assai gravi per la salute di qualche donna, di corposi versamenti bancari effettuati in breve tempo, di documenti personali di donne trattenuti nello studio del medico a garanzia dei pagamenti che esse non avevano effettuato.

Purtroppo, lo sfruttamento di vicende giudiziarie per assumere la veste di difensori delle vittime e di vittime del potere essi stessi, è una tecnica dei radicali in tutto il mondo. Negli Stati Uniti la liberalizzazione dell'aborto è stata ottenuta attraverso la sentenza della Corte Suprema del 22 gennaio 1973, al termine di un processo intentato contro le leggi vigenti da Jane Roe (pseudonimo di Norma Mc. Corvey) dichiaratasi vittima di violenza carnale. Il vittimismo è molto capace di commuovere il sentire pubblico, anche quando si fonda su falsi: recentemente Norma Mc. Corvey ha rivelato di aver mentito sulla violenza sessuale, spinta a ciò dalle lobby abortiste. «Una delle confessioni che devo fare - sono parole della Mc Corvey riportate dal quotidiano "Il Giornale" del 17 gennaio 2005 - è che nel 1973 ho mentito, dichiarando di essere rimasta incinta dopo essere stata violentata da una banda. Sarah Weddington ci basò buona parte della mozione, sapendo che gli americani sarebbero certo stati a favore dell'interruzione di gravidanza per una donna stuprata. Ma non era vero. Avevo mentito. La legge che ha ucciso milioni di vite era nata da una bugia».

In Francia, nel 1972, il processo svoltosi a Bobigny riguardante ancora una volta, l'aborto di una minorenne (Marie-Claire Chevalier di 17 anni) asseritamente vittima di violenza, ha costituito una forte spinta verso la legge Veil del 1975.

In Italia un processo originato dagli aborti clandestini organizzati sistematicamente probabilmente non era stato previsto dai radicali come mezzo di pressione sul Parlamento, ma è stato egualmente sfruttato, approfittando della situazione politica e culturale particolarmente intricata. In particolare la minaccia di un referendum per rimuovere i limiti di legge riguardo all'aborto, nel contesto della c.d. solidarietà nazionale e in presenza di un terrorismo crescente spingeva ad evitare lacerazioni popolari immediatamente dopo la prova referendaria sul divorzio dell'anno precedente (12 maggio 1974).

La sentenza n. 27/75 della Corte Costituzionale (18 febbraio 1975)

Forse parve saggezza dare un colpo al cerchio e uno alla botte. In effetti, soltanto dopo un mese dalla scoperta della "clinica degli aborti" con l'inevitabile arresto degli esponenti radicali organizzatori di quella sistematica violazione della legalità, la Corte Costituzionale intervenne con una decisione che, probabilmente, intendeva chiudere il dibattito. Essa annullò parzialmente il generale divieto penale di aborto, allargando lo spazio dello "stato di necessità", già previsto in via generale come causa di giustificazione per ogni reato. Nonostante l'apertura la conclusione era piuttosto rigorosa: "la liceità dell'aborto deve essere ancorata ad un previo accertamento medico circa la realtà e la gravità di un pericolo non altrimenti evitabile per la salute della donna".

La necessità dell'accertamento medico (il rifiuto, quindi della libera scelta della donna), l'inevitabilità del danno (l'aborto, quindi, come rimedio estremo e non come scelta), l'omesso riferimento alla salute psichica (che nell'interpretazione della legge 194 coincide con la mancanza di resistenze psicologiche alla gravidanza) avrebbero dovuto costituire barriere invalicabili e relegare l'aborto legale a casi rari e davvero seri. Ma per allargare lo stato di necessità bisognava stabilire che sulla bilancia dei beni in comparazione la salute della madre pesasse di più della vita del figlio. Per questo la Corte, pur collegando il diritto del concepito ai diritti dell'uomo, introduceva la indimostrata distinzione tra "persona" (la madre) e "chi persona deve ancora diventare" (il figlio). Ognuno può constatare come la legge 194, facendo leva su questa distinzione, ha travolto tutti i limiti fissati a livello costituzionale.

Seveso (10 luglio 1976)

Il 10 luglio 1976 a Seveso, cittadina della Brianza, un grave danno alla azienda Icmesa diffuse nell'atmosfera e sui terreni della zona una sostanza ritenuta velenosa: la diossina.

Immediatamente i radicali sostennero che l'inquinamento avrebbe provocato danni ai feti della donne incinte e, con le loro metodiche rumorose, pretesero che la precedente decisione della Corte Costituzionale venisse attuata per la prima volta sottoponendo ad interruzione di gravidanza le donne che l'avessero richiesta. Il caso suscitò polemiche pubbliche durissime, anche per la resistenza delle donne brianzole, pur sottoposte a pressioni di ogni genere con il conseguente immaginabile stress. Sta di fatto che il Governo italiano, in particolare attraverso i Ministri della Sanità e della Giustizia dell'epoca, "autorizzò (cosa singolarissima perché non si vede quale potere di interpretazione autentica possa essere attribuita al Governo) gli aborti. Le trentatré interruzioni di gravidanza furono eseguite presso la clinica Mangiagalli di Milano.

Il fatto merita di essere ricordato perché dimostra il clima rovente di quegli anni e le menzogne che hanno accompagnato l'iter legislativo della legge 194. Infatti i trentatré corpicini dei feti abortiti furono inviati in Germania, a Lubecca, per gli opportuni controlli. La risposta ufficiale giunse nel marzo 1977: nessuno recava segni di possibili malformazioni. Questo dato è riportato anche negli atti di una inchiesta parlamentare sui fatti di Seveso. Va aggiunto che nessuna delle numerose donne che non cedettero al terrorismo abortista ha avuto figli malformati: una ventina di queste ragazze e ragazzi, ormai divenuti ventenni, sono stati presentati dal Movimento per la Vita a Giovanni Paolo II in una speciale udienza del maggio 1998, in occasione del ventennale della legge 194.

Vale la pena riportare quanto detto dal Prof. Giambattista Candiani in un partecipatissimo convegno del 1988 ("La vita domani"). Il Prof. Candiani primario ostetrico della Clinica Mangiagalli all'epoca dei fatti, aveva eseguito ed organizzato gli aborti delle donne di Seveso. Con visibile notevole commozione, dopo aver ricordato quell'episodio come il più triste della sua vita, il più in contraddizione con la sua professione, egli disse: "Di fronte a Seveso, dopo una penosa e lunga meditazione, mi sono assunto la responsabilità di aderire alle richieste di interruzione della gravidanza per 33 donne condizionate all'epoca da pittoreschi personaggi che incitavano all'aborto con sinistri avvertimenti. E come è noto, alla verifica, nessun prodotto del concepimento volontariamente abortito risultò colpito dai presunti effetti teratogeni della diossina".

Per chiunque volesse approfondire il tema si consiglia la lettura del libro di Carlo Casini: "A trent'anni dalla Legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza" (edizione Cantagalli, 158 pagine, 7,50 Euro).

[Continua domenica 13 luglio]


Angelus

Il Papa invita la Chiesa a "sentirsi partecipe" della GMG di Sydney
Recita dell'Angelus dal Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo

CASTEL GANDOLFO, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito le parole pronunciate questa domenica da Benedetto XVI affacciandosi al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per la recita dell'Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.


* * *

Cari fratelli e sorelle,

vorrei innanzitutto rivolgere un affettuoso e grato saluto alle autorità e all'intera comunità civile ed ecclesiale di Castel Gandolfo, che mi riservano sempre, durante il mio soggiorno, una cordiale e premurosa accoglienza. Il mio pensiero va poi già all'Australia dove, a Dio piacendo, mi recherò sabato prossimo, 12 luglio. A Sydney, infatti, nel sud-est di quel Paese avrà luogo la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù. Nei mesi scorsi la "Croce dei giovani" ha attraversato tutta l'Oceania, e a Sydney ancora una volta sarà testimone silenziosa del patto di alleanza tra il Signore Gesù Cristo e le nuove generazioni. Il 15 luglio è prevista la festa di accoglienza dei giovani, sabato 19 ci sarà la grande veglia e domenica 20 la Celebrazione eucaristica, momento culminante e conclusivo dell'evento. La Conferenza Episcopale Australiana ha predisposto con cura ogni cosa, validamente sostenuta dalla collaborazione delle autorità civili. I primi gruppi di ragazzi e ragazze stanno ormai partendo dagli altri continenti diretti in Australia. Invito tutta la Chiesa a sentirsi partecipe di questa nuova tappa del grande pellegrinaggio giovanile attraverso il mondo, iniziato nel 1985 dal Servo di Dio Giovanni Paolo II.

La prossima Giornata Mondiale della Gioventù si preannuncia come una rinnovata Pentecoste: in effetti, già da un anno le comunità cristiane si preparano seguendo la traccia che ho indicato nel Messaggio sul tema "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni" (At 1,8). E' la promessa che Gesù fece ai suoi discepoli dopo la risurrezione, e che rimane sempre valida e attuale nella Chiesa: lo Spirito Santo, atteso e accolto nella preghiera, infonde nei credenti la capacità di essere testimoni di Gesù e del suo Vangelo. Soffiando nella vela della Chiesa, lo Spirito divino la spinge a "prendere il largo" sempre di nuovo, di generazione in generazione, per recare a tutti la buona notizia dell'amore di Dio, pienamente rivelato in Cristo Gesù, morto e risorto per noi. Sono certo che da ogni angolo della terra i cattolici si uniranno a me e ai giovani raccolti, come in un Cenacolo, a Sydney invocando intensamente lo Spirito Santo, affinché inondi i cuori di luce interiore, di amore per Dio e per i fratelli, di coraggiosa iniziativa nell'introdurre l'eterno messaggio di Gesù nella varietà delle lingue e delle culture.

Insieme con la Croce, accompagna le Giornate Mondiali della Gioventù l'icona della Vergine Maria. Alla sua materna protezione affidiamo questo viaggio in Australia e l'incontro dei giovani a Sydney. Inoltre, in questa prima domenica di luglio, desidero invocare l'intercessione di Maria affinché il periodo estivo possa offrire a tutti l'occasione di un tempo di riposo e di ricarica fisica e spirituale.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Domani, 7 luglio, i Capi di Stato e di governo dei Paesi membri del G8, insieme ad altri leaders del mondo, si riuniranno in Giappone per il loro vertice annuale. In questi giorni, si sono alzate numerose voci - tra cui quelle dei Presidenti delle Conferenze Episcopali delle citate Nazioni - per chiedere che si realizzino gli impegni assunti nei precedenti appuntamenti del G8 e si adottino coraggiosamente tutte le misure necessarie per vincere i flagelli della povertà estrema, della fame, delle malattie, dell'analfabetismo, che colpiscono ancora tanta parte dell'umanità. Mi unisco anch'io a questo pressante appello alla solidarietà! Mi rivolgo quindi ai partecipanti all'incontro di Hokkaido-Toyako, affinché al centro delle loro deliberazioni mettano i bisogni delle popolazioni più deboli e più povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a causa delle speculazioni e delle turbolenze finanziarie e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell'energia. Auspico che generosità e lungimiranza aiutino a prendere decisioni atte a rilanciare un equo processo di sviluppo integrale, a salvaguardia della dignità umana.

Saluto con affetto i bambini e i loro accompagnatori, che partecipano al "Festival Internazionale dei bambini Artisti 2008", organizzato dalla "Soong Ching Ling Foundation of Italy". Amore, concordia, armonia e solidarietà sono i valori che voi volete promuovere in Cina e negli altri paesi del mondo. L'arte e la cultura possono unire i popoli: i bambini rappresentano il futuro della famiglia umana e sono, perciò, chiamati a pieno titolo a costruire un mondo più bello e più umano. La vostra presenza mi permette di inviare un augurio di pace e di gioia a tutti i vostri coetanei in Cina e nel mondo.

Saluto, infine, con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il Corpo Musicale "Santi Ambrogio e Simpliciano" di Carate Brianza, il gruppo di bambini provenienti da Ferrara e i fedeli di Villa Castelli. Un pensiero rivolgo anche ai sacerdoti della Famiglia dei Discepoli e alle Suore Ancelle del Signore, presenti in Piazza San Pietro in occasione del centenario dell'ordinazione sacerdotale del loro Fondatore, il Servo di Dio Padre Giovanni Minozzi. A tutti auguro una buona domenica.

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]


Documenti

Decreto della Penitenzieria Apostolica per l'Indulgenza plenaria per la GMG
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 6 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del Decreto della Penitenzieria Apostolica con cui si comunica la concessione dell'Indulgenza plenaria a quanti parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney (Australia, dal 15 al 20 luglio) "in spirito di pellegrinaggio".


* * *

PENITENZIERIA APOSTOLICA

SYDNEY

DECRETO

Si concede l'Indulgenza plenaria ai fedeli che, in occasione della "XXIII Giornata Mondiale della Gioventù", confluiranno a Sydney in spirito di pellegrinaggio; potranno anche conseguire l'Indulgenza parziale tutti quelli che, ovunque si trovino, pregheranno per i fini spirituali di questo incontro e per il suo felice esito.

L'incontro dei giovani tenutosi nell'anno 2005 a Colonia, offrì alla Penitenzieria Apostolica un'opportuna occasione per spalancare ai giovani, con l'autorità del Sommo Pontefice, i tesori spirituali della Chiesa, al fine di raccogliere insigni frutti di santificazione.

Orbene quest'anno, dal 15 al 20 del prossimo mese di luglio, a Sydney, "nella grande terra australe dello Spirito Santo" (secondo l'espressione di Giovanni Paolo II), si celebrerà la "XXIII Giornata Mondiale della Gioventù", con il tema: "Riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni" (At 1, 8).

Infatti i giovani, riuniti intorno al Vicario di Cristo, parteciperanno alle sacre funzioni e anzitutto si corroboreranno con i sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. Nei sacramenti ricevuti con cuore sincero e umile, essi arderanno dal desiderio di rafforzarsi nello Spirito Paraclito, e, confermati dal Crisma della salvezza, testimonieranno apertamente davanti agli altri la Fede fino agli estremi confini della terra. Voglia Iddio che la presenza stessa del Sommo Pontefice tra i giovani radunati a Sydney, esprima e propizi tutto ciò.

Durante l'Udienza concessa dal Santo Padre ai sottoscritti il giorno 21 del corrente mese di giugno, l'Augusto Pontefice ha espressamente confermato alla Penitenzieria Apostolica la speciale facoltà di dichiarare, attraverso il presente Decreto, l'elargizione del dono delle Indulgenze come segue:

Si concede l'Indulgenza plenaria ai fedeli che devotamente parteciperanno a qualche sacra funzione o pio esercizio da svolgersi durante la "XXIII Giornata Mondiale della Gioventù", nonché alla sua solenne conclusione, purché, confessati e veramente pentiti, ricevano la Santa Comunione e piamente preghino secondo le intenzioni di Sua Santità.

Si concede l'Indulgenza parziale ai fedeli, ovunque si trovino durante il predetto incontro, se, almeno con animo contrito, eleveranno le loro preghiere a Dio Spirito Santo, affinché spinga i giovani alla carità e dia loro la forza di annunziare con la propria vita il Vangelo.

Affinché poi i fedeli possano più facilmente farsi partecipi di questi celesti doni, i sacerdoti, legittimamente approvati per l'ascolto delle confessioni sacramentali, con animo pronto e generoso si prestino a ricevere e propongano ai fedeli pubbliche preghiere, per il buon esito della stessa "Giornata Mondiale della Gioventù".

Il presente Decreto ha validità per questa ricorrenza. Nonostante qualunque contraria disposizione.

Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 28 giugno dell'anno dell'Incarnazione del Signore 2008, vigilia della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

JAMES FRANCIS S. R. E. Card. STAFFORD
Penitenziere Maggiore

Gianfranco Girotti, O. F. M. Conv.
Vescovo tit. di Meta, Reggente

[Traduzione dall'originale in latino diffusa dalla Santa Sede]

  





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