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Mercoledì, 9 Luglio : 2008 Il Tempo
La crisi economica picchia duro sulle famiglie italiane. E gli effetti si sono visti già lo scorso anno. Per la prima volta, infatti, dopo un quinquennio, i consumi sono diminuiti in maniera vistosa. Nel 2007, ha calcolato l'Istat, il valore nominale della spesa degli italiani è cresciuto dello 0,8%, ma questa piccola variazione positiva è stata mangiata dall'aumento dell'inflazione, pari lo scorso anno all'1,8%.
In sostanza le famiglie hanno speso più soldi ma per acquistare beni i cui prezzi hanno corso più dei salari. Dunque in termini reali gli italiani hanno messo nel loro carrello meno quantità rispetto agli anni passati. Non solo. Alla diminuzione del potere d'acquisto, il primo dal 2002, le famiglie hanno reagito anche, dove possibile, tagliando sulla qualità dei prodotti, incrementando gli acquisti negli hard discount, eliminando le spese per abbigliamento, a partire da quelle effettuate dalle donne, quelle per vacanze, per i generi di svago.
Le famiglie italiane, dicono i ricercatori dell'Istat, hanno insomma messo in atto «una strategia generalizzata di diminuzione in quantità e qualità degli acquisti e di razionalizzazione delle spese» per affrontare una situazione «che attraversa tutto il Paese».
Se pure, infatti, le disponibilità per gli acquisti variano di circa 1.300 euro tra una famiglia siciliana e una veneziana, la propensione alla riduzione degli acquisti è trasversale: interessa Nord, Centro e Sud. E se il 2007 fosse stato un anno rigido dal punto di vista climatico, sarebbe andata anche peggio: a salvare le famiglie è stata infatti la riduzione della quota di consumi destinata al riscaldamento, scesa dal 5% della spesa complessiva al 4,7%.
A risentire del calo sono stati i prodotti alimentari, che rappresentano quasi il 19% del budget familiare. Le spese sono sostanzialmente rimaste ferme (466 euro di media) confermando, a fronte dell'aumento dei prezzi, l'effetto della «strategia di risparmio». Oltre il 30% delle famiglie ha dichiarato di aver limitato l'acquisto di alimentari o scelto prodotti di qualità inferiore.
Nel Mezzogiorno la percentuale delle famiglie che dichiara di aver ridotto acquisti e qualità è vicina al 50%, raggiunge il 55% per la carne e il 59% per il pesce. Nel 2007 le spese familiari per generi non alimentari sono passate da 1.994 euro a 2.014, con un aumento delle spese per abitazione e sanità, soprattutto nelle regioni dove c'è stato l'aumento del ticket. Stabile, invece, la spesa per i trasporti.
Un capitolo a parte è il gruppo degli anziani che quando vivono da soli destinano il 46,9% della loro spesa mensile all'abitazione e alle bollette (38,4% se in coppia). Se si aggiunge l'oltre 21% riservato ai generi alimentari, si conclude che, per gli anziani, circa 2/3 della spesa va in cibo e casa. Una quota superiore al 5% è infine destinata alle spese per la salute.
Sono i giovani e le coppie con meno di 35 anni invece più spendaccioni: la loro quota per generi alimentari è inferiore alla media mentre le spese per spostamenti e comunicazioni, tra le coppie, supera anche il 20%. Anche le spese per pasti e consumazioni fuori casa, per vacanze e per servizi vari, tra i giovani e single raggiunge valori massimi.
Le famiglie italiane, dicono i ricercatori dell'Istat, hanno insomma messo in atto «una strategia generalizzata di diminuzione in quantità e qualità degli acquisti e di razionalizzazione delle spese» per affrontare una situazione «che attraversa tutto il Paese».
Se pure, infatti, le disponibilità per gli acquisti variano di circa 1.300 euro tra una famiglia siciliana e una veneziana, la propensione alla riduzione degli acquisti è trasversale: interessa Nord, Centro e Sud. E se il 2007 fosse stato un anno rigido dal punto di vista climatico, sarebbe andata anche peggio: a salvare le famiglie è stata infatti la riduzione della quota di consumi destinata al riscaldamento, scesa dal 5% della spesa complessiva al 4,7%.
A risentire del calo sono stati i prodotti alimentari, che rappresentano quasi il 19% del budget familiare. Le spese sono sostanzialmente rimaste ferme (466 euro di media) confermando, a fronte dell'aumento dei prezzi, l'effetto della «strategia di risparmio». Oltre il 30% delle famiglie ha dichiarato di aver limitato l'acquisto di alimentari o scelto prodotti di qualità inferiore.
Nel Mezzogiorno la percentuale delle famiglie che dichiara di aver ridotto acquisti e qualità è vicina al 50%, raggiunge il 55% per la carne e il 59% per il pesce. Nel 2007 le spese familiari per generi non alimentari sono passate da 1.994 euro a 2.014, con un aumento delle spese per abitazione e sanità, soprattutto nelle regioni dove c'è stato l'aumento del ticket. Stabile, invece, la spesa per i trasporti.
Un capitolo a parte è il gruppo degli anziani che quando vivono da soli destinano il 46,9% della loro spesa mensile all'abitazione e alle bollette (38,4% se in coppia). Se si aggiunge l'oltre 21% riservato ai generi alimentari, si conclude che, per gli anziani, circa 2/3 della spesa va in cibo e casa. Una quota superiore al 5% è infine destinata alle spese per la salute.
Sono i giovani e le coppie con meno di 35 anni invece più spendaccioni: la loro quota per generi alimentari è inferiore alla media mentre le spese per spostamenti e comunicazioni, tra le coppie, supera anche il 20%. Anche le spese per pasti e consumazioni fuori casa, per vacanze e per servizi vari, tra i giovani e single raggiunge valori massimi.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).












