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Lunedì, 14 Luglio : 2008
PD-PDL, SI MUOVONO LE ASSOCIAZIONI
"Non ci sono condizioni per il dialogo"
Veltroni: «Berlusconi ha detto che le riforme se le fa da solo: allora di che discutiamo?».
Cicchitto (Pdl): pronti a ripartire dal testo Violante
ROMA - «Mi piacerebbe discutere delle risposte per superare la crisi della democrazia, ma non ci sono le condizioni per farlo. Oggi Berlusconi ha detto che le riforme istituzionali se le fa da solo: allora di che discutiamo?». Lo ha detto il segretario del Pd, Walter Veltroni, al seminario sulle riforme spiegando che visto l’atteggiamento della maggioranza ma in particolare del premier Silvio Berlusconi non ci sono le condizioni per fare quelle riforme istituzionali necessarie al Paese.
Un Paese che, aggiunge Veltroni, vive una «drammatica emergenza sociale di cui vedremo gli effetti in autunno e per affrontarla ci vuole un assetto istituzionale che funziona». Per Veltroni, si tratta di un’occasione perduta perchè l’attuale Parlamento «non più coriandolizzato ha o meglio avrebbe avuto la possibilità di fare le riforme e aprire una stagione costituente». E pensare che con la parola d’ordine "Avanti tutta col tedesco" sembravano poter ripartire le prove di dialogo tra maggioranza ed opposizione sulle riforme. L’occasione è stato il confronto promosso a Roma da 14 think thank, tra cui la fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema.
Quello delle riforme è «un processo complesso che richiede volontà di confronto tra forze con tradizioni culturali e con proposte diverse, ma che deve essere portato avanti con comunità di intenti e di passione riformatrice», dice il Presidente del Senato, Renato Schifani. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ritiene che sul versante delle riforme e per il federalismo i tempi sono maturi e si possa andare avanti anche senza il Pd. «Ci siamo -dice l’esponente leghista- oggi i tempi sono davvero maturi. Abbiamo davanti a noi una stagione straordinaria sul fronte delle riforme e tutto ciò mi emoziona». Maroni assicura che se non sarà possibile il dialogo con l’opposizione «andremo avanti pure da soli».
Il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, osserva: «Siamo pronti a ripartire dal testo Violante della scorsa legislatura. Chiediamo però che i poteri del premier vengano rafforzati, che gli sia consentito di dimissionare i ministri e che gli venga riconosciuto il potere di scioglimento delle Camere». Il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, ritiene che «sulle riforme istituzionali credo si debba ripartire dal punto di convergenza che era stato costruito nella precedente legislatura». Per l’esponente del Pd ed ex ministro per le Riforme occorre il «superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento del ruolo del premier alla guida, però, di governi che devono essere parlamentari».
Per Emma Bonino «è molto pubblicizzato l’incontro in corso sulle riforme che, se ho capito bene, tende a creare un fronte allargato per il sistema tedesco. Mi sembra - sostiene l’esponente radicale e vicepresidente del Senato - di aver capito che si deve decidere solo la quota di sbarramento. A me sembra un muoversi piuttosto precipitoso, un modo di mettere una soluzione un pò raffazzonata, senza affrontare i problemi di fondo». Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, dice sì al dialogo ma nel segno del bipolarismo, come le ultime elezioni insegnano. «L’Italia -osserva Gasparri- ha espresso una chiara volontà bipolare e su questa linea bisogna indirizzare ogni ipotesi di riforma della legge elettorale e di confronto con le opposizioni purchè inizino a trovare la quadra al loro interno. Il Pd deve chiaramente scegliere se dissociarsi dal giustizialismo e dai modi dell’Italia dei valori. L’Udc scegliere se dare ascolto alle sirene della piazza o seguire l’espressa volontà dei suoi quadri dirigenti e degli stessi elettori. Indietro non si torna e poli di centro non ce ne saranno».
Un Paese che, aggiunge Veltroni, vive una «drammatica emergenza sociale di cui vedremo gli effetti in autunno e per affrontarla ci vuole un assetto istituzionale che funziona». Per Veltroni, si tratta di un’occasione perduta perchè l’attuale Parlamento «non più coriandolizzato ha o meglio avrebbe avuto la possibilità di fare le riforme e aprire una stagione costituente». E pensare che con la parola d’ordine "Avanti tutta col tedesco" sembravano poter ripartire le prove di dialogo tra maggioranza ed opposizione sulle riforme. L’occasione è stato il confronto promosso a Roma da 14 think thank, tra cui la fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema.
Quello delle riforme è «un processo complesso che richiede volontà di confronto tra forze con tradizioni culturali e con proposte diverse, ma che deve essere portato avanti con comunità di intenti e di passione riformatrice», dice il Presidente del Senato, Renato Schifani. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ritiene che sul versante delle riforme e per il federalismo i tempi sono maturi e si possa andare avanti anche senza il Pd. «Ci siamo -dice l’esponente leghista- oggi i tempi sono davvero maturi. Abbiamo davanti a noi una stagione straordinaria sul fronte delle riforme e tutto ciò mi emoziona». Maroni assicura che se non sarà possibile il dialogo con l’opposizione «andremo avanti pure da soli».
Il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, osserva: «Siamo pronti a ripartire dal testo Violante della scorsa legislatura. Chiediamo però che i poteri del premier vengano rafforzati, che gli sia consentito di dimissionare i ministri e che gli venga riconosciuto il potere di scioglimento delle Camere». Il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, ritiene che «sulle riforme istituzionali credo si debba ripartire dal punto di convergenza che era stato costruito nella precedente legislatura». Per l’esponente del Pd ed ex ministro per le Riforme occorre il «superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento del ruolo del premier alla guida, però, di governi che devono essere parlamentari».
Per Emma Bonino «è molto pubblicizzato l’incontro in corso sulle riforme che, se ho capito bene, tende a creare un fronte allargato per il sistema tedesco. Mi sembra - sostiene l’esponente radicale e vicepresidente del Senato - di aver capito che si deve decidere solo la quota di sbarramento. A me sembra un muoversi piuttosto precipitoso, un modo di mettere una soluzione un pò raffazzonata, senza affrontare i problemi di fondo». Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, dice sì al dialogo ma nel segno del bipolarismo, come le ultime elezioni insegnano. «L’Italia -osserva Gasparri- ha espresso una chiara volontà bipolare e su questa linea bisogna indirizzare ogni ipotesi di riforma della legge elettorale e di confronto con le opposizioni purchè inizino a trovare la quadra al loro interno. Il Pd deve chiaramente scegliere se dissociarsi dal giustizialismo e dai modi dell’Italia dei valori. L’Udc scegliere se dare ascolto alle sirene della piazza o seguire l’espressa volontà dei suoi quadri dirigenti e degli stessi elettori. Indietro non si torna e poli di centro non ce ne saranno».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).












