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USA: VOTO Presidenziali 2008 (agg.to continuo) [Download Discussione]
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Messaggio USA: OBAMA VINCE IN OREGON, HILLARY IN KENTUCKY 
 



Mercoledì, 21 Maggio : 2008

USA: OBAMA VINCE IN OREGON,
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HILLARY IN KENTUCKY


NEW YORK - Il senatore nero dell'Illinois Barack Obama ha vinto le primarie in Oregon in vista della nomination democratica per la Casa Bianca, poco dopo una analoga e netta vittoria della sua avversaria Hillary Clinton, l'ex first lady, in Kentucky. Ma Obama si e' avvicinato alla nomination ottenendo allo stesso momento la maggioranza assoluta dei delegati eletti in vista della convention di Denver, in Colorado, alla fine di agosto.

Come confermato dalla Cnn, il senatore nero ha ora superato il traguardo psicologico dei 1.627 delegati eletti (su un totale di 3.253). Quando lo ha annunciato a Des Moines, la capitale dell'Iowa da lui conquistato il 3 gennaio in apertura della (lunga) stagione delle primarie, i suoi sostenitori lo hanno a lungo applaudito. In Kentucky, Hillary ha vinto con un ampissimo vantaggio, sostenuta dall'elettorato bianco, rurale ed industriale, quello particolarmente colpito dalla crisi. L'ex first lady ha ottenuto oltre il 65% dei voti, Obama il 30% circa. In Oregon, Obama ha vinto in maniera piu' netta del previsto, in base almeno ai primi risultati. Con il 40% delle schede scrutinate, il senatore era a quota 61%, la senatrice a quota 39%.

Obama festeggia, ma non puo' e non vuole cantare vittoria. Per ottenere la nomination occorre infatti una maggioranza complessiva di almeno 2.025 tra delegati e super-delegati, i quadri del partito, e non ci siamo ancora. A Des Moines il senatore nero, dopo avere reso omaggio alla Clinton, ha chiamato all'unita' del partito: indispensabile per battere l'avversario repubblicano John McCain, il senatore dell'Arizona. Hillary, che aveva preso la parola poco prima a Louisville, in Kentucky, ha confermato la sua intenzione di andare fino in fondo, dopo avere reso omaggio a Ted Kennedy, lo storico senatore del Massachusetts colpito da un cancro al cervello.

  





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Messaggio Gaffe della Clinton, parla della morte di Kennedy. E' polemi 
 

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Sabato, 24 Maggio : 2008 Politica oggi

Gaffe della Clinton, parla della morte di Kennedy.
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 E' polemica


''Non lascio, mio marito non si è guadagnato la nomination fino a quando non conquistò la California a metà Giugno del 1992, e tutti ci ricordiamo che Bob Kennedy fu assassinato in Giugno in California non capisco''.

Questa la frase infelice pronunciata da Hillary Clinton. Decisamente poco felice anche per le molte minacce di morte recapitate al suo principale avversario per la candidatura democratica Barack Obama, il quale ha guardie del corpo 24 ore su 24.

La gaffe della Clinton è avvenuta in seguito ad una risposta rilasciata ad un un giornalista di un quotidiano del South Dakota,il quale le aveva chiesto i motivi per i quali la senatrice non si è ritirata dalla corsa alla nomination,nonostante le richieste che le sono giunte da più voci del partito democratico dopo gli ultimi risultati.

La Clinton in seguito a questa gaffe ha immediatamente posto le sue scuse,sottolineando il fatto che intendeva dire che molte campagne elettorali nel passato,erano durate fino a Giugno, evidenziando con ciò la sua intenzione a non ritirarsi.Inoltre la senatrice ha dichiarato di essersi sentita sempre onorata per il fatto di occupare il seggio di New York,appartenuto in passato a Kennedy.

''Le parole della senatrice Clinton sono state deplorevoli e non hanno spazio in questa campagna'' questa la dura dichiarazione rilasciata da Bill Burton il portavoce della campagna di Obama.

E' fuori dubbio che tale gaffe andrà sicuramente ad influire sul proseguio delle primarie democratiche. Primarie che vedono Obama lanciatissimo alla nomination per le presidenziali di Novembre. Nel frattempo il settimanale Time è stato il primo a riportare la notizia,di un possibile impegno da parte di Bill Clinton per costruire un dream team democratico,con Obama presidente ed Hillary sua vice. Nei democrats tal proposta non ha suscitato molti entusiasmi,il presidente del Congresso Nancy Pelosi ad esempio,ha lasciato intendere che non ci sarebbe posto per entrambi nello stesso governo.


Damiano Galeotti
  





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Messaggio VOTO USA: CLINTON STRAVINCE A PORTORICO 
 

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Lunedì, 2 Giugno : 2008

VOTO USA:
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CLINTON STRAVINCE A PORTORICO


NEW YORK - Hillary Clinton ha vinto con ampio margine le primarie a Portorico dove i sondaggi la davano in vantaggio. La vittoria di Hillary a Portorico non cambia a livello di delegati la matematica della corsa alla nomination democratica dove il rivale Barack Obama è in vantaggio. Il successo con ampio margine nell'isola caraibica rafforza d'altro canto l'argomentazione che la ex First Lady ha vinto le primarie quanto a voto popolare: una vittoria solo simbolica ma che Hillary conta di usare per convincere superdelegati ancora incerti a schierarsi dalla sua parte prima della Convention. Portorico, dove erano in palio 55 delegati, era la penultima tappa nel calendario delle primarie: martedì sono in programma gli ultimi voti in Montana e South Dakota.

CONTERANNO META' I DELEGATI DI FLORIDA E MICHIGAN

di Cristiano del Riccio

WASHINGTON - Tutti i delegati di Florida e Michigan andranno alla convention del partito democratico a Denver ma con diritto di esprimere solo mezzo voto. Questa la soluzione di compromesso raggiunta dai dirigenti del partito democratico dopo lunghe e acrimoniose discussioni in un hotel di Washington. La soluzione raggiunta vedrà la presenza a Denver di 105 delegati della Florida pro-Hillary Clinton e di 67 delegati pro-Barack Obama. Ma la differenza di 38 voti a favore della Clinton sarà dimezzata per effetto della clausola del voto a metà. Per quanto riguarda il Michigan la Clinton avrà 69 delegati e Obama 59 ma lo scarto di dieci a favore della senatrice sarà di nuovo dimezzato. Il compromesso raggiunto dal comitato democratico consente ai due stati di inviare alla convention tutti i loro delegati (come chiedevano) ma fa scattare anche una punizione (col voto dimezzato) per la ribellione di avere anticipato le date del voto delle primarie nonostante l'esplicito divieto del partito. E' una soluzione che lascia scontenta la Clinton, che vede uno spostamento minimo a suo favore dei delegati ma non in numero sufficiente per annullare il vantaggio accumulato dal suo rivale Barack Obama, che esce quindi in sostanza vittorioso dal braccio di ferro. In termini matematici la decisione odierna sposta a 2.118 la soglia per ottenere la nomination, con Obama adesso a quota 2.050 (cioé a 68 delegati dalla vittoria) e con Hillary Clinton a quota 1.887.

Nel calendario delle primarie sono in ballo ancora due voti: martedì sera in Montana e Sud Dakota. Fin da martedì sera Obama potrebbe quindi raggiungere la certezza matematica della candidatura. Ma la ex-first lady non sembra ancora disposta a gettare la spugna. Al termine della riunione di Washington i suoi rappresentanti hanno affermato che la Clinton "intende riservarsi il diritto" di contestare la decisione presa oggi direttamente alla convention di fine agosto a Denver. La riunione del comitato democratico era stata dominata dalla esigenza di trovare una soluzione alla questione dei delegati dei due stati 'ribelli' senza per questo compromettere l'unità del partito. Mentre all'esterno dell'hotel centinaia di dimostranti urlavano "Bisogna contare ogni voto" anche gli spettatori ammessi al dibattito, equamente divisi tra partigiani dei due candidati, hanno reagito spesso con applausi o proteste agli interventi fatti nel lungo dibattito pubblico. Ma la soluzione è giunta durante il lungo intervallo per il pranzo che ha visto il comitato discutere a porte chiuse la situazione e raggiungere infine un compromesso.

La Clinton chiedeva il pieno riconoscimento dei delegati espressi dai due stati (che era a suo netto favore) mentre Obama chiedeva di non considerare validi i delegati di Florida e Michigan (perché le due primarie erano considerate invalide dal partito).

E' stato raggiunto infine un compromesso che accontenta comunque soprattutto Barack Obama, che ha già fatto sapere che martedì sera aspetterà i risultati finali a Saint Paul, in Minnesota, un luogo altamente simbolico perché è la città dove i repubblicani terranno dal primo al quattro settembre la loro convention, per designare ufficialmente la candidatura del senatore John McCain. "E' il posto dove McCain sarà nominato - ha spiegato un portavoce di Obama - E' un ottimo luogo per noi per far scattare la prossima fase della nostra campagna". Nel cuore del territorio del nemico. Sempre oggi Obama ha annunciato l'interruzione di ogni rapporto con la Chiesa di Chicago dove i sermoni di due predicatori a lui vicini avevano creato problemi politici al candidato per il tono incendiario (nel primo caso) e per avere preso in giro in modo umiliante la Clinton (nel secondo caso). Obama, che pensa già allo scontro d'autunno con i repubblicani, ha deciso di troncare di netto lo scomodo legame con la sua chiesa di Chicago.

  





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Messaggio RABBIA NEL CAMPO DI HILLARY DOPO L'ACCORDO SU FLORIDA E MICH 
 

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Martedì, 3 Giugno : 2008

RABBIA NEL CAMPO DI HILLARY
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DOPO L'ACCORDO SU FLORIDA E MICHIGAN


Di Alessandra Baldini

L'accordo del Comitato delle Regole sui delegati dimezzati di Florida e Michigan lacera i democratici e il campo di Hillary Clinton minaccia di passare a John McCain. La ex First Lady vince a Portorico ma potrebbe essere il preludio di una sconfitta imminente. "Farà la cosa giusta in nome dell'unità e del successo del nostro partito a novembre", ha mandato a dire alla rivale Barack Obama, arrivato col fiatone in vista del traguardo. La corsa delle primarie è quasi al capolinea: partito di slancio, Obama da marzo ha rallentato la corsa vincendo solo sei su tredici stati in palio prima del voto di Portorico. Numeri alla mano, il senatore dell'Illinois resta matematicamente irraggiungibile quanto a delegati eletti dopo il verdetto su Florida e Michigan che ha riammesso, dimezzandoli, i delegati degli stati ribelli alla Convention di agosto. L'effetto pratico del compromesso è stato un aumento del 'numero magico' di delegati per la candidatura: non più 2.026 ma 2.118. Non era quello che voleva Hillary, ma neanche Obama: la meta spostata in avanti significa che difficilmente il senatore potrà vantare una vittoria certa nella notte del 3 giugno quando chiuderanno i seggi nei due ultimi stati in palio, Montana e South Dakota. La soluzione manda alla Convention di Denver 105 delegati della Florida pro-Hillary e 67 pro-Obama; dal Michigan rispettivamente 69 e 59: ciascuno con potere di mezzo voto. Il campo di Hillary ha contestato aspramente la decisione sul Michigan perché Obama non figurava sulla scheda del voto di gennaio e minacciato di far ricorso arrivando se necessario fino fino alla Convention. L'elettorato della ex First Lady è in fermento: fischi e rumorose proteste hanno accolto il verdetto su Florida e Michigan fuori dall'albergo di Washington dove si é tenuta la riunione. Gli stessi umori sono emersi dal voto di Portorico dove il 72 per cento dei clintoniani ha storto la bocca alla possibilità - ormai praticamente una certezza - che Obama sia il candidato. Poco meno di 180 delegati separavano prima del voto nell'isola caraibica Hillary da Obama. Meno di una settantina staccano il senatore dell'Illinois dal traguardo della nomination. Obama, che ha prenotato per martedì sera l'arena Excel di St. Paul in Minnesota, teatro a fine agosto della Convention repubblicana, si è detto convinto che la rivale e il marito Bill accetteranno l'inevitabilità della sconfitta. Sia Hillary che Bill "amano questo paese e amano il partito. Credono fermamente che i democratici devono vincere in novembre. Perciò sono sicuro che faranno la cosa giusta", ha detto Obama. La palla è dunque adesso nel campo di Hillary: il suo rivale si aspetta che concluse martedì le operazione di voto, i superdelegati ancora incerti (179 secondo un calcolo Cnn) si schiereranno dalla sua parte: per vincere gliene servono una trentina a patto che le ultime primarie rispettino i sondaggi della vigilia. Ma anche Hillary, secondo fonti a lei vicine citate dal New York Times, starebbe rassegnandosi all'ineluttabilità della sconfitta: "Tornerà probabilmente a New York ad annunciare l'appoggio a Obama", hanno detto i collaboratori della senatrice al quotidiano. Ma non è detta ancora l'ultima parola: annunci come quello di ieri che Obama ha lasciato la controversa chiesa nera Trinity United a cui era stato affiliato da vent'anni sono la prova di una corsa ancora piena di colpi di scena. E ancora oggi, in interviste alla tv Usa, il portavoce della ex First Lady Howard Wolfson ha giocato la carta dello "storico" voto popolare, in cui la sua candidata è salita in vantaggio dopo l'ammissione di Florida e Michigan alla Convention e oggi Portorico: "17 milioni di voti, non era mai successo nella storia delle primarie. Ed è dal 1972 che il partito non candida qualcuno che non ha vinto la maggioranza dei voti nelle primarie".

  





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Messaggio Re: USA: VOTO Presidenziali 2008 (agg.to continuo) 
 

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Mercoledì, 4 Giugno : 2008

USA: OBAMA CONQUISTA
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CANDIDATURA DEMOCRATICA


di

WASHINGTON - Le elezioni del 4 novembre per scegliere il 44mo presidente degli Stati Uniti saranno una sfida tra un candidato nero di 46 anni, figlio di un immigrato del Kenya e di una madre bianca del Kansas, e un eroe di guerra di 71 anni. Il senatore Barack Obama ha chiuso la partita contro Hillary Clinton per la nomination dei democratici e sfiderà il repubblicano John McCain per la successione a George W.Bush. "E' un giorno nuovo e migliore in America", ha annunciato Obama, il primo afro-americano a raggiungere un traguardo del genere nella storia, nel discorso notturno della vittoria in cui ha preso in prestito uno slogan che riecheggia John F.Kennedy, ma anche Ronald Reagan. Da New York, la Clinton gli ha fatto i complimenti senza però annunciare formalmente il ritiro. Ma il suo staff ha fatto sapere che la senatrice cerca un incontro privato al più presto con Obama e crescono le voci di un suo possibile ruolo di vice nel 'ticket' presidenziale. Dopo cinque mesi di un'intensa battaglia cominciata con il voto del 3 gennaio in Iowa, Obama è emerso vincitore nel giorno delle ultime primarie in programma nel calendario dei democratici. Chiusi i seggi in South Dakota e Montana, ultimi a pronunciarsi dopo una serie di voti in 54 stati e territori americani, Obama ha annunciato ufficialmente di essere "il candidato dei democratici a presidente degli Stati Uniti". La Clinton ha chiuso in bellezza, vincendo un po' a sorpresa in South Dakota, mentre il Montana è andato al senatore nero. Obama ha festeggiato la vittoria a St.Paul, in Minnesota, nella stessa arena dove dall'1 al 4 settembre i repubblicani terranno la convention che incoronerà McCain. Un gesto di sfida arrivato poche ore dopo che lo stesso McCain, da New Orleans - la città della disfatta dell'amministrazione Bush per l'uragano Katrina - ha lanciato la carica contro l'avversario di novembre. "Il vero cambiamento sono io", ha proclamato il senatore repubblicano, ironizzando più volte sulla parola-chiave della campagna elettorale di Obama e attaccando quello che ha defito ripetutamente "un giovane" avversario, dipingendolo come inesperto e su posizioni sbagliate sui temi nazionali e soprattutto internazionali. A partire dal dialogo con i 'cattivi' del mondo come l'iraniano Mahmud Ahmadinejad. In un assaggio della battaglia a cui l'America e il mondo assisteranno nei prossimi mesi, Obama ha risposto punto per punto: "Ci sono molte parole - ha affermato - per descrivere il tentativo di John McCain di cancellare il suo abbraccio delle politiche di George Bush e di farsi passare per bipartisan e nuovo. Ma 'cambiamento' non è una di quelle parole". Obama ha ribadito le proprie priorità, a partire dall'Iraq: "Dobbiamo essere così cauti nell'uscire dall'Iraq come siamo stati incauti nell'entrarci, ma di sicuro dobbiamo cominciare ad andarcene". Per il senatore e candidato presidente, "é l'ora di rifocalizzare i nostri sforzi contro la leadership di Al Qaida e in Afghanistan, e mobilitare il mondo contro le minacce comuni del XXI secolo: terrorismo e armi nucleari, clima e povertà, genocidio e malattie". Nella notte del trionfo di Obama, delle sfide di McCain e del fischio d'inizio della corsa verso l'Election Day, è rimasto da sciogliere il nodo di Hillary Clinton. L'ex First Lady, messo da parte il sogno di diventare la prima donna presidente degli Usa, si è detta pronta "a lavorare per l'unità del partito" e per la vittoria a novembre. I prossimi giorni diranno se Obama accetterà di fare di lei la 'running mate' - un'ipotesi che negli ultimi mesi è sembrata inconcepibile alla maggioranza dei commentatori - o se alla Clinton spetterà un ruolo diverso, e minore, all'interno del partito democratico.

  





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Messaggio VOTO USA; OGGI IL CONGEDO DI HILLARY CON GRANDE FESTA A WASH 
 

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Sabato, 7 Giugno : 2008

VOTO USA; OGGI IL CONGEDO DI HILLARY
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 CON GRANDE FESTA A WASHINGTON


(di Emanuele Riccardi)

 
NEW YORK - Una grande festa in uno dei più bei palazzi storici del centro di Washington D.C., poche ore dopo un incontro a quattr'occhi, che avrebbe dovuto rimanere segreto, con il candidato del partito democratico, Barack Obama, il senatore dell'Illinois. Si concluderà così, oggi, la saga di Hillary, cioé l'avventura durata circa 17 mesi che avrebbe dovuto spalancare le porte della Casa Bianca alla Clinton, l'ex first lady senatrice dello Stato di New York. Hillary e Barack (che aveva tentato di seminare senza successo la stampa al suo seguito) si sono visti giovedì sera tra le 21:00 e le 22:00 a casa della senatrice della California (e ex sindaco di San Francisco) Diane Feinstein. La stessa Feinstein ha parlato di clima "positivo" visto che "i due ridevano e il rapporto sembrava ottimo". All'inizio ognuno degli ex avversari era affiancato da un responsabile della campagna, che si sono poi allontanati lasciando Hillary e Obama da soli. Di cosa abbiano parlato Obama e la Clinton non è dato sapere. Si tende ad escludere che l'argomento della vicepresidenza sia stato affrontato, visto che il senatore ha deciso di tenere profilo basso e di prendere tempo prima di decidere.

Prima dell'incontro di ieri Hillary aveva detto che la scelta del numero due toccava ad Obama e soltanto a lui (senza escludere quindi un suo interesse diretto). Intervistato sull'ipotesi Hillary, Obama si era limitato a dire che chiunque metterebbe l'ex first lady sulla sua "short list", cioé nella rosa dei papabili. Ma nulla di più. Secondo alcune fonti, Obama e Hillary hanno affrontato la questione dei finanziamenti elettorali, visto che la Clinton mira ad ottenere (in cambio del pieno appoggio) il rimborso dei suoi circa 30 milioni di dollari di debiti (di cui un terzo circa sulla sua fortuna personale e del marito Bill) da parte della campagna del senatore, che ha le casse piuttosto piene.

Sull'incontro la Feinstein è rimasta piuttosto abbottonata, limitandosi a ricordare le posizioni della sua amica Hillary: "Vuole fare di tutto per unificare il partito, vuole fare il possibile perché la voci dei suoi elettori siano sentite e intende avere una relazione di lavoro con il senatore Obama, e credo sia una cosa molto positiva". Hillary sospenderà la propria campagna domani, offrendo il proprio appoggio a Obama, in un evento pubblico che si terrà a partire delle 12:00 (le 18:00 in Italia), al National Building Museum, nel centro della città. Si tratta di una sala da ballo molto ampia e molto elegante, in grado di contenere oltre 2mila persone, che venne inaugurata in occasione del grande ballo dell'inizio presidenza di Grover Cleveland, nel 1885.

La festa di Hillary è stata annunciata come "un evento di campagna elettorale", e secondo il New York Times sarà sia il riconoscimento della propria sconfitta alle primarie, sia l'offerta del proprio appoggio ad Obama, sia una cerimonia di addio, con un occhio al futuro (incerto) dell'ex first lady. Obama, a sorpresa, ha partecipato oggi nella sua Chicago ad un evento di appoggio della candidatura della città alle olimpiadi del 2016. Decisamente sicuro di sé, Barack ha detto che "nel 2016 starò terminando il mio secondo mandato... e già mi vedo annunciare al mondo intero 'che si aprano i giochi' ".

  





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Messaggio VOTO USA, CON OBAMA L'AMERICA PIACE DI PIU' 
 

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Domenica, 15 Giugno : 2008

VOTO USA,
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CON OBAMA L'AMERICA PIACE DI PIU'


di

WASHINGTON - L'American dream torna a far presa nel mondo, soprattutto grazie a Barack Obama. E' quanto ha rilevato uno studio condotto in 24 Paesi dall'istituto di ricerca americano Pew Research Center. L'indagine, svolta tramite interviste tra il 17 marzo e il 21 aprile, è stata eseguita attraverso i cinque continenti, dalla Russia al Giappone, dalla Polonia all'Argentina, dal Libano all'Indonesia. Un sentimento meno favorevole agli Usa rispetto a un anno fa è stato registrato solo in Giappone, in Messico e in Nigeria. Per il resto del mondo, invece, cresce un sentimento positivo nei confronti degli Stati Uniti. Non è ancora ai livelli in cui era una decina di anni fa, ma è sicuramente in atto un'inversione di tendenza rispetto alla percezione americana nel mondo solo un anno fa.

"Non ci sono stati cambiamenti epocali nel sentimento che il mondo ha per gli Usa - ha spiegato il presidente del Pew Research center, Andrew Kohut - però vi è un'inversione di tendenza. Gli europei restano ancora molto più negativi di quanto non lo fossero dieci anni fa, e una visione altamente negativa hanno i cittadini del mondo arabo. Ma vi sono alcuni indicatori che ci dicono che il mondo vede in termini positivi la possibilità di un cambiamento offerta dalle elezioni". Secondo i risultati dell'indagine, nei 24 Paesi interessati dalla ricerca i cittadini che hanno finora seguito la campagna elettorale americana dicono di avere più fiducia nel candidato democratico Obama che non in quello Repubblicano John McCain. Esprimono questo parere soprattutto per quanto riguarda la capacità "di fare la cosa giusta in tema di politica estera", e più in generale "per quanto riguarda le grandi questioni mondiali", dal global warming al caro-petrolio. Nello stesso tempo lo studio ha rilevato che l'immagine complessiva degli Usa continua ad essere più negativa di quanto non lo fosse una decina di anni fa, soprattutto in Europa e nel mondo arabo. Nei giorni scorsi una rapporto analogo era stato presentato al Congresso Usa.

Il rapporto aveva rilevato che negli ultimi dieci anni è cresciuto nel mondo un diffuso sentimento antiamericano, ma che nell'ultimo anno vi è grande attesa per il "cambiamento" che le elezioni dovrebbero portare a Washington. Secondo la ricerca, poi, cresce nel mondo un giudizio sempre più critico nei confronti della Cina. Una percentuale crescente di persone ritiene che la Cina rimpiazzerà in futuro gli Stati Uniti come superpotenza mondiale, ed esprime parare negativo per quanto riguarda il rispetto cinese dei diritti umani. Il Pew Research Center precisa peraltro che la ricerca è stata condotta tra il 17 marzo e il 21 aprile, nei giorni in cui erano di attualità nel mondo le polemiche riguardanti il Tibet, e prima che la Cina venisse colpita dal terremoto del maggio scorso.

  





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