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Venerdì, 18 Luglio : 2008
Il mondo visto da Roma
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Il Battesimo, punto di partenza dell'ecumenismo; l'Eucaristia, il punto di arrivo
Benedetto XVI: l'ecumenismo è giunto a un “punto critico”
Benedetto XVI spiega la missione della gente di fede
Il Papa: la religione è motivo di unità e non di divisione
La Via Crucis più grande nella storia dell'Australia
A pranzo con il Papa: dodici giovani raccontano le loro difficoltà
Il Papa davanti alla tomba della beata che era stata scomunicata
I pellegrini della GMG alle prese con l'influenza
ITALIA
Rinascono le vocazioni religiose femminili
INTERVISTE
Immagini della Sindone riprodotte con un laser ad altissima frequenza
TUTTO LIBRI
Il Codice Michelangelo
SPIRITUALITÀ
“La Chiesa è fatta di persone umane, non di tutti e solo santi”
DOCUMENTI
Il Papa alla comunità di recupero dell'Università di Notre Dame
Discorso del Papa per l'incontro ecumenico nella Cattedrale di Sydney
Discorso del Papa nell'incontro con i rappresentanti di altre religioni
Giornata Mondiale della Gioventù
Il Battesimo, punto di partenza dell'ecumenismo; l'Eucaristia, il punto di arrivo
Spiega il Papa nell'incontro con i rappresentanti di altre confessioni cristiane
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il punto di partenza dell'ecumenismo – la via verso l'unità tra i cristiani – è il Battesimo, quello di arrivo è la celebrazione comune dell'Eucaristia, ha spiegato questo venerdì Benedetto XVI ai rappresentanti di altre Chiese e comunità cristiane.
All'incontro, celebrato nella cripta della Cattedrale di St. Mary di Sydney, sono state rappresentate circa 15 comunità, tra ortodossi, protestanti, anglicani...
Anche se l'Arcivescovo anglicano di Sydney non ha potuto essere presente, ha inviato un rappresentante e ha scritto una lettera definita dal portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, S.I., “bellissima”, “molto cordiale nei confronti del Papa e della Giornata Mondiale della Gioventù”.
Nel suo discorso, il Papa ha riconosciuto che il movimento ecumenico è giunto a un “punto critico”. Dopo aver ricordato che i cristiani stanno festeggiando il bimillenario di San Paolo, ha approfondito gli insegnamenti dell'apostolo per constatare che il sacramento del Battesimo è per tutti i cristiani “la porta d’ingresso nella Chiesa e il 'vincolo di unità' per quanti grazie ad esso sono rinati”.
“E' conseguentemente il punto di partenza dell’intero movimento ecumenico”, ha affermato. “E tuttavia non è la destinazione finale. Il cammino dell’Ecumenismo mira in definitiva ad una comune celebrazione dell’Eucaristia, che Cristo ha affidato ai suoi Apostoli come il Sacramento per eccellenza dell’unità della Chiesa”.
“Anche se vi sono ancora ostacoli da superare, noi possiamo essere sicuri che un giorno una comune Eucaristia non farà che sottolineare la nostra decisione di amarci e servirci gli uni gli altri a imitazione del nostro Signore”, ha dichiarato.
Secondo il Vescovo di Roma, “un sincero dialogo concernente il posto dell’Eucaristia – stimolato da un rinnovato ed attento studio della Scrittura, degli scritti patristici e dei documenti dei due millenni della storia cristiana – gioverà indubbiamente a far avanzare il movimento ecumenico e ad unificare la nostra testimonianza davanti al mondo”.
Punto critico
Il Papa ha considerato come “il movimento ecumenico sia giunto ad un punto critico” in cui, “per
andare avanti, dobbiamo continuamente chiedere a Dio di rinnovare le nostre menti con la grazia dello Spirito Santo”.
“Dobbiamo stare in guardia contro ogni tentazione di considerare la dottrina come fonte di divisione e perciò come impedimento a quello che sembra essere il più urgente ed immediato compito per migliorare il mondo nel quale viviamo”, ha suggerito.
All'inizio dell'incontro ecumenico, il Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney, ha ricordato che Benedetto XVI, “sin dai primi giorni del suo pontificato, ha desiderato incontrare i suoi fratelli cristiani nella ricerca di una maggiore unità, quell'unità voluta dallo stesso Signore Gesù”, riporta “L'Osservatore Romano”.
Il porporato ha auspicato che “i giovani della Giornata Mondiale della Gioventù, costruendo legami di amicizia e di fratellanza in modo trasversale rispetto alle nazionalità e alle razze, ci ispireranno ad approfondire la nostra ricerca per una maggiore cooperazione e una più efficace testimonianza della nostra fede nel Signore Gesù”.
“L'unità cristiana non è soltanto un dono per la Chiesa, ma per il mondo – ha osservato –. L'Australia ha bisogno della testimonianza dei suoi cittadini cristiani. Questa testimonianza è più debole quando è divisa”.
Il Vescovo anglicano del settore sud di Sydney, Robert Forsyth, ha riconosciuto di essere “perfettamente consapevole che esistono e permangono grandi e importanti differenze” tra cattolici e anglicani.
“Ciononostante, sono stato aiutato da una recente autorevole interpretazione del suo pensiero teologico – pubblicata qui in Australia – che riassumeva il suo approccio all'ecumenismo in questo modo (cito le sue parole): 'Non significa nascondere la verità con il risultato di recare dispiacere ad altri; la verità piena fa parte dell'amore pieno; deve piuttosto significare che i cristiani cessano di vedere gli altri cristiani come meri avversari contro i quali si devono difendere, devono riconoscere gli altri fedeli cristiani come fratelli'. Seguendo il suo stesso esempio, con gioia la saluto come fratello cristiano”.
Il presule ha rivelato di aver descritto su molte questioni la Chiesa cattolica “come uno scoglio fra le rapide, come una lastra di vetro che protegge dal vento di questo mondo, che di fatto ha aiutato tutti noi”.
“Se non fosse stato per la sua forte insistenza su Cristo come unico Salvatore del mondo, sulla fede cattolica, sulla natura del Dio trino, la divinità di Cristo, la centralità e la supremazia della Sacra Scrittura e il carattere oggettivo della moralità cristiana, la vita delle altre Chiese cristiane sarebbe stata molto più difficile, specialmente qui in Occidente”, ha aggiunto.
Benedetto XVI: l'ecumenismo è giunto a un “punto critico”
Avverte della tentazione di vedere la dottrina come fattore di divisione
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha affermato che il movimento ecumenico è a un momento cruciale e che bisogna resistere alla tentazione di considerare la dottrina fonte di divisione.
Lo ha osservato a Sydney questo venerdì mattina (ora locale) nel corso di un incontro ecumenico con circa 50 leader religiosi svoltosi nel contesto della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, che si concluderà domenica.
Dopo aver sottolineato i successi dell'ecumenismo in Australia e le opportunità fornite dall'Anno Paolino, il Santo Padre ha osservato come il movimento ecumenico “sia giunto ad un punto critico”.
“Per andare avanti, dobbiamo continuamente chiedere a Dio di rinnovare le nostre menti con la grazia dello Spirito Santo, che ci parla attraverso le Scritture e ci guida alla verità tutta intera”, ha detto. “Dobbiamo stare in guardia contro ogni tentazione di considerare la dottrina come fonte di divisione e perciò come impedimento a quello che sembra essere il più urgente ed immediato compito per migliorare il mondo nel quale viviamo”.
Il Papa ha affermato che la storia della Chiesa dimostra che “la praxis non solo è inseparabile dalla didaché, dall’insegnamento, ma anzi ne promana”.
“Quanto più assiduamente ci dedichiamo a raggiungere una comune comprensione dei divini misteri, tanto più eloquentemente le nostre opere di carità parleranno dell’immensa bontà di Dio e del suo amore verso tutti. Sant’Agostino espresse l’interconnessione tra il dono della conoscenza e
la virtù della carità quando scrisse che la mente ritorna a Dio attraverso l’amore e che dovunque si vede la carità, si vede la Trinità”.
Verità e amore
Benedetto XVI ha affermato che il dialogo tra le religioni cristiane avanza non solo attraverso “uno scambio di idee, ma condividendo doni che ci arricchiscono mutuamente”.
“Un’‘idea’ è finalizzata al raggiungimento della verità; un ‘dono’ esprime l’amore. Ambedue sono essenziali al dialogo. L’aprire noi stessi ad accettare doni spirituali da altri cristiani stimola la nostra capacità di percepire la luce della verità che viene dallo Spirito Santo”.
Il Santo Padre ha mostrato l'importanza di cercare la verità con due immagini bibliche per la Chiesa: il “corpo” e il “tempio”.
“Nell’adoperare l’immagine del corpo, Paolo attira l’attenzione sull’unità organica e sulla diversità che permette alla Chiesa di respirare e di crescere”, ha spiegato. “Ugualmente significativa, tuttavia, è l’immagine di un tempio solido e ben strutturato, composto di pietre vive, poggianti su un fondamento sicuro. Gesù stesso raccoglie in sé in perfetta unità queste immagini di 'corpo' e di 'tempio'”.
“Ogni elemento della struttura della Chiesa è importante; ma tutti vacillerebbero e crollerebbero senza la pietra angolare che è Cristo”, ha aggiunto il Pontefice. “Quali 'concittadini' di questa 'casa di Dio', i cristiani devono operare insieme per far sì che l’edificio rimanga saldo così che altre persone siano attratte ad entrarvi e a scoprire gli abbondanti tesori di grazia che si trovano al suo interno”.
“Nel promuovere i valori cristiani, non dobbiamo trascurare di proclamarne la fonte dando comune testimonianza a Gesù Cristo Signore. È Lui che ha affidato la missione agli apostoli, è Lui del quale i profeti hanno parlato, ed è Lui che noi offriamo al mondo”.
Il Papa ha concluso ricordando la “chiamata profetica” che i cristiani di ogni età hanno ricevuto.
“Paolo parla dell’importanza dei profeti nella Chiesa degli inizi; anche noi abbiamo ricevuto una chiamata profetica mediante il Battesimo”, ha sottolineato. “Confido che lo Spirito apra i nostri occhi per vedere i doni spirituali degli altri, apra il nostri cuori per ricevere la sua potenza e spalanchi le nostre menti per accogliere la luce della verità di Cristo”.
Benedetto XVI spiega la missione della gente di fede
Ricorda ai leader interreligiosi la gioia della vita semplice
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Per Benedetto XVI, le persone religiose dovrebbero mostrare che è possibile trovare la gioia vivendo semplicemente ed essendo generosi nei confronti di chi ha bisogno.
E' questo uno dei messaggi che ha lanciato nel suo discorso ai leader interreligiosi pronunciato questo venerdì a Sydney. L'incontro si è svolto nel contesto della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, in svolgimento nella città australiana fino a domenica.
Le religioni, ha osservato il Santo Padre, “insegnano alla gente che l’autentico servizio richiede sacrificio e autodisciplina, che a loro volta si devono coltivare attraverso l’abnegazione, la temperanza e l’uso moderato dei beni naturali. In tal modo, uomini e donne sono portati a considerare l’ambiente come una cosa meravigliosa da ammirare e rispettare piuttosto che come una cosa utile semplicemente da consumare”.
“È un dovere che si impone a chi ha spirito religioso dimostrare che è possibile trovare gioia in una vita semplice e modesta, condividendo con generosità il proprio superfluo con chi è nel bisogno”, ha osservato.
Per Benedetto XVI questi valori sono particolarmente importanti nella formazione dei giovani, “che tanto sovente sono tentati di considerare la vita stessa come un prodotto di consumo”.
“Essi pure posseggono, peraltro, la capacità dell’autocontrollo: di fatto, nello sport, nelle arti creative, negli studi sono pronti ad accogliere volentieri tali impegni come una sfida. Non è forse vero che quando si presentano loro ideali elevati, molti giovani sono attratti all’ascetismo e alla pratica della virtù morale attraverso il rispetto di sé e l’attenzione verso gli altri? Si deliziano
nella contemplazione del dono del creato, e sono affascinati dal mistero del trascendente”.
Sottolineando un altro aspetto comune alle religioni, il Vescovo di Roma ha menzionato il fatto che “rivolgono costante attenzione alla meraviglia dell’esistenza umana”.
“Uomini e donne sono dotati della capacità non solo di immaginare in che modo le cose potrebbero essere migliori, ma anche di investire le loro energie per renderle migliori”, ha constatato. “Siamo consapevoli dell’unicità della nostra relazione col regno della natura. Se, quindi, riteniamo di non essere soggetti alle leggi dell’universo materiale allo stesso modo del resto della creazione, non dovremmo anche fare della bontà, della compassione, della libertà, della solidarietà, del rispetto di ogni individuo una componente essenziale della nostra visione di un futuro più umano?”.
Un ulteriore contributo della religione, ha aggiunto, è “rammentarci la limitatezza e la debolezza dell’uomo”.
Visione cristiana
Dopo aver affermato che la Chiesa condivide queste osservazioni con altre religioni, Benedetto XVI si è concentrato sulla particolare visione del cristianesimo.
“Stimolata dalla carità, essa [la Chiesa] si accosta al dialogo nella convinzione che la vera sorgente della libertà si trova nella persona di Gesù di Nazaret”, ha detto. “I cristiani credono che è lui che ci rivela appieno le potenzialità umane per la virtù e il bene; è lui che ci libera dal peccato e dalle tenebre. L’universalità dell’esperienza umana, che trascende ogni confine geografico e ogni limite culturale, rende possibile ai seguaci delle religioni di impegnarsi nel dialogo per affrontare il mistero delle gioie e delle sofferenze della vita”.
“Da questo punto di vista, la Chiesa con passione cerca ogni opportunità per prestare ascolto alle esperienze spirituali delle altre religioni. Potremmo affermare che tutte le religioni mirano a penetrare il profondo significato dell’esistenza umana, riconducendolo ad una origine o principio esterno ad essa”.
“Le religioni presentano un tentativo di comprensione del cosmo inteso come proveniente da e procedente verso tale origine o principio – ha aggiunto –. I cristiani credono che Dio ha rivelato questa origine e principio in Gesù, che la Bibbia definisce 'Alfa e Omega'”.
Il Papa ha concluso il suo discorso affermando di essere in Australia come “ambasciatore di pace”.
“La nostra ricerca della pace procede mano nella mano con la ricerca del significato, poiché è scoprendo la verità che troviamo la strada sicura verso la pace”, ha osservato. “Il nostro sforzo per arrivare alla riconciliazione tra i popoli sgorga da, ed è diretto verso, quella verità che dà alla vita uno scopo”.
“La religione offre la pace, ma - ancor più importante - suscita nello spirito umano la sete della verità e la fame della virtù. Ci sia dato di incoraggiare tutti, specialmente i giovani, ad ammirare con stupore la bellezza della vita, a ricercarne il significato ultimo e ad impegnarsi a realizzarne il sublime potenziale”.
Il Papa: la religione è motivo di unità e non di divisione
Nel suo incontro con i leader di altre religioni a Sydney
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- La religione è motivo di unità e non di divisione, ha affermato Benedetto XVI rivolgendosi questo venerdì mattina ai rappresentanti di altre religioni.
All'incontro, celebrato nella sala capitolare della Cattedrale di St. Mary, hanno partecipato quaranta rappresentanti di 15 confessioni religiose: ebrei, musulmani, buddisti, induisti, zoroastriani e mandei (minoranza religiosa del Medio Oriente, che ha tra le sue lingue l'aramaico).
Nel corso dell'incontro hanno preso la parola per salutare il Papa il rabbino capo della Grande Sinagoga di Sydney, Jeremy Lawrence, e lo sceicco Mohamadu Saleem, membro esecutivo del Consiglio Nazionale Australiano degli Imam, che ha presentato il “fondamentalismo dell'amore” come antidoto al “fondamentalismo dell'odio”.
Da parte sua, il Papa ha lodato l'apprezzamento nella società australiana della libertà religiosa, “diritto fondamentale” che “dà a uomini e donne la possibilità di adorare Dio secondo coscienza, di educare lo spirito e di agire secondo le convinzioni etiche derivanti dal loro credo”.
“L’armoniosa correlazione tra religione e vita pubblica è tanto più importante in un’epoca nella quale alcuni sono giunti a ritenere la religione causa di divisione piuttosto che forza di unità”.
“In un mondo minacciato da sinistre e indiscriminate forme di violenza, la voce concorde di quanti hanno spirito religioso stimola le Nazioni e le comunità a risolvere i conflitti con strumenti pacifici nel pieno rispetto della dignità umana”.
Il Vescovo di Roma ha spiegato che “il senso religioso radicato nel cuore dell’uomo apre uomini e donne verso Dio e li guida a scoprire che la realizzazione personale non consiste nella gratificazione egoistica di desideri effimeri”.
“Esso, piuttosto, ci guida a venire incontro alle necessità degli altri e a cercare vie concrete per contribuire al bene comune. Le religioni svolgono un particolare ruolo a questo riguardo, in quanto insegnano alla gente che l’autentico servizio richiede sacrificio e autodisciplina, che a loro volta si devono coltivare attraverso l’abnegazione, la temperanza e l’uso moderato dei beni naturali”, ha riconosciuto.
Secondo il Papa, questi valori sono particolarmente necessari per i giovani. Per questo motivo, ha osservato che “sia le scuole confessionali che le scuole statali potrebbero fare di più per sviluppare la dimensione spirituale di ogni giovane”.
Il rabbino Jeremy Lawrence ha dichiarato che questo tipo di incontri mostra che la fede continua ad essere viva, anche se con molte vesti.
La Via Crucis più grande nella storia dell'Australia
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org-Aica).- Questo venerdì pomeriggio, Benedetto XVI ha aperto con una preghiera la rappresentazione della Via Crucis da parte di un centinaio di attori a Sydney, dove sta presiedendo la Giornata Mondiale della Gioventù, che riunisce circa 225.000 giovani pellegrini di tutto il mondo.
Gli attori hanno ricreato l'Ultima Cena, seduti sui gradini della Cattedrale di St. Mary, quando il Papa è uscito dalla porta del tempio per pronunciare le breve preghiera.
Il Pontefice ha seguito le altre stazioni per televisione, nella cripta della Cattedrale.
Quattro donne aborigene hanno pianto per Gesù di Nazareth in un altro momento della celebrazione.
I numerosi maxischermi hanno riproposto nei parchi e nelle piazze di Sydney la rappresentazione dell'Ultima Cena, in cui l'attore australiano 27enne Alfio Stutio ha spezzato il pane per condividerlo con i discepoli.
La settima stazione della Via Crucis ha visto i prigionieri, tra cui Simone, rappresentati come le donne di Gerusalemme da aborigeni australiani.
Vestivano pelli di canguro e avevano il volto e il corpo coperti di cenere, un segno di lutto nella tradizione aborigena. Mentre aspettavano l'arrivo di Gesù hanno eseguito una danza tradizionale del nord dell'Australia.
A pranzo con il Papa: dodici giovani raccontano le loro difficoltà
In particolare in Asia e in Africa
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il pranzo che Benedetto XVI ha condiviso questo venerdì con dodici ragazzi e ragazze di tutto il mondo è servito sicuramente a confermargli qualcosa che già sapeva: in alcuni Paesi, essere giovani è molto difficile.
Nel corso del pasto, che ha avuto luogo nella residenza della Cattedrale di Sydney, dieci giovani hanno rappresentato i cinque continenti. Gli altri due rappresentavano l'Australia, il Paese che sta ospitando la Giornata Mondiale della Gioventù.
Fidel Mateos Rodríguez, 25enne della Diocesi di Salamanca (Spagna), ha spiegato in seguito che “durante il pranzo ciascuno degli invitati ha parlato della situazione nel suo Paese; il Papa ha mostrato grande interesse soprattutto per le testimonianze dei giovani asiatici e africani, perché vengono da due continenti in cui è difficile vivere la fede cattolica”.
Dopo aver ascoltato gli altri giovani, l'altra rappresentante del continente europeo, la francese Marie-Bénédicte Esnault, di 22 anni, ha riconosciuto che “noi che viviamo in Paesi di antica tradizione cristiana siamo molto fortunati”.
Jean Fabien Muaka Baloza, della Repubblica Democratica del Congo, 29 anni, ha detto che “la conversazione è stata come quella con un padre di famiglia. Ci ha ascoltati e ci ha dato la sua benedizione”.
Jean Fabien ha invitato il Papa a visitare l'Africa perché “venga a rendersi conto di certe realtà educative. Abbiamo bisogno della sua influenza”.
Craig Ashby, australiano e rappresentante del popolo aborigeno, ha parlato al Santo Padre della discriminazione che vive ancora la sua gente. Il Pontefice ha risposto che la chiave per risolvere la situazione è l'educazione.
Gabriel Nangile, della Papua Nuova Guinea, ha affermato di aver parlato dei giovani del suo Paese e dell'urgente necessità che possano scoprire una vita spirituale che li liberi dai gravi pericoli che corrono.
Helena de Sousa, 25enne di Timor Est, ha parlato con il Pontefice della violenza nel suo Paese. Il Papa si è interessato alla situazione timorense, ricordando che nel gennaio di quest'anno ha ricevuto il Presidente José Ramos-Horta.
Al termine dell'incontro, il Papa ha donato a ciascuno dei giovani un rosario e una medaglia commemorativa della Giornata Mondiale della Gioventù.
Ogni giovane ha ricambiato con un dono, come nel caso dello statunitense Armando Cervantes, di origine messicana, che ha regalato al Papa un cappellino con le orecchie di Topolino.
Jorgiana Aldren Lima de Santana, 26 anni, ha rappresentato il Brasile. Altri Paesi rappresentati sono stati la Nuova Zelanda, la Nigeria e la Corea del Sud.
“E' stata senz'altro un'esperienza indimenticabile che ribadisce la mia fede in Dio e nella Chiesa e mi serve come riconoscimento del lavoro che ho svolto con i giovani in tutti questi anni”, ha concluso Fidel Mateos.
Il Papa davanti alla tomba della beata che era stata scomunicata
Mary MacKillop, serva dei poveri e degli analfabeti
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha visitato questo giovedì mattina la tomba della prima beata australiana, Mary MacKillop, cofondatrice delle Suore di San Giuseppe, serva dei poveri e degli analfabeti, che venne scomunicata ingiustamente.
Quando la superiora delle Suore di San Giuseppe si è rivolta al Papa per assicurare che l'Australia prega perché sia proclamata santa, il Pontefice ha risposto: “Un giorno sarà canonizzata, stiamo aspettando un miracolo”.
Poco prima, nella cerimonia di benvenuto da parte delle autorità australiane nel Palazzo del Governo di Sydney, il Papa ha presentato la MacKillop come “una delle figure eminenti della storia di questo Paese”.
“So che la sua perseveranza di fronte alle avversità, i suoi interventi a difesa di quanti erano trattati ingiustamente e l'esempio concreto di santità sono divenuti sorgente di ispirazione per tutti gli Australiani”, ha affermato.
“Generazioni di Australiani hanno motivo di essere grati a lei, alle Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore e ad altre Congregazioni religiose per la rete di scuole che qui hanno fondato, come pure per la testimonianza della loro vita consacrata”.
Mary MacKillop, beatificata da Giovanni Paolo II nel 1995 a Sydney, nacque a Melbourne nel 1842 in una famiglia emigrata dalla Scozia.
Quando padre Julian Tennyson Woods la conobbe nel 1861, fu ispirato dal suo desiderio di servire Dio. Condivisero la convinzione poco comune a quell'epoca che tutti i bambini dovessero avere accesso all'educazione cattolica. Per questo motivo, fondarono la congregazione religiosa.
La loro straordinaria opera educativa attirò la gelosia di molte persone – anche all'interno della Chiesa –, che esercitarono pressioni e portarono a far sì che il Vescovo di Adelaide stabilisse la scomunica.
Mary rispose con obbedienza. Il Vescovo stesso la riaccolse nella comunione con la Chiesa prima della sua morte, riconoscendo con umiltà il suo grave errore.
Morì l'8 agosto 1909. Le sue figlie religiose continuano a vivere il suo spirito con il motto “Non lasciare mai una necessità senza fare qualcosa per porvi rimedio”.
I pellegrini della GMG alle prese con l'influenza
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- A Sydney è inverno, e alcuni pellegrini della Giornata Mondiale della Gioventù stanno subendo una tipica conseguenza di questa stagione: l'influenza.
Secondo dati diffusi questo giovedì pomeriggio dal dipartimento per la salute del Nuovo Galles del Sud, 87 pellegrini hanno contratto l'influenza o ne lamentano i sintomi, e un'infezione virale ha colpito vari altri giovani con la gastroenterite.
I pellegrini della GMG hanno ricevuto vari consigli prima di lasciare i loro Paesi. Un sito del Governo del Nuovo Galles del Sud ha ricordato loro che le temperature invernali a Sydney spaziano dagli 8 ai 16.9ºC. Il sito ha incoraggiato i pellegrini a portare con sé abbigliamento e scorte adeguate, soprattutto se parteciperanno alla veglia all'aperto di sabato notte.
Ci sono più di 125.000 pellegrini internazionali a Sydney per la Giornata Mondiale della Gioventù, per cui la percentuale di quanti sono affetti da influenza o gastroenterite è piuttosto bassa. I responsabili sanitari locali si stanno occupando dei casi registrati.
Italia
Rinascono le vocazioni religiose femminili
Parla il Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’APRA
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- La religiosità “liquida”, la mancanza di punti di riferimento, il pensiero debole e la relativizzazione del carisma, sono i più grandi problemi che hanno indebolito le congregazioni religiose femminili negli ultimi quaranta anni.
Così German Sanchez Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in una intervista concessa a ZENIT, ha spiegato le cause della crisi che attanaglia la vita religiosa femminile.
“Il problema più grande – ha precisato Sanchez – è che siamo reduci di 40 anni di pensiero debole, cioè di una mancanza di identità forte. La vita religiosa è liquida, senza punti di riferimento.
Il carisma sembra essersi perso e non si vede più la gioia di essere consacrati. Come si dice a Roma ‘si tira a campà'”.
Il Direttore dell’ISSR è però convinto che le nuove generazioni stanno emergendo con una nuova impostazione. Pur essendo nella stragrande maggioranza straniere, “tutte mostrano una grande sete di spiritualità”.
“Lasciamo stare la sociologia e la psicologia – ha sottolineato Sanchez – è chiaro che le scienze umane aiutano, ma al centro ci deve essere una sana spiritualità fondata sul proprio carisma”.
“Prendere di qua e di là come al supermarket – ha spiegato – non funziona. Il carisma è la base su cui deve sorgere la spiritualità. Le nuove generazioni hanno sete di spiritualità con punti fermi, e stanno orientandosi verso questo profilo".
Alla domanda su come risolvere la grave crisi di vocazioni alla vita religiosa femminile, il Direttore dell’ISSR ha risposto che stanno rinascendo vocazioni sia in Europa che in Italia, soprattutto in quelle congregazioni che hanno cambiato l’impostazione della pastorale vocazionale.
“Non bisogna aspettare che le vocazioni bussino alle porte, come accadeva tantissimi anni fa – ha commentato Sanchez – adesso bisogna andare a bussare al cuore delle ragazze, il chè significa coltivare la vita cristiana e spirituale delle ragazze”.
Secondo il Direttore dell’ISSR si tratta di un lavoro che prima “veniva svolto dalla famiglia, dalla parrocchia e dalla scuola, mentre adesso non lo fa nessuno”.
“Per questo motivo le religiose – ha sottolineato – devono tornare a creare questi vivai dove coltivare la vita spirituale”.
“Per avere vocazioni, dobbiamo coltivare le virtù cristiane – ha continuato –. Sappiamo che la vocazione è una risposta ad una chiamata, ma se le ragazze non sono state abituate a sentire la voce del Signore, come si fa a ascoltare una chiamata e dare una risposta?”.
Sanchez ha raccontato che le congregazioni che stanno coltivando la vita spirituale delle ragazze cominciano ad avere risposte bellissime.
“Ci sono congregazioni in Italia che ogni anno cercano e trovano decine di vocazioni – ha detto –. C’è una suora che, da sola in Olanda, riesce di inviare al suo noviziato almeno tre vocazioni all’anno ha rilevato”.
E’ forte anche la crescita delle suore contemplative o di clausura. Secondo Sanchez, “la vita consacrata di clausura a differenza della vita religiosa attiva, sta riprendendosi forse perché vivono con una identità più chiara”.
E l’esempio più palese in Italia è quello di suor Anna Maria Canopi, la quale non solo ha rivitalizzato il monastero decadente dell’isola di San Giulio, ma ne ha aperto un altro in Val d’Aosta, visitato l’anno scorso dal Pontefice Benedetto XVI.
In merito alla preparazione a volte incompleta delle consacrate provenienti dai Paesi in Via di Sviluppo, Sanchez ha spiegato che l’ISSR sta lavorando moltissimo proprio per colmare questa lacuna.
A tale proposito ha raccontato che la Conferenza Episcopale del Perù ha chiamato l’ISSR a tenere un corso per formatrici e superiori di comunità. Il corso è andato così bene che l’anno successivo l’ISSR è stato chiamato non solo per preparare le superiori ma anche le religiose. E le richieste stanno arrivando da diverse parti del mondo.
Inoltre, Sanchez ha invitato, chiunque sia interessato, ad iscriversi all’ISSR che svolge le lezioni il giovedì e venerdì pomeriggio ed il sabato mattina, con una offerta formativa indirizzata soprattutto a coloro che voglio svolgere l’attività di insegnamento della religione con finalità anche di tipo pastorale.
Notevole anche la produzione di testi, Sanchez ha annunciato, a partire dall’autunno, la pubblicazione di almeno 20 libri sulla vita religiosa femminile, in una collana intitolata “Sequela di Cristo”.
Interviste
Immagini della Sindone riprodotte con un laser ad altissima frequenza
Un esperimento dell'ENEA di Frascati, diretto dal dr. Giuseppe Baldacchini
di Paolo Centofanti
ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Un gruppo di ricercatori dell'ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente) di Frascati, diretti dal dr. Giuseppe Baldacchini, è riuscito a realizzare immagini con caratteristiche strutturali (ovvero una "bruciatura" esterna delle fibrille superficiali del tessuto) molto simili a quelle dell'immagine della Sindone.
L'esperimento, che è stato pubblicato da Applied Optics (Vol. 47, Issue 9, pp. 1278-1285) e sarà presentato ufficialmente ad agosto negli Stati Uniti, è stato possibile utilizzando un laser ad altissima frequenza, e specifiche condizioni di potenza e durata di emissione. Con altri parametri, o utilizzando differenti metodologie, non sarebbe possibile replicarlo.
Alcune immagini sono disponibili sul sito di SRM.
ZENIT ha intervistato il dr. Baldacchini sull'esperimento e le sue caratteristiche, e sulla sua esperienza di scienziato e credente.
Può raccontarci come è stato realizzato l'esperimento, e con quali obiettivi?
Dr. Baldacchini: E' accaduto tutto circa 3 anni fa. Premetto che sono una persona che conosce la Sindone come la conoscono mediamente tutti gli italiani. Cioè ne sentivo parlare in televisione, leggevo gli articoli sui giornali, ma non è che la conoscessi approfonditamente.
Una sera mentre ero a casa e stavo leggendo un libro, stavano trasmettendo proprio un programma sulla Sindone; si parlava del problema dell'immagine sindonica, e ne fecero vedere le immagini. In quel momento mi venne in mente un collegamento con qualcosa che era accaduto nei laboratori dove io lavoro, qualche anno prima.
Quindi il giorno dopo sono tornato e sono andato alla ricerca di questo vecchio materiale. E ho scoperto che in uno dei laboratori sotto la mia direzione, avevano tempo prima irraggiato delle stoffe, stoffe generiche, per la cosiddetta nobilitazione dei tessuti, con radiazione ultravioletta. E andando a scartabellare tra le prove fatte, mi era sembrato di aver visto qualcosa che somigliasse alla Sindone.
Quindi ho chiamato subito i miei collaboratori, e ho detto loro che secondo me valeva la pena fare delle prove su dei tessuti di lino, per vedere se questa radiazione particolare che usavamo a Frascati, potesse essere utile per creare immagini simili alla Sindone. Ecco come è nata l'idea: semplicemente.
Da lì abbiamo cominciato a lavorare, in collaborazione con il prof. Giulio Fanti, che è un sindonologo, che studia la Sindone da molti anni, mentre noi non ne conoscevamo i particolari; e questo ci ha portato con il tempo ai risultati che lei ha visto.
Quali sono state le condizioni per creare queste immagini?
Dr. Baldacchini: Prima di tutto devo dire che creare delle immagini su lino è stato molto difficile, molto più difficile di quello che pensavamo. E ci siamo accorti che le immagini si possono creare solamente a due condizioni: prima, che la radiazione elettromagnetica che si invia contro il lino avvenga in un tempo più breve di cento nanosecondi (un nanosecondo è un miliardesimo di secondo). Se lei usa impulsi più lunghi, la stoffa si brucia, o non succede nulla, a seconda della potenza. Questa è la prima condizione.
La seconda condizione è che la potenza sia molto elevata. E' necessario superare il milione di watt per centimetro quadrato come densità di potenza. E se si usa una potenza inferiore non succede nulla. Quindi avevamo individuato un processo a soglia.
Poi dopo ci siamo accorti che quando la intensità non è elevatissima, ma non troppo bassa, accade che l'immagine compare dopo moltissimo tempo, cioè dopo circa un anno; però con un sistema di riscaldamento classico, l'immagine appare anche subito. Quindi vuol dire che il tessuto è stato impresso in qualche modo a livello molecolare, e che questa impressione si rende visibile con una eccitazione termica.
Anche nel vostro caso, quindi, sono solamente le fibre superficiali ad essere "colorate"?
Dr. Baldacchini: Questo è l'altro aspetto molto importante, che dipende dalla radiazione ultravioletta. Se lei usa una radiazione nel visibile, non funziona perché la radiazione visibile penetra dappertutto, mentre invece la radiazione ultravioletta si ferma sulla superficie.
Su questo punto stiamo ancora indagando, perché noi abbiamo usato la lunghezza d'onda di 308 nanometri, che è già nell'ultravioletto, quindi non viene vista dall'occhio, ma pensiamo che andando più in basso con la lunghezza d'onda, sui 200/250 nanometri, si otterranno dei risultati ancora più superficiali, quindi ancora più simili a quelli della Sindone.
Preciso che non abbiamo realizzato delle immagini della Sindone; abbiamo solamente "colorato" i tessuti e abbiamo osservato microscopicamente i tessuti, se fossero o no analoghi a quelli della Sindone.
Il fascicolo del 20 marzo 2008 di Applied Optics, con i nostri risultati, riporta proprio nel frontespizio la fotografia di una delle fibrille colorate nell'esperimento. E' una ricerca che a noi ha divertito e interessato moltissimo. Anche se, devo dire, all'inizio è stata molto più complessa di quanto le stavo raccontando.
Non per nulla, a Los Alamos molti anni fa questi esperimenti erano già stati realizzati, ma senza ottenere nulla. Ricerche realizzate con tutte le sorgenti di radiazioni elettromagnetiche, ma forse fatte in una maniera non troppo approfondita, per cui non è venuto fuori nessun risultato, eccetto che o bruciavano la tela, o non succedeva nulla.
Per quanto ne sappiamo, il nostro è il primo caso, e anche per questo lo presenteremo ad una conferenza che si terrà ad agosto negli Stati Uniti.
Vorrei porle una domanda personale: lei è credente?
Dr. Baldacchini: Io sono un credente, però queste misure le faccio come uno scienziato. Mi sono completamente sdoppiato perché quello che penso come credente non deve assolutamente entrare nell'analisi di un fenomeno, perché si farebbe troppa confusione.
Come vive il suo essere scienziato e credente? Le crea a volte difficoltà?
Dr. Baldacchini: Personalmente non ho assolutamente nessuna difficoltà, posso dire che dormo sonni tranquillissimi. In realtà non ci sono contrasti tra scienza e fede, perché si muovono su due piani completamente diversi. Mi dispiace che storicamente sia accaduto che si siano scontrate, però se lei va a vedere, nel corso della storia, sono accadute delle cose molto diverse, in epoche diverse.
Senza arrivare a 2000 anni fa, si sa che la scienza è nata nella Chiesa...
Dr. Baldacchini: Le prime università sono state fondate dalla Chiesa, in Europa, durante il Medioevo. E specialmente la fisica venne subito ammessa nel corso di studi, perché, si diceva, aiutava il credente a capire come il mondo era fatto. E questo l'ha detto San Tommaso d'Aquino, che era uno degli insegnanti all'Università di Parigi.
I primi scienziati che adottarono il metodo sperimentale moderno, sono nati proprio all'interno di queste istituzioni cattoliche; poi vi sono stati dei grandi equivoci, come nel caso Galileo.
Tutto Libri
Il Codice Michelangelo
Un libro pretende di svelare nuovi “segreti” vaticani
di Elizabeth Lev
ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Era inevitabile. Dopo che Dan Brown si è arricchito “vendendo” Gesù – aggiungendo anche un po' di Maria Maddalena e Leonardo da Vinci –, era solo questione di tempo prima che qualche altro intraprendente autore rivolgesse la sua attenzione a Michelangelo.
A differenza del “Codice da Vinci”, tuttavia, il nuovo libro non ha nemmeno la decenza di riconoscere che si tratta di una finzione.
“The Sistine Secrets: Michelangelo's Forbidden Messages at the Heart of the Vatican” (“I segreti della Sistina: i messaggi proibiti di Michelangelo nel cuore del Vaticano”), del rabbino Benjamin Blech e della guida turistica Roy Doliner, pretende di rivelare come Michelangelo abbia inserito messaggi nascosti di pensiero cabalistico e sentimento antipapale mentre dipingeva la Cappella Sistina.
Il libro è una specie di “Codice Michelangelo”, e come il romanzo di Dan Brown non offre prove documentate né osservazioni per avvalorare quanto sostiene.
La prima cosa che colpisce del libro è come si basi sulle domande più frequenti rivolte dai visitatori della Cappella.
Molti, ad esempio, si chiedono perché ci siano così tante immagini dell'Antico Testamento in una cappella cristiana. Gli autori sostengono che Michelangelo abbia cambiato l'originaria commissione dai Dodici Apostoli richiesti da Papa Giulio II al ciclo della Genesi a causa di una simpatia segreta per gli ebrei.
Per Michelangelo, in realtà, il soggetto della Genesi offriva la possibilità di realizzare un'impresa senza precedenti: dipingere una narrazione a renderla leggibile da terra attraverso la sua pittura.
Doliner e Blech insistono sul fatto che l'artista abbia appreso la Cabala, una forma di gnosticismo ebraico, nel giardino fiorentino di Lorenzo de' Medici, dove si recò quindicenne a studiare scultura. A loro avviso, alla base dell'interesse di Michelangelo per la Cabala c'è stato Pico della Mirandola.
Gli autori tralasciano il fatto che Michelangelo appartenesse al Terz'Ordine francescano, come il suo eroe Dante, così come il fatto che non abbia mai menzionato Pico.
Traendo spunto da un articolo del 1990 di Frank Meshberger apparso sul “Journal of American Medicine”, in cui l'autore proponeva che il mantello di Dio nella creazione dell'uomo fosse modellato come una sezione a croce del cervello umano, Doliner e Blech sostengono che si tratta del lato destro del cervello, che secondo la Cabala contiene la conoscenza segreta data da Dio.
Molti turisti, nel corso degli anni, si sono chiesti perché Dio, nella creazione del sole e della luna, sia presentato di schiena. Secondo gli autori del libro, Michelangelo ha posto Dio di schiena perché era offeso per il fatto di dover dipingere la Cappella anziché lavorare al lavoro di scultura che gli era stato promesso.
Da ciò estrapolano che Michelangelo fosse disgustato dalla corruzione della corte papale, così come dal trattamento della Chiesa nei confronti degli ebrei. E' ironico che i due autori pretendano di avere familiarità con le Scritture ebraiche ma non considerino il riferimento scritturale più ovvio alla “schiena” di Dio, quando Mosè (Esodo 33) chiede di vedere la gloria di Dio e gli viene rifiutata perché nessuno può vedere il volto di Dio e restare in vita.
Per mostrare il suo favore a Mosè, Dio gli permette di guardare la sua schiena. L'interpretazione cristiana di questo evento è che nell'Antico Testamento l'uomo non può vedere Dio, ma con la Parola fatta carne, chiunque può finalmente contemplare il volto divino.
Gli autori sostengono infine che Michelangelo, che aveva un impiego redditizio ed era profondamente rispettato in Vaticano, abbia tradito la fiducia riposta dal Papa e dai teologi per difendere i propri interessi sui muri della Cappella Sistina.
Il libro evoca un sentimento antipapale, nonostante Blech blandisca ovunque Papa Giovanni Paolo II e il “buon Papa Giovanni XXIII”.
Secondo gli autori, il Papa, la sua corte e la serie infinita di teologi, storici, santi e filosofi che hanno meditato sulla cappella sono stati ciechi di fronte a questo “codice”; solo la saggezza di Doliner e Blech poteva vedere nel cuore e nella mente di Michelangelo. Gnosticismo al massimo livello.
Alla fine, l'interpretazione della Cappella da parte di Doliner e Blech riflette l'opinione di altri che vi vedono una sorta di manifesto protestante, ed è solo leggermente più plausibile di un'altra teoria recente per cui la Cappella conterrebbe messaggi criptati degli alieni.
Nel corso degli anni psicologi, attivisti gay e migliaia di altri si sono visti riflessi sul soffitto della Cappella Sistina e hanno inserito Michelangelo nella loro agenda.
In sostanza: se chiunque si può trovare riflesso nel soffitto della cappella, ciò rende Michelangelo piuttosto universale. E non è forse questa la definizione di cattolico?
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Spiritualità
“La Chiesa è fatta di persone umane, non di tutti e solo santi”
Padre Raniero Cantalamessa commenta la liturgia domenicale
ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. - predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima.
* * *
XVI Domenica del tempo ordinario
Sapienza 12, 13.16-19; Romani 8, 26-27; Matteo 13, 24-43
Il grano e la zizzania
Con tre parabole Gesù traccia nel vangelo la situazione della Chiesa nel mondo. La parabola del granellino di senape che diventa un albero indica la crescita del regno di Dio sulla terra. Anche la parabola del lievito nella farina significa la crescita del Regno, non tanto però in estensione, quanto in intensità; indica la forza trasformatrice del vangelo che “solleva” la massa e la prepara a diventare pane.
Queste due parabole furono comprese facilmente dai discepoli, non così la terza, del grano e della zizzania, che Gesù fu costretto a spiegare loro a parte. Il seminatore, disse, era lui stesso, il seme buono, i figli del regno, il seme cattivo, i figli del maligno, il campo, il mondo e la mietitura, la fine del mondo.
La parabola di Gesù, nell’antichità, fu oggetto di una memorabile disputa che è molto importante tener presente anche oggi. C’erano degli spiriti settari, i donatisti, che risolvevano la cosa in modo semplicistico: da una parte, la Chiesa (la loro chiesa!) fatta tutta e solo di perfetti; dall’altra il mondo pieno di figli del maligno, senza speranza di salvezza. A essi si oppose S. Agostino: il campo, spiegava, è, sì, il mondo, ma è anche la Chiesa; luogo in cui vivono a gomito a gomito santi e peccatori e in cui c’è spazio per crescere e convertirsi. “I cattivi, diceva, esistono in questo modo o perché si convertano, o perché per mezzo di essi i buoni esercitino la pazienza”.
Gli scandali che ogni tanto scuotono la Chiesa ci devono dunque rattristare, ma non sorprendere. La Chiesa è fatta di persone umane, non di tutti e solo santi. C’è della zizzania anche dentro ognuno di noi, non solo nel mondo e nella chiesa e questo dovrebbe renderci meno pronti a puntare il dito. A Lutero che lo rimproverava di rimanere nella Chiesa cattolica nonostante la sua corruzione, Erasmo di Rotterdam rispose: “Sopporto questa Chiesa nella speranza che essa divenga migliore, poiché anch’essa è costretta a sopportare me in attesa che io divenga migliore”.
Ma forse il tema principale della parabola non è né il grano né la zizzania, ma è la pazienza di Dio. La liturgia lo sottolinea con la scelta della prima lettura che è un inno alla forza di Dio che si manifesta sotto forma di pazienza e di indulgenza. Quella di Dio, non è semplice pazienza, cioè un aspettare il giorno del giudizio per poi punire più severamente. E’ longanimità, misericordia, volontà di salvare.
La parabola del grano e della zizzania si presta a una riflessione di più ampio respiro. Uno dei maggiori motivi d’imbarazzo per i credenti e di rifiuto di Dio per i non credenti è stato sempre il “disordine” che c’è nel mondo. Il libro biblico del Qoelet che tante volte si fa portavoce delle ragioni dei dubbiosi e degli scettici, notava: “Tutto succede del pari al giusto e all’empio…Sotto il sole al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà” (Qo 3, 16; 9,2). In tutti i tempi si è vista l’iniquità trionfante e l’innocenza umiliata. “Ma –notava il grande oratore Bossuet – perché non si creda che al mondo c’è qualcosa di fisso e di sicuro, ecco che talvolta si vede il contrario e cioè l’innocenza sul trono e l’iniquità sul patibolo”.
La risposta a questo scandalo l’aveva già trovata l’autore del Qoelet: “Allora ho pensato: Dio giudicherà il giusto e l’empio, perché c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione” (Qo 3, 17). E’ quello che Gesù nella parabola chiama “il tempo della mietitura”. Si tratta, in altre parole, di trovare il punto di osservazione giusto di fronte alla realtà, di vedere le cose alla luce dell’eternità. Avviene come in certi quadri moderni che, visti da vicino, sembrano una accozzaglia di colori senza ordine né significato, ma osservati dalla distanza giusta rivelano un disegno preciso e potente.
Non si tratta di rimanere passivi e in attesa di fronte al male e all’ingiustizia, ma di lottare con tutti i mezzi leciti per promuovere la giustizia e reprimere l’ingiustizia e la violenza. A questo sforzo che è di tutti gli uomini di buona volontà, la fede aggiunge un aiuto e un sostegno d’inestimabile valore: la certezza che la vittoria finale non sarà dell’ingiustizia e della prepotenza ma dell’innocenza.
L’uomo moderno trova difficile accettare l’idea di un giudizio finale di Dio sul mondo e sulla storia, ma in ciò è in contraddizione con se stesso perché è lui stesso che si ribella all’idea che l’ingiustizia abbia l’ultima parola. In tanti millenni di vita sulla terra, l’uomo si è assuefatto a tutto; si è adattato a ogni clima, immunizzato da tante malattie. A una cosa non si è assuefatto mai: all’ingiustizia. Continua a sentirla come intollerabile. Ed è a questa sete di giustizia che risponderà il giudizio. Esso non sarà voluto solo da Dio, ma anche dagli uomini e, paradossalmente, anche dagli empi. “Nel giorno del giudizio universale, dice il poeta P. Claudel, non è solo il Giudice che scenderà dal cielo, ma sarà tutta la terra a precipitarglisi incontro” .
Come cambiano aspetto le vicende umane, viste da questa angolatura, anche quelle in atto nel mondo d’oggi! Prendiamo il fenomeno, che tanto umilia e rattrista noi italiani, della criminalità organizzata: mafia, ‘ndrangheta, camorra…ma che, con altri nomi, è presente in tanti paesi. Recentemente il libro “Gomorra” di Saviano e poi il film realizzato su di esso hanno documentato il grado di odiosità e di disprezzo degli altri raggiunto dai capi di queste organizzazioni, ma anche il senso d’impotenza e quasi di rassegnazione della società di fronte al fenomeno.
Abbiamo visto in passato persone della mafia accusate di crimini orrendi, difendersi con il sorriso sulle labbra, tenere in scacco giudici e tribunali, farsi forti della mancanza di prove. Come se, facendola franca davanti ai giudici umani, avessero risolto tutto. Se potessi rivolgermi ad essi, direi loro: Non vi illudete, poveri sventurati; non avete fatto nulla! Il vero giudizio deve ancora cominciare. Doveste anche finire i vostri giorni in libertà, temuti, onorati, perfino con uno splendido funerale religioso, dopo aver lasciato larghe offerte per opere pie, non avreste fatto nulla. Il vero Giudice vi aspetta dietro l’uscio, e a lui non la si fa. Dio non si lascia corrompere.
Dovrebbe essere dunque motivo di consolazione per le vittime e di salutare spavento per i violenti quello che Gesù dice terminando la sua spiegazione della parabola della zizzania: “Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”.
Il Battesimo, punto di partenza dell'ecumenismo; l'Eucaristia, il punto di arrivo
Benedetto XVI: l'ecumenismo è giunto a un “punto critico”
Benedetto XVI spiega la missione della gente di fede
Il Papa: la religione è motivo di unità e non di divisione
La Via Crucis più grande nella storia dell'Australia
A pranzo con il Papa: dodici giovani raccontano le loro difficoltà
Il Papa davanti alla tomba della beata che era stata scomunicata
I pellegrini della GMG alle prese con l'influenza
ITALIA
Rinascono le vocazioni religiose femminili
INTERVISTE
Immagini della Sindone riprodotte con un laser ad altissima frequenza
TUTTO LIBRI
Il Codice Michelangelo
SPIRITUALITÀ
“La Chiesa è fatta di persone umane, non di tutti e solo santi”
DOCUMENTI
Il Papa alla comunità di recupero dell'Università di Notre Dame
Discorso del Papa per l'incontro ecumenico nella Cattedrale di Sydney
Discorso del Papa nell'incontro con i rappresentanti di altre religioni
Giornata Mondiale della Gioventù
Il Battesimo, punto di partenza dell'ecumenismo; l'Eucaristia, il punto di arrivo
Spiega il Papa nell'incontro con i rappresentanti di altre confessioni cristiane
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il punto di partenza dell'ecumenismo – la via verso l'unità tra i cristiani – è il Battesimo, quello di arrivo è la celebrazione comune dell'Eucaristia, ha spiegato questo venerdì Benedetto XVI ai rappresentanti di altre Chiese e comunità cristiane.
All'incontro, celebrato nella cripta della Cattedrale di St. Mary di Sydney, sono state rappresentate circa 15 comunità, tra ortodossi, protestanti, anglicani...
Anche se l'Arcivescovo anglicano di Sydney non ha potuto essere presente, ha inviato un rappresentante e ha scritto una lettera definita dal portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, S.I., “bellissima”, “molto cordiale nei confronti del Papa e della Giornata Mondiale della Gioventù”.
Nel suo discorso, il Papa ha riconosciuto che il movimento ecumenico è giunto a un “punto critico”. Dopo aver ricordato che i cristiani stanno festeggiando il bimillenario di San Paolo, ha approfondito gli insegnamenti dell'apostolo per constatare che il sacramento del Battesimo è per tutti i cristiani “la porta d’ingresso nella Chiesa e il 'vincolo di unità' per quanti grazie ad esso sono rinati”.
“E' conseguentemente il punto di partenza dell’intero movimento ecumenico”, ha affermato. “E tuttavia non è la destinazione finale. Il cammino dell’Ecumenismo mira in definitiva ad una comune celebrazione dell’Eucaristia, che Cristo ha affidato ai suoi Apostoli come il Sacramento per eccellenza dell’unità della Chiesa”.
“Anche se vi sono ancora ostacoli da superare, noi possiamo essere sicuri che un giorno una comune Eucaristia non farà che sottolineare la nostra decisione di amarci e servirci gli uni gli altri a imitazione del nostro Signore”, ha dichiarato.
Secondo il Vescovo di Roma, “un sincero dialogo concernente il posto dell’Eucaristia – stimolato da un rinnovato ed attento studio della Scrittura, degli scritti patristici e dei documenti dei due millenni della storia cristiana – gioverà indubbiamente a far avanzare il movimento ecumenico e ad unificare la nostra testimonianza davanti al mondo”.
Punto critico
Il Papa ha considerato come “il movimento ecumenico sia giunto ad un punto critico” in cui, “per
andare avanti, dobbiamo continuamente chiedere a Dio di rinnovare le nostre menti con la grazia dello Spirito Santo”.
“Dobbiamo stare in guardia contro ogni tentazione di considerare la dottrina come fonte di divisione e perciò come impedimento a quello che sembra essere il più urgente ed immediato compito per migliorare il mondo nel quale viviamo”, ha suggerito.
All'inizio dell'incontro ecumenico, il Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney, ha ricordato che Benedetto XVI, “sin dai primi giorni del suo pontificato, ha desiderato incontrare i suoi fratelli cristiani nella ricerca di una maggiore unità, quell'unità voluta dallo stesso Signore Gesù”, riporta “L'Osservatore Romano”.
Il porporato ha auspicato che “i giovani della Giornata Mondiale della Gioventù, costruendo legami di amicizia e di fratellanza in modo trasversale rispetto alle nazionalità e alle razze, ci ispireranno ad approfondire la nostra ricerca per una maggiore cooperazione e una più efficace testimonianza della nostra fede nel Signore Gesù”.
“L'unità cristiana non è soltanto un dono per la Chiesa, ma per il mondo – ha osservato –. L'Australia ha bisogno della testimonianza dei suoi cittadini cristiani. Questa testimonianza è più debole quando è divisa”.
Il Vescovo anglicano del settore sud di Sydney, Robert Forsyth, ha riconosciuto di essere “perfettamente consapevole che esistono e permangono grandi e importanti differenze” tra cattolici e anglicani.
“Ciononostante, sono stato aiutato da una recente autorevole interpretazione del suo pensiero teologico – pubblicata qui in Australia – che riassumeva il suo approccio all'ecumenismo in questo modo (cito le sue parole): 'Non significa nascondere la verità con il risultato di recare dispiacere ad altri; la verità piena fa parte dell'amore pieno; deve piuttosto significare che i cristiani cessano di vedere gli altri cristiani come meri avversari contro i quali si devono difendere, devono riconoscere gli altri fedeli cristiani come fratelli'. Seguendo il suo stesso esempio, con gioia la saluto come fratello cristiano”.
Il presule ha rivelato di aver descritto su molte questioni la Chiesa cattolica “come uno scoglio fra le rapide, come una lastra di vetro che protegge dal vento di questo mondo, che di fatto ha aiutato tutti noi”.
“Se non fosse stato per la sua forte insistenza su Cristo come unico Salvatore del mondo, sulla fede cattolica, sulla natura del Dio trino, la divinità di Cristo, la centralità e la supremazia della Sacra Scrittura e il carattere oggettivo della moralità cristiana, la vita delle altre Chiese cristiane sarebbe stata molto più difficile, specialmente qui in Occidente”, ha aggiunto.
Benedetto XVI: l'ecumenismo è giunto a un “punto critico”
Avverte della tentazione di vedere la dottrina come fattore di divisione
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha affermato che il movimento ecumenico è a un momento cruciale e che bisogna resistere alla tentazione di considerare la dottrina fonte di divisione.
Lo ha osservato a Sydney questo venerdì mattina (ora locale) nel corso di un incontro ecumenico con circa 50 leader religiosi svoltosi nel contesto della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, che si concluderà domenica.
Dopo aver sottolineato i successi dell'ecumenismo in Australia e le opportunità fornite dall'Anno Paolino, il Santo Padre ha osservato come il movimento ecumenico “sia giunto ad un punto critico”.
“Per andare avanti, dobbiamo continuamente chiedere a Dio di rinnovare le nostre menti con la grazia dello Spirito Santo, che ci parla attraverso le Scritture e ci guida alla verità tutta intera”, ha detto. “Dobbiamo stare in guardia contro ogni tentazione di considerare la dottrina come fonte di divisione e perciò come impedimento a quello che sembra essere il più urgente ed immediato compito per migliorare il mondo nel quale viviamo”.
Il Papa ha affermato che la storia della Chiesa dimostra che “la praxis non solo è inseparabile dalla didaché, dall’insegnamento, ma anzi ne promana”.
“Quanto più assiduamente ci dedichiamo a raggiungere una comune comprensione dei divini misteri, tanto più eloquentemente le nostre opere di carità parleranno dell’immensa bontà di Dio e del suo amore verso tutti. Sant’Agostino espresse l’interconnessione tra il dono della conoscenza e
la virtù della carità quando scrisse che la mente ritorna a Dio attraverso l’amore e che dovunque si vede la carità, si vede la Trinità”.
Verità e amore
Benedetto XVI ha affermato che il dialogo tra le religioni cristiane avanza non solo attraverso “uno scambio di idee, ma condividendo doni che ci arricchiscono mutuamente”.
“Un’‘idea’ è finalizzata al raggiungimento della verità; un ‘dono’ esprime l’amore. Ambedue sono essenziali al dialogo. L’aprire noi stessi ad accettare doni spirituali da altri cristiani stimola la nostra capacità di percepire la luce della verità che viene dallo Spirito Santo”.
Il Santo Padre ha mostrato l'importanza di cercare la verità con due immagini bibliche per la Chiesa: il “corpo” e il “tempio”.
“Nell’adoperare l’immagine del corpo, Paolo attira l’attenzione sull’unità organica e sulla diversità che permette alla Chiesa di respirare e di crescere”, ha spiegato. “Ugualmente significativa, tuttavia, è l’immagine di un tempio solido e ben strutturato, composto di pietre vive, poggianti su un fondamento sicuro. Gesù stesso raccoglie in sé in perfetta unità queste immagini di 'corpo' e di 'tempio'”.
“Ogni elemento della struttura della Chiesa è importante; ma tutti vacillerebbero e crollerebbero senza la pietra angolare che è Cristo”, ha aggiunto il Pontefice. “Quali 'concittadini' di questa 'casa di Dio', i cristiani devono operare insieme per far sì che l’edificio rimanga saldo così che altre persone siano attratte ad entrarvi e a scoprire gli abbondanti tesori di grazia che si trovano al suo interno”.
“Nel promuovere i valori cristiani, non dobbiamo trascurare di proclamarne la fonte dando comune testimonianza a Gesù Cristo Signore. È Lui che ha affidato la missione agli apostoli, è Lui del quale i profeti hanno parlato, ed è Lui che noi offriamo al mondo”.
Il Papa ha concluso ricordando la “chiamata profetica” che i cristiani di ogni età hanno ricevuto.
“Paolo parla dell’importanza dei profeti nella Chiesa degli inizi; anche noi abbiamo ricevuto una chiamata profetica mediante il Battesimo”, ha sottolineato. “Confido che lo Spirito apra i nostri occhi per vedere i doni spirituali degli altri, apra il nostri cuori per ricevere la sua potenza e spalanchi le nostre menti per accogliere la luce della verità di Cristo”.
Benedetto XVI spiega la missione della gente di fede
Ricorda ai leader interreligiosi la gioia della vita semplice
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Per Benedetto XVI, le persone religiose dovrebbero mostrare che è possibile trovare la gioia vivendo semplicemente ed essendo generosi nei confronti di chi ha bisogno.
E' questo uno dei messaggi che ha lanciato nel suo discorso ai leader interreligiosi pronunciato questo venerdì a Sydney. L'incontro si è svolto nel contesto della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, in svolgimento nella città australiana fino a domenica.
Le religioni, ha osservato il Santo Padre, “insegnano alla gente che l’autentico servizio richiede sacrificio e autodisciplina, che a loro volta si devono coltivare attraverso l’abnegazione, la temperanza e l’uso moderato dei beni naturali. In tal modo, uomini e donne sono portati a considerare l’ambiente come una cosa meravigliosa da ammirare e rispettare piuttosto che come una cosa utile semplicemente da consumare”.
“È un dovere che si impone a chi ha spirito religioso dimostrare che è possibile trovare gioia in una vita semplice e modesta, condividendo con generosità il proprio superfluo con chi è nel bisogno”, ha osservato.
Per Benedetto XVI questi valori sono particolarmente importanti nella formazione dei giovani, “che tanto sovente sono tentati di considerare la vita stessa come un prodotto di consumo”.
“Essi pure posseggono, peraltro, la capacità dell’autocontrollo: di fatto, nello sport, nelle arti creative, negli studi sono pronti ad accogliere volentieri tali impegni come una sfida. Non è forse vero che quando si presentano loro ideali elevati, molti giovani sono attratti all’ascetismo e alla pratica della virtù morale attraverso il rispetto di sé e l’attenzione verso gli altri? Si deliziano
nella contemplazione del dono del creato, e sono affascinati dal mistero del trascendente”.
Sottolineando un altro aspetto comune alle religioni, il Vescovo di Roma ha menzionato il fatto che “rivolgono costante attenzione alla meraviglia dell’esistenza umana”.
“Uomini e donne sono dotati della capacità non solo di immaginare in che modo le cose potrebbero essere migliori, ma anche di investire le loro energie per renderle migliori”, ha constatato. “Siamo consapevoli dell’unicità della nostra relazione col regno della natura. Se, quindi, riteniamo di non essere soggetti alle leggi dell’universo materiale allo stesso modo del resto della creazione, non dovremmo anche fare della bontà, della compassione, della libertà, della solidarietà, del rispetto di ogni individuo una componente essenziale della nostra visione di un futuro più umano?”.
Un ulteriore contributo della religione, ha aggiunto, è “rammentarci la limitatezza e la debolezza dell’uomo”.
Visione cristiana
Dopo aver affermato che la Chiesa condivide queste osservazioni con altre religioni, Benedetto XVI si è concentrato sulla particolare visione del cristianesimo.
“Stimolata dalla carità, essa [la Chiesa] si accosta al dialogo nella convinzione che la vera sorgente della libertà si trova nella persona di Gesù di Nazaret”, ha detto. “I cristiani credono che è lui che ci rivela appieno le potenzialità umane per la virtù e il bene; è lui che ci libera dal peccato e dalle tenebre. L’universalità dell’esperienza umana, che trascende ogni confine geografico e ogni limite culturale, rende possibile ai seguaci delle religioni di impegnarsi nel dialogo per affrontare il mistero delle gioie e delle sofferenze della vita”.
“Da questo punto di vista, la Chiesa con passione cerca ogni opportunità per prestare ascolto alle esperienze spirituali delle altre religioni. Potremmo affermare che tutte le religioni mirano a penetrare il profondo significato dell’esistenza umana, riconducendolo ad una origine o principio esterno ad essa”.
“Le religioni presentano un tentativo di comprensione del cosmo inteso come proveniente da e procedente verso tale origine o principio – ha aggiunto –. I cristiani credono che Dio ha rivelato questa origine e principio in Gesù, che la Bibbia definisce 'Alfa e Omega'”.
Il Papa ha concluso il suo discorso affermando di essere in Australia come “ambasciatore di pace”.
“La nostra ricerca della pace procede mano nella mano con la ricerca del significato, poiché è scoprendo la verità che troviamo la strada sicura verso la pace”, ha osservato. “Il nostro sforzo per arrivare alla riconciliazione tra i popoli sgorga da, ed è diretto verso, quella verità che dà alla vita uno scopo”.
“La religione offre la pace, ma - ancor più importante - suscita nello spirito umano la sete della verità e la fame della virtù. Ci sia dato di incoraggiare tutti, specialmente i giovani, ad ammirare con stupore la bellezza della vita, a ricercarne il significato ultimo e ad impegnarsi a realizzarne il sublime potenziale”.
Il Papa: la religione è motivo di unità e non di divisione
Nel suo incontro con i leader di altre religioni a Sydney
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- La religione è motivo di unità e non di divisione, ha affermato Benedetto XVI rivolgendosi questo venerdì mattina ai rappresentanti di altre religioni.
All'incontro, celebrato nella sala capitolare della Cattedrale di St. Mary, hanno partecipato quaranta rappresentanti di 15 confessioni religiose: ebrei, musulmani, buddisti, induisti, zoroastriani e mandei (minoranza religiosa del Medio Oriente, che ha tra le sue lingue l'aramaico).
Nel corso dell'incontro hanno preso la parola per salutare il Papa il rabbino capo della Grande Sinagoga di Sydney, Jeremy Lawrence, e lo sceicco Mohamadu Saleem, membro esecutivo del Consiglio Nazionale Australiano degli Imam, che ha presentato il “fondamentalismo dell'amore” come antidoto al “fondamentalismo dell'odio”.
Da parte sua, il Papa ha lodato l'apprezzamento nella società australiana della libertà religiosa, “diritto fondamentale” che “dà a uomini e donne la possibilità di adorare Dio secondo coscienza, di educare lo spirito e di agire secondo le convinzioni etiche derivanti dal loro credo”.
“L’armoniosa correlazione tra religione e vita pubblica è tanto più importante in un’epoca nella quale alcuni sono giunti a ritenere la religione causa di divisione piuttosto che forza di unità”.
“In un mondo minacciato da sinistre e indiscriminate forme di violenza, la voce concorde di quanti hanno spirito religioso stimola le Nazioni e le comunità a risolvere i conflitti con strumenti pacifici nel pieno rispetto della dignità umana”.
Il Vescovo di Roma ha spiegato che “il senso religioso radicato nel cuore dell’uomo apre uomini e donne verso Dio e li guida a scoprire che la realizzazione personale non consiste nella gratificazione egoistica di desideri effimeri”.
“Esso, piuttosto, ci guida a venire incontro alle necessità degli altri e a cercare vie concrete per contribuire al bene comune. Le religioni svolgono un particolare ruolo a questo riguardo, in quanto insegnano alla gente che l’autentico servizio richiede sacrificio e autodisciplina, che a loro volta si devono coltivare attraverso l’abnegazione, la temperanza e l’uso moderato dei beni naturali”, ha riconosciuto.
Secondo il Papa, questi valori sono particolarmente necessari per i giovani. Per questo motivo, ha osservato che “sia le scuole confessionali che le scuole statali potrebbero fare di più per sviluppare la dimensione spirituale di ogni giovane”.
Il rabbino Jeremy Lawrence ha dichiarato che questo tipo di incontri mostra che la fede continua ad essere viva, anche se con molte vesti.
La Via Crucis più grande nella storia dell'Australia
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org-Aica).- Questo venerdì pomeriggio, Benedetto XVI ha aperto con una preghiera la rappresentazione della Via Crucis da parte di un centinaio di attori a Sydney, dove sta presiedendo la Giornata Mondiale della Gioventù, che riunisce circa 225.000 giovani pellegrini di tutto il mondo.
Gli attori hanno ricreato l'Ultima Cena, seduti sui gradini della Cattedrale di St. Mary, quando il Papa è uscito dalla porta del tempio per pronunciare le breve preghiera.
Il Pontefice ha seguito le altre stazioni per televisione, nella cripta della Cattedrale.
Quattro donne aborigene hanno pianto per Gesù di Nazareth in un altro momento della celebrazione.
I numerosi maxischermi hanno riproposto nei parchi e nelle piazze di Sydney la rappresentazione dell'Ultima Cena, in cui l'attore australiano 27enne Alfio Stutio ha spezzato il pane per condividerlo con i discepoli.
La settima stazione della Via Crucis ha visto i prigionieri, tra cui Simone, rappresentati come le donne di Gerusalemme da aborigeni australiani.
Vestivano pelli di canguro e avevano il volto e il corpo coperti di cenere, un segno di lutto nella tradizione aborigena. Mentre aspettavano l'arrivo di Gesù hanno eseguito una danza tradizionale del nord dell'Australia.
A pranzo con il Papa: dodici giovani raccontano le loro difficoltà
In particolare in Asia e in Africa
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il pranzo che Benedetto XVI ha condiviso questo venerdì con dodici ragazzi e ragazze di tutto il mondo è servito sicuramente a confermargli qualcosa che già sapeva: in alcuni Paesi, essere giovani è molto difficile.
Nel corso del pasto, che ha avuto luogo nella residenza della Cattedrale di Sydney, dieci giovani hanno rappresentato i cinque continenti. Gli altri due rappresentavano l'Australia, il Paese che sta ospitando la Giornata Mondiale della Gioventù.
Fidel Mateos Rodríguez, 25enne della Diocesi di Salamanca (Spagna), ha spiegato in seguito che “durante il pranzo ciascuno degli invitati ha parlato della situazione nel suo Paese; il Papa ha mostrato grande interesse soprattutto per le testimonianze dei giovani asiatici e africani, perché vengono da due continenti in cui è difficile vivere la fede cattolica”.
Dopo aver ascoltato gli altri giovani, l'altra rappresentante del continente europeo, la francese Marie-Bénédicte Esnault, di 22 anni, ha riconosciuto che “noi che viviamo in Paesi di antica tradizione cristiana siamo molto fortunati”.
Jean Fabien Muaka Baloza, della Repubblica Democratica del Congo, 29 anni, ha detto che “la conversazione è stata come quella con un padre di famiglia. Ci ha ascoltati e ci ha dato la sua benedizione”.
Jean Fabien ha invitato il Papa a visitare l'Africa perché “venga a rendersi conto di certe realtà educative. Abbiamo bisogno della sua influenza”.
Craig Ashby, australiano e rappresentante del popolo aborigeno, ha parlato al Santo Padre della discriminazione che vive ancora la sua gente. Il Pontefice ha risposto che la chiave per risolvere la situazione è l'educazione.
Gabriel Nangile, della Papua Nuova Guinea, ha affermato di aver parlato dei giovani del suo Paese e dell'urgente necessità che possano scoprire una vita spirituale che li liberi dai gravi pericoli che corrono.
Helena de Sousa, 25enne di Timor Est, ha parlato con il Pontefice della violenza nel suo Paese. Il Papa si è interessato alla situazione timorense, ricordando che nel gennaio di quest'anno ha ricevuto il Presidente José Ramos-Horta.
Al termine dell'incontro, il Papa ha donato a ciascuno dei giovani un rosario e una medaglia commemorativa della Giornata Mondiale della Gioventù.
Ogni giovane ha ricambiato con un dono, come nel caso dello statunitense Armando Cervantes, di origine messicana, che ha regalato al Papa un cappellino con le orecchie di Topolino.
Jorgiana Aldren Lima de Santana, 26 anni, ha rappresentato il Brasile. Altri Paesi rappresentati sono stati la Nuova Zelanda, la Nigeria e la Corea del Sud.
“E' stata senz'altro un'esperienza indimenticabile che ribadisce la mia fede in Dio e nella Chiesa e mi serve come riconoscimento del lavoro che ho svolto con i giovani in tutti questi anni”, ha concluso Fidel Mateos.
Il Papa davanti alla tomba della beata che era stata scomunicata
Mary MacKillop, serva dei poveri e degli analfabeti
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha visitato questo giovedì mattina la tomba della prima beata australiana, Mary MacKillop, cofondatrice delle Suore di San Giuseppe, serva dei poveri e degli analfabeti, che venne scomunicata ingiustamente.
Quando la superiora delle Suore di San Giuseppe si è rivolta al Papa per assicurare che l'Australia prega perché sia proclamata santa, il Pontefice ha risposto: “Un giorno sarà canonizzata, stiamo aspettando un miracolo”.
Poco prima, nella cerimonia di benvenuto da parte delle autorità australiane nel Palazzo del Governo di Sydney, il Papa ha presentato la MacKillop come “una delle figure eminenti della storia di questo Paese”.
“So che la sua perseveranza di fronte alle avversità, i suoi interventi a difesa di quanti erano trattati ingiustamente e l'esempio concreto di santità sono divenuti sorgente di ispirazione per tutti gli Australiani”, ha affermato.
“Generazioni di Australiani hanno motivo di essere grati a lei, alle Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore e ad altre Congregazioni religiose per la rete di scuole che qui hanno fondato, come pure per la testimonianza della loro vita consacrata”.
Mary MacKillop, beatificata da Giovanni Paolo II nel 1995 a Sydney, nacque a Melbourne nel 1842 in una famiglia emigrata dalla Scozia.
Quando padre Julian Tennyson Woods la conobbe nel 1861, fu ispirato dal suo desiderio di servire Dio. Condivisero la convinzione poco comune a quell'epoca che tutti i bambini dovessero avere accesso all'educazione cattolica. Per questo motivo, fondarono la congregazione religiosa.
La loro straordinaria opera educativa attirò la gelosia di molte persone – anche all'interno della Chiesa –, che esercitarono pressioni e portarono a far sì che il Vescovo di Adelaide stabilisse la scomunica.
Mary rispose con obbedienza. Il Vescovo stesso la riaccolse nella comunione con la Chiesa prima della sua morte, riconoscendo con umiltà il suo grave errore.
Morì l'8 agosto 1909. Le sue figlie religiose continuano a vivere il suo spirito con il motto “Non lasciare mai una necessità senza fare qualcosa per porvi rimedio”.
I pellegrini della GMG alle prese con l'influenza
SYDNEY, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- A Sydney è inverno, e alcuni pellegrini della Giornata Mondiale della Gioventù stanno subendo una tipica conseguenza di questa stagione: l'influenza.
Secondo dati diffusi questo giovedì pomeriggio dal dipartimento per la salute del Nuovo Galles del Sud, 87 pellegrini hanno contratto l'influenza o ne lamentano i sintomi, e un'infezione virale ha colpito vari altri giovani con la gastroenterite.
I pellegrini della GMG hanno ricevuto vari consigli prima di lasciare i loro Paesi. Un sito del Governo del Nuovo Galles del Sud ha ricordato loro che le temperature invernali a Sydney spaziano dagli 8 ai 16.9ºC. Il sito ha incoraggiato i pellegrini a portare con sé abbigliamento e scorte adeguate, soprattutto se parteciperanno alla veglia all'aperto di sabato notte.
Ci sono più di 125.000 pellegrini internazionali a Sydney per la Giornata Mondiale della Gioventù, per cui la percentuale di quanti sono affetti da influenza o gastroenterite è piuttosto bassa. I responsabili sanitari locali si stanno occupando dei casi registrati.
Italia
Rinascono le vocazioni religiose femminili
Parla il Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’APRA
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- La religiosità “liquida”, la mancanza di punti di riferimento, il pensiero debole e la relativizzazione del carisma, sono i più grandi problemi che hanno indebolito le congregazioni religiose femminili negli ultimi quaranta anni.
Così German Sanchez Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in una intervista concessa a ZENIT, ha spiegato le cause della crisi che attanaglia la vita religiosa femminile.
“Il problema più grande – ha precisato Sanchez – è che siamo reduci di 40 anni di pensiero debole, cioè di una mancanza di identità forte. La vita religiosa è liquida, senza punti di riferimento.
Il carisma sembra essersi perso e non si vede più la gioia di essere consacrati. Come si dice a Roma ‘si tira a campà'”.
Il Direttore dell’ISSR è però convinto che le nuove generazioni stanno emergendo con una nuova impostazione. Pur essendo nella stragrande maggioranza straniere, “tutte mostrano una grande sete di spiritualità”.
“Lasciamo stare la sociologia e la psicologia – ha sottolineato Sanchez – è chiaro che le scienze umane aiutano, ma al centro ci deve essere una sana spiritualità fondata sul proprio carisma”.
“Prendere di qua e di là come al supermarket – ha spiegato – non funziona. Il carisma è la base su cui deve sorgere la spiritualità. Le nuove generazioni hanno sete di spiritualità con punti fermi, e stanno orientandosi verso questo profilo".
Alla domanda su come risolvere la grave crisi di vocazioni alla vita religiosa femminile, il Direttore dell’ISSR ha risposto che stanno rinascendo vocazioni sia in Europa che in Italia, soprattutto in quelle congregazioni che hanno cambiato l’impostazione della pastorale vocazionale.
“Non bisogna aspettare che le vocazioni bussino alle porte, come accadeva tantissimi anni fa – ha commentato Sanchez – adesso bisogna andare a bussare al cuore delle ragazze, il chè significa coltivare la vita cristiana e spirituale delle ragazze”.
Secondo il Direttore dell’ISSR si tratta di un lavoro che prima “veniva svolto dalla famiglia, dalla parrocchia e dalla scuola, mentre adesso non lo fa nessuno”.
“Per questo motivo le religiose – ha sottolineato – devono tornare a creare questi vivai dove coltivare la vita spirituale”.
“Per avere vocazioni, dobbiamo coltivare le virtù cristiane – ha continuato –. Sappiamo che la vocazione è una risposta ad una chiamata, ma se le ragazze non sono state abituate a sentire la voce del Signore, come si fa a ascoltare una chiamata e dare una risposta?”.
Sanchez ha raccontato che le congregazioni che stanno coltivando la vita spirituale delle ragazze cominciano ad avere risposte bellissime.
“Ci sono congregazioni in Italia che ogni anno cercano e trovano decine di vocazioni – ha detto –. C’è una suora che, da sola in Olanda, riesce di inviare al suo noviziato almeno tre vocazioni all’anno ha rilevato”.
E’ forte anche la crescita delle suore contemplative o di clausura. Secondo Sanchez, “la vita consacrata di clausura a differenza della vita religiosa attiva, sta riprendendosi forse perché vivono con una identità più chiara”.
E l’esempio più palese in Italia è quello di suor Anna Maria Canopi, la quale non solo ha rivitalizzato il monastero decadente dell’isola di San Giulio, ma ne ha aperto un altro in Val d’Aosta, visitato l’anno scorso dal Pontefice Benedetto XVI.
In merito alla preparazione a volte incompleta delle consacrate provenienti dai Paesi in Via di Sviluppo, Sanchez ha spiegato che l’ISSR sta lavorando moltissimo proprio per colmare questa lacuna.
A tale proposito ha raccontato che la Conferenza Episcopale del Perù ha chiamato l’ISSR a tenere un corso per formatrici e superiori di comunità. Il corso è andato così bene che l’anno successivo l’ISSR è stato chiamato non solo per preparare le superiori ma anche le religiose. E le richieste stanno arrivando da diverse parti del mondo.
Inoltre, Sanchez ha invitato, chiunque sia interessato, ad iscriversi all’ISSR che svolge le lezioni il giovedì e venerdì pomeriggio ed il sabato mattina, con una offerta formativa indirizzata soprattutto a coloro che voglio svolgere l’attività di insegnamento della religione con finalità anche di tipo pastorale.
Notevole anche la produzione di testi, Sanchez ha annunciato, a partire dall’autunno, la pubblicazione di almeno 20 libri sulla vita religiosa femminile, in una collana intitolata “Sequela di Cristo”.
Interviste
Immagini della Sindone riprodotte con un laser ad altissima frequenza
Un esperimento dell'ENEA di Frascati, diretto dal dr. Giuseppe Baldacchini
di Paolo Centofanti
ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Un gruppo di ricercatori dell'ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente) di Frascati, diretti dal dr. Giuseppe Baldacchini, è riuscito a realizzare immagini con caratteristiche strutturali (ovvero una "bruciatura" esterna delle fibrille superficiali del tessuto) molto simili a quelle dell'immagine della Sindone.
L'esperimento, che è stato pubblicato da Applied Optics (Vol. 47, Issue 9, pp. 1278-1285) e sarà presentato ufficialmente ad agosto negli Stati Uniti, è stato possibile utilizzando un laser ad altissima frequenza, e specifiche condizioni di potenza e durata di emissione. Con altri parametri, o utilizzando differenti metodologie, non sarebbe possibile replicarlo.
Alcune immagini sono disponibili sul sito di SRM.
ZENIT ha intervistato il dr. Baldacchini sull'esperimento e le sue caratteristiche, e sulla sua esperienza di scienziato e credente.
Può raccontarci come è stato realizzato l'esperimento, e con quali obiettivi?
Dr. Baldacchini: E' accaduto tutto circa 3 anni fa. Premetto che sono una persona che conosce la Sindone come la conoscono mediamente tutti gli italiani. Cioè ne sentivo parlare in televisione, leggevo gli articoli sui giornali, ma non è che la conoscessi approfonditamente.
Una sera mentre ero a casa e stavo leggendo un libro, stavano trasmettendo proprio un programma sulla Sindone; si parlava del problema dell'immagine sindonica, e ne fecero vedere le immagini. In quel momento mi venne in mente un collegamento con qualcosa che era accaduto nei laboratori dove io lavoro, qualche anno prima.
Quindi il giorno dopo sono tornato e sono andato alla ricerca di questo vecchio materiale. E ho scoperto che in uno dei laboratori sotto la mia direzione, avevano tempo prima irraggiato delle stoffe, stoffe generiche, per la cosiddetta nobilitazione dei tessuti, con radiazione ultravioletta. E andando a scartabellare tra le prove fatte, mi era sembrato di aver visto qualcosa che somigliasse alla Sindone.
Quindi ho chiamato subito i miei collaboratori, e ho detto loro che secondo me valeva la pena fare delle prove su dei tessuti di lino, per vedere se questa radiazione particolare che usavamo a Frascati, potesse essere utile per creare immagini simili alla Sindone. Ecco come è nata l'idea: semplicemente.
Da lì abbiamo cominciato a lavorare, in collaborazione con il prof. Giulio Fanti, che è un sindonologo, che studia la Sindone da molti anni, mentre noi non ne conoscevamo i particolari; e questo ci ha portato con il tempo ai risultati che lei ha visto.
Quali sono state le condizioni per creare queste immagini?
Dr. Baldacchini: Prima di tutto devo dire che creare delle immagini su lino è stato molto difficile, molto più difficile di quello che pensavamo. E ci siamo accorti che le immagini si possono creare solamente a due condizioni: prima, che la radiazione elettromagnetica che si invia contro il lino avvenga in un tempo più breve di cento nanosecondi (un nanosecondo è un miliardesimo di secondo). Se lei usa impulsi più lunghi, la stoffa si brucia, o non succede nulla, a seconda della potenza. Questa è la prima condizione.
La seconda condizione è che la potenza sia molto elevata. E' necessario superare il milione di watt per centimetro quadrato come densità di potenza. E se si usa una potenza inferiore non succede nulla. Quindi avevamo individuato un processo a soglia.
Poi dopo ci siamo accorti che quando la intensità non è elevatissima, ma non troppo bassa, accade che l'immagine compare dopo moltissimo tempo, cioè dopo circa un anno; però con un sistema di riscaldamento classico, l'immagine appare anche subito. Quindi vuol dire che il tessuto è stato impresso in qualche modo a livello molecolare, e che questa impressione si rende visibile con una eccitazione termica.
Anche nel vostro caso, quindi, sono solamente le fibre superficiali ad essere "colorate"?
Dr. Baldacchini: Questo è l'altro aspetto molto importante, che dipende dalla radiazione ultravioletta. Se lei usa una radiazione nel visibile, non funziona perché la radiazione visibile penetra dappertutto, mentre invece la radiazione ultravioletta si ferma sulla superficie.
Su questo punto stiamo ancora indagando, perché noi abbiamo usato la lunghezza d'onda di 308 nanometri, che è già nell'ultravioletto, quindi non viene vista dall'occhio, ma pensiamo che andando più in basso con la lunghezza d'onda, sui 200/250 nanometri, si otterranno dei risultati ancora più superficiali, quindi ancora più simili a quelli della Sindone.
Preciso che non abbiamo realizzato delle immagini della Sindone; abbiamo solamente "colorato" i tessuti e abbiamo osservato microscopicamente i tessuti, se fossero o no analoghi a quelli della Sindone.
Il fascicolo del 20 marzo 2008 di Applied Optics, con i nostri risultati, riporta proprio nel frontespizio la fotografia di una delle fibrille colorate nell'esperimento. E' una ricerca che a noi ha divertito e interessato moltissimo. Anche se, devo dire, all'inizio è stata molto più complessa di quanto le stavo raccontando.
Non per nulla, a Los Alamos molti anni fa questi esperimenti erano già stati realizzati, ma senza ottenere nulla. Ricerche realizzate con tutte le sorgenti di radiazioni elettromagnetiche, ma forse fatte in una maniera non troppo approfondita, per cui non è venuto fuori nessun risultato, eccetto che o bruciavano la tela, o non succedeva nulla.
Per quanto ne sappiamo, il nostro è il primo caso, e anche per questo lo presenteremo ad una conferenza che si terrà ad agosto negli Stati Uniti.
Vorrei porle una domanda personale: lei è credente?
Dr. Baldacchini: Io sono un credente, però queste misure le faccio come uno scienziato. Mi sono completamente sdoppiato perché quello che penso come credente non deve assolutamente entrare nell'analisi di un fenomeno, perché si farebbe troppa confusione.
Come vive il suo essere scienziato e credente? Le crea a volte difficoltà?
Dr. Baldacchini: Personalmente non ho assolutamente nessuna difficoltà, posso dire che dormo sonni tranquillissimi. In realtà non ci sono contrasti tra scienza e fede, perché si muovono su due piani completamente diversi. Mi dispiace che storicamente sia accaduto che si siano scontrate, però se lei va a vedere, nel corso della storia, sono accadute delle cose molto diverse, in epoche diverse.
Senza arrivare a 2000 anni fa, si sa che la scienza è nata nella Chiesa...
Dr. Baldacchini: Le prime università sono state fondate dalla Chiesa, in Europa, durante il Medioevo. E specialmente la fisica venne subito ammessa nel corso di studi, perché, si diceva, aiutava il credente a capire come il mondo era fatto. E questo l'ha detto San Tommaso d'Aquino, che era uno degli insegnanti all'Università di Parigi.
I primi scienziati che adottarono il metodo sperimentale moderno, sono nati proprio all'interno di queste istituzioni cattoliche; poi vi sono stati dei grandi equivoci, come nel caso Galileo.
Tutto Libri
Il Codice Michelangelo
Un libro pretende di svelare nuovi “segreti” vaticani
di Elizabeth Lev
ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Era inevitabile. Dopo che Dan Brown si è arricchito “vendendo” Gesù – aggiungendo anche un po' di Maria Maddalena e Leonardo da Vinci –, era solo questione di tempo prima che qualche altro intraprendente autore rivolgesse la sua attenzione a Michelangelo.
A differenza del “Codice da Vinci”, tuttavia, il nuovo libro non ha nemmeno la decenza di riconoscere che si tratta di una finzione.
“The Sistine Secrets: Michelangelo's Forbidden Messages at the Heart of the Vatican” (“I segreti della Sistina: i messaggi proibiti di Michelangelo nel cuore del Vaticano”), del rabbino Benjamin Blech e della guida turistica Roy Doliner, pretende di rivelare come Michelangelo abbia inserito messaggi nascosti di pensiero cabalistico e sentimento antipapale mentre dipingeva la Cappella Sistina.
Il libro è una specie di “Codice Michelangelo”, e come il romanzo di Dan Brown non offre prove documentate né osservazioni per avvalorare quanto sostiene.
La prima cosa che colpisce del libro è come si basi sulle domande più frequenti rivolte dai visitatori della Cappella.
Molti, ad esempio, si chiedono perché ci siano così tante immagini dell'Antico Testamento in una cappella cristiana. Gli autori sostengono che Michelangelo abbia cambiato l'originaria commissione dai Dodici Apostoli richiesti da Papa Giulio II al ciclo della Genesi a causa di una simpatia segreta per gli ebrei.
Per Michelangelo, in realtà, il soggetto della Genesi offriva la possibilità di realizzare un'impresa senza precedenti: dipingere una narrazione a renderla leggibile da terra attraverso la sua pittura.
Doliner e Blech insistono sul fatto che l'artista abbia appreso la Cabala, una forma di gnosticismo ebraico, nel giardino fiorentino di Lorenzo de' Medici, dove si recò quindicenne a studiare scultura. A loro avviso, alla base dell'interesse di Michelangelo per la Cabala c'è stato Pico della Mirandola.
Gli autori tralasciano il fatto che Michelangelo appartenesse al Terz'Ordine francescano, come il suo eroe Dante, così come il fatto che non abbia mai menzionato Pico.
Traendo spunto da un articolo del 1990 di Frank Meshberger apparso sul “Journal of American Medicine”, in cui l'autore proponeva che il mantello di Dio nella creazione dell'uomo fosse modellato come una sezione a croce del cervello umano, Doliner e Blech sostengono che si tratta del lato destro del cervello, che secondo la Cabala contiene la conoscenza segreta data da Dio.
Molti turisti, nel corso degli anni, si sono chiesti perché Dio, nella creazione del sole e della luna, sia presentato di schiena. Secondo gli autori del libro, Michelangelo ha posto Dio di schiena perché era offeso per il fatto di dover dipingere la Cappella anziché lavorare al lavoro di scultura che gli era stato promesso.
Da ciò estrapolano che Michelangelo fosse disgustato dalla corruzione della corte papale, così come dal trattamento della Chiesa nei confronti degli ebrei. E' ironico che i due autori pretendano di avere familiarità con le Scritture ebraiche ma non considerino il riferimento scritturale più ovvio alla “schiena” di Dio, quando Mosè (Esodo 33) chiede di vedere la gloria di Dio e gli viene rifiutata perché nessuno può vedere il volto di Dio e restare in vita.
Per mostrare il suo favore a Mosè, Dio gli permette di guardare la sua schiena. L'interpretazione cristiana di questo evento è che nell'Antico Testamento l'uomo non può vedere Dio, ma con la Parola fatta carne, chiunque può finalmente contemplare il volto divino.
Gli autori sostengono infine che Michelangelo, che aveva un impiego redditizio ed era profondamente rispettato in Vaticano, abbia tradito la fiducia riposta dal Papa e dai teologi per difendere i propri interessi sui muri della Cappella Sistina.
Il libro evoca un sentimento antipapale, nonostante Blech blandisca ovunque Papa Giovanni Paolo II e il “buon Papa Giovanni XXIII”.
Secondo gli autori, il Papa, la sua corte e la serie infinita di teologi, storici, santi e filosofi che hanno meditato sulla cappella sono stati ciechi di fronte a questo “codice”; solo la saggezza di Doliner e Blech poteva vedere nel cuore e nella mente di Michelangelo. Gnosticismo al massimo livello.
Alla fine, l'interpretazione della Cappella da parte di Doliner e Blech riflette l'opinione di altri che vi vedono una sorta di manifesto protestante, ed è solo leggermente più plausibile di un'altra teoria recente per cui la Cappella conterrebbe messaggi criptati degli alieni.
Nel corso degli anni psicologi, attivisti gay e migliaia di altri si sono visti riflessi sul soffitto della Cappella Sistina e hanno inserito Michelangelo nella loro agenda.
In sostanza: se chiunque si può trovare riflesso nel soffitto della cappella, ciò rende Michelangelo piuttosto universale. E non è forse questa la definizione di cattolico?
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Spiritualità
“La Chiesa è fatta di persone umane, non di tutti e solo santi”
Padre Raniero Cantalamessa commenta la liturgia domenicale
ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. - predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima.
* * *
XVI Domenica del tempo ordinario
Sapienza 12, 13.16-19; Romani 8, 26-27; Matteo 13, 24-43
Il grano e la zizzania
Con tre parabole Gesù traccia nel vangelo la situazione della Chiesa nel mondo. La parabola del granellino di senape che diventa un albero indica la crescita del regno di Dio sulla terra. Anche la parabola del lievito nella farina significa la crescita del Regno, non tanto però in estensione, quanto in intensità; indica la forza trasformatrice del vangelo che “solleva” la massa e la prepara a diventare pane.
Queste due parabole furono comprese facilmente dai discepoli, non così la terza, del grano e della zizzania, che Gesù fu costretto a spiegare loro a parte. Il seminatore, disse, era lui stesso, il seme buono, i figli del regno, il seme cattivo, i figli del maligno, il campo, il mondo e la mietitura, la fine del mondo.
La parabola di Gesù, nell’antichità, fu oggetto di una memorabile disputa che è molto importante tener presente anche oggi. C’erano degli spiriti settari, i donatisti, che risolvevano la cosa in modo semplicistico: da una parte, la Chiesa (la loro chiesa!) fatta tutta e solo di perfetti; dall’altra il mondo pieno di figli del maligno, senza speranza di salvezza. A essi si oppose S. Agostino: il campo, spiegava, è, sì, il mondo, ma è anche la Chiesa; luogo in cui vivono a gomito a gomito santi e peccatori e in cui c’è spazio per crescere e convertirsi. “I cattivi, diceva, esistono in questo modo o perché si convertano, o perché per mezzo di essi i buoni esercitino la pazienza”.
Gli scandali che ogni tanto scuotono la Chiesa ci devono dunque rattristare, ma non sorprendere. La Chiesa è fatta di persone umane, non di tutti e solo santi. C’è della zizzania anche dentro ognuno di noi, non solo nel mondo e nella chiesa e questo dovrebbe renderci meno pronti a puntare il dito. A Lutero che lo rimproverava di rimanere nella Chiesa cattolica nonostante la sua corruzione, Erasmo di Rotterdam rispose: “Sopporto questa Chiesa nella speranza che essa divenga migliore, poiché anch’essa è costretta a sopportare me in attesa che io divenga migliore”.
Ma forse il tema principale della parabola non è né il grano né la zizzania, ma è la pazienza di Dio. La liturgia lo sottolinea con la scelta della prima lettura che è un inno alla forza di Dio che si manifesta sotto forma di pazienza e di indulgenza. Quella di Dio, non è semplice pazienza, cioè un aspettare il giorno del giudizio per poi punire più severamente. E’ longanimità, misericordia, volontà di salvare.
La parabola del grano e della zizzania si presta a una riflessione di più ampio respiro. Uno dei maggiori motivi d’imbarazzo per i credenti e di rifiuto di Dio per i non credenti è stato sempre il “disordine” che c’è nel mondo. Il libro biblico del Qoelet che tante volte si fa portavoce delle ragioni dei dubbiosi e degli scettici, notava: “Tutto succede del pari al giusto e all’empio…Sotto il sole al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà” (Qo 3, 16; 9,2). In tutti i tempi si è vista l’iniquità trionfante e l’innocenza umiliata. “Ma –notava il grande oratore Bossuet – perché non si creda che al mondo c’è qualcosa di fisso e di sicuro, ecco che talvolta si vede il contrario e cioè l’innocenza sul trono e l’iniquità sul patibolo”.
La risposta a questo scandalo l’aveva già trovata l’autore del Qoelet: “Allora ho pensato: Dio giudicherà il giusto e l’empio, perché c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione” (Qo 3, 17). E’ quello che Gesù nella parabola chiama “il tempo della mietitura”. Si tratta, in altre parole, di trovare il punto di osservazione giusto di fronte alla realtà, di vedere le cose alla luce dell’eternità. Avviene come in certi quadri moderni che, visti da vicino, sembrano una accozzaglia di colori senza ordine né significato, ma osservati dalla distanza giusta rivelano un disegno preciso e potente.
Non si tratta di rimanere passivi e in attesa di fronte al male e all’ingiustizia, ma di lottare con tutti i mezzi leciti per promuovere la giustizia e reprimere l’ingiustizia e la violenza. A questo sforzo che è di tutti gli uomini di buona volontà, la fede aggiunge un aiuto e un sostegno d’inestimabile valore: la certezza che la vittoria finale non sarà dell’ingiustizia e della prepotenza ma dell’innocenza.
L’uomo moderno trova difficile accettare l’idea di un giudizio finale di Dio sul mondo e sulla storia, ma in ciò è in contraddizione con se stesso perché è lui stesso che si ribella all’idea che l’ingiustizia abbia l’ultima parola. In tanti millenni di vita sulla terra, l’uomo si è assuefatto a tutto; si è adattato a ogni clima, immunizzato da tante malattie. A una cosa non si è assuefatto mai: all’ingiustizia. Continua a sentirla come intollerabile. Ed è a questa sete di giustizia che risponderà il giudizio. Esso non sarà voluto solo da Dio, ma anche dagli uomini e, paradossalmente, anche dagli empi. “Nel giorno del giudizio universale, dice il poeta P. Claudel, non è solo il Giudice che scenderà dal cielo, ma sarà tutta la terra a precipitarglisi incontro” .
Come cambiano aspetto le vicende umane, viste da questa angolatura, anche quelle in atto nel mondo d’oggi! Prendiamo il fenomeno, che tanto umilia e rattrista noi italiani, della criminalità organizzata: mafia, ‘ndrangheta, camorra…ma che, con altri nomi, è presente in tanti paesi. Recentemente il libro “Gomorra” di Saviano e poi il film realizzato su di esso hanno documentato il grado di odiosità e di disprezzo degli altri raggiunto dai capi di queste organizzazioni, ma anche il senso d’impotenza e quasi di rassegnazione della società di fronte al fenomeno.
Abbiamo visto in passato persone della mafia accusate di crimini orrendi, difendersi con il sorriso sulle labbra, tenere in scacco giudici e tribunali, farsi forti della mancanza di prove. Come se, facendola franca davanti ai giudici umani, avessero risolto tutto. Se potessi rivolgermi ad essi, direi loro: Non vi illudete, poveri sventurati; non avete fatto nulla! Il vero giudizio deve ancora cominciare. Doveste anche finire i vostri giorni in libertà, temuti, onorati, perfino con uno splendido funerale religioso, dopo aver lasciato larghe offerte per opere pie, non avreste fatto nulla. Il vero Giudice vi aspetta dietro l’uscio, e a lui non la si fa. Dio non si lascia corrompere.
Dovrebbe essere dunque motivo di consolazione per le vittime e di salutare spavento per i violenti quello che Gesù dice terminando la sua spiegazione della parabola della zizzania: “Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















