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A2A, Paroli boccia il piano-Zuccoli
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Sabato, 6 Settembre : 2008  di Massimo Tedeschi, Brescia Oggi

LO «STRAPPO». Dura esternazione del sindaco in vista della riunione di lunedì del Consiglio di sorveglianza, chiamato ad approvare una radicale riorganizzazione

A2A, Paroli boccia il piano-Zuccoli
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L’esternazione, dura e clamorosa, arriva alle 19.45. A Borsa chiusa. Il sindaco di Brescia Adriano Paroli boccia ad alta voce e senza mezze misure il piano di riordino del gruppo A2A, pronuncia un duro «altolà» a decisioni del management «che non stanno danneggiando solo Brescia ma l’intera A2A». E lancia un preciso segnale a chi dovrebbe difendere, nella gestione e nella sorveglianza, l’interesse di Brescia, ed è parso sin qui troppo silente e rassegnato.

IN VIA LAMARMORA e in Loggia queste sono giornate di tensione in attesa del Consiglio di sorveglianza convocato per lunedì. All’ordine del giorno due punti caldissimi. Il primo riguarda la «Razionalizzazione societaria - Modello organizzativo di A2A». Il secondo l’«Attività di direzione e coordinamento». Descrivono quella che viene considerata l’ultima mossa milanese di conquista delle spoglie di Asm. Una conquista iniziata il 2 gennaio, secondo giorno dopo la fusione, con note di servizio che ridisegnavano uffici e responsabilità e assomigliavano molto a un calcolato e programmato blitz-krieg lanciato dalla metropoli verso la «periferia». Proseguita in maggio con una circolare che svuotava di poteri le società controllate, accentrandoli a Milano. E approdata ora in un piano che, nel nome della razionalità, accentra ancor di più il profilo di A2A. Qualche esempio? Asmea e Asm energia sarebbero destinate a sciogliersi, e tutti i relativi poteri andrebbero a Milano. Aprica, che gestisce i rifiuti bresciani, dovrebbe sciogliersi in Amsa: l’interruttore del termoutilizzatore di Brescia, a quel punto, finirebbe in mani milanesi. Visto il piano, in sindaco di Brescia ha soppesato il 27,4% della società che detiene, alla pari del Comune di Milano, e ha detto «basta».

«IN MAGGIO - ricorda Paroli - era arrivata la circolare che aveva svuotato i poteri di amministratori e presidenti delle società controllate: i contratti non sono più in mano a loro, i prezzi neppure. Tutti i poteri fanno capo al direttore generale di Milano, rispetto al quale il direttore generale di Brescia viene sottomesso. Persino la nomina dei segretari dei Cda è stata accentrata nelle mani di Ravanelli. Le reazioni? Solo quella di Vittorio Cinquini, che si è dimesso, e quella del presidente di Bas a Bergamo, che non s’è adeguato a queste indicazioni». Per il resto, silenzio. «E il bello è - dice Paroli sventolando un ritaglio di un prestigioso quotidiano economico che parla di una virtuosa operazione di taglio di 500 poltrone - che qualche articolo a pagamento ci ha spiegato che stavano facendo pure il nostro bene». Una «lezione» che Paroli respinge: «Non è questione di sedie: Aem non ha niente da insegnare ad Asm in fatto di controllo sprechi e di ottimizzazione delle risorse. A Milano vengono impiegate 10 persone per fare il lavoro che a Brescia fanno in 2. Non si capisce perchè, per economizzare, decidano di tagliare i due di Brescia».

MA TORNIAMO
alla circolare di maggio: «Quella - argomenta Paroli - ha creato una situazione che potrebbe persino entrare nell’illegittimità. Le società controllate non possono divenire reparti dell’azienda. Le procure alla società controllante possono essere speciali, non generali: qui la controllante ha assorbito ogni attività. Ci possono essere indicazioni della controllante verso le controllate, non espropriazioni. Il rischio è che si creino finte società, il che è insultante per società spogliate dei ruoli che il codice civile dà loro».
Il braccio di ferro sulla circolare di maggio è ancora aperto, ed ecco il piano di riordino basato su fusioni e accentramenti a Milano. «Sotto tutto questo - dice Paroli - c’è l’idea che si possa legittimare quell’azione di maggio che invece ha creato per me una situazione di illegittimità. Ora dico davvero basta: non è possibile che le decisioni prese dal comitato di gestione siano da un lato contro Brescia, dall’altro contro A2A».
Paroli esclude frizioni con il sindaco di Milano: «Mi trovo - spiega - in piena sintonia con la Moratti. C’è una volontà comune di fare in modo che A2A mantenga il suo rapporto con il territorio. Questa è la ricchezza dell’azienda. Ai colossi internazionali noi possiamo contrapporre proprio la ricchezza del rapporto con il territorio, garantito anche da società che con il territorio interloquiscono. Con il modello di società che viene avanti si sta perdendo questa ricchezza. Ricordo che quando la fusione è stata fatta il modello gestionale di riferimento positivo era prima Brescia, poi Milano».

IL TUTTO,
invece, è stato sovvertito nella prassi aziendale. Di chi la colpa? Paroli conferma di «non essere convinto» della bontà del duale, e di ritenere che «superare il duale sarebbe saggio». Tuttavia, trascorso il primo anno di vita di A2A, per il duale ci sarà secondo Paroli un «punto di non ritorno». Il sindaco aggiunge di aver segnalato la sua contrarietà al piano di ristrutturazione a Renzo Capra, presidente del consiglio di sorveglianza, e di avere trovato «sintonie». Se lo scontro non è con Moratti nè con Capra, ovvio pensare che nel mirino di Paroli ci sia Giuliano Zuccoli, il presidente del consiglio di gestione. «Non posso dire - spiega Paroli - di non avere stima di Zuccoli per come ha affrontato tante questioni, ma su questo tema non approvo le sue scelte. Il piano così com’è non va bene».

IN LOGGIA
comincia a circolare anche una certa insoddisfazione per i risultati di A2A: «La semestrale segnala un aumento di ricavi e una diminuzione di utili del 30%», osserva en passant Paroli. Lo spettro di una riduzione dei dividendi rischia di materializzarsi. Senza dimenticare che, quotazioni in Borsa alla mano, «in questo momento il Comune di Brescia ha perso quasi 1000 miliardi di lire di capitalizzazione: anche questo è segno che A2A sta andando nella direzione sbagliata». Come non bastasse, dai fornitori bresciani salgono forti malumori: «I pagamenti sono slittati da 30 a 120 giorni. E se gli ordini venissero accentrati a Milano, è facile immaginare a chi finirebbero».
La Loggia è più debole perchè fra il sindaco e i rappresentanti del Comune in A2A non c’è sintonia politica? «Da azionista - spiega Paroli - io l’unico rapporto vero l’ho con il presidente Capra. In questa fase c’è però sintonia con le minoranze consiliari, mi sento spesso con Del Bono. Comunque gli amministratori d A2A hanno un mandato: lo deve rispettare e far rispettare chi è lì».

A questo punto Paroli si attende che lunedì il Piano-Zuccoli non venga approvato. «Mi aspetto che il consiglio di sorveglianza faccia la sua parte. La mia non è una difesa campanilistica di Brescia ma di A2A che rischia di buttare quella ricchezza che è la sua territorialità. Mi aspetto che si cambi direzione. In caso contrario mi muoverò per valutare le azioni che può mettere in campo la Loggia». La seduta del consiglio di sorveglianza di lunedì non sarà una seduta come le altre, dopo che un socio del 27,4% s’è pronunciato così...

  





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