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Domenica, 7 Settembre : 2008 UGO MAGRI, La Stampa
Il ministro: chi mi critica nel Pdl è solo un mediocre
ROMA - Guarito dall’influenza, ministro Calderoli?
«La febbre è andata via».
Gliel’hanno fatta venire tutte queste critiche...
«Io ho avuto minacce da Bin Laden, figurarsi se mi spavento per certe stupidaggini».
Tipo?
«Che vorremmo reintrodurre l’Ici».
Una palla.
«Di più, è l’apoteosi dell’invenzione. Come sostenere che Berlusconi vuole i comunisti al governo... Bum. L’Ici è morta, sepolta. Piuttosto che risuscitarla, l’ho detto, prendo una tanica e mi do fuoco».
Però dell’Ici per primo parlò Bossi.
«Sì, è vero: alle 3 di notte del 15 agosto usò la parola sbagliata. Ma io mi presi la responsabilità di correggere immediatamente. Ciononostante qualcuno continua a giocarci su».
Molti attacchi vengono dalla maggioranza. Come dice il proverbio, Calderoli? Dagli amici...
«Non scomodiamo Iddio per così poco. Perché qui stiamo parlando di gente con pochissimo senso dello Stato. Veramente dei mediocri».
E perché si agitano?
«Magari perché si sentono scontenti della posizione attuale, vorrebbero di più dalla vita. Sperano di brillare agli occhi del Principe».
Cioè di Berlusconi.
«Ma non mi chieda i nomi».
No?
«Guai. Nemmeno sotto tortura li caverà fuori».
Dicono che il federalismo costa, porterà nuove tasse...
«Argomento trito e ritrito».
E perché?
«Tutti i grandi dell’economia concordano che gli Stati federalisti costano meno di quelli centralisti. Non solo non ci sarà un aumento della spesa, ma nemmeno della pressione fiscale complessiva».
Ottime intenzioni, sulla carta.
«No, no, concrete. Il progetto di federalismo fiscale passerà al vaglio in sede europea. Tremonti ci tiene particolarmente. E gli esami di sostenibilità che ti fanno in Europa non sono certo all’acqua di rose».
Finiremo col ritrovarci due burocrazie, una centrale e una locale?
«Ecco l’altra bufala. Nel testo vero che stiamo preparando, non quello in circolazione per colpa di qualche idiota, si indica la via per evitare il rischio della duplicazione. Lo sappiamo perfettamente che, se si mantengono in piedi certe strutture a livello centrale, il federalismo va a gambe per aria. Lo Stato dovrà fare una bella cura dimagrante».
Pane e acqua.
«Ma per nostra fortuna a occuparsene c’è Brunetta, lui è una garanzia».
Qualcuno non lo è altrettanto?
«Beh, con certi ministri della Funzione pubblica che ha avuto Berlusconi in passato, saremmo dovuti andare a Lourdes...».
Senta cosa sostiene il suo collega di governo Fitto, il quale è pugliese: prima che il federalismo fiscale vada a regime, serviranno cinque anni di transizione.
«E’ ottimista. Secondo me di anni ce ne vogliono dieci. Formigoni e Galan si incazzino pure, ma io sono per il realismo».
Prima di godere i benefici del fisco federale dovremo aspettare il 2018?
«No, quelli si avvertiranno da subito, staremo molto meglio tutti: il lombardo, il piemontese e anche il calabrese».
D’Alema prevede invece uno spostamento immane di risorse da Sud a Nord...
«Io sono preoccupato dalla grande difficoltà di fare certi conti. Beato lui che li ha già fatti».
Chiamparino, ministro-ombra Pd, teme che vogliate fare uno «straccetto» di riforma.
«Detto da lui mi spiace. Fa pensare che qualcuno gli abbia dato una tirata d’orecchi rispetto a una sua eccessiva disponibilità...».
Ci chiarisca come funziona questa «service tax».
«I dettagli non li racconto finché non avrò l’ufficialità».
E quando arriverà il timbro?
«In settimana vedrò Berlusconi. Speriamo dopo di procedere in fretta».
Tremonti, come la pensa?
«Sulla service tax è gasatissimo, gli piace anche il nome».
Alla mia mamma come la spiego?
«Tutto quello che viene offerto dal Comune in termini di servizi, dall’aiuola alla pulizia del marciapiede, dal parcheggio all’acqua che ti arriva fino a casa, verrà coperto da questa tassa».
Pagheremo insomma non per la casa in proprietà ma per i servizi. In pratica cosa cambia?
«Che magari risparmieremo, dico a titolo di esempio, un dieci per cento di Irpef».
Oppure pagheremo di più per finanziare qualche festa che piace al sindaco...
«Scialacquerà una volta sola, perché la gente lo giudicherà e non sarà più rieletto».
Con chi ce l’ha quando denuncia: «Sento in azione i cannoni del centralismo»?
«Non pensi necessariamente ai politici. Quando si prova a passare dalla spesa storica a quella standard, allora vengono fuori resistenze gigantesche. Si toccano le burocrazie, gli amministratori allegri, quelli che rubano... Prima di cominciare ho fatto i conti. Fra un po’ li tirerò fuori».
E cosa risulta?
«Che il risparmio reso possibile dalla riforma vale tanto quanto qualche legge finanziaria».
La Lega vola nei sondaggi. Non è che qualche vostro partner ha cominciato a preoccuparsi?
«La nostra crescita non deve intimidire. E sbagliano se provano ad arginarla. Meglio se ne colgono il lato buono».
«La febbre è andata via».
Gliel’hanno fatta venire tutte queste critiche...
«Io ho avuto minacce da Bin Laden, figurarsi se mi spavento per certe stupidaggini».
Tipo?
«Che vorremmo reintrodurre l’Ici».
Una palla.
«Di più, è l’apoteosi dell’invenzione. Come sostenere che Berlusconi vuole i comunisti al governo... Bum. L’Ici è morta, sepolta. Piuttosto che risuscitarla, l’ho detto, prendo una tanica e mi do fuoco».
Però dell’Ici per primo parlò Bossi.
«Sì, è vero: alle 3 di notte del 15 agosto usò la parola sbagliata. Ma io mi presi la responsabilità di correggere immediatamente. Ciononostante qualcuno continua a giocarci su».
Molti attacchi vengono dalla maggioranza. Come dice il proverbio, Calderoli? Dagli amici...
«Non scomodiamo Iddio per così poco. Perché qui stiamo parlando di gente con pochissimo senso dello Stato. Veramente dei mediocri».
E perché si agitano?
«Magari perché si sentono scontenti della posizione attuale, vorrebbero di più dalla vita. Sperano di brillare agli occhi del Principe».
Cioè di Berlusconi.
«Ma non mi chieda i nomi».
No?
«Guai. Nemmeno sotto tortura li caverà fuori».
Dicono che il federalismo costa, porterà nuove tasse...
«Argomento trito e ritrito».
E perché?
«Tutti i grandi dell’economia concordano che gli Stati federalisti costano meno di quelli centralisti. Non solo non ci sarà un aumento della spesa, ma nemmeno della pressione fiscale complessiva».
Ottime intenzioni, sulla carta.
«No, no, concrete. Il progetto di federalismo fiscale passerà al vaglio in sede europea. Tremonti ci tiene particolarmente. E gli esami di sostenibilità che ti fanno in Europa non sono certo all’acqua di rose».
Finiremo col ritrovarci due burocrazie, una centrale e una locale?
«Ecco l’altra bufala. Nel testo vero che stiamo preparando, non quello in circolazione per colpa di qualche idiota, si indica la via per evitare il rischio della duplicazione. Lo sappiamo perfettamente che, se si mantengono in piedi certe strutture a livello centrale, il federalismo va a gambe per aria. Lo Stato dovrà fare una bella cura dimagrante».
Pane e acqua.
«Ma per nostra fortuna a occuparsene c’è Brunetta, lui è una garanzia».
Qualcuno non lo è altrettanto?
«Beh, con certi ministri della Funzione pubblica che ha avuto Berlusconi in passato, saremmo dovuti andare a Lourdes...».
Senta cosa sostiene il suo collega di governo Fitto, il quale è pugliese: prima che il federalismo fiscale vada a regime, serviranno cinque anni di transizione.
«E’ ottimista. Secondo me di anni ce ne vogliono dieci. Formigoni e Galan si incazzino pure, ma io sono per il realismo».
Prima di godere i benefici del fisco federale dovremo aspettare il 2018?
«No, quelli si avvertiranno da subito, staremo molto meglio tutti: il lombardo, il piemontese e anche il calabrese».
D’Alema prevede invece uno spostamento immane di risorse da Sud a Nord...
«Io sono preoccupato dalla grande difficoltà di fare certi conti. Beato lui che li ha già fatti».
Chiamparino, ministro-ombra Pd, teme che vogliate fare uno «straccetto» di riforma.
«Detto da lui mi spiace. Fa pensare che qualcuno gli abbia dato una tirata d’orecchi rispetto a una sua eccessiva disponibilità...».
Ci chiarisca come funziona questa «service tax».
«I dettagli non li racconto finché non avrò l’ufficialità».
E quando arriverà il timbro?
«In settimana vedrò Berlusconi. Speriamo dopo di procedere in fretta».
Tremonti, come la pensa?
«Sulla service tax è gasatissimo, gli piace anche il nome».
Alla mia mamma come la spiego?
«Tutto quello che viene offerto dal Comune in termini di servizi, dall’aiuola alla pulizia del marciapiede, dal parcheggio all’acqua che ti arriva fino a casa, verrà coperto da questa tassa».
Pagheremo insomma non per la casa in proprietà ma per i servizi. In pratica cosa cambia?
«Che magari risparmieremo, dico a titolo di esempio, un dieci per cento di Irpef».
Oppure pagheremo di più per finanziare qualche festa che piace al sindaco...
«Scialacquerà una volta sola, perché la gente lo giudicherà e non sarà più rieletto».
Con chi ce l’ha quando denuncia: «Sento in azione i cannoni del centralismo»?
«Non pensi necessariamente ai politici. Quando si prova a passare dalla spesa storica a quella standard, allora vengono fuori resistenze gigantesche. Si toccano le burocrazie, gli amministratori allegri, quelli che rubano... Prima di cominciare ho fatto i conti. Fra un po’ li tirerò fuori».
E cosa risulta?
«Che il risparmio reso possibile dalla riforma vale tanto quanto qualche legge finanziaria».
La Lega vola nei sondaggi. Non è che qualche vostro partner ha cominciato a preoccuparsi?
«La nostra crescita non deve intimidire. E sbagliano se provano ad arginarla. Meglio se ne colgono il lato buono».
Ultima modifica di Redazione il 08 Set 2008 22:34, modificato 1 volta in totale
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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).



















