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ALITALIA: O’ CIUCCIO CHE VOLA….
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Domenica, 7 Settembre : 2008

ALITALIA:
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 O’ CIUCCIO CHE VOLA….


  
Insieme all’emergenza munnezza della Campania, l’altro caso nazionale che ha agitato i confronti della campagna elettorale scorsa, è stato quello relativo all’ Alitalia. La nostra compagnia di bandiera, da tempo è sull’orlo del baratro del fallimento. Sostenuta e foraggiata dallo Stato, era colpita da elefantiasi organizzativa, da vere e proprie sovrapposizioni operative, da costi tra i più elevati del personale, ai quali veniva richiesta una ben scarsa produttività, rispetto agli standard europei. In un contesto internazionale di forte concorrenza e concentrazione, sia produttiva, finanziaria che operativa, tenere aperti due Scali internazionali, con vocazione ad essere “Hub”, Milano/Malpensa e Roma /Fiumicino, era pura follia. Obbediva a logiche di spartizione politica, senza alcun riferimento ai costi reali. La stessa famosa sicurezza dei voli Alitalia, aveva costi esagerati. Sembrava comunque  che ci sarebbe stato un “Cavaliere Bianco”, cioè un compratore “a tutto o’blocco” della Compagnia, nell’Air France/KLM, la società francese, ora realmente privatizzata, detentrice anche delle linee olandesi. Ma fu uno degli ultimi atti del Governo Prodi e non fu concluso. Anche perché il Centrodestra, e in particolare Berlusconi, di questa contrarietà fece una bandiera. Il suo slogan, al solito di forte, semplice e immediata presa mediatica, era “difendiamo l’italianità del nostro trasporto aereo”, parlando di una, allora fantomatica cordata italiana che avrebbe raccolto l’”intera” Alitalia, agli stessi costi proposti dall’AD di AirFrance Spinetta. Tempo ci ha messo, ma è finalmente uscita. I componenti di questa, coordinati dall’Advisor finanziario, che è Banca IntesaSanPaolo, nella persona del suo AD Passera, con un esborso sostanzialmente simbolico, acquisteranno la nuova CAI (Compagnia Aerea Italiana), che poi resta proprietaria del marchio Alitalia, e ne gestirà la continuità, un po’ (molto) dimagrita di linee e di vettori, cui saranno intestati, comprese le divisioni operative ancora in grado di generare utili, come il servizio Cargo, il “trasporto  pesante”. E la vecchia? Quella fallisce. Ma non va in Tribunale. Tutti i debiti, le insolvenze, le criticità, i rami secchi, i lavoratori in surplus, sia dell’azienda che dell’indotto (3750 secondo il Ministro Sacconi, un 10mila secondo altri), insomma tutta la zavorra che nel giro di un semestre avrebbe portato i Libri contabili dal Curatore Fallimentare, sono messi in capo  alla “vecchia” Alitalia, che viene assunta tutta quanta nella contabilità dello Stato, cioè della Fiscalità generale, cioè a carico di noi contribuenti. La cifra è, almeno, di 1mlrd e 400 mln  di €. Mentre, se l’accordo con AirFrance, del costo di c.ca 1,8 mlrd di €,  fosse andato in porto, l’esborso dello Stato sarebbe stato molto più ridotto (c.ca un 30% di quella cifra). Quindi, questi imprenditori, così poco amanti del rischio imprenditoriale, perché “garantiti” personalmente da B., con pochi soldi, possiederanno  la CAI, che è un appetibile bocconcino, dal punto di vista industriale, perché è freska freska senza debiti, pronta a riapparire sui cieli: necessariamente in cerca di un socio internazionale, perché, così smagrita, non è più in grado di coprire le rotte internazionali. Ed ecco che lo Spinetta a costi nettamente inferiori, pur con quote di minoranza, gestirà una delle parti più appetibili e più strategiche del trasporto: quello sulla lunghe distanze, che permettono lucrose economie di scala, pur se sulla base di onerosi investimenti: e questo alla faccia dell’italianità “mantenuta”, come diceva Silvio Nostro…Questa divisione tra la Bad Company , quella indebitata ecc, e la Good Company, viola almeno due Leggi del nostro Stato, (quella Marzano sui fallimenti delle Spa, quella sulla concorrenza), che saranno alacremente adeguate, con quella disinvoltura che è tipica del modo di legiferare del Centrodestra: quando una legge è contro determinati interessi la si abolisce o la si obroga; e contravviene anche alla Direttiva UE sul divieto di aiuti di stato all’industria: ma in sede europea, nonostante il fedelissimo Tajani sia in Commissione, ci sarà scontro. Ma il vero affaruccio lo farà Carlo Toto. Costui, a capo di AirOne, anch’egli sull’orlo del fallimento, ma per problemi diversi, farà rientrare nel fallimento Alitalia il suo; come saranno a carico dello Stato i “suoi“ licenziamenti,  e parte dei suoi debiti (200 mln su 900 di€), che si confonderanno con quelli della  “bad” compagnia. Ma di questo fallimento imprenditoriale, non avrà alcun danno; anzi: ne sarà premiato… Acquisterà in leasing e riaffitterà alla nuova compagnia gli aerei per il Cargo, che, come dicevo, sono la parte più remunerativa del business aereo. Stupisce il fatto che molti di questi imprenditori sono palazzinari: ma non tanto, se si pensa che hanno avuto delle garanzie per partecipare, con occhio di riguardo, ai grossi programmi edilizi relativi alla Milano Expo del 2012, gestita da Comune e Regione, tutti di Forza Italia. Quando vedremo un aereo Alitalia volare diremo: ecco delle Balle con le ali: perché sono tali quelle che ci hanno contato sul “salvataggio”, dall’inizio alla fine...    

  



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