“Maestra,vero che sei di tutti?”
-”Certo Elisa, perché?”- “…..Perché Francesco dice che sei solo sua…”
Se in amore ho avuto le mie battaglie,a scuola mi posso sentire una vera regina.
Ventisette anni di presenza assidua non hanno ancora fiaccato l’entusiasmo e la leggerezza che mi muovono quando sono con i miei bambini.
Ventisette anni di visi,voci,colori.
Caratteri mai uguali,da non permettere di essere confusi.
Alcuni periodi dell’anno scolastico sono veramente pesanti
Per qualcuno l’inserimento è una vera tragedia.
La loro sofferenza è così robusta che la tocchi ,attraverso piccoli corpi induriti,
ribelli,che rifiutano qualsiasi tipo di contatto.
Non ti concedono neppure lo sguardo. Sei trasparente.
Così cerco un varco.
Con tenerezza di parole tranquille,determinate,rassicuranti.
Esistere per loro,inventandomi un corpo fatto di coriandoli festosi,
di orsetti di peluches.
di budino alla vaniglia. Corpo caldo,morbido,accogliente.
E’ una conquista interna quando ti accettano.
Quando passano dalle braccia materne alle tue,singhiozzando e smoccolandoti sul collo.
Ma abbracciano.
E’ il primo gradino della loro fiducia.
Poi è tutta in discesa .
In classe ,talvolta,mi fermo a guardarli.
Fregi negli occhi magici,suoni, risatine, strilli, smorfie strane.
Depositari di mondi fantastici a noi preclusi.
Guerrieri,leoni,mamme,lupi.
Interagiscono attraverso invisibili regole che cospirano tra loro,con frasi,sguardi.
Cenni,ed il gioco cambia e tutti si adeguano.
Si scelgono per il profumo. Si aspettano al mattino col naso appoggiato al vetro.
Si arrabbiano con furia per una costruzione che cade,o sghignazzano esattamente per lo stesso motivo.
Per qualcuno,la linea di confine da non superare,è una vera sfida.
La misurano. Funamboli in equilibrio sulla punta dei piedi,ti guardano con innocente sfrontatezza.
Talvolta insolenti,ingordi di primeggiare. In perenne contrasto interno tra l’essere gentile o prepotente.
Permalosi,con un senso innato per la giustizia,davanti alla prevaricazione insorgono.
C’è chi si arrende piangendo riparandosi sotto il tavolo.
Viso occultato tra le braccia. Inconsolabile. Offeso.
Chi digrigna i denti e si avventa con le mani, bocca sulla carne, dove capita.
Chi subisce in silenzio. Lo sguardo quasi tramortito, come se ancora non conoscesse il torto,la truffa,il sopruso.
La classe è una grande scuola di vita.
Naturalmente vigilo.
Raccolgo da sotto il tavolo,trascinando con calma gentile,caviglie di bimbi diluiti nel pianto.
Fumo calumet della pace, in compagnia di arditi guerrieri,dagli occhi roventi
facilmente zuccherabili.
Utilizzo fiabe,aneddoti composti per l’occasione,per dispensare i principi del buon vivere, dal cestino, insieme alle fragole.
Di tanto in tanto strillo. Quando serve. Si paralizzano. Seri.
C’è un attimo in cui sono miei.
Mi assorbono.
Quando faccio l’attrice.
Strega, pagliaccio, cucciolo, drago…
Occhi e bocche spalancati. Espressioni mescolate di divertimento e fifa.
Se esagero con i ghigni,i più coraggiosi picchiano con deferenza il mostro che sono, col sorriso di chi colpisce la maestra, e la rabbia di chi vuole liberarsi dalla paura.
Altri ti prendono il viso tra le mani,quasi a volerlo ricomporre, cancellare il mostro con una carezza,togliendo la polvere della paura con uno straccetto.
Quando mi spoglio del personaggio e torno me stessa,c’è un attimo di pausa.
Poi ridono. A squarciagola. Sollevati e divertiti.
E’ il loro ”Bentornata”.
“Maestra,Sdraiati sul tappeto che ti copriamo!”......
Coltri ululanti di risa, caute, attente,delicate.
“Ti amoro” .........Valentina è alle elementari ma mi scrive tramite sms.
“Ora che vai a casa,ti ricorderai di me?Ti mancherò?” .......Paolo
Goccia al cuore;da brava sentimentale che sono.
Mi emozionano.
Sono freschi e caldi,veri, limpidi. Spietati. Teneri.
Colorate sanguisughe di energie e voce.
Trecce e code subito scarmigliate. Candele dal naso. Piccole mani.
Bisogni impellenti. Voci frastornanti.
Attenzione evanescente. Sorrisi. Selvatici abbracci.
Abito nuovo mostrato con entusiasmo,che inaugura una catena interminabile di mannequin in miniatura.
Fatica. Noia mai.
Mi permettono di essere me stessa.
Di esprimermi attraverso la loro fantasia.
Domando permesso e mi lasciano entusiasticamente entrare nel loro mondo dipinto,
riconoscendomi il potere di condurli.
Di aprire barocchi cancelli celesti,in ferro battuto.
Esploratori di cirri parlanti,scalando oscure profondità.
Si sentono al sicuro se solo sfiorano la mia gamba,afferrano la mano.
Mi permettono di essere ogni giorno diversa,perché loro sono diversi ogni giorno.
Creativa.
Basta una giornata di cielo terso per travestirci da pittori impressionisti.
Uscire nei prati. Disegnare “en plein-air”,i colori vissuti e non pensati.
Nel loro modo così unico,originale,irripetibile.
Mangiano fili d’erba con me,girandomi attorno,con esultante scompiglio.
Quando torniamo a scuola, in fila per due, ci viene di cantare.
I sotterfugi e le bugie?
Cerchiamo di lasciarli nelle nubi.
E’ un gioco bellissimo perché vincono tutti.
















