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Rivoluzione, negozi aperti ogni domenica [Download Discussione]
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Messaggio Rivoluzione, negozi aperti ogni domenica 
 
Mimmo Varone, Brescia Oggi ha scritto: 
martedì 12 dicembre 2006 cronaca pag. 13

IL FUTURO DEL COMMERCIO. Il nuovo progetto di legge regionale cancella i Comuni turistici e s’inventa quelli «a forte attrattività». Con tante deroghe

Rivoluzione, negozi aperti ogni domenica


Per poter lavorare nei giorni di festa sarà sufficiente non superare i 250 metri quadrati di superficie



Image Possibilità di restare aperti tutte le domeniche in Comuni grandi e piccoli, purché il negozio non superi i 250 metri quadrati. Stessa condizione estesa alle botteghe dei centri storici nei capoluoghi di provincia. Aperture domenicali per tutto dicembre, più altre 16 o 17 domeniche quando si vuole, più altre 10 da concordare con i municipi per negozi e centri commerciali dei capoluoghi fuori dal centro storico. Dimezzamento dei «Comuni turistici» dove i negozi aprono quando vogliono… il progetto di legge presentato dall’assessore regionale al Commercio Franco Nicoli Cristiani e già approvato dalla Giunta Formigoni porta una vera rivoluzione, e a giudizio di Confesercenti rende quasi inutili le associazioni dei commercianti. Che perderebbero pressoché ogni controllo sulla regolazione degli orari.

Si parte dalla riclassificazione dei Comuni turistici, che attualmente in Lombardia sono circa 450, pari al 30 per cento del totale, «proliferati a seconda delle esigenze dei vari centri commerciali, tanto che è diventato turistico pure Rodengo Saiano per la presenza dell’Outlet Franciacorta», sottolinea il direttore di Confesercenti Alessio Merigo, che ieri insieme al vice Fabbio Baitelli ha spiegato in via Salgari la valutazione «molto negativa» della sua associazione (vedi a fianco).
Le norme attuali prevedono che negozi e centri commerciali dei Comuni turistici possano restare aperti domeniche e festivi, al contrario degli altri. Le dispute per la classificazione «turistica» sono state diverse e all’ordine del giorno proprio per questo motivo. Nei Comuni non turistici, invece, tutti i negozi possono restare aperti per 13 ore al giorno sei giorni alla settimana (domeniche escluse). Si può scegliere nell’arco di tempo dalle 7 alle 22 o, se il Comune lo decide, dalle 5 alle 24. I generi alimentari devono garantire l’apertura quando capitano più giorni festivi consecutivi. Le aperture festive, va da sé, attualmente sono molte di più nei Comuni turistici che negli altri.

Queste le norme in vigore oggi. Il Pdl consegnato dalla Giunta Formigoni alla IV Commissione del Consiglio regionale prevede che dal primo gennaio 2008 saltino tutte le disposizioni sui Comuni turistici. Questi vengono riclassificati a «forte attrattività», e si riducono a circa 200. Ci stanno dentro i centri rivieraschi dei laghi lombardi, quelli sede di stazioni sciistiche e termali e anche quelli a non più di 500 metri di distanza dagli aeroporti (categoria in cui per il momento rientra solo Orio al Serio, con il mega centro commerciale Orio Center).

Quanto alla spinosa questione degli orari, il Pdl dà la possibilità a negozi e centri commerciali fuori dai centri storici dei capoluoghi di provincia di tenere i battenti aperti tutte le domeniche di dicembre, più altre 16 o 17 domeniche in base a criteri fissati dal nuovo progetto di legge. Questi criteri stabiliscono che in tutta la regione, senza distinzione di Comuni e di dimensioni, i negozi possono decidere di restare aperti la prima domenica di ogni mese da gennaio a novembre, la prima domenica del periodo dei saldi di gennaio e luglio (se non coincidenti con quelle precedenti), l’ultima domenica di agosto e novembre, altre due giornate domenicali e festive scelte da ciascun Comune in base alle specifiche esigenze locali (da definire entro il 30 novembre di ogni anno).

L’Amministrazione comunale di Milano e quelle degli altri capoluoghi di provincia possono autorizzare altre 10 giornate di aperture domenicali e festive, oltre a quelle già espressamente indicate. Sempre nei capoluoghi di provincia (escluso Milano), i negozi del centro storico possono restare aperti altre 10 domeniche, il che equivale in pratica all’apertura festiva continuata per tutto l’anno. E, ancora, i negozi e i centri commerciali situati nei Comuni a forte attrattività hanno la facoltà di restare aperti sempre, tutte le domeniche dell’anno, come accadeva per quelli nei Comuni turistici. In più, la stessa opportunità è ora concessa ai negozi di tutti i Comuni lombardi che non abbiano una superficie di vendita superiore ai 250 metri quadrati. Il Pdl individua poi alcune giornate festive in cui non è comunque consentita l’apertura. Sono Capodanno, Pasqua, il Primo Maggio, Ferragosto e il 26 dicembre, Santo Stefano. Pure in questi casi, però, si può aprire in caso di coincidenza con la festa patronale o per deroghe motivate da parte dei Comuni. Tutto questo - nelle intenzioni del Pdl - permette di disapplicare l’attuale legislazione nazionale sugli orari, introducendo una disciplina ancorata a «centralità del consumatore e valorizzazione della capacità di servizio della rete di prossimità sul territorio», all’«equità» delle condizioni di competizione tra punti vendita di ogni dimensione, alla «sussidiarietà orizzontale e conseguente maggiore valorizzazione delle responsabilità delle associazioni», nonché al principio della «sussidiarietà verticale» e quindi della responsabilizzazione dei Comuni attraverso incentivi alla programmazione commerciale

martedì 12 dicembre 2006 cronaca pag. 13

LA PROTESTA / Dal direttore Alessio Merigo e dal suo vice Fabbio Baitelli alzata di scudi contro il Pirellone

Confesercenti:
«I piccoli comunque penalizzati»


Far decidere ai commercianti se tenere aperto o chiuso «produrrà il caos, a scapito dei consumatori»



Il nuovo progetto di legge regionale sul commercio arriva in Commissione consiliare al Pirellone, ma le associazioni di categoria già preannunciano battaglia.

Ad alzare gli scudi, ieri mattina, è stata Confesercenti con il direttore Alessio Merigo e il vice, nonché responsabile della programmazione commerciale, Fabbio Baitelli; entrambi hanno parlato senza mezzi termini di «un altro regalo alla grande distribuzione».

Merigo non si nasconde che lasciare ai negozi la decisione di tenere i battenti aperti o chiusi relega nell’angolo le associazioni come la sua. Ma «non si creda che la cosa vada a vantaggio dei consumatori - dice subito -, perché molti non potranno tenere aperto, e la mancanza di una programmazione comune produrrà il caos».

Tanto più che «quella liberalizzazione degli orari nessuno l’aveva chiesta - aggiunge Merigo -: è stato solo un contentino dato alle Pmi commerciali per bilanciare i grandi favori fatti alla grande distribuzione».

Tra i tanti favori, il direttore di Confesercenti addita la norma che permette a Orio Center di tenere aperto tutte le domeniche perché si trova nel raggio di cinquecento metri dal sito aeroportuale.

«Viene da pensare che i gruppi di pressione sono molto forti, in Lombardia», accusa Merigo, pronto a scommettere che una «norma ad hoc» sarà fatta a breve anche per l’Outlet di Rodengo Saiano. Il Comune franciacortino «attualmente gode della classificazione turistica - sottolinea Merigo -, perciò l’Outlet può restare aperto tutte le domeniche. Con le nuove norme potrà aprire solo otto giorni festivi all’anno come le Rondinelle di Roncadelle o le Porte Franche di Erbusco, e scommetterei che prima o poi si farà una norma ad hoc pure per l’Outlet». Anzi «già se ne parla», lo corregge Baitelli.
Tra le «incongruenze» del Pdl, il direttore di Confesercenti mette pure le «penalizzazioni» dei centri commerciali in provincia (Le Rondinelle, Le Porte Franche…) rispetto a quelli della città, che possono aprire di più, e soprattutto rispetto a Orio.

A mettere tutto insieme, «in questa legge che tende a risolvere i problemi della grande distribuzione e regola la disciplina dei centri turistici - valuta Merigo - hanno trovato una mediazione con una contropartita alle nostre Pmi, peraltro non richiesta».

Il riferimento esplicito è alla possibilità concessa ai negozi sotto i 250 metri quadrati di aprire tutte le domeniche dell’anno, norma che «tanti negozi non potranno applicare». Anzi, «le stesse piccole botteghe dei centri commerciali sono molto preoccupate dell’obbligo di tenere aperto - aggiunge -, e i sindacati confederali hanno già fatto un sit in davanti al Pirellone per denunciare l’estensione del part time, del precariato e lo snaturamento dei profili professionali dei lavoratori del settore».

Certo che si dà ai piccoli la facoltà di aprire sempre, ma «sarà il caos - tuona Merigo -, avremmo preferito che fossero le associazioni a fare i calendari. La Regione Lombardia ritiene di non dover accogliere questa nostra proposta, e sbaglia». In ogni caso, «non ci rassegniamo - aggiunge -: cercheremo in ogni modo di modificarla e riequilibrarla per evitare che una forma di vendita diventi sempre più concorrenziale con la nostra».

Confesercenti non solo dà un giudizio «fortemente negativo», ma già si prepara una linea d’azione per il prossimo futuro. Merigo annuncia l’intenzione di coinvolgere i gruppi consiliari regionali per arrivare a una modifica del Pdl. «Hanno creato una legge decisamente discutibile e non condivisibile solamente per andare incontro alla grande distribuzione», sostiene. Grande distribuzione che a Brescia ha una presenza particolarmente massiccia e «acutizza i problemi».

Il direttore di Confesercenti tiene a precisare che la loro posizione non è pregiudizialmente contraria ai centri commerciali.
Tuttavia, «se c’è una Regione che ha già fatto tanto per i grandi - sottolinea -, questa è proprio la Lombardia, e segnatamente la nostra provincia, con le mega cittadelle commerciali di Lonato, Desenzano, e magari anche di Castenedolo, con il futuro stadio. Ora si fa un ulteriore passo per aiutarli». E, fa capire, sarà guerra.

  





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