Mimmo Varone, Brescia Oggi ha scritto:domenica 25 febbraio 2007 cronaca pag. 11
Dopo aver cancellato rettilinei e semafori, presidiano gli ingressi alla città. E costringono a marce fluide, ma lente e tortuose
Rotonde, effetto «ottovolante»
L’ultima nata è tra via Dalmazia-Orzinuovi e via Labirinto, incrocio Fura
Tante, a volte troppo piccole e vicine. Le rotatorie presidiano gli ingressi alla città, cancellano rettilinei e semafori, costringono a marce lente e tortuose, ma fluide. Questo, almeno è il loro scopo. Ormai la geografia delle rotonde è pressoché completa a sud e a est, e lascia immaginare quel che sarà anche negli altri ingressi: a nord sulla Triumplina, quando chiuderanno i cantieri del metrò; a ovest sulle direttrici di via Milano e via Rose, a conclusione della nuova viabilità del comparto Milano.
È una sorta di nuova fede, ormai, che un po’ alla volta manderà in pensione le lanterne tricolori. E i bresciani iniziano a farci l’abitudine. Se parevano tante le sei rotonde nel chilometro e 300 metri di viale Bornata, adesso ce ne sono sette allineate lungo un chilometro e 50 metri tra via Dalmazia e via Labirinto. Le rotatorie agli incroci si infittiscono e serrano i ranghi.
Sul viale a est sono nate con un accompagnamento di proteste e anatemi per cantieri che sembravano infiniti (e ancora oggi non sono del tutto scomparsi) e per la definitiva perdita del vialone dritto e senza intoppi. Quelle a sud hanno imparato la lezione e arrivano quasi alla chetichella, senza la mania di ridisegnare l’intera viabilità e senza imporre code chilometriche da lavori in corso. Ma sono talmente fitte da stracciare ogni record precedente.
L’ultima arrivata, nel breve tratto di un chilometro o poco più - compreso tra l’anello di via Dalmazia/via Orzinuovi e quello della Vittoria Alata in via Labirinto -, presidia l’incrocio con via Fura. Ha debuttato martedì 13, e ora si mostra in veste provvisoria, disegnata dai new jersey di plastica colorata. Non andrà più via, aspetta solo di diventare definitiva e mettere radici con la sua aiola centrale come tutte le altre .
Chi esce dalla città verso sud è meglio che si metta tranquillo. Spingere il piede sull’acceleratore non serve, poiché ogni 100 metri (a volte anche meno) ci si deve fermare o quanto meno rallentare per dar la precedenza a chi gira in tondo dentro l’anello. In compenso si consegnano al passato le soste in coda ai semafori rossi, gli scatti per agguantare gli ultimi istanti di giallo e lasciare gli altri al palo.
Serve un nuovo stile di guida. E anche un po’ di attenzione. Le due rotonde in sequenza su via Dalmazia agli incroci con via Orzinuovi e via Salgari sono grandi e non creano problemi. Sono ormai collaudate e pare che funzionino bene.
Una volta imboccato il tratto finale di via Dalmazia, in direzione della tangenziale, dopo 150 metri ci s’imbatte in quella nuova su via Fura, che lascia immaginare dimensioni generose. Scomparsi i pali dei semafori, il tratto terminale della via può aprirsi largo e comodo sulla rotatoria, e i Tir che entrano ed escono a tutte le ore del giorno non dovrebbero manovrare di fino. Qualche problema, invece, viene 130 metri più avanti, quando s’incontra la prima delle due piccole rotonde al quadrivio tra la stessa via Dalmazia, via Corsica e via Labirinto. Sono piccole e vicinissime. La prima è davanti all’ingresso Snam e la seconda più o meno al centro di via Corsica. All’una i più passano dritti, mentre tutto il traffico che arriva da Lamarmora e va verso via Labirinto deve girare intorno all’altra. Un Tir (e ce ne sono tanti) fa molta fatica, e le auto sono costrette a tenersi a debita distanza.
Se si contano le distanze dall’ingresso a ciascuna delle due, tra l’una e l’altra su via Dalmazia non ci sono più di 80 metri, che diventano meno della metà tra le circonferenze di un anello e l’altro. Sono in coppia, insomma, ma non grandi come le due che danno inizio alla sequenza. Dopo averle doppiate, però, si hanno ben 260 metri di asfalto dritto su via Labirinto. È la distanza che separa le due «gemelline» dalla successiva rotatoria che permette di imboccare la bretella della tangenziale sud in direzione di Milano e il complesso delle Tre Torri, quando sarà finito. Questa è di dimensioni ampie, con due larghe corsie che ruotano intorno, ed è comoda sia per le auto sia per i camion. Infine, l’ultima della serie si incontra dopo ben 320 metri, oltre il nuovo viadotto sulla tangenziale. È la rotonda della «Vittoria alata», che porta a Campogrande e alla tangenziale in direzione di Verona. Prima di arrivare, gli automobilisti si prendono un attimo di respiro e ci danno dentro con l’acceleratore, ma il più delle volte sono costretti a inchiodare per dar la precedenza al traffico che viene da sud e gira intorno in direzione del centro commerciale.
Con le rotonde proprio non si corre. Anche quando sono più rade, come accade in viale Bornata. Tra quella grande che dà inizio alla serie alla confluenza tra viale Piave e viale Venezia, fino alla seconda all’incrocio con via Bernini ci sono ben 420 metri. Ma il viale è tutto un dosso, con passaggi pedonali e quant’altro. Da quelle parti, ormai, chi tiene agli ammortizzatori dell’auto (e sono i più) si è rassegnato ad andar piano. La Bornata si fa a 50 all’ora, massimo 60, e senza bisogno che qualcuno controlli. Per di più, la «complessità» del sistema rotatorio a est costringe a tenere gli occhi ben aperti. Tra la rotonda di via Bernini e quella del primo ingresso a Borgo Wuhrer ci sono i soliti 80 metri (da un ingresso all’altro). Si tenderebbe a infilarle una dopo l’altra senza tanto guardarsi intorno, e sarà per questo che chi ci entra per svoltare da qualche parte ci va molto cauto e quasi non rivendica la precedenza che ha. Passata la seconda, dal «panettone» giallo si percorrono altri 320 metri per arrivare alla coppia di rotatorie arancioni, una all’estremità est del «Borgo», l’altra davanti all’ingresso dell’istituto agrario «Pastori». Sono un’altra coppia gemella, con distanze ravvicinate e carreggiate che si restringono da tre a due corsie. E sono pure quelle che hanno scatenato più critiche. Poi il viale torna all’antico per 600 metri, fino ad arrivare all’ultima rotonda - che resterà provvisoria per un altro anno - all’ingresso di Sant’Eufemia e all’incrocio con via Zammarchi.
Sei anelli in meno di un chilometro e mezzo, come perle di una collana. Erano un record, prima che arrivasse via Dalmazia. E non è detto che a sud qualche altra non spunti ancora. Tra l’incrocio con via Orzinuovi e la rotatoria di via Cassala, all’uscita dal nuovo sottopasso della Brescia-Edolo, c’è un bel tratto da un chilometro e 100 metri ancora vergine, con un paio di incroci che ostentano l’antiquariato stradale delle lanterne a tre colori. Chissà che altri ciambelloni non spuntino agli incroci con via Zara e via San Giovanni Bosco. E poi, da quelle parti c’è la «Piccola», con i Tir che entrano ed escono su via Dalmazia. Gli ingredienti ci sono tutti. In fondo si recupererebbe il tempo perduto. I francesi lo dicevano già lustri fa, che le rotonde fanno bene.
- Horacio Verbitsky
















