NEW YORK - I quindici ambasciatori del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno approvato oggi, all'unanimità, una serie di nuove sanzioni internazionali contro l'Iran, che continua a rifiutare di abbandonare i propri programmi di arricchimento dell'uranio in loco. La risoluzione, la numero 1.747, dà all'Iran due mesi per rispondere positivamente alle richieste internazionali: in tal caso verranno revocate e ci sarà l'apertura di un dialogo con Teheran.
La riunione del Consiglio di Sicurezza -con l'Italia membro non permanente per due anni- avrebbe dovuto vedere la presenza del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che all'ultimo momento ha però rinunciato al (lungo) viaggio, accusando gli Stati Uniti di avere tardato deliberatamente a consegnare i visti necessari per raggiungere New York.
Gli Usa ovviamente negano recisamente di avere ostacolato il viaggio, sostenendo di avere rispettato i propri obblighi internazionali in quanto sede delle Nazioni Unite. Al posto di Ahmadinejad è venuto al Palazzo di Vetro il ministro degli esteri Manushehr Mottaki, ma non era previsto che prendesse la parola dopo il voto. Il consiglio di Sicurezza si è riunito proprio mentre le tensioni tra l'Iran e uno dei suoi membri permanenti, la Gran Bretagna, è salita alle stelle, dopo l'arresto di 15 marinai della Royal Navy, accusati di avere violato le acque territoriali della repubblica islamica.
Al Palazzo di Vetro, prima del voto unanime, hanno preso la parola i rappresentanti dei tre paesi in partenza più riluttanti: i due islamici del Consiglio di sicurezza (Qatar e Indonesia) oltre al Sudafrica, che ha la presidenza di turno a marzo.
Pur annunciando il voto positivo i tre rappresentanti permanenti hanno espresso una serie di perplessità, perché avrebbero voluto dare più tempo all'Iran, in modo da evitare una escalation. Per raggiungere l'unanimità è stato accettato un compromesso proposto dalla Russia, secondo cui "una soluzione al problema iraniano contribuirà agli sforzi globali per la non proliferazione ed a raggiungere l'obiettivo di un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa, comprese le strutture per metterle a punto".
Temendo che il programma iraniano -ufficialmente a carattere civile- abbia in realtà obiettivi militari che destabilizzerebbero completamente l'area, i Quindici hanno definito una serie di sanzioni, che colpiscono anche alcuni dignitari del regime vicini alla produzione del nucleare o ai guardiani della rivoluzione. Gli esperti considerano però le sanzioni relativamente blande, anche perché non sarà sempre possibile farle applicare con accuratezza.
Quelle teoricamente più drastiche riguardano i limiti all'export di armi iraniane, quelle cioé destinate agli Hezbollah libanesi o agli sciiti iracheni. Ma generalmente le armi giungono ai terroristi o ai combattenti in questione attraverso canali clandestini, non controllabili. Lo stesso discorso vale per i limiti alle esportazioni di armi convenzionali verso l'Iran previsti nel progetto di risoluzione: tutto si svolgerà su base volontaria. Un' altra delle misure di un certo rilievo è quella, infine, che limiterà gli aiuti finanziari all'Iran, con l'eccezione dei fondi destinati agli aiuti umanitari.
Una prima risoluzione sul nucleare iraniano, con una prima serie di sanzioni, era stata approvata dallo stesso Consiglio di sicurezza alla fine dell'anno scorso. Si tratta della risoluzione numero 1.737, del 23 dicembre 2006. Prendendo la parola dopo il voto, i rappresentanti di Gb, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina hanno in particolare insistito sul crescente isolamento del regime iraniano, ruilevando però che le sanzioni sono reversibili se l'Iran sospenderà le attività legate all'arricchimento dell'uranio.
La riunione del Consiglio di Sicurezza -con l'Italia membro non permanente per due anni- avrebbe dovuto vedere la presenza del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che all'ultimo momento ha però rinunciato al (lungo) viaggio, accusando gli Stati Uniti di avere tardato deliberatamente a consegnare i visti necessari per raggiungere New York.
Gli Usa ovviamente negano recisamente di avere ostacolato il viaggio, sostenendo di avere rispettato i propri obblighi internazionali in quanto sede delle Nazioni Unite. Al posto di Ahmadinejad è venuto al Palazzo di Vetro il ministro degli esteri Manushehr Mottaki, ma non era previsto che prendesse la parola dopo il voto. Il consiglio di Sicurezza si è riunito proprio mentre le tensioni tra l'Iran e uno dei suoi membri permanenti, la Gran Bretagna, è salita alle stelle, dopo l'arresto di 15 marinai della Royal Navy, accusati di avere violato le acque territoriali della repubblica islamica.
Al Palazzo di Vetro, prima del voto unanime, hanno preso la parola i rappresentanti dei tre paesi in partenza più riluttanti: i due islamici del Consiglio di sicurezza (Qatar e Indonesia) oltre al Sudafrica, che ha la presidenza di turno a marzo.
Pur annunciando il voto positivo i tre rappresentanti permanenti hanno espresso una serie di perplessità, perché avrebbero voluto dare più tempo all'Iran, in modo da evitare una escalation. Per raggiungere l'unanimità è stato accettato un compromesso proposto dalla Russia, secondo cui "una soluzione al problema iraniano contribuirà agli sforzi globali per la non proliferazione ed a raggiungere l'obiettivo di un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa, comprese le strutture per metterle a punto".
Temendo che il programma iraniano -ufficialmente a carattere civile- abbia in realtà obiettivi militari che destabilizzerebbero completamente l'area, i Quindici hanno definito una serie di sanzioni, che colpiscono anche alcuni dignitari del regime vicini alla produzione del nucleare o ai guardiani della rivoluzione. Gli esperti considerano però le sanzioni relativamente blande, anche perché non sarà sempre possibile farle applicare con accuratezza.
Quelle teoricamente più drastiche riguardano i limiti all'export di armi iraniane, quelle cioé destinate agli Hezbollah libanesi o agli sciiti iracheni. Ma generalmente le armi giungono ai terroristi o ai combattenti in questione attraverso canali clandestini, non controllabili. Lo stesso discorso vale per i limiti alle esportazioni di armi convenzionali verso l'Iran previsti nel progetto di risoluzione: tutto si svolgerà su base volontaria. Un' altra delle misure di un certo rilievo è quella, infine, che limiterà gli aiuti finanziari all'Iran, con l'eccezione dei fondi destinati agli aiuti umanitari.
Una prima risoluzione sul nucleare iraniano, con una prima serie di sanzioni, era stata approvata dallo stesso Consiglio di sicurezza alla fine dell'anno scorso. Si tratta della risoluzione numero 1.737, del 23 dicembre 2006. Prendendo la parola dopo il voto, i rappresentanti di Gb, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina hanno in particolare insistito sul crescente isolamento del regime iraniano, ruilevando però che le sanzioni sono reversibili se l'Iran sospenderà le attività legate all'arricchimento dell'uranio.
- Horacio Verbitsky














