A soli tre anni dall’approvazione, il Piano regolatore di Brescia è già attuato per oltre il 60 per cento. Ma solo nella parte più redditizia
«Effetto metropolitana» sulla città
Fermento costruttivo lungo il corridoio del futuro metrò, in «stand by» le altre zone
di Mimmo Varone
Dovrebbe essere buono per un decennio, ma a meno di tre anni dall’approvazione il Prg di Brescia sembra voler bruciare le tappe.
Già oggi è in via di attuazione per poco più del 60 per cento. La fame di edilizia era tanta, e si costruisce a più non posso. Quel 60 per cento, tuttavia, non dice tutto. Anzi può trarre in inganno, perché a guardare più attentamente si scopre che fanno gola soprattutto le aree con indice di edificabilità più alto e rendita assoluta elevata. Gli altri siti, invece, restano al palo. E poi, a considerare le varie destinazioni d’uso, si scopre che la fame (o la gola) è soprattutto di strutture per le attività terziarie, già attuate nelle previsioni al 75 per cento. Non scherza neanche la residenza, che per ora è al 65. Al contrario, il dato relativo alle attività produttive è più basso, con un grado di attuazione che non va oltre i 40 punti percentuali.
Ma a scompaginare le carte arriva il Metrobus, che fa salire le quotazioni di aree ed edifici lungo il tracciato. Diventerebbero di sicuro appetibili se messi sul mercato, e qualcosa già si muove in questa direzione con un «Documento di inquadramento» in discussione in Loggia. E in questa fase di transizione dal Prg al Piano di governo del territorio (Pgt) introdotto dalla legge regionale 12 / 2005, tende a razionalizzare gli indici di edificabilità in quelle aree di trasformazione in cui la realizzazione di servizi pubblici è più urgente e immediata. Vale a dire in cinque nuovi siti in posizione strategica lungo il percorso del metrò. Non c’era da aspettarsi molto di diverso. La città sta cambiando, le officine cedono il posto al commercio, le industri lasciano il posto alle mille attività dei servizi, compresi quelli di ultima generazione. Le tendenze per il futuro non mostrano cambiamenti, e Brescia si adegua. D’altronde, così funzionano le società avanzate, e lo stesso mercato del lavoro assegna sempre meno addetti ai settori primario e secondario, sempre di più al terziario.
Al momento le previsioni di sviluppo quantitativo dell’edificazione sono attuate per circa 900 mila metri quadrati di superficie lorda di pavimento (Slp), pari a poco più del 60 per cento. E il dato si riferisce solo alle aree di trasformazione, dunque lascia fuori l’edificazione diffusa e considera solo gli interventi convenzionati o in via di convenzionamento.
Può apparire clamorosamente alto. Tuttavia, va considerato pure che il Prg Secchi ha avuto una lunga gestazione, e le previsioni che contiene sono state definite ben prima della sua approvazione (basti pensare al Comparto Milano e a Sanpolino/Violino, già oggetto di varianti al vecchio Prg tra il 1998 e il 2000). E va precisato pure che le operazioni convenzionate non necessariamente corrispondono a interventi fisici.
Significativo, ad esempio, è il Comparto Milano, per il quale a fronte di una convenzione che prevede circa 160 mila metri quadrati di Slp, ad oggi il permesso di costruzione è stato rilasciato al solo centro commerciale «Freccia Rossa» per 35 mila metri quadrati. Restano in attesa di un costruttore le tre torri, tutte le aree residenziali lungo viale Italia e gli edifici su via Togni. Anche a Sanpolino, che pure è in stato avanzato di realizzazione, gli interventi edilizi riguardano a oggi i 3/5 delle previsioni. Sicchè, a fare il conto totale, gli uffici comunali dell’Urbanistica stimano che siano conclusi o in corso di costruzione poco più di 530 mila metri quadrati di Slp, pari a circa il 35 per cento di quanto previsto dal Prg Secchi. Ma su tutto resta la notevole differenza tra le percentuali di attuazione delle residenze e dei servizi. Che per gli uffici di via Marconi indica come il mercato privilegi le trasformazioni previste dal Piano in cui i costruttori di insediamenti privati devono cedere al Comune una percentuale bassa di spazi a destinazione pubblica. Il fenomeno da un lato rivela che in un mercato tendenzialmente «oligarchico» come quello delle aree edificabili vengono privilegiate le aree a più alta rendita assoluta (e quindi a più alto indice di edificabilità), dall’altro mette in luce le difficoltà che il Comune può incontrare nella ricerca di aree da destinare a spazi pubblici senza ricorrere all’esproprio, com’era negli obiettivi iniziali. In definitiva, la disponibilità di aree edificabili offre ancora margini tali da far supporre che il futuro Pgt non debba prevedere forti aumenti rispetto alle previsioni del Prg vigente, almeno per quanto riguarda il dimensionamento del fabbisogno. Tanto più che si notano segnali di difficoltà a immettere sul mercato urbano quegli ambiti cui il Prg ha assegnato indici relativamente bassi.
Il Metrobus, tuttavia, cambia le cose. Oggi non si parla più di linea, bensì di corridoio, come a identificare una superficie dentro cui i valori immobiliari iniziano a crescere. E diventa sempre più evidente l’impegno richiesto alla Loggia per riqualificare gli spazi di pertinenza delle stazioni. D’altronde, le stesse Lam in piccolo hanno trascinato importanti cambiamenti di spazi fisici, quasi anticipando ciò che il metrò farà più alla grande. Perciò, già in questa fase di transizione dal Prg al Pgt il Comune interviene con un progetto in 5 punti per rafforzare la centralità del corridoio del Metrobus. Progetto che in parte modifica alcune previsioni del Prg per quantità e qualità e interviene sull’area ex Santini al Prealpino, su piazzale Vivanti, sull’area dell’Editoriale Bresciana (stazione Fs) e sulle stazioni Lamarmora e Sant’Eufemia. E nessuno può dire, al momento, se gli aggiustamenti si fermeranno qui. Quanto alle aree meno convenienti, per ora restano in stand bay. La fame edilizia non è vera fame. Sembra più una «gola».
Già oggi è in via di attuazione per poco più del 60 per cento. La fame di edilizia era tanta, e si costruisce a più non posso. Quel 60 per cento, tuttavia, non dice tutto. Anzi può trarre in inganno, perché a guardare più attentamente si scopre che fanno gola soprattutto le aree con indice di edificabilità più alto e rendita assoluta elevata. Gli altri siti, invece, restano al palo. E poi, a considerare le varie destinazioni d’uso, si scopre che la fame (o la gola) è soprattutto di strutture per le attività terziarie, già attuate nelle previsioni al 75 per cento. Non scherza neanche la residenza, che per ora è al 65. Al contrario, il dato relativo alle attività produttive è più basso, con un grado di attuazione che non va oltre i 40 punti percentuali.
Ma a scompaginare le carte arriva il Metrobus, che fa salire le quotazioni di aree ed edifici lungo il tracciato. Diventerebbero di sicuro appetibili se messi sul mercato, e qualcosa già si muove in questa direzione con un «Documento di inquadramento» in discussione in Loggia. E in questa fase di transizione dal Prg al Piano di governo del territorio (Pgt) introdotto dalla legge regionale 12 / 2005, tende a razionalizzare gli indici di edificabilità in quelle aree di trasformazione in cui la realizzazione di servizi pubblici è più urgente e immediata. Vale a dire in cinque nuovi siti in posizione strategica lungo il percorso del metrò. Non c’era da aspettarsi molto di diverso. La città sta cambiando, le officine cedono il posto al commercio, le industri lasciano il posto alle mille attività dei servizi, compresi quelli di ultima generazione. Le tendenze per il futuro non mostrano cambiamenti, e Brescia si adegua. D’altronde, così funzionano le società avanzate, e lo stesso mercato del lavoro assegna sempre meno addetti ai settori primario e secondario, sempre di più al terziario.
Al momento le previsioni di sviluppo quantitativo dell’edificazione sono attuate per circa 900 mila metri quadrati di superficie lorda di pavimento (Slp), pari a poco più del 60 per cento. E il dato si riferisce solo alle aree di trasformazione, dunque lascia fuori l’edificazione diffusa e considera solo gli interventi convenzionati o in via di convenzionamento.
Può apparire clamorosamente alto. Tuttavia, va considerato pure che il Prg Secchi ha avuto una lunga gestazione, e le previsioni che contiene sono state definite ben prima della sua approvazione (basti pensare al Comparto Milano e a Sanpolino/Violino, già oggetto di varianti al vecchio Prg tra il 1998 e il 2000). E va precisato pure che le operazioni convenzionate non necessariamente corrispondono a interventi fisici.
Significativo, ad esempio, è il Comparto Milano, per il quale a fronte di una convenzione che prevede circa 160 mila metri quadrati di Slp, ad oggi il permesso di costruzione è stato rilasciato al solo centro commerciale «Freccia Rossa» per 35 mila metri quadrati. Restano in attesa di un costruttore le tre torri, tutte le aree residenziali lungo viale Italia e gli edifici su via Togni. Anche a Sanpolino, che pure è in stato avanzato di realizzazione, gli interventi edilizi riguardano a oggi i 3/5 delle previsioni. Sicchè, a fare il conto totale, gli uffici comunali dell’Urbanistica stimano che siano conclusi o in corso di costruzione poco più di 530 mila metri quadrati di Slp, pari a circa il 35 per cento di quanto previsto dal Prg Secchi. Ma su tutto resta la notevole differenza tra le percentuali di attuazione delle residenze e dei servizi. Che per gli uffici di via Marconi indica come il mercato privilegi le trasformazioni previste dal Piano in cui i costruttori di insediamenti privati devono cedere al Comune una percentuale bassa di spazi a destinazione pubblica. Il fenomeno da un lato rivela che in un mercato tendenzialmente «oligarchico» come quello delle aree edificabili vengono privilegiate le aree a più alta rendita assoluta (e quindi a più alto indice di edificabilità), dall’altro mette in luce le difficoltà che il Comune può incontrare nella ricerca di aree da destinare a spazi pubblici senza ricorrere all’esproprio, com’era negli obiettivi iniziali. In definitiva, la disponibilità di aree edificabili offre ancora margini tali da far supporre che il futuro Pgt non debba prevedere forti aumenti rispetto alle previsioni del Prg vigente, almeno per quanto riguarda il dimensionamento del fabbisogno. Tanto più che si notano segnali di difficoltà a immettere sul mercato urbano quegli ambiti cui il Prg ha assegnato indici relativamente bassi.
Il Metrobus, tuttavia, cambia le cose. Oggi non si parla più di linea, bensì di corridoio, come a identificare una superficie dentro cui i valori immobiliari iniziano a crescere. E diventa sempre più evidente l’impegno richiesto alla Loggia per riqualificare gli spazi di pertinenza delle stazioni. D’altronde, le stesse Lam in piccolo hanno trascinato importanti cambiamenti di spazi fisici, quasi anticipando ciò che il metrò farà più alla grande. Perciò, già in questa fase di transizione dal Prg al Pgt il Comune interviene con un progetto in 5 punti per rafforzare la centralità del corridoio del Metrobus. Progetto che in parte modifica alcune previsioni del Prg per quantità e qualità e interviene sull’area ex Santini al Prealpino, su piazzale Vivanti, sull’area dell’Editoriale Bresciana (stazione Fs) e sulle stazioni Lamarmora e Sant’Eufemia. E nessuno può dire, al momento, se gli aggiustamenti si fermeranno qui. Quanto alle aree meno convenienti, per ora restano in stand bay. La fame edilizia non è vera fame. Sembra più una «gola».
- Horacio Verbitsky


















