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RIFORME: FI-PD D'ACCORDO, RIPARTIRE DA BOZZA BIANCO
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Messaggio RIFORME: FI-PD D'ACCORDO, RIPARTIRE DA BOZZA BIANCO 
 
Lunedì, 7 Gennaio : 2008 19:14

RIFORME: FI-PD D'ACCORDO,
RIPARTIRE DA BOZZA BIANCO


 (di Marco Dell'Omo)

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Comincia il conto alla rovescia per la legge elettorale. Da domani riprenderà infatti al Senato, in commissione Affari Costituzionali, la corsa contro il tempo per approvare la nuova legge. Dando per scontato il via libera della Corte Costituzionale ai quesiti referendari, tra il 16 e il 18 gennaio, resteranno un pugno di mesi per avere il sì del Parlamento che eviti la consultazione referendaria. Archiviate (o solo messe in frigo) le proposte presidenzialiste di Veltroni e Franceschini, la discussione riprenderà dalla bozza presentata dal presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato Enzo Bianco, il testo che finora è riuscito a raccogliere il consenso di un ampio ventaglio di forze.

A chiedere al Parlamento una "stretta", ripartendo proprio dal lavoro fin qui condotto in commissione, è il presidente del Senato Marini, che in un'intervista al Messaggero ha riproposto il "patto per le riforme" come unica possibilità per evitare all'Italia la "serie B". Che il clima sia favorevole per una ripresa della bozza Bianco è confermato anche dall'atteggiamento di Forza Italia e del Pd. Sandro Bondi osserva che la strada del dialogo "non ha alternative" e aggiunge che perdere l'occasione sarebbe "imperdonabile". Il vice coordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto spiega che il doppio turno alla francese richiederebbe una vasta opera di revisione della costituzione, inimmaginabile in questa legislatura. E dunque, osserva l'esponente di Forza Italia, l'unica soluzione "ragionevole e realistica" è riprendere in mano la bozza Bianco e cambiarne alcune parti, introducendo per esempio l'attribuzione dei seggi su base circoscrizionale, meccanismo che premierebbe i grandi partiti. Considerazioni sostanzialmente analoghe vengono da Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, che aggiunge tra i correttivi alla bozza Bianco uno sbarramento al cinque per cento e un "misurato premio di maggioranza" al partito che vince. Con queste modifiche, la bozza Bianco partorirebbe un sistema bipolare, incentrato sui partiti leader delle due coalizioni: il Pd da una parte e Forza Italia (o Popolo delle libertà) dall'altra. Rifondazione comunista, che vuole essere della partita, dice sì al dialogo, ed evita di pronunciarsi sul premio di maggioranza proposto da Bettini.

La preoccupazione del Prc, dice il capogruppo Gennaro Migliore, è piuttosto quella che le divisioni del Pd abbiano come "conseguenza indesiderata" il referendum, ipotesi che il partito di Bertinotti vede come fumo negli occhi. A remare contro l'accordo sulla bozza Bianca, modificata secondo i desideri di Veltroni e di Forza Italia, sono gli ipermaggioritari da un lato e i proporzionalisti a oltranza dall'altro. Nella prima schiera va collocata An, che ha scelto una linea di distinzione dagli alleati di Forza Italia e di totale appoggio al referendum. Secondo il parlamentare di An Maurizio Gasparri, tra gli altri motivi che impediscono la riforma elettorale ci sono le divisioni del Pd, che ricordano le "faide tra comunisti". Altrettanto scettico è Giulio Tremonti, in controtendenza rispetto alla linea ufficiale di Forza Italia. Secondo l'ex ministro dell'Economia, il problema é rappresentato dalla scarsa rappresentatività di Veltroni, che governa un partito "diviso in tre".

E per rafforzare il concetto Tremonti parafrasa Stalin: "Quante divisioni ha Veltroni?". Sul versante dei tifosi del sistema tedesco, il più proporzionale di tutti, c'é amarezza ma non rassegnazione per la bocciatura senza appello venuta da Veltroni al modello teutonico. L'Udc, dice il segretario Cesa, non rinuncia a dare battaglia: la sua strategia mira a portare subito il dibattito sulla riforma nell'aula del Senato, dove tentare il tutto per tutto sul sistema tedesco che, dice il segretario centrista, "oggi avrebbe i numeri per essere approvata in Parlamento". Da registrare anche l'insofferenza dell'Italia dei Valori: il partito di Di Pietro, di fronte a ipotesi di sbarramento elettorale che ne renderebbe difficile l'ingresso in Parlamento, ha tratto il dado e ha deciso che tanto vale andare al referendum. Mentre il leader dell'Udc Clemente Mastella, intervistato dall'Unità, ostenta disinteresse, e punta ormai tutte le sue carte sulla nascita della 'Cosa Bianca' che non avrebbe da temere una soglia di sbarramento più o meno alta
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