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Latte e pcb, inceneritore assolto: L’inquinamento è nei terr
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Messaggio Latte e pcb, inceneritore assolto: L’inquinamento è nei terr 
 
Mercoledì, 16 Gennaio : 2008

Non sarebbe l'aria la causa della contaminazione ma il suolo, ancora due le stalle bloccate

Latte e pcb, inceneritore assolto
<<L’inquinamento è nei terreni>>


Dito puntato contro la vocazione industriale della città, «una storia che non si può ignorare»



Sono ancora due le aziende agricole bresciane che registrano livelli di pcb nel latte sopra il livello di legge e il cui prodotto, quindi, rimane bloccato. Ma, nel frattempo, questa nuova vicenda che dice quanto sia zuppo di veleni il territorio cittadino inizia ad assumere contorni più precisi. E qualche paletto lo si può iniziare a mettere: per esempio è la terra la fonte della contaminazione del latte, non l'aria, non l'inceneritore e nemmeno, in senso stretto, il foraggio delle mucche, ma piuttosto la parte di terriccio che necessariamente vi è mescolato e che finisce nello stomaco degli animali.

Ieri le commissioni ambiente e sanità della Loggia hanno tracciato lo stato dell'arte della vicenda alla presenza dell'assessore Ettore Brunelli, di Daniela Feltrinelli, direttore del distretto veterinario dell'Asl di Brescia e di Sergio Carasi, responsabile del comparto Igiene e Sanità pubblica dell'Azienda Sanitaria.

Ad oggi, come dicevamo, solo l'azienda Bettinzoli, al Violino, e la Pastori di viale Bornata risultano ferme perché nel loro latte il livello di Pop (inquinanti organici persistenti, ovvero pcb, diossine e furani) è superiore ai 6 pg/g (picogrammi per grammo di grasso).

Le altre stalle bloccate nelle scorse settimane sono invece rientrate nella norma: è bastato cambiare il foraggio dato in pasto alle mucche e i livelli sono scesi. Restano comunque una quindicina gli allevamenti in osservazione, sotto la soglia dei 6 pg/g ma sopra il livello di attenzione di 2pg/g.

In parallelo si apre ora l'enorme partita delle fonti di inquinamento e dei possibili correttivi da adottare. «Sarà un lavoro lungo e interdisciplinare» ha spiegato Carcasi «che dovrà basarsi su una disamina attenta e scientifica dei dati».

«Una base da cui partire» ha aggiunto Brunelli «l'abbiamo già, e sono i campionamenti effettuate nel '94, '96 e '977 dall'Asl per conoscere lo stato dei suoli - poi risultati già inquinati - prima dell'avviamento del Termoutilizzatore».

E proprio questi e altri dati, come lo Studio di dispersione atmosferica di inquinanti della prof.sa Finzi, scagionerebbero l'inceneritore, da più parti evocato come il colpevole della contaminazione.

«La matrice inquinante è il suolo» ha sostenuto Angelantonio Capretti, responsabile del settore ambiente della Loggia. «La riprova è nella diffusione non omogenea dei terreni inquinati».

A conferma vi sarebbero anche i dati dei campionamenti dell'aria effettuati da sei centraline, una a S. Eufemia, una al Violino e quattro nel cono Caffaro, per un intero mese. «Sono dati tranquillizzanti» ha spiegato Brunelli, «ma non per bocca mia ma per quella del responsabile ambiente dell'Istituto Superiore della Sanità. Questo non vuol dire che l'aria di Brescia non sia inquinata, ma che è paragonabile con quella di tutte le altre realtà urbane».

Dove cercare, dunque? Brunelli insiste, da tempo: «Brescia ha una storia industriale che non può essere ignorata». I nomi sono i soliti, Caffaro, Alfa Acciai, ma anche tante ex demolizioni sparse qua e là. Anche perché, a guardare la mappa delle stalle inquinate, si rimane un po' perplessi: non solo a sud della città, cosa quasi scontata, ma anche a est e a ovest.

Che fare, allora?
Per affrontare questo tema, e magari quello delle responsabilità, «servono analisi più precise» ha ribadito Carasi. «A breve dovremmo essere in grado di fare qualche proposta». Nel frattempo - ha aggiunto Brunelli - «la prima cosa da fare era bloccare il latte inquinato». Cosa che è stata fatta grazie agli autocontrolli della Centrale nelle “sue” 47 stalle e alle successive verifiche dell'Asl, comprese quelle su prodotti precedenti lo scoppio del caso.

«L'esito è sempre stato nella norma» ha concluso la Feltrinelli, «solo in un paio di occasioni abbiamo riscontrato valori di attivazione, 2,14 e 2,04 pg/g».



[b]I limiti dei valori e la tossicità[b]

 Sono due i parametri sulla presenza di Pop nel latte: il regolamento Ue 1881/2006, in vigore dal 1° aprile 2007, che definisce i tenori massimi pari a 6 pg/g come limite totale e 3 pg/g per le diossine e i furani: la raccomandazione Ue 88/2006 che stabilisce il livello d'azione raccomandato, 2 pg/g di grasso sopra il quale scattano le misure d'indagine e tutela.

Prima il limite era molto più elevato: 100 ng/g.

Inoltre è cambiato anche il sistema di calcolo: prima si considerava solo il peso dei Pop, ora si valuta il livello di tossicità (Teq) attraverso analisi lunghe e costose (1000 euro ad analisi).

Per i terreni, invece, il limite di legge di Pcb nel suolo per le aree verdi e residenziali (non esiste quello per le aree agricole) è passato da 1/mcg/kg (decreto 471/99) a 60 mcg/kg (decreto152/2006).

«Ma» ha spiegato Capretti «anche nei terreni sotto il limite è possibile che i Pop si accumulino nel latte, come è avvenuto nella stalla Motta di Chiesanuova i cui terreni non sono molti inquinati».

  





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