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E’ qui il meglio della risata
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di Luciano Scateni



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Dal suo chissà se meritato riposo, Pulcinella sembra prescelto per il miracolo della resurrezione. Devono vederla così i nostri partner europei e forse perfino i popoli non ancora in via di sviluppo e addirittura le comunità tribali protette dalla cosiddetta civiltà dal folto di foreste vergini.

Sembra che nel mondo risuoni l’eco di risate a squarciagola generate dalle comiche della politica italiana. Il sacro emiciclo del Parlamento assume regolarmente intemperanze da curva di ultrà scalmanati e bivaccanti a salsicce e friarielli innaffiate da abbondanti bevute.

Agli striscioni da querela del tifoso arrabbiato si sostituiscono cartelli e lenzuola con scritte insolenti, a birra e aglianico subentra lo spumante, speriamo almeno di quello italiano. In piazza sfilano i vincitori della sfida Berlusconi-Prodi dopo un cin-cin con tanto di schiuma spruzzata qua e là, come fosse la premiazione di Schumaker, vincitore sulla rossa di Maranello.

In euforia da brindisi i convenuti sfilano cantando l’inno di Mameli, come se l’Italia avesse fatto suo di nuovo il campionato del mondo di calcio. I vincitori alla roulette di Palazzo Madama gridano a gran voce “elezioni” e lo afferma perentoriamente Berlusconi che fino a pochi giorni fa sembrava aderire all’invito di Veltroni per una riforma elettorale condivisa, ma di colpo innamorato di questa in corso, definita da Calderoli, uno dei suoi ispiratori, “porcata”. L’impallinamento di Prodi è un capolavoro di labirintomania politica: il dito accusatore punta su sor Clemente Mastella che inviperito per il blitz della magistratura sulla famiglia allargata di cui è capostipite, ha evocato la solitudine e scomodato perfino Neruda per accendere la miccia della crisi.

Che si sia defilato per prendere a martellate la presunta intesa Veltroni-Berlusconi non è mai stato detto a voce alta, ma lo hanno pensato tutti. Diamo un’occhiata all’accidente senatoriale che ha provocato il crac di Prodi. I voti che lo hanno defenestrato hanno volti e nomi di ex alleati, l’Udeur appunto, il mini partito di Dini e qualche senatore a vita che stavolta ha consentito il 161 a 156 del ko di Prodi. Il caso dimostra, se ve ne fosse bisogno, che le regole del gioco elettorale sono il preludio quasi certo dell’ingovernabilità per chiunque guidi palazzo Chigi. Insomma la “porcata”, se avranno la meglio i sostenitori del “voto subito”, protrarrà il rito pulcinellesco di un Paese che avrebbe necessità di riprogettarsi nei tempi e nei modi richiesti da un’operazione risanatrice di difficoltà estreme ma persevera nei suoi errori.

Se la ridono nel mondo: sanno che il destino dei nostri prodotti ha fiato corto perché non sosteniamo la ricerca e l’innovazione, sanno abbiamo sofferto come nessun altro il transito dalla lira all’euro, sanno che l’antipolitica ha svelato il disastro della politica e che l’unico o uno dei pochissimi che godono di credibilità e il comico Grillo, deciso a scendere in campo alla testa  degli scontenti. Roba da risate a pieni polmoni. Fanno ridere i salotti che contrappongono centrosinistra e centrodestra, interpretati da decenni dalle stesse facce, argomentazioni e balle che generano nell’opinione pubblica disorientamento e qualunquismo. Pulcinella se ne sta lì, appollaiato sulla spalla dell’uno e dell’altro e di tanto in tanto suggerisce la battuta esilarante ai convenuti.

Insomma, la bagarre che ci sembra così insopportabile, indegna degli eredi della Roma dei Cesari, va in onda da decenni in prima serata in tutto il sistema televisivo nazionale: meglio di Benny, mister Bean, Paperissima e di Totò finto gay in quel di Capri. Qui, nell’Italia delle facce toste che con l’abito buono parlano, parlano, parlano, nelle ore del più alto indice d’ascolto dovrebbe andare in onda il pulcinella storico, capace di proteggere la sua autenticità e sputtanare gli emuli di cui ride il mondo.

  





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