 | Torna in Italia Michael Seifert, il 'Boia di Bolzano' (Agg.) |  |
| Autore |
Messaggio |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11393
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Torna in Italia Michael Seifert, il 'Boia di Bolzano' (Agg.)
Venerdì, 15 Febbraio : 2008
Torna in Italia Michael Seifert,
il 'Boia di Bolzano'
Ottawa - Condannato all'ergastolo dalla giustizia italiana, l'ex nazista, a quanto apprende l'Adnkronos, sarà consegnato all'Interpol.
Era detenuto in Canada, dove viveva da oltre 50 anni, dal 2002. La Corte Suprema canadese ha respinto, il 17 gennaio scorso, l'ultima istanza d'appello presentata dai legali del famigerato 'Mischa'.
Il suo arrivo è previsto al massimo entro domenica.
Ottawa, 15 feb. (Adnkronos) - Al via l'estradizione di Michael 'Misha' Seifert, il 'Boia di Bolzano'. A quanto apprende l'ADNKRONOS, le autorità giudiziarie canadesi nelle prossime ore consegneranno l'ex criminale di guerra nazista nelle mani della polizia italiana. Funzionari dell'Interpol di Roma, accompagnati da un medico giunto appositamente dall'Italia, notificheranno a Seifert l'atto di estradizione e lo prenderanno in consegna.
''Verrà estradato in Italia, imbarcato con un volo dal Canada oggi pomeriggio, ed in arrivo domani mattina a Ciampino, quindi verrà recluso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, l'unico carcere militare oggi ancora funzionante'', precisa all'ADNKRONOS il procuratore capo militare di Verona, Bartolomeo Costantini, titolare dell'inchiesta che ha portato alla condanna all'ergastolo il famigerato 'Mischa', per l'uccisione di alcuni internati nel lager di Bolzano. Il procuratore capo di Verona non esclude però che l'ex caporale nazista ''possa chiedere misure alternative al carcere, come l'affidamento, o la sospensione dell'esecuzione della pena per gravi motivi di salute''. In ogni caso, il magistrato militare non esclude di andare ad interrogare Seifert ''in qualità di testimone nell'ambito delle indagini sul complice e correo Otto Sein, che in un primo tempo erano state archiviate, non sapendo nulla del destino di quest'ultimo''. Insomma, il tragico capitolo sugli orrori nel lager di Bolzano non è chiuso e le indagini potrebbero ora ripartire grazie proprio alla testimonianza di 'Mischia'.
L'estradizione di Seifert, 84 anni, in Canada dal 1951, residente da oltre mezzo secolo a Vancouver, nel British Columbia, è stata ordinata dopo che la Corte Suprema canadese ha respinto, il 17 gennaio scorso, l'ultima istanza d'appello presentata dai legali del famigerato 'Mischa', condannato all'ergastolo dalla giustizia italiana, sentenza passata in giudicato in Cassazione.
L’Italia aveva chiesto l’estradizione del 'Boia di Bolzano' già dal novembre del 2000, quando il tribunale di Verona lo ha riconosciuto colpevole di crimini di guerra compiuti nel lager di via Resia a Bolzano e lo ha condannato all’ergastolo.
Il verdetto della Corte Suprema ha aperto così la strada all'estradizione. Dopo la decisione del massimo tribunale canadese, le opzioni legali in mano agli avvocati di Seifert erano sfumate. Il suo difensore, Doug Christie, lo stesso legale che assunse una certa notorietà in Canada difendendo gli storici Ernst Zundel e Jim Keegstra, che negavano l'esistenza dell'Olocausto, era apparso scettico su possibili margini di manovra per evitare l'estradizione del 'Boia di Bolzano'. ''Devo valutare se siano possibili eventuali contromosse'', aveva annunciato l'avvocato Christie senza troppe speranze, dopo che in tutti i gradi di giudizio la richiesta di Seifert era stata bocciata.
A salutare positivamente il verdetto della Corte Suprema che dava semaforo verde all'estradizione di 'Misha' in Italia era stato Bernie Farber, del Canadian Jewish Congress. ''Credo - ha dichiarato - sia giunto il momento di estradare Seifert in Italia. Qui in Canada è passato attraverso tutti i gradi di giudizio, e la risposta è stata sempre la stessa''.
Seifert, di origine ucraina (nacque a Landau il 16 marzo 1924), venne arrestato dalle Giubbe Rosse del Royal Canadian Mountain Police il 1 maggio 2002 al numero 5471 di Commercial Street, a Vancouver. Fino ad oggi, il 'Boia di Bolzano' era riuscito a respingere la richiesta di estradizione facendo appello alla sua cittadinanza canadese. La Corte Federale canadese, tuttavia, a novembre ha avviato un provvedimento, da parte del giudice James O’Reilly, che ha aperto la strada anche alla revoca della cittadinanza: secondo il giudice, Seifert la ottenne nel 1951 omettendo di riferire alle autorità di essere stato a suo tempo in un campo nazista. ''Se avesse detto la verità, a Mr. Seifert non sarebbe stato permesso di entrare in Canada'', ha scritto O’Reilly nelle motivazioni della sentenza. O’Reilly, anche se la sua sentenza non aveva nulla a che vedere con le vicende italiane di Seifert, nelle sue motivazioni si diceva tuttavia insoddisfatto dalle conclusioni raggiunte dalla giustizia italiana sul 'Boia di Bolzano'. ''Anche se non ho dubbi che queste persone abbiano sofferto molto e conservino ricordi vividi e dolorosi del campo, prendendo in considerazione le prove, non posso concludere che quegli atti di violenza di cui Mr. Seifert viene accusato siano stati provati oltre ogni ragionevole dubbio''. Il 17 agosto scorso, inoltre, il Tribunale di Vancouver negò a Seifert, detenuto in carcere nel British Columbia, la remissione in libertà. Il giudice Jo-Ann Prowse respinse la richiesta rilevando che i crimini imputati a Seifert e che hanno provocato la richiesta di estradizione ''sono tra i più atroci e tra i più aberranti''. Per questa ragione, aveva sentenziato il giudice, ''la fiducia nel sistema giudiziario sarebbe in pericolo in caso di ordine di scarcerazione dell'imputato''. Il giudice aggiunse inoltre che le motivazioni avanzate dalla difesa per giustificare la liberazione di Seifert erano, in alcuni casi, inconsistenti e comunque non sufficienti per accogliere una richiesta simile.
A SEGUIRE:
* La vita canadese di 'Misha' e il suo terribile passato
* I capi d'accusa
* Da Kappler a Priebke, i nazisti alla sbarra
Ultima modifica di Redazione il 15 Feb 2008 19:49, modificato 1 volta in totale
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11393
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Torna in Italia Michael Seifert, il 'Boia di Bolzano'
Venerdì, 15 Febbraio : 2008
Nel 2001 un giornale di Vancouver rivelò gli orrori del campo di detenzione
La vita canadese di 'Misha' e il suo terribile passato
Dagli orrori di Bolzano alla tranquilla esistenza a Vancouver. Nella poesia di un sopravvissuto il racconto della tragica sorte di due prigionieri
Roma, 15 feb. (Adnkronos) - A vedere oggi l'84enne Michael Seifert, assiduo frequentatore della chiesa di Vancouver ed irreprensibile inquilino di un'elegante abitazione a Commercial Street, si stenta a riconoscere o anche solo a immaginare il lugubre passato del sanguinario 'Misha', l'ex Ss di origine ucraina che a soli 20 anni seminò morte e dolore tra i prigionieri del campo di Bolzano insieme al connazionale Otto Sein.
Nato a Landau (Ucraina) il 16 marzo 1924, Seifert è stato condannato all'ergastolo in via definitiva per i crimini e le torture compiuti tra il 1944 e il 1945. Una volta giunto il via libera all'estradizione, 'Misha' sarà preso in consegna da funzionari dell'Interpol e successivamente consegnato all'autorità giudiziaria militare del nostro Paese.
Michael Seifert riuscì a trovare rifugio nel 1951 in Canada, dove è vissuto per tutti questi anni. Dai capi d'accusa nei confronti del 'Boia di Bolzano' emerge un vero e proprio inferno di orrori: nel campionario di violenze di cui Seifert è stato riconosciuto responsabile figurano giovani ebree violentate, strangolate o seviziate, prigionieri torturati con l'acqua gelata, finiti a bastonate, squartati o lasciati morire di fame. Tra i deportati sopravvissuti c'è chi, come l'intellettuale veneto Egidio Mereghetti, pensò di scolpire nel tempo, per sempre, l'atroce ricordo dell'incubo vissuto nel campo di detenzione di Bolzano consegnando alla memoria la poesia in dialetto 'Bartolo e l'ebreeta', semplice e allo stesso tempo agghiacciante nella sua terribile potenza descrittiva, in cui ripercorre le sofferenze di due prigionieri-simbolo: il primo si chiamava Bartolo Pezzutti, che Seifert uccise squarciandogli il ventre. La seconda era una giovane ebrea violentata da Misha e chiusa in una cassa, poi inchiodata al suono di una sinistra litania dallo stesso sottufficiale delle Ss.
Da un sopravvissuto una poesia in dialetto sulla tragica sorte di due prigionieri
La poesia 'Bortolo e l’ebreeta' fu pubblicata da Meneghetti con lo pseudonimo di Antenore Foresta e raccolta poi nel volume 'Cante in piassa', pubblicato a Venezia nel ’55. Con queste parole l'autore descrive il dramma di Bartolo Pezzutti, che venne riacciuffato dopo un tentativo di fuga e rinchiuso in cella prima di andare incontro ad una morte atroce: ''un furlàn magro biondo co' 'na bocheta rossa da butina: l'avea tentà de scapàr via dal campo e l'é finido nela cela nera. Tri giorni l'à implorado Missa e Oto, tri giorni l'à sigà 'No voi morìr', tri giorni l'à ciamado la so mama''.
Così, invece, viene ricordata la sventurata giovane ebrea, che si consumò 'come una candelina' dopo le sevizie patite e poi venne chiusa dallo stesso Seifert in una cassa: ''stanote s'è smorsada l'ebreeta come 'na candeleta de seriola consumà. Stanote Missa e Oto ià butà nela cassa du grandi oci in sogno e quatro pori osseti sconti da pele fiapa. E adesso nela cassa ciodi i pianta a colpi de martèl e de bastiema (drento ale cele tuti i cori trema e i ciodi va a piantarse nel servèl). E a cavàl dela cassa adesso i canta esequie e litamie: 'heiliges Judenschwein ora pro nopis, zum Teufel Schweinerei ora pro nopis'''. La poesia che inchioda 'Missa' (Misha) al suo passato ha avuto una notevole eco anche in Canada. Rick Ouston, il giornalista canadese che ha seguito di persona tutto il processo di primo grado a Verona, ha sollevato nella sua città lo scandalo della presenza a Vancouver di un criminale di guerra. ''Rick - si legge sulle pagine web 'deportati.it' dell'Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) - ha scritto al nostro sito, e in pochi giorni abbiamo trovato la soluzione''.
Nel 2001 un giornale di Vancouver rivelò gli orrori del campo di detenzione
La poesia 'Bortolo e l’ebreeta', di Egidio Meneghetti è stata tradotta in inglese dalla traduttrice italo-americana Mary Rizzo. Il giornalista Rick Ouston ha accompagnato la traduzione con una lunga e dettagliata presentazione per i suoi lettori, ricordando il processo di Verona e la condanna inflitta a 'Misha' per i delitti. L’11 novembre 2001 la poesia tradotta da Mary Rizzo e i testi di corredo di Rick Ouston sono usciti con molta evidenza sul Vancouver Sun, rievocando la terribile vicenda di Bolzano e facendo luce sugli inconfessabili trascorsi di Seifert. E' stato così che anche l'opinione pubblica canadese ha avuto la possibilità di conoscere una vicenda italiana a lungo dimenticata e rimasta per troppo tempo impunita. Sempre nel 2001, la parrocchia di cui è assiduo frequestatore Michael Seifert, a Vancouver, ha stanziato la somma di 2.000 dollari per partecipare alle spese di difesa dell'ex criminale nazista, che era stato condannato nel novembre 2000 all'ergastolo dal Tribunale Militare di Verona. ''Interrogato sulle ragioni del suo appoggio - si legge su 'deportati.it' - il parroco della chiesa dedicata alla Sacra Famiglia ha risposto candidamente che 'Anche Cristo fu condannato da un tribunale. Vuol dire forse che era colpevole? Sono passati 55 anni, le accuse contro Seifert sono incredibili', ha aggiunto serafico. La decisione del parroco ha suscitato vibrate reazioni di protesta tra i superstiti dello sterminio nazista''.
Ultima modifica di Redazione il 15 Feb 2008 19:40, modificato 1 volta in totale
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11393
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Torna in Italia Michael Seifert, il 'Boia di Bolzano'
Venerdì, 15 Febbraio : 2008
Torna in Italia il 'Boia di Bolzano', i capi d'accusa
E' stato condannato all'ergastolo dopo essere stato riconosciuto colpevole di 9 dei 15 capi d'imputazione contestatigli
Ottawa, 15 feb. (Adnkronos) - E' lungo l'elenco dei capi di accusa contro Michael Seifert, il 'Boia di Bolzano' che il Canada ha acconsentito di estradare in Italia e che verrà consegnato nelle prossime ore a funzionari dell'Interpol di Roma dalle Giubbe Rosse del Royal Canadian Mountain Police. Contro il famigerato 'Misha', che venne rintracciato nel 2002 a Vancouver, nel British Columbia, dove viveva indisturbato dal 1951 e venne fotografato da un reporter del 'Vancouver Sun', la giustizia militare ha presentato un lungo elenco di accuse, al termine delle quali il 'Boia di Bolzano' è stato condannato all'ergastolo dopo essere stato riconosciuto colpevole di 9 dei 15 capi d'imputazione contestatigli.
In particolare, Seifert, 84 anni, di origine ucraina, in base ai capi d'accusa iniziali doveva rispondere di ''Concorso in violenza con omicidio contro privati nemici, aggravata e continuata" (articoli 81 comma 2, 110, 575, 577 n. 3 e 4, 61 n. 4 Codice penale; 13 e 185 Codice penale militare di guerra), perché durante lo stato di guerra tra l’Italia e la Germania, prestando servizio nelle forze armate tedesche, nemiche dello Stato italiano, con il grado di Gefreiter (o Rottenführer) delle SS, equivalente a quello di caporale e svolgendo in particolare le funzioni di addetto alla vigilanza del campo di concentramento di transito (Polizeiliches Durchgangslager) istituito dalle autorità militari tedesche in Bolzano, in un periodo compreso tra il dicembre 1944 e il mese di aprile del 1945, agendo da solo e talvolta in concorso con altri militari appartenenti alle SS, in particolare con il concorso materiale di un altro ucraino rimasto identificato solo con le generalità di Otto Sein, ovvero su prescrizione o con l’acquiescenza del soprintendente alle celle Albino Cologna, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, senza necessità e senza giustificato motivo, per cause non estranee alla guerra, cagionava la morte di numerose persone (almeno diciotto) che non prendevano parte alle operazioni militari e si trovavano prigioniere nel menzionato campo di concentramento, adoperando sevizie nei loro confronti ed agendo con crudeltà e premeditazione".
Ma vediamo, nel dettaglio, le accuse per le quali Seifert è finito alla sbarra davanti al Tribunale militare di Verona, che lo ha condannato all'ergastolo in contumacia. Al 'Boia di Bolzano', venivano contestati 15 capi di imputazione. In particolare:
- La sera di un giorno imprecisato del febbraio 1945, nelle celle d’isolamento del lager, in concorso con il Cologna, con il Sein e con un italiano rimasto ignoto, portava un prigioniero non identificato nel gabinetto e lo torturava lungamente anche con il fuoco per indurlo a rivelare notizie, cagionandone la morte che sopravveniva la mattina del giorno successivo;
- In un giorno imprecisato ma comunque compreso fra l’8 gennaio e la fine di aprile 1945, nelle celle d’isolamento del lager, in concorso con il Sein uccideva una giovane prigioniera ebrea non identificata infierendo sul suo corpo con colli di bottiglie spezzati;
- In un giorno imprecisato verso la fine del mese di gennaio 1945, nella cella d’isolamento posta di fronte a quella contraddistinta dal numero 29, su ordine del Cologna e in concorso con il Sein uccideva una prigioniera di 17 anni, dopo averla torturata per cinque giorni con continue bastonature e versandole addosso secchi d’acqua gelida;
- In un giorno imprecisato ma comunque compreso fra il 20 gennaio ed il 25 marzo 1945, nelle celle d’isolamento del lager, in concorso con il Sein e il Cologna, uccideva un prigioniero non identificato che, scoperto a sottrarre generi alimentari e di conforto da un magazzino, era stato ristretto in cella, lasciandolo senza cibo per tre giorni e bastonandolo fino a cagionarne la morte; (segue) (Adnkronos) -
- In un giorno imprecisato ma comunque compreso fra il 20 gennaio ed il 25 marzo 1945, nelle celle d’isolamento del lager, in concorso con il Sein, uccideva un prigioniero ebreo di circa 15 anni rimasto non identificato, lasciandolo morire di fame;
- Fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 1945, in concorso con il Sein, nelle celle di isolamento del lager, da prima usava violenza carnale nei confronti di una giovane donna incinta non meglio identificata, indi le lanciava addosso secchi di acqua gelata per convincerla a rivelare notizie ed infine la uccideva;
- Nella notte tra il 31 marzo (sabato santo) e il primo aprile (Pasqua) 1945, in concorso con il Sein, nelle celle di isolamento del lager, dopo aver inflitto violente bastonature al giovane prigioniero Pezzutti Bartolo, lo uccideva squarciandogli il ventre con un oggetto tagliente;
- Nel marzo 1945, in concorso con Sein, Cologna ed altri militari tedeschi non identificati, sul piazzale del lager uccideva con pugni e calci un prigioniero che aveva tentato la fuga;
- Fra la fine di marzo e l’inizio di aprile 1945, sul piazzale del lager, in concorso con Sein e Cologna, colpiva con calci due internati non identificati e poi li finiva con colpi di arma da fuoco;
- Fra la fine di marzo e l’inizio di aprile 1945, nelle celle di isolamento del lager, in concorso con il Sein, uccideva un giovane prigioniero non identificato massacrandolo e poi ne introduceva il cadavere nella cella completamente buia nella quale era ristretta una internata la quale decedeva di lì a poco;
- Fra la fine di gennaio e il mese di febbraio 1945, nelle celle di isolamento del lager, in concorso con il Sein, torturava lungamente un giovane prigioniero non identificato anche con l’infilargli le dita negli occhi, cagionandone la morte;
- Fra il 1° e il 15 febbraio 1945, nelle celle di isolamento del lager, in concorso con il Sein, uccideva la prigioniera Leoni Giulia in Voghera, ebrea e la figlia di costei Voghera Augusta in Menasse, torturandole per circa due ore, versando loro addosso acqua gelida e infine strangolandole;
- Il 1° aprile 1945 (giorno di Pasqua), nelle celle d’isolamento del lager, in concorso con il Sein, uccideva un giovane prigioniero non identificato dopo averlo torturato per circa 4 ore;
- In un giorno imprecisato dei mesi di febbraio o marzo 1945, nei locali dell’infermeria del lager, in concorso con il Sein, picchiava con un manganello un giovane italiano rimasto non identificato fino a fargli perdere coscienza e lo lasciava nell’infermeria dove il giovane decedeva per le ferite riportate;
- In un giorno imprecisato del dicembre 1944, e comunque poco prima del giorno 25, su ordine del responsabile della disciplina maresciallo Hans Haage e agendo in concorso materiale con il Sein, sul piazzale del lager, dopo aver legato alla recinzione del campo un prigioniero che aveva tentato la fuga, alla presenza di tutti gli altri prigionieri fatti appositamente schierare a titolo di ammonizione, lo colpiva selvaggiamente e lo lasciava legato alla recinzione, cagionandone la morte che sopraggiungeva entro la mattina del giorno successivo.
Al termine del processo, il tribunale ha riconosciuto Michael 'Misha' Seifert colpevole di 9 dei 15 capi di imputazione, assolvendolo per insufficienza di prove dalle accuse di cui ai capi 1, 2, 3, 4, 10 e 13.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11393
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Torna in Italia Michael Seifert, il 'Boia di Bolzano'
Venerdì, 15 Febbraio : 2008
Da Kappler a Priebke,[*]
i nazisti alla sbarra prima di 'Misha'
Roma, 15 feb. (Adnkronos) - Michael 'Misha' Seifert, condannato al carcere a vita per le torture e le uccisioni nel campo di detenzione di Bolzano tra il 1944 e il 1945, non è il primo criminale nazista a finire nella rete della giustizia italiana. Prima del 'Boia di Bolzano' avevano ricevuto condanne all'ergastolo per gli eccidi compiuti nel corso della seconda guerra mondiale altri personaggi di spicco delle Ss naziste come Walter Reder, Herbert Kappler ed Erich Priebke.
WALTER REDER, IL 'BOIA DI MARZABOTTO': Walter Reder nacque il 4 febbraio del 1915 a Jesenik, nell'attuale Repubblica Ceca. Si arruolò nelle Ss nel 1933. Era conosciuto con il soprannome 'il monco', da quando aveva perso l'avambraccio sinistro nei combattimenti sul fronte orientale. Reder è stato riconosciuto responsabile dell'eccidio di Marzabotto, avvenuto nell'agosto del 1944, in cui morirono 1.800 persone. Dopo la Liberazione Reder, che era riuscito a raggiungere la Baviera, fu catturato dagli americani. Estradato in Italia nel maggio del 1948 e accusato di crimini di guerra, Walter Reder fu condannato al carcere a vita nel 1951 con una sentenza emessa dal tribunale militare di Bologna. Rilasciato il 24 gennaio 1985, si stabilì a Vienna, dove morì il 26 aprile del 1991.
HERBERT KAPPLER E LA CLAMOROSA FUGA DAL 'CELIO': Ferragosto del 1977, è una calda serata in una Roma deserta: Anneliese Kappler, moglie del colonnello Herbert Kappler, condannato all'ergastolo per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, sta per mettere in atto la clamorosa fuga del criminale nazista dall'ospedale militare del Celio, calandolo da una finestra dopo averlo chiuso in una valigia. L'espediente utilizzato per la fuga, che 31 anni fa provocò polemiche e un vero terremoto politico, consente a Kappler di rifugiarsi in Germania, dove muore l'anno successivo, il 9 febbraio del 1978. Nel marzo del 1944 il colonnello delle Ss Herbert Kappler organizzò la rappresaglia in seguito all'attentato di via Rasella a Roma, in cui persero la vita 33 soldati nazisti, secondo un piano che prevedeva l'esecuzione di 10 prigionieri per ogni tedesco ucciso. Si arrivò quindi all'eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui 335 italiani, in maggioranza civili ed ebrei, vennero ammazzati uno ad uno. Al termine della seconda guerra mondiale, Kappler venne arrestato dagli inglesi e consegnato all'Italia. Condannato all'ergastolo, venne rinchiuso nel carcere militare di Gaeta, dove restò fino al 1975. Nel 1976, sofferente di cancro, Kappler è ricoverato presso l'ospedale militare 'Celio' di Roma. L'anno successivo viene concepito e messo in atto il clamoroso piano di fuga per l'ex ufficiale nazista che la sera di Ferragosto viene calato da una finestra del terzo piano dell'ospedale. Ad attenderlo c'è un'automobile, che riesce a varcare i confini italiani ed il giorno dopo raggiunge la Germania. E' lì che Kappler si stabilisce per i mesi a venire fino alla morte, che sopraggiunge il 9 febbraio del 1978.
ERICH PRIEBKE, ERGASTOLO AI 'DOMICILIARI' NELLA CAPITALE: Nato ad Hennigsdorf il 29 luglio del 1913, Erich Priebke partecipò, da capitano delle Ss, all'organizzazione dell'eccidio alle Fosse Ardeatine. Capo divisione della Gestapo nel Nord Italia, Prieblke si trasferì a Roma nel 1943. La rappresaglia delle Fosse Ardeatine venne organizzata in risposta all'attentato di via Rasella, in cui morirono 33 soldati nazisti del battaglione Bozen. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Priebkè riuscì con molti altri nomi di spicco della gerarchia nazista a riparare in Sudamerica. Giunto in Argentina, si stabilì a Bariloche, alle pendici delle Ande. L'ex ufficiale delle Ss, da molti creduto ormai morto, venne rintracciato soltanto nel 1994 da un esponente del centro Simon Wiesenthal. Estradato in Italia nel 1995, venne rinviato a giudizio per crimini di guerra con l'accusa di essere stato tra gli organizzatori della strage delle Fosse Ardeatine. Si arrivò così alla sentenza del 1 agosto 1996: a Priebke vennero concesse dal tribunale militare di Roma le attenuanti che prescrivevano il reato di omicidio plurimo per il quale l'ex capitano nazista era imputato. Al momento della lettura della sentenza, letta dal presidente del tribunale Agostino Quistelli, si scatenò l'indignazione dei familiari delle vittime e dei rappresentanti della comunità ebraica che stavano assistendo alla lettura del verdetto. La sentenza venne annullata dalla Cassazione e si arrivò infine nel 1998 ad un verdetto definitivo di condanna all'ergastolo. A causa dell'età avanzata, a Priebke vennero concessi gli arresti domiciliari che l'ex capitano nazista sconta ancora oggi presso un'abitazione di Roma.
[*] ndr: Interessante notare chi erano gli avvocati difensori (Un indizio: per lumi vedere i difensori degli accusati di Rignano)
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11393
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Torna in Italia il 'Boia di Bolzano' (Agg.to)
Sabato, 16 Febbraio : 2008 Rai news 24
Il 'boia di Bolzano' e' rinchiuso nel carcere
di Santa Maria Capua Vetere
Vedi anche Michael "Misha" Seifert, il boia di Bolzano, in volo verso Italia.
Michael 'Misha' Seifert
Michael 'Misha' Seifert, soprannominato il 'boia di Bolzano', perche' accusato di crimini di guerra nei campi di Fossoli e di Bolzano, e' da oggi chiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Seifert e' stato consegnato ai responsabili dell'istituto di pena militare casertano, dai carabinieri ai quali e' stato assegnato il compito del trasferimento.
Il 'boia di Bolzano' è giunto in Italia stamani, all'aeroporto di Ciampino, a bordo di un Falcon 900, proveniente da Toronto. Seifert è stato condannato nel 2000 all'ergastolo dalla giustizia italiana, per i crimini compiuti nel campo di concentramento di Fossoli e di Bolzano. Sarà messo ora a disposizione della Procura militare di Verona, titolare dell'inchiesta a suo carico. E' probabile che date le sue condizioni e l'eta' avanzata, verra' successivamente affidato a una famiglia o a un'associazione.
L'84enne SS 'boia di Bolzano', il sanguinario 'Misha', nato a Landau (Ucraina) risiedeva da oltre 50 anni a Vancouver. Era stato condannato all'ergastolo nel novembre 2000 a conclusione del processo svoltosi davanti al Tribunale Militare di Verona per la strage di migliaia e migliaia di deportati nei campi di Fossoli e di Bolzano. Condanna poi confermata in appello e quindi resa definitiva in Cassazione nel 2002.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
|
|
 | |  |
Online in questo argomento: 0 Registrati, 0 Nascosti e 0 Ospiti Utenti Registrati: Nessuno
|
Non puoi inserire nuovi Argomenti Non puoi rispondere ai Messaggi Non puoi modificare i tuoi Messaggi Non puoi cancellare i tuoi Messaggi Non puoi votare nei Sondaggi Non puoi allegare files in questo forum Non puoi scaricare gli allegati in questo forum Non puoi inserire eventi calendario in questo forum
|
|
| |