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Domenica, 6 Aprile : 2008 Strill.it
Giusva Branca
La politica c’entra poco, se non come malato da provare a rianimare.
Gli schieramenti politici ancor meno, visto lo spessore del personaggio.
Le dinamiche di propaganda elettorale contano zero, visto che, grazie alla legge elettorale, Santo Versace, di fatto, è già uno dei parlamentari della Repubblica per la prossima legislatura.
Eppure, lontano dal territorio calabrese – notoriamente chiuso e quasi impermeabile ai fermenti provenienti dall’esterno – un effetto-Versace si sta verificando in maniera innegabile.
Insomma, in qualche modo, già ora Versace sta agendo da straordinario testimonial per la Calabria.
Ripetiamo: non è un concetto politico in ballo, quanto, piuttosto la dimostrazione che per ridare alla Calabria credibilità esterna e slancio, forza interne c’è bisogno di testimonial credibili.
E se, come dice lo stesso Versace, sul piano interno i testimonial sono tanti, sotto forma di uomini e donne che ogni giorno danno fondo ai valori più nobili per tenerla comunque a galla, il problema quasi insormontabile visto il punto a cui si è giunti sta nel riposizionare la Calabria al suo esterno.
E la candidatura di Santo Versace ha fatto strabuzzare gli occhi a più di una testata a livello internazionale. “Voglio cambiare il Paese”- ha dichiarato Versace- “ma ciò passa attraverso la rimozione della malapolitica e della malaburocrazia”.
Ed allora ecco che numerosi sono state le troupes televisive e gli inviati provenienti dagli States ma non solo che hanno raggiunto la Calabria.
Il Times gli ha dedicato due pagine provando a spiegare non solo il motivo della scelta “politica” di Versace, ma, soprattutto, dedicando il reportage alla scelta della Calabria, della “sua” Calabria.
“Mio padre mi diceva sempre che i problemi possono essere risolti con tre parole: lavoro, lavoro e lavoro" riporta il Times nell’intervista di Versace e questa, se applicata agli stereotipi sulla Calabria, è già un’altra piccola rivoluzione figlia, appunto, dell’effetto-Versace.
E se il Sole 24 Ore, parlando di lui scrive del “coraggio di rischiare”, allora, probabilmente, c’è ancora spazio per ripartire in Calabria, da un lato con le forze intrinseche e dall’altro attraverso qualcuno di noi che nel mondo la sua credibilità se la sia sudata da tempo.
E la politica con l’effetto-Versace non c’entra nulla, tranne che non siano proprio questo tipo di dinamiche a contribuire a dare quella spallata necessaria a travolgere il tritatutto di valori, etici e morali, nel quale la politica stessa si è trasformata.
Versace: la politica alimenta la malaburocrazia. Che è peggio della 'ndrangheta
Eppure, lontano dal territorio calabrese – notoriamente chiuso e quasi impermeabile ai fermenti provenienti dall’esterno – un effetto-Versace si sta verificando in maniera innegabile.
Insomma, in qualche modo, già ora Versace sta agendo da straordinario testimonial per la Calabria.
Ripetiamo: non è un concetto politico in ballo, quanto, piuttosto la dimostrazione che per ridare alla Calabria credibilità esterna e slancio, forza interne c’è bisogno di testimonial credibili.
E se, come dice lo stesso Versace, sul piano interno i testimonial sono tanti, sotto forma di uomini e donne che ogni giorno danno fondo ai valori più nobili per tenerla comunque a galla, il problema quasi insormontabile visto il punto a cui si è giunti sta nel riposizionare la Calabria al suo esterno.
E la candidatura di Santo Versace ha fatto strabuzzare gli occhi a più di una testata a livello internazionale. “Voglio cambiare il Paese”- ha dichiarato Versace- “ma ciò passa attraverso la rimozione della malapolitica e della malaburocrazia”.
Ed allora ecco che numerosi sono state le troupes televisive e gli inviati provenienti dagli States ma non solo che hanno raggiunto la Calabria.
Il Times gli ha dedicato due pagine provando a spiegare non solo il motivo della scelta “politica” di Versace, ma, soprattutto, dedicando il reportage alla scelta della Calabria, della “sua” Calabria.
“Mio padre mi diceva sempre che i problemi possono essere risolti con tre parole: lavoro, lavoro e lavoro" riporta il Times nell’intervista di Versace e questa, se applicata agli stereotipi sulla Calabria, è già un’altra piccola rivoluzione figlia, appunto, dell’effetto-Versace.
E se il Sole 24 Ore, parlando di lui scrive del “coraggio di rischiare”, allora, probabilmente, c’è ancora spazio per ripartire in Calabria, da un lato con le forze intrinseche e dall’altro attraverso qualcuno di noi che nel mondo la sua credibilità se la sia sudata da tempo.
E la politica con l’effetto-Versace non c’entra nulla, tranne che non siano proprio questo tipo di dinamiche a contribuire a dare quella spallata necessaria a travolgere il tritatutto di valori, etici e morali, nel quale la politica stessa si è trasformata.
Versace: la politica alimenta la malaburocrazia. Che è peggio della 'ndrangheta
Mafia e ‘ndrangheta? <Fanno danni, ma mai quanto la burocrazia>, secondo il reggino Santo Versace - fratello del compianto Gianni e presidente della Versace Spa –, che pure un tentativo di cambiare le cose aveva provato a farlo, lasciandosi cooptare quale advisor della seconda Giunta regionale guidata da Agazio Loiero (ormai prossimo al suo esecutivo n. 4). In particolare, secondo Versace (che ha annunciato la propria volontà di <trascorrere i prossimi 30 anni a fianco dei giovani del Sud del mondo, per supportarli nel loro percorso e incoraggiarli nelle proprie scelte>), il crimine organizzato è tutt’altro che invincibile: <La ‘ndrangheta e la mafia si potrebbero combattere facilmente – ha dichiarato a Palermo, mentre stava presenziando ad Abitaly –, se chi ha in mano il potere lo gestisse in maniera corretta e a condizione che queste organizzazioni criminali uscissero fuori dalle istituzioni>. Mentre oggi la burocrazia è deleteria “al top” in quanto <impedisce di lavorare> e <uccide lo spirito creativo del cittadino>. Al tempo stesso, però, secondo l’imprenditore originario di Reggio Calabria questa malaburocrazia <è creata dalla politica, che continua ad alimentarla>.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















