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Giovedì, 10 Aprile : 2008
di Giorgia Pagliaro
La città di Brescia si prepara, anche quest'anno, ad ospitare l'annuale edizione di EXA, uno degli appuntamenti espositivi più importanti, a livello mondiale, per le maggiori aziende produttrici di armi leggere e di piccolo calibro. Quella di Brescia è la terza rassegna mondiale in quanto ad ampiezza espositiva e prodotto promosso, la prima per afflusso di pubblico e l'unica al mondo in cui è consentito l'ingresso anche ai minori. A leggere il programma degli organizzatori della mostra che prenderà il via giorno 12 e si concluderà il 15 aprile presso Brixia Expo Fiera di Brescia, in Via Caprera 5, EXA promuove l'uso delle "armi sportive e dell'outdoor", in realtà è ampliata dalle armi di difesa personale e da articoli antisommossa utilizzate dalle polizie di tutto il mondo. Armi che pur non essendo classificate "da guerra", dalle leggi italiane, sono state usate nell'ultimo decennio nei conflitti che hanno insanguinato il pianeta.
Bisogna ricordare che nella città lombarda vengono prodotte il 90% delle armi cosiddette "leggere" del Paese, contribuendo a far classificare l'Italia al terzo posto tra i produttori mondiali. Sono sufficienti due dati utili a definire l'enorme portata distruttiva di queste armi: nell'ultimo decennio due milioni e mezzo di bambini sono stati uccisi in conflitti caratterizzati dall'uso di armi leggere, mentre altri cinque milioni sono diventati disabili. Come al solito ai contestatori si obietterà che dentro queste fabbriche della morte lavorano migliaia di dipendenti, operai ed artigiani e che, se dovessero venir meno le commesse essi rischierebbero il posto di lavoro. Ma è anche vero che alcune nazioni, tra cui l'ex Unione Sovietica molte fabbriche e macchinari utilizzati per produrre strumenti di morte, sono stati riconvertiti per produrre beni utili alla vita ed al progresso. Le contromanifestazioni prevedono allegri cortei con musica e balli, biciclettate e visite guidate alla mostra.
Negli anni scorsi alle contestazioni dei pacifisti ha risposto Francesco Bettoni, presidente della Camera di Commercio di Brescia e amministratore delegato della Fiera, dichiarando che: "la legge 185 sugli armamenti definisce armi da guerra solo quelle a funzionamento automatico per l'esecuzione del tiro a raffica e che la sola predisposizione a tale funzionamento è già sufficiente per farle rientrare nelle armi da guerra, per cui non è permessa la loro esposizione in fiera e che, inoltre, il munizionamento da guerra non è in libera vendita" e che le guerre possono combattersi anche con manici di scopa e padelle. Il problema della produzione di armi in Italia riguarda anche i micidiali ordigni anti-uomo difatti, le Nazioni Unite, per voce del Vicesegretario generale e coordinatore umanitario Jan Egeland, hanno lanciato un appello affinché venga congelato l'uso delle cluster bombs (bombe a grappolo) prodotte nel nostro paese. Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna Italiana Contro le Mine ha denunciato che: "nonostante la presa di posizione della O.N.U. l'Italia non ha ancora ratificato il V protocollo della Convenzione sull'uso delle armi convenzionali (Ccw) che riguarda gli ordigni inesplosi e la bonifica dei siti contaminati" (...) Inoltre - continua Schiavello - questi micidiali congegni continuano ad essere prodotti in Italia, dalla Simmel difesa, e in altri paesi europei come Francia, Spagna e Inghilterra".
Va ricordato che Simmel Difesa, a fine 2004, ha oscurato il proprio catalogo online che riportava diversi modelli di queste armi: da un'inchiesta di Rainews24 la Simmel Difesa continua a esportare componenti di cluster. Si continua, nel nostro paese, a parlare di pacifismo, ma la triste vicenda del Tibet, la guerra interminabile in Iraq, le varie missioni in cui i nostri soldati uccidono e vengono uccisi stanno lì a testimoniare che le industrie delle armi sono le uniche a guadagnare grazie al sangue versato da centinaia di migliaia di vittime innocenti. L'evento bresciano costituirà un'ulteriore occasione di riflessione e saranno in molti a chiedere che questa mostra non si ripeta più e che per quest'anno si eviti, visto che si è ancora in tempo, che possano parteciparvi i minori i quali dovrebbero essere educati alla vita, al gioco, alla ricerca della felicità; tutti valori che non si trovano sulla canna di un fucile.
Bisogna ricordare che nella città lombarda vengono prodotte il 90% delle armi cosiddette "leggere" del Paese, contribuendo a far classificare l'Italia al terzo posto tra i produttori mondiali. Sono sufficienti due dati utili a definire l'enorme portata distruttiva di queste armi: nell'ultimo decennio due milioni e mezzo di bambini sono stati uccisi in conflitti caratterizzati dall'uso di armi leggere, mentre altri cinque milioni sono diventati disabili. Come al solito ai contestatori si obietterà che dentro queste fabbriche della morte lavorano migliaia di dipendenti, operai ed artigiani e che, se dovessero venir meno le commesse essi rischierebbero il posto di lavoro. Ma è anche vero che alcune nazioni, tra cui l'ex Unione Sovietica molte fabbriche e macchinari utilizzati per produrre strumenti di morte, sono stati riconvertiti per produrre beni utili alla vita ed al progresso. Le contromanifestazioni prevedono allegri cortei con musica e balli, biciclettate e visite guidate alla mostra.
Va ricordato che Simmel Difesa, a fine 2004, ha oscurato il proprio catalogo online che riportava diversi modelli di queste armi: da un'inchiesta di Rainews24 la Simmel Difesa continua a esportare componenti di cluster. Si continua, nel nostro paese, a parlare di pacifismo, ma la triste vicenda del Tibet, la guerra interminabile in Iraq, le varie missioni in cui i nostri soldati uccidono e vengono uccisi stanno lì a testimoniare che le industrie delle armi sono le uniche a guadagnare grazie al sangue versato da centinaia di migliaia di vittime innocenti. L'evento bresciano costituirà un'ulteriore occasione di riflessione e saranno in molti a chiedere che questa mostra non si ripeta più e che per quest'anno si eviti, visto che si è ancora in tempo, che possano parteciparvi i minori i quali dovrebbero essere educati alla vita, al gioco, alla ricerca della felicità; tutti valori che non si trovano sulla canna di un fucile.
Per info:
COMITATO NO EXA 2008
www.noexa.org
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















