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BRESCIA: "A qualcuno piace giallo"
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Lunedì, 14 Aprile : 2008 Il Sole 24 Ore  Alessandra Buccheri

"A qualcuno piace giallo"

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Preziosa testimonianza in esclusiva, corredata da foto, di Ida Ferrari che, in quel di Brescia, ha assistito all'inaugurazione del Festival "A qualcuno piace giallo".

A Camilleri (e anche a noi) piace giallo


Di Ida Ferrari

Brescia torna a tingersi di giallo sotto un cielo di tutte le nuances di grigio tendenti al nero, che potrebbe ispirare un “A qualcuno piace noir”. Ad  accontentare gli appassionati di entrambi i generi.
Condizioni atmosferiche pessime dunque, ma discreta affluenza di pubblico venerdì pomeriggio per l’inaugurazione dell'ottava edizione del festival.
Partito in sordina otto anni fa per la promozione della lettura e degli autori, il festival è cresciuto fino a diventare un appuntamento ambito e nazionale. Sono le parole del presidente della Provincia Alberto Cavalli, orgoglioso del successo ottenuto. La manifestazione è anche teatro, cinema, fiction, musica. Un susseguirsi di appuntamenti dall’11 al 17 aprile in due sedi: lo storico Sancarlino  e da quest’anno il rinnovato auditorium della Camera di Commercio. Il calendario culminerà con il premio alla carriera gialla a Gigi Proietti martedì 15.
Personaggio di riferimento della manifestazione: Raymond Chandler con il suo detective Philip Marlowe.
Venerdì pomeriggio, magnifica l’esclusiva videointervista ad Andrea Camilleri. Intervistatrici Lilia Gentili e Magda Biglia.

Ecco alcune domande e risposte:

Gentili: Il commissario Montalbano in testa a tutte le classifiche…
Camilleri: È un fenomeno piuttosto strano. Ultimamente per ogni libro ho 20-30 mila lettori in più, è un ventaglio che non finisce mai di allargarsi. All’inizio i miei lettori erano dai cinquant’anni in su, poi un giorno verso il 2000, mentre facevo una presentazione a Firenze mi sono accorto che c’erano dei giovani vestiti da giovani. Ho pensato che fossero lì per manifestare… invece… erano miei lettori.
Gentili: Montalbano sta invecchiando?
Camilleri: Vede, quando cominciai a scrivere ispirandomi al Maigret di Simenon (al quale devo moltissimo) mi accorgevo che lui era immutabile. Mentre succedevano guerre e rivoluzioni, cose terribili, Maigret era sempre lo stesso e mi dissi “Com’è possibile che questi delitti non stingano su di lui?” Così decisi che il mio commissario sarebbe invecchiato. L’usura è inevitabile, sono i delitti che lo fanno invecchiare.
Biglia: Nei suoi due ultimi libri, Il campo del vasaio e Il tailleur grigio, si parla di tradimenti. C’è un disagio da parte di Montalbano.
Camilleri: Il tradimento esce dalla natura dei siciliani. Montalbano è a disagio non tanto per il comportamento di Mimì Augello, ma perché non si è confidato con lui. L’amicizia è un’arte per i siciliani, basta una parola in più per romperla. L’amico non deve chiedere, devi essere tu a prevenire la richiesta per non metterlo in imbarazzo.
Gentili: Parlando di Marlowe. C’è qualcosa della sua ironia che troviamo in Montalbano? O è una forzatura?
Camilleri: No, non lo è. Anche se il mio è un personaggio istituzionale e Marlowe  è un poliziotto privato, devo molto alla scrittura di Chandler. Lui ce l’ha insegnata, noi giallisti abbiamo un debito enorme con lui. E dire che ci ha messo dieci anni perché gli editori gli passassero una frase. Noi gli siamo grati per questi dieci anni di sua insistenza.
Gentili: Perché  nei suoi romanzi  la mafia si percepisce appena?
Camilleri: Rispondo come sempre: temo che appena un mafioso diventi protagonista di un romanzo di serie zero, ne divenga nobilitato. Io non ho nessuna intenzione di nobilitarlo. Prendiamo ad esempio il film Il padrino: il protagonista è un assassino puro, ma viene quasi visto come persona nobile, io non lo farò mai.
Biglia: Montalbano ha 58 anni. Quando andrà in pensione?
Camilleri: Fra due anni, verso i 60. D’altra parte… il suo autore ne ha 82 e mezzo.
Andrea Camilleri ride mentre lo dice. E sembra un ragazzino.

Subito dopo l’intervista di Cinzia Sasso (La Repubblica) a Claudio Brachino (vicedirettore di Studio Aperto) e Paolo Filo della Torre (giornalista e per 25 anni corrispondente dal Regno Unito per la Repubblica) che a quattro mani hanno scritto il libro Chi ha ucciso Lady D? A dieci anni  dalla morte della principessa ci sono ancora molti dubbi e nessuna certezza anche se l’inchiesta inglese ha concluso l’indagine affermando che la colpa è dei fotografi e dell’autista con alto tasso alcolico. Brachino ha condotto indagini personali e ha esposto i dubbi che ne sono usciti tra i quali il fatto che nessuno sappia di preciso cosa sia successo dal momento dell’incidente a quello della dichiarazione ufficiale della morte della principessa, avvenuto parecchie ore dopo. Diana era ancora viva, ma l’ospedale è stato raggiunto solo un’ora e quarantatre minuti dopo. I paparazzi erano molti, ma nessuna fotografia è più disponibile a documentare quei momenti.
Paolo Filo della Torre ha conosciuto la principessa  personalmente. Di lei dice:
“Era una donna affascinante, ma non brillante. Portava al ristorante i figli accompagnata dai suoi corteggiatori che davano l’impressione di esserne gli amanti. Però gliene sono stati attribuiti più di quelli che ha avuto. A un certo punto della sua vita si è impegnata in modo serio per il sociale e quando è stata in Angola e ha lottato contro le mine antiuomo ha dato molto fastidio a certe persone. Persone che pare fossero su una lista della quale la principessa era venuta in possesso”.
Molti altri particolari nel libro.
Per chi è ancora appassionato alla vicenda.

Il pomeriggio è continuato con l’omaggio a Chandler. Sono intervenuti Sergio ‘Alan D.’ Altieri (scrittore e traduttore) e Carmen Iarrera (scrittrice) intervistati da Alessandro Bertante (La Repubblica).
Con Chandler, dice Carmen Iarrera, nasce un nuovo tipo di scrittura, l’hard boiled in cui esiste il lato oscuro dell’uomo.
Lui, Chandler, era una persona devastata dall’alcol e grande malinconia fa parte dei suoi libri. Forse voleva essere come Marlowe, era il suo alter ego.
È uno dei primi a descrivere la realtà americana, i suoi personaggi non sono macchiette, ma persone vere. Marlowe è l’eroe, il cavaliere con la spada dritto per la sua strada senza macchia e senza cinismo. Un eroe romantico. Oggi non si potrebbe più fare. Carmen Iarrera ha aggiunto che i libri dell’americano si leggono come sceneggiature, per questo ne sono stati tratti dei film.
Altieri ricorda che Laura Grimaldi ha ritradotto per I Meridiani di Mondadori nove libri dello scrittore.

  





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