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Domenica, 20 Aprile : 2008 Il Giorno
Divinità, animali, guerrieri, capanne sulle pareti camune
di PAOLA COMINELLI
I
— VALLECAMONICA — UN RAGGIO di sole che filtra attaverso le nuvole e come per magia sulle rocce incise del Dos del Pater di Capo di Ponte, conosciute da decenni dagli archeologi camuni, si materializzano nuove figure, molto vecchie, un po' consunte, ma mai notate prima, sono, infatti, difficilissime da vedere in condizioni di luce normali. «Fra questi autentici fantasmi – dice Umberto Sansoni, direttore del Dipartimento Valcamonica del Centro Camuno di Studi Preistorici - una figura ci ha particolarmente colpito: un’immagine femminile, schematica, con sesso e seni indicati da piccole coppelle, molto antica, neolitica o calcolitica, cioè vecchia di oltre 5 millenni. Ma lei vecchia non appare, anzi si ripresenta come una giovane florida signora e potente come indicano le sue grandi mani e un ricco corredo di coppelle. Una dea? Un’antenata illustre ? Una sacerdotessa? Siamo senz’altro nell’ambito del sacro come per gli altri oranti maschili e femminili, più nitidi, della stessa roccia, come per le 300 coppelle che costellano interi metri quadri di superfice: ex voto? Segni rituali di presenza o preghiera?». Dopo le scoperte degli ultimi mesi nella zona di Malonno, i ricercatori del Centro Camuno che nel fine settimana battoni i boschi camuni alla ricerca del nostro passato, ora nuove incisioni sono emerse, anche in un luogo già conosciuto; un luogo magico che sembra essere stato frequentato intensamente, per anni, decenni, forse secoli sino a non lasciare spazio in larghi tratti di roccia per altre incisioni, sino a una stratificazione di segni alquanto anomala. Sulle stesse rocce anche capanne, uccelli, guerrieri, un gigante con le braccia alzate e bicipiti marcati, una sorta di Ercole, affiancato da un piccolo antropomorfo che sembra adorarlo. Immagini recenti queste, nel quadro dell’area, solo di 2500-3000 anni fa, ma ve ne sono altre d’età romana, medioevale e moderna, l’una a fianco dell’altra.
«QUESTO - aggiunge Umberto Sansoni – è un luogo vivo, per la primavera in corso e per le immagini vecchie, antiche e antichissime che lo punteggiano e lo rendono un magico museo: vive perché le immagini sono lì, fresche come le hanno ideate i loro autori. Però – conclude – eravamo in pochi a godere di queste emozioni. Ci auguriamo che fra qualche anno si possa essere in molti a godere di questi posti a riscoprire in diretta i segni, le tappe del nostro passato-presente e così la valle diverrà più ricca, più cosciente dei valori autentici del suo territorio. E sarà in grado di trasmetterli».
«QUESTO - aggiunge Umberto Sansoni – è un luogo vivo, per la primavera in corso e per le immagini vecchie, antiche e antichissime che lo punteggiano e lo rendono un magico museo: vive perché le immagini sono lì, fresche come le hanno ideate i loro autori. Però – conclude – eravamo in pochi a godere di queste emozioni. Ci auguriamo che fra qualche anno si possa essere in molti a godere di questi posti a riscoprire in diretta i segni, le tappe del nostro passato-presente e così la valle diverrà più ricca, più cosciente dei valori autentici del suo territorio. E sarà in grado di trasmetterli».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

















