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Martedì, 22 Aprile : 2008 Corriere della Sera
Apertura all'udc: «dialogo con loro per l'opposizione»
Polemiche sulla sicurezza, il leader Pd attacca il sindaco di Milano: «Il suo partito votò l'indulto»
FOTO:Walter Veltroni (Ememvi)
MILANO - «Mi ha colpito la mancanza di stile del sindaco Moratti». Walter Veltroni replica duramente al sindaco di Milano dopo le polemiche sulla sicurezza (e le accuse lanciate dal primo cittadino del capoluogo lombardo sulla «scarsa attenzione» alla questione prima della campagna elettorale). «Il partito della Moratti - ricorda il leader del Pd dopo la prima riunione dei segretari regionali di tutto il partito avvenuta a Milano - ha votato a favore dell'indulto e ha dato l'autorizzazione a centinaia di persone di entrare nel nostro Paese senza alcun controllo». «Non capisco perché - aggiunge Veltroni. riferendosi ai recenti casi di cronaca - se un caso di violenza sessuale avviene a Roma è colpa dell'amministrazione locale mentre se avviene in qualsiasi altra città è colpa del governo». Secondo l'ex sindaco della capitale, molte responsabilità vanno individuate proprio nella legge Bossi-Fini. E il vero problema è quello di «riuscire a garantire l'accoglienza e la legalità». Veltroni si dice colpito da questo uso politico di «brutti fatti di cronaca» nei quali alla fine «nessuno più parla delle donne violentate. Si sta attenuando l'attenzione».
UDC - Ma non c'è solo il tema della sicurezza nell'agenda politica di Veltroni. Ad una settimana dal voto, davanti allo stato maggiore del partito, il numero uno serra i ranghi e lancia l'idea di un Partito Democratico che sia strutturato in un coordinamento del Nord ed uno del Sud. E poi prepara l'opposizione partendo anche da quelli che potrebbero essere 'utili' alleati in Parlamento. E lo fa aprendo ai centristi. «Partiamo da una grande forza che se farà opposizione in maniera intelligente, se costruirà i rapporti con altre forze, e penso all'Udc, avrà la possibilità di far ripartire la sfida riformista», dice Veltroni. Per il leader Pd, inoltre, «si profila una compagine di governo che ricalca quella del '94, come avevamo previsto. Da parte nostra, daremo vita a un governo ombra che sarà costantemente pungolo e critica secondo uno schema europeo. Nel Nord c'è la possibilità di riaprire un confronto e un dialogo, le nostre proposte sono quelle che il Nord produttivo vuole sentirsi dire, come dimostrato dal fatto che in tante città del Veneto e della Lombardia il Pd è il primo partito. Partiamo da una grande forza che farà l'opposizione in maniera intelligente con le altre forze politiche escluse dalla maggioranza, in particolare l'Udc. E invito tutti a non fare valutazioni sulla durata dei governi che non dipendono solo dai numeri ma anche dalle capacità strutturali di realizzare il programma».
RIVOLUZIONE DOLCE - Analizzando il risultato elettorale, Veltroni spiega: «In quattro mesi abbiamo fatto una rivoluzione dolce, più grande di quanto sia apparsa». Il leader Pd punta l'accento soprattutto sulla «discontinuità culturale e programmatica con il vecchio centrosinistra. Più importante di correre da soli - sostiene Veltroni - è stato utilizzare un lunguaggio nuovo nel rapporto con la parte più attiva e produttiva del Paese». Con questa discontinuità, insiste il segretario del Pd, «abbiamo fatto un gigantesco recupero, avendo cura di entrare in relazione con quella parte del Paese che si è distaccata dal centrosinistra». Un rapporto, afferma Veltroni, che si è «incrinato e lacerato a partire dall'indulto e poi con la finanziaria tra il Paese e il vecchio centrosinistra». Il numero uno del Partito democratico ci tiene però a precisare che queste parole non sono un attacco al governo precedente: «Faccio un distinguo tra Prodi e la sua maggioranza che aveva linguaggi molto diversi dalla nostra idea di riformismo. Finalmente adesso si può fare questa distinzione».
UDC - Ma non c'è solo il tema della sicurezza nell'agenda politica di Veltroni. Ad una settimana dal voto, davanti allo stato maggiore del partito, il numero uno serra i ranghi e lancia l'idea di un Partito Democratico che sia strutturato in un coordinamento del Nord ed uno del Sud. E poi prepara l'opposizione partendo anche da quelli che potrebbero essere 'utili' alleati in Parlamento. E lo fa aprendo ai centristi. «Partiamo da una grande forza che se farà opposizione in maniera intelligente, se costruirà i rapporti con altre forze, e penso all'Udc, avrà la possibilità di far ripartire la sfida riformista», dice Veltroni. Per il leader Pd, inoltre, «si profila una compagine di governo che ricalca quella del '94, come avevamo previsto. Da parte nostra, daremo vita a un governo ombra che sarà costantemente pungolo e critica secondo uno schema europeo. Nel Nord c'è la possibilità di riaprire un confronto e un dialogo, le nostre proposte sono quelle che il Nord produttivo vuole sentirsi dire, come dimostrato dal fatto che in tante città del Veneto e della Lombardia il Pd è il primo partito. Partiamo da una grande forza che farà l'opposizione in maniera intelligente con le altre forze politiche escluse dalla maggioranza, in particolare l'Udc. E invito tutti a non fare valutazioni sulla durata dei governi che non dipendono solo dai numeri ma anche dalle capacità strutturali di realizzare il programma».
RIVOLUZIONE DOLCE - Analizzando il risultato elettorale, Veltroni spiega: «In quattro mesi abbiamo fatto una rivoluzione dolce, più grande di quanto sia apparsa». Il leader Pd punta l'accento soprattutto sulla «discontinuità culturale e programmatica con il vecchio centrosinistra. Più importante di correre da soli - sostiene Veltroni - è stato utilizzare un lunguaggio nuovo nel rapporto con la parte più attiva e produttiva del Paese». Con questa discontinuità, insiste il segretario del Pd, «abbiamo fatto un gigantesco recupero, avendo cura di entrare in relazione con quella parte del Paese che si è distaccata dal centrosinistra». Un rapporto, afferma Veltroni, che si è «incrinato e lacerato a partire dall'indulto e poi con la finanziaria tra il Paese e il vecchio centrosinistra». Il numero uno del Partito democratico ci tiene però a precisare che queste parole non sono un attacco al governo precedente: «Faccio un distinguo tra Prodi e la sua maggioranza che aveva linguaggi molto diversi dalla nostra idea di riformismo. Finalmente adesso si può fare questa distinzione».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















